venerdì 12 agosto 2016

L'atleta di Taranto

Lo scheletro del giovane atleta di Taranto
(Foto: repubblica.it)
Nell'antica Grecia gli atleti di successo erano celebrati e ricchi come i loro colleghi contemporanei. La prova di questo è uno scheletro, il più antico finora noto appartenente ad un giovane atleta seppellito lussuosamente a Taranto 2500 anni fa. Con lui sono state sepolte quattro grandi anfore panatenaiche che, probabilmente, contenevano prezioso olio di oliva. Le giare recano raffigurazioni di scene di pentathlon, corsa di quadrighe e boxe. Accanto alla mano sinistra del giovane vi era un piccolo vaso contenente unguenti utilizzati comunemente dagli atleti.
Taranto era una colonia della cosiddetta Magna Grecia. I Giochi Panatenaici si tenevano ogni quattro anni ed erano i più popolari di Atene. Non c'è possibilità di sapere se il giovane atleta di cui si sono trovati i resti abbia mai partecipato ai giochi olimpici, sui quali furono modellati i giochi panatenaici. I ricercatori ritengono che il successo del giovane dei Giochi Panatenaici possa aver reso possibile una sua partecipazione ai Giochi Olimpici.
A differenza delle Olimpiadi, nelle quali gli atleti erano premiati solamente con rami d'ulivo, i Giochi Panatenaici prevedevano premi piuttosto importanti. Le indagini sullo scheletro del giovane atleta mostrano che le attaccature dei muscoli alle ossa erano piuttosto grandi, soprattutto per quel che riguarda il trapezio e il deltoide. Il giovane mostra anche una notevole usura dell'articolazione della spalla destra e dell'osso grande dell'avambraccio destro e questo suggerisce che possa essere stato un lanciatore del disco. Il giovane aveva ben sviluppati anche i muscoli del polpaccio, il che fa supporre che poteva avere la capacità di saltare in lungo anche fino a 3 metri, secondo le simulazioni condotte dall'antropologa fisica Sara C. Bisel nel 1980.
La sepoltura dell'atleta di Taranto (Foto: Taranto Sotterranea)
La gara di pentathlon includeva il lancio del disco, del giavellotto, la corsa, la lotta e il salto in lungo. Un altro gruppo di ricercatori, guidati da Gaspare Baggieri, ha scoperto, durante analisi condotte nel 2000, che il giovane morì tra i 20 e i 30 anni di età ed era più alto della media del tempo: 1,70 metri. Aveva forti muscoli ed era di corporatura robusta. Probabilmente la sua dieta era essenzialmente a base di carne e di pesce, i suoi denti erano in buone condizioni e confermano una dieta povera di carboidrati. La sepoltura del giovane atleta è stata scoperta da alcuni lavoratori edili nel 1959.
Sull'anfora trovata nella sepoltura non ci sono indicazioni sull'identità del defunto e sulle sue specialità atletiche. La mascella e il naso del giovane erano diritti, non aveva ossa rotte o rinsaldate e questo ha lasciato perplessi gli archeologi, soprattutto in presenza di un corredo funebre facente chiaro riferimento a giochi e gare. I resti ossei non mostrano alcun indizio sulle cause della morte del giovane e gli archeologi sono convinti che potrebbe essere stato vittima di qualche infezione.
La sepoltura del giovane, uno dei più importanti monumenti dell'architettura funeraria della Taranto Arcaica (VI-V secolo a.C.) ha pianta rettangolare e pavimentazione in blocchi regolari. La struttura originaria aveva una copertura con lastre e architravi. Lo spazio interno è organizzato sul modello dell'andròn, la sala del banchetto per gli uomini nella casa greca arcaica. I sette sarcofagi ritrovati, uno dei quali mai utilizzato, erano disposti come letti conviviali (klinai) lungo le pareti. Gli oggetti e la struttura della tomba alludono alla cultura aristocratica tarantina.








Fonti:
ancient-origins.net
tarantosotterranea.it
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