sabato 26 marzo 2016

I segreti dell'inchiostro dei papiri di Ercolano

Uno dei rotoli di papiro di Ercolano (Foto: Brent Seales - Lexington
Herald-Leader/MTC via Getty)
Un gruppo internazionale di scienziati ha scoperto la presenza di metallo nell'inchiostro presente su due frammenti di papiro provenienti da Ercolano. La scoperta dimostra che il metallo veniva utilizzato nell'inchiostro molti secoli prima di quanto si sia sempre pensato.
I ricercatori hanno utilizzato tecniche modernissime per studiare i due frammenti di papiro. Agli inizi del 2015 sono riusciti anche a decifrare le parole scritte e a ricostruire qualche frase sui resti carbonizzati dei papiri, danneggiati dall'eruzione del Vesuvio del 79 d.C.. Questa scoperta modifica profondamente la conoscenza della scrittura greca e latina nell'antichità.
I papiri di Ercolano sono stati scoperti tra il 1752 e il 1754. Costituiscono l'unica libreria antica mai scoperta e contengono esempi unici di testi filosofici sconosciuti. Finora si è pensato che l'inchiostro utilizzato per i manoscritti greci e romani si basasse sul carbonio e che il metallo fosse stato introdotto solo nel IV secolo d.C.. Nella sua "Storia Naturale" Plinio il Vecchio descrive l'inchiostro a base di carbonio, ottenuto dal legno bruciato in forni, senza alcuna deliberata aggiunta di metallo. L'unica testimonianza scritta dell'utilizzo di inchiostro contenente metallo prima di questo periodo, risale a dei messaggi segreti risalenti al II secolo a.C.. A partire dal 420 d.C. una miscela metallica a base di ferro venne elaborata ed adottata per l'inchiostro utilizzato sulle pergamene.
Quest'importantissima indagine apre nuovi percorsi che possono portare alla scoperta del contenuto dei rotoli di papiro di Ercolano e degli altri reperti archeologici.
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