giovedì 17 marzo 2016

Trovate statue di Sekhmet e di Amenhotep III in Egitto

Una delle statue di Sekhmet nel luogo in cui è stata trovata
(Foto: Egypt Antiquities Ministry)
Nel tempio di Amenhotep III a Kom el-Hettan, sulla riva occidentale del Nilo, sono state scoperte otto statue raffiguranti la dea Sekhmet. Le statue sono in granito nero e sono emerse durante gli scavi che hanno interessato, in parte, i Colossi di Memnone, raffiguranti il faraone Amenhotep III. Direttore degli scavi è l'egittologo armeno Hourig Sourouzian.
La dea Sekhmet è raffigurata con una parrucca tripartita ed una tunica lunga ed aderente. La più alta delle sculture è di 1,90 metri. Sekhmet era una divinità solare ed una dea guerriera molto popolare soprattutto nel Nuovo Regno. Il Ministero egiziano per le antichità ha dichiarato che le statue trovate possono essere raggruppate in due categorie: la prima comprende sei statue che mostrano la dea con la testa leonina seduta sul trono e con il simbolo della vita (ankh) nella mano destra, tre delle statue sono quasi integre, di una è rimasta solo la parte superiore, di due solo la parte inferiore; il secondo gruppo scultoreo comprende due tronchi acefali e senza parti inferiori nei quali è, tuttavia, riconoscibile la divinità raffigurata con uno scettro di papiro nella mano sinistra e il simbolo della vita nella mano destra.
Testa e torso di una delle statue di Sekhmet
(Foto: Egypt Antiquities Ministry)
Accanto alle statue di Sekhmet gli archeologi hanno scoperto anche una statua raffigurante Amenhotep III con un mantello giubilare, scolpita nello stesso granito nero nel quale sono state scolpite le immagini della dea. Un tempo tutte queste statue circondavano un grande peristilio e la sala ipostila del grande tempio di Amenhotep III, che era il più grande dei templi funerari della zona di Tebe, quando venne costruito. Ricopriva, infatti, un'area di 350.000 metri quadrati circa e, pensano gli archeologi, potrebbe essere stato anche il tempio funerario più costoso della storia del Paese del Nilo.
Il team tedesco-armeno guidato da Hourig Sourouzian non è nuovo a scoperte importanti in Egitto. Nel 2014 ha portato alla luce due colossali statue di Amenhotep III molto simili ai famosi Colossi di Memnone. Anche questi colossi raffigurano il faraone seduto in trono e sono alte 11,5 metri per 250 tonnellate di peso. Originariamente le statue raggiungevano l'altezza di 13,5 metri, ma è andata perduta la doppia corona che decorava la testa del faraone.
Sekhmet era la dea-leonessa "onnipotente e dominatrice" ed era particolarmente adorata a Leopolis, nel secondo distretto del Basso Egitto. Fu, in seguito, introdotta nella Triade Menfita in qualità di sposa di Ptah. Figlio della coppia era Nefertem, il dio-loto.
La dea aveva una duplice natura: benefica e malefica. Rappresentava il calore mortale di Ra ed il dio la inviò a distruggere il genere umane, missione che Sekhmet, però, non portò a termine. Era assimilata anche a Mut, sposa di Amon a Tebe, ed era patrona di medici ed infermieri.
Il nome della dea potrebbe derivare dallo scettro sekhem, "forte e potente". Sekhmet è l'occhio di Ra, per cui assume spesso la forma di serpente e si pone sulla fronte di Ra per soffiare fuoco contro i nemici del dio con il nome di Mehenyt, da un verbo che vuol dire "avvolgere". Sekhmet è anche la signora della fiamma vendicatrice.
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