sabato 7 gennaio 2017

Dionysias, misteriosa città nel deserto egiziano

Dionysias (Foto: Wikimedia Commons)
L'antica Dionysias, oggi Qasr Qaroun, era un villaggio nell'oasi del Fayyum, in Egitto, abitato da contadini, artigiani, sacerdoti e carovanieri greco-egiziani, ma anche da soldati romani. Venne fondato all'indomani della bonifica dei Tolomei della regione in cui scorre l'antico Tomis, oggi Bahr Youssef, prima di confluire nel Nilo. Dionysias era assegnata al distretto di Arsinoe, così chiamato dal nome della madre e della sorella/moglie di Tolomeo II Filadelfo (308-246 a.C.).
L'ultimo documento in cui compare il nome di Dionysias è un papiro del VI secolo d.C., più tardi il villaggio venne abbandonato per l'insabbiamento progressivo dei sistemi di irrigazione. Il sito si trova ai margini del deserto, a pochi chilometri dal lago Qaroun, l'antico Moeris. Fuori dall'abitato, del quale sono visibili muri, statue, decorazioni, sorge la tomba di un notabile locale, risalente al III secolo d.C. e costruita a forma di tempietto romano.
Il tempio di Sobek (Foto: numistoria.altervista.com)
Per molti anni si è creduto che il tempio di Dionysias fosse il celebre labirinto descritto, nel V secolo a.C., dallo storico greco Erodoto e che, invece, era il tempio-tomba del faraone Amenemhat III, che si trovava ad Hawara. Diverse furono le campagne di scavo condotte nel sito di Dionysias nell'Ottocento e nel Novecento. Negli anni '40 e '50 del secolo scorso venne portato alla luce il forte dei soldati romani (l'ala quinta Praelectorum), una costruzione di quasi 6.000 metri quadrati risalente al IV secolo d.C., che ospitava cavalieri con compiti amministrativi, di controllo e di polizia.
Le caserme erano attraversate da una via colonnata che conduceva ad un tempio dedicato alla dea Nemesi, attorno al quale erano stati costruiti gli alloggi dei militari. A circa 60 chilometri da Dionysias, nella cittadina di Philadelphia, è stato, poi, rinvenuto l'archivio di Flavius Abinnaeus, un comandante del forte alla metà del IV secolo a.C.. L'archivio conteneva 80 papiri che hanno restituito preziose notizie sulla vita nelle caserme e sulle tasse imposte ai contadini.
Uno dei papiri trovati a Dionysias
(Foto: numistoria.altervista.com)
Nel 2009 l'Università di Siena, con il sostegno del Ministero degli Affari Esteri, ha ripreso le ricerche che, inizialmente, non prevedevano scavi, quanto piuttosto esplorazioni con tecniche e metodologie all'avanguardia quali il rilievo 3D del terreno con un GPS satellitare, l'analisi delle fotografie satellitari ad alta risoluzione e le indagini geofisiche. Si è ricostruita, in questo modo, l'urbanistica dell'insediamento e si sono identificate alcune importanti produzioni agricoli e i procedimenti di fabbricazione dell'olio.
Lo studio delle immagini e la mappatura aerea della città hanno anche permesso di stabilire che Dionysias venne progettata, servendosi di riga e squadra, partendo a un punto nel quale si intendevano costruire i tabernacoli del tempio e tirando una linea verso un secondo punto, nel quale il sole compare all'orizzonte il 21 dicembre, giorno del solstizio d'inverno. Su quest'asse è stato costruito il tempio e tracciata la via delle processioni che terminava con un ingresso monumentale.
Dionysias, pianta dell'accampamento romano
(Foto: trismegistos.org)
Le vie di Dionysias avevano misure fisse a seconda della loro importanza, la loro ampiezza oscillava tra i 6,5 metri e i 50 centimetri. Gli isolati ospitavano case-torri a cortile, due altri luoghi di culto attribuiti a Arpocrate (figlio di Iside e di Osiride) e a Bubaste, almeno tre terme, magazzini, granai, oleifici e botteghe. La maggior parte delle costruzioni è in calcarenite locale, reperibile nelle vicinanze del villaggio.
Il tempio principale di Dionysias era dedicato alla principale divinità del Fayyum, Sobek o Suchos in greco. Era il dio della fertilità, delle acque e delle inondazioni. A Dionysias Sobek è raffigurato nella sua forma naturale o con il corpo di uomo e la testa di coccodrillo, accompagnato da altre divinità quali Miysis, il dio leone, Maat, la dea dell'ordine e della giustizia, Tauret, con la testa di ippopotamo, Ammone e Anubi. Il tempio era fino ad oggi conosciuto attraverso disegni del 1714 e del 1999, piuttosto incompleti. Le esplorazioni recenti hanno consentito di conoscere l'edificio nella sua interezza.
Il lago Qaroun (Foto: travelphotoblog.org)
Il tempio di Sobek era circondato da un alto muraglione in mattoni crudi che lo nascondeva alla vista. I sacerdoti entravano ed uscivano da un grande portale, il pylon, di fronte alla via delle processioni, oppure da una porta secondaria. Gli edifici all'interno del tempio non si sono, purtroppo, conservati. Gli architravi delle porte principali erano decorati con il disco solare al centro e file di uraei, le porte secondarie erano sormontate da modanature lisce. Due rampe di scale portavano al primo piano, articolato in due gruppi di stanze situate sui lati lunghi del santuario. In cima si trovava l'attico a cielo aperto, con una cappella (wabet o luogo puro) nella quale, in occasione del nuovo anno, si celebrava l'unione delle statue di culto e delle mummie con il sole. Il muro di fondo conserva ancora l'immagine di Sobek di fronte al faraone.
Furono costruite, nel tempio, oltre alle 20 stanze accessibili, altre 30 stanze segrete, sotto i pavimenti, nello spessore dei muri e dietro le pareti. Per entrarvi vi erano macchinosi sistemi di chiusura: dalla semplice lastra pavimentale, che nasconde una botola sottostante, indistinguibile dal resto della muratura, ai blocchi che bisognava spingere in un determinato ordine e direzione, a lastre verticali "a ghigliottina" da sfilare. Solo chi conosceva la posizione degli accessi ed i vari meccanismi di apertura poteva accedere a questi ambienti.
Testa di faraone da Dionysias
(Foto: archeoblog.associazionevolo.it)
La funzione di questi ambienti così ben custoditi e di difficilissimo accesso non è a tutt'oggi ben chiara. Alcune servivano per il culto ed ospitavano nicchie per mummie o statue di coccodrilli; altre custodivano beni preziosi, quasi fossero antesignane dei moderni caveau. Il tempio di Sobek era completato da un sacello esterno, appoggiato al muro di fondo del complesso templare. Di questo muro rimangono poche tracce. Per datare il tempio si dispongono di pochi riferimenti. I papiri attestano che il villaggio esisteva già nel 228 a.C.. Sicuramente il santuario era stato previsto già al momento della fondazione del villaggio, ma la sua costruzione deve aver richiesto diversi anni. Nel 185 o nell'85 a.C. era stata allestita la via processionale ed è probabile che il tempio risalga a quell'epoca, come indicano due architravi intagliati nel legno del dattero del deserto, sui quali, con un pennello, è stato scritto, in demotico, "portale nord", probabilmente per indicare la messa in opera. Le analisi con il metodo del carbonio 14 dei due elementi di carpenteria hanno indicato una cronologia compresa tra il 182 e il 22 a.C.
Attualmente sono allo studio diverse centinaia di papiri e testi su frammenti di terracotta, che potranno certamente fornire ulteriori notizie su questo misterioso villaggio nel deserto.

Fonte:
liberamente tratto e adattato da "Archeo" di aprile 2016
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