mercoledì 12 ottobre 2016

Ischia, i tedeschi riprendono gli scavi sull'isola

Scavi a Villa Arbusto (Foto: napoli.repubblica.it)
L'antica Ischia torna alla luce, tassello dopo tassello. E ci sono voluti i tedeschi della Fondazione Thyssen, con il loro cospicuo finanziamento, per ricominciare a scavare. Non c'era nessun dubbio sul fatto che l'area alle spalle del Museo Archeologico di Pithecusae di Villa Arbusto, a Lacco Ameno, avrebbe riservato nuove, sensazionali scoperte.
Così a Lacco Ameno è arrivata, nelle scorse settimane, un'équipe delle Università di Amburgo e Francoforte, guidata da Stephan Faust e Nadine Burkhardt, che ha finalmente ripreso le indagini, sospese da tempo per mancanza di fondi, a pochi metri da Mazzola, il quartiere metallurgico di età greca arcaica di almeno 500 metri quadri, ispezionato per la prima volta negli anni Sessanta (fu l'archeologo Giorgio Buchner a individuare le strutture legate a officine di un fabbro e di un bronzista) e nuovamente indagato dalla Soprintendenza Archeologica di Napoli nel 1998.
Le indagini di questi giorni hanno portato alla luce, quasi immediatamente, un muro in pietre in trachite squadrate, del tutto simile e con lo stesso orientamento di una struttura già individuata a Mazzola, inquadrabile nel VI secolo a.C. e non ancora integralmente scavata. "Il prosieguo dello scavo - spiega Costanza Gialanella, funzionario della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio dell'area metropolitana di Napoli, responsabile degli Uffici di Pozzuoli e Ischia - potrà, una volta poste in luce tutte l strutture, suggerire un utilizzo per l'area, da anni abbandonata: potrà essere infatti destinata a Parco Archeologico, annesso al Museo, o diventare un'area a verde in grado di ospitare funzioni culturali ricreative".
Gli scavi tedeschi di Ischia (Foto: napoli.repubblica.it)
Ma ora l'idea che questa piccola area che domina il versante di nordest della collina di Mezzavia, a pochi passi dal cuore pulsante di Lacco Ameno, propaggine dell'abitato di Pithekoussai (l'antico nome di Ischia, l'isola dei vasai), possa continuare a rivelare qualcosa della sua millenaria storia affascina studiosi e ricercatori. "Proprio qui, del resto, prese forma il più antico insediamento di Ischia, - racconta la Gialanella - situato di fronte al fianco orientale dell'acropoli di Monte di Vico, al di là di una zona bassa e pianeggiante che si prolunga verso nordovest nella valle di San Montano, era organizzato in un sistema di terrazze digradanti verso il mare. Le ricerche avevano già messo in luce un complesso di quattro strutture realizzate con pietre di trachite locale databili al periodo compreso tra la metà dell'VIII secolo a.C. e gli inizi del VII secolo a.C.. Poi, il sito è stato completamente abbandonato durante il primo quarto del VII secolo a.C., forse a causa di una frana o di un terremoto, fatta eccezione per un'area limitata rioccupata nella prima metà del VI secolo a.C., poi di nuovo abbandonata dopo qualche decennio".
E la storia di Ischia è del resto attraversata da calamità naturali, che hanno portato a disastri antichi e recenti, all'abbandono del villaggio di Punta Chiarito e al famigerato terremoto di Casamicciola, nel 1883. A due passi dalle teche che custodiscono la Coppa di Nestore i tedeschi potrebbero - chissà - portare alla luce nuove testimonianze di unità abitative e produttive del mondo greco arcaico: proprio qui fu rinvenuto un peso da bilancia di precisione, costituito da un dischetto di piombo incastonato in un anello di bronzo che doveva servire per pesare metalli preziosi e che - spiega il funzionario della Soprintendenza - "è una chiara testimonianza della presenza di un artigianato orafo strettamente connesso con l'ambito greco, con il quale l'antica Pithecusae intratteneva rapporti commerciali ad ampio raggio".
Quanto basta per prevedere la nuova campagna di scavo proprio dove - nel 1997, durante i lavori per la sistemazione di un'area verde alle spalle del Bar di Nestore a Villa Arbusto - emersero resti di strutture e frammenti di ceramica databili alla seconda metà dell'VIII secolo a.C.: tra questi, frammenti di crateri corinzi con decorazione dipinta. Ritrovamenti che, di fatto, portarono alla sospensione dell'originario progetto di costruire un centro congressi, in attesa di un momento propizio, soprattutto dal punto di vista economico, per intraprendere una campagna di scavi. "Oggi ci siamo, grazie a un progetto, definito d'intesa con la Soprintendenza, che merita piena condivisione", sottolinea l'assessore alla cultura del Comune di Lacco Ameno, Cecilia Prota. Ci sono voluti i tedeschi, però...

Fonte:
napoli.repubblica.it
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