venerdì 12 agosto 2016

I due volti di Sepphoris, in Galilea

Veduta aerea di Sepphoris
A Sepphoris, vicino a Nazareth, città natale di Gesù, sono stati scoperti mosaici ed affreschi molto rari che gettano nuova luce sulla Galilea romana. Sepphoris era nota, nell'antichità per la sua bellezza, lo storico Flavio Giuseppe ne parla come "l'ornamento della Galilea". Qui sono tornati alla luce centinaia di frammenti appartenenti ad affreschi di epoca romana.
La scoperta è stata fatta durante alcuni scavi nel Parco Nazionale di Zippori, a 6,5 chilometri da Nazaret. Dopo la morte di Erode il Grande, probabilmente nel 13 d.C., i cittadini di Sepphoris si ribellarono a Roma causando la distruzione della loro città. Erode pensava di fare di Sepphoris la sua nuova capitale. La città venne ricostruita con un impianto urbano ed architettonico greco-romano, decorata con affreschi colorati e disegni geometrici e floreali, riemersi durante gli scavi archeologici.
Frammento di affresco con raffigurazione di una tigre
(Foto: G. Laron)
I frammenti recentemente trovati, contengono immagini figurative, fantasie floreali e motivi geometrici e potrebbero contribuire non poco a fare ulteriore luce sulla storia della città, grande centro nevralgico per il controllo della Galilea e della Perea fino alla costruzione di Tiberiade, nel 21 d.C. Malgrado questo, Sepphoris rimase un importante centro urbano anche durante il periodo tardoromano e bizantino.
Gli affreschi venuti alla luce decoravano un edificio monumentale eretto all'inizio del II secolo d.C. a nord del decumano, la via colonnata che attraversava Sepphoris da est ad ovest e che continuava fino ai piedi dell'Acropoli. L'edificio, di cui non è ancora chiara la funzione, si sviluppava su un'area piuttosto vasta e la natura dei manufatti trovati indica che si trattava di un importante edificio pubblico.
Al centro dell'edificio si trova un cortile lastricato attorno al quale correva un portico decorato di stucchi. Ad ovest e a nord del cortile sono stati scoperti diversi sotterranei, alcuni dei quali utilizzati come cisterne per l'acqua. Si tratta di costruzioni di elevata qualità ingegneristica. Il monumentale edificio è stato costruito su un pendio e le volte sono state progettate per permettere la costruzione della sovrastruttura situata a livello del decumano.
Serbatoio dell'acqua sotterraneo
(Foto: Carole Raddato)
La costruzione venne smantellata nel III secolo d.C. per motivi che non sono ancora chiari e venne sostituita da un altro edificio pubblico, più grande del precedente, parti del quale sono state scoperte proprio durante questa stagione di scavo. Le pareti del primo edificio sono state smantellate ed i materiali da costruzione - pietra e intonaco, parti del quale colorate - sono state sepolti sotto i piani del secondo edificio. Centinaia di frammenti di intonaco sono venuti alla luce durante l'attuale stagione di scavo e sono tutti concentrati in un'area, il che fa pensare alla presenza, il loco, di una o più camere dell'edificio più antico.
I frammenti d'intonaco presentano diverse colorazioni e decorazioni: motivi geometrici, motivi floreali, colori vivaci, tratti di ombreggiatura su fondo rosso e di vari colori su fondo bianco. Particolarmente importanti sono i frammenti che raffigurano la testa di un leone, quella di un animale con corna, forse un toro, un uccello, la parte posteriore di una tigre, tutti su fondo nero. Almeno un frammento reca la rappresentazione di un uomo. Gli archeologi ritengono che almeno una camera dell'edificio più antico fosse decorata con immagini di animali esotici ed uccelli di varie dimensioni.
La tradizionale capitale della Galilea era sempre stata Sepphoris e precedenti campagne di scavo hanno testimoniato che si trattava indubbiamente di una città molto grande e importante. Il teatro ed i mosaici trovati hanno offerto prove di come si era trasformata la città durante il periodo greco-romano. Anche se Antipatro aveva ricostruito la città con impianto ed architettura greco-romana, la popolazione di Sepphoris era principalmente ebraica. I mosaici scoperti all'interno di ville lussuose rivelano che gli ebrei di Sepphoris erano influenzati moltissimo dalla cultura dei conquistatori e che, molto probabilmente, usavano parlare in greco. In una villa gli archeologi hanno scoperto pannelli che dovevano incorniciare una sala da pranzo, sui quali erano raffigurati Bacco ed Ercole che gareggiavano in bevute. In un'altra villa, invece, è venuto alla luce un affresco con la rappresentazione di quella che è stata soprannominata "La Monna Lisa della Galilea".
Durante l'epoca del Cristo, la città, che contava 30.000 abitanti, era in piena ricostruzione. Dopo la caduta di Gerusalemme nel 70 d.C., Sepphoris divenne la principale città ebraica di Galilea e qui venne, più tardi, spostato il Sinedrio, l'alta corte ebraica ed istituito un centro di cultura ebraica. La costruzione della città romana di Sepphoris, avvenuta dopo la rivolta del I-II secolo d.C., è indice del cambiamento nell'atteggiamento degli ebrei di Galilea verso la cultura romana. I nuovi ritrovamenti nella città contribuiscono significativamente alla ricerca dell'arte romana in Israele.
Mosaico trovato a Sepphoris raffigurante la cosiddetta "Monna Lisa della Galilea"

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