domenica 11 ottobre 2015

Carovane spagnole e cannibalismo indigeno in Messico

Alcune ceramiche trovate in un pozzo, segno dell'abbandono improvviso
del villaggio di Zultepec-Tecoaque (Foto: Meliton Tapia/INAH)
Uno scavo archeologico nel sito di Zultepec-Tecoaque, nello stato di Tlaxcala, in Messico, hanno fatto luce su eccidio di cinquecento anni fa, quando gli indigeni Alcolhua, che abitavano questa parte del Paese, catturarono una carovana composta da 550 conquistadores e da loro alleati. Gli Alcolhua li tennero in prigionia e li mangiarono nell'arco di 9 mesi. I conquistadores vennero sacrificati, ritengono i ricercatori, per propiziarsi le divinità.
All'epoca, siamo nel 1520, Hernàn Cortés si trovava nei pressi di Tenochtitlan e si stava preparando a stroncare la ribellione a Città del Messico. La carovana catturata dagli Alcolhua era composta da Spagnoli, Cubano-Africani e discendenti da popolazioni Indiane-Messicane. Vi erano 45 fanti, 15 conquistadores, 350 tra Maya ed altri alleati indiani tra i quali 10 bambini ed anche animali, nella carovana. Una volta catturati, gli Alcolhua li sacrificarono e li mangiarono assieme agli animali, eccetto i suini che erano considerati animali sgradevoli.
Negli spazi abitativi di Zultepec-Tecoaque gli archeologi hanno trovato segni dei sacrifici umani effettuati durante lo svolgimento di determinati riti celebrativi di varie festività del calendario azteco, riti che si sono protratti per sei mesi. Lo scopo di questi sacrifici umani era quello di chiedere, alle divinità, protezione nei confronti degli invasori stranieri. Dopo il sacrificio gli abitanti di Zultepec-Tecoaque misero alcuni dei crani delle vittime bene in mostra.
Hernàn Cortés aprì un'inchiesta su questo tragico fatto, alla fine della quale ordinò la distruzione del villaggio e l'uccisione di tutti i suoi abitanti.
Vista degli scavi di Zultepec-Tecoaque, in Messico
(Foto: ancient-origins.com)
Lo scavo archeologico a Zultepec-Tecoaque è condotto dagli archeologi Enrique Martinez e Ana Maria Pacheco Jarquìn, che hanno scoperto pozzi in cui erano stati occultati quanto restava dei componenti della carovana catturata dagli Alcolhua. Il sito ha cominciato ad essere scavato nel 1993, ma solo quest'anno i ricercatori hanno individuato una cisterna, all'interno di un'unità abitativa, in cui gli indigeni nascosero numerosi oggetti per non farli cadere nelle mani degli Spagnoli. Tra gli oggetti sono emersi uno sperone di cavallo, un cameo, anelli, figure in ceramica smaltata e chiodi di ferro. Precedentemente erano stati ritrovati circa 200 oggetti di origine europea in altre 12 cisterne esplorate in diverse fasi dello scavo.
Enrique Martinez ha escluso che i componenti della carovana spagnola siano stati catturati per essere ridotti in schiavitù. L'archeologo pensa che il fine della cattura della carovana era proprio quello del cannibalismo rituale. In seguito all'attacco spagnolo al villaggio di Zultepec-Tecoaque, alcuni abitanti fuggirono, altri furono uccisi. In una delle case gli archeologi hanno trovato una serie di frammenti di ceramica pre-ispanica, compreso vasellame di uso quotidiano e la statua di un cane. Per Martinez si tratta delle prove evidenti di un abbandono frettoloso. La popolazione del villaggio, prima di cadere nelle mani degli Spagnoli, concentrò tutto quanto possedeva in questi pozzi e poi si affrettò a nascondere i resti dei componenti della carovana in una sorta di cisterne.
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