martedì 18 aprile 2017

Via Prenestina: rovato un tratto di acquedotto romano

Uno dei pozzi del tratto di acquedotto appena scoperto
(Foto: roma.repubblica.it)
Prima nove antichi pozzi romani, a distanza di 45 metri l'uno dall'altro, di due metri per due, foderati di tufo. E poi sotto, esplorati dagli speleologi, cinquecento metri di un acquedotto che affiora al "sesto miglio" della Prenestina, proprio davanti alla facciata di mattoncini rossi del nuovo ipermercato Esselunga.
La scoperta è stata fatta dagli archeologi della Soprintendenza guidati da Francesco Prosperetti. E si tratterebbe proprio di quell'acquedotto Appio, di cui 35 metri di tracciato sono stati riportati alla luce a 17 metri di profondità nelle viscere del Celio durante gli scavi per i lavori della linea C della metropolitana.
La zona di scavo (Foto: roma.repubblica.it)
Il contesto è preciso. "Si tratta", spiegano l'archeologo che sovrintende alla zona, Stefano Musco, e l'archeologa degli scavi, Federica Zabotti "di un quadrilatero compreso tra le vie Prenestina, Giovan Battista Valente, Collatina e Palmiro Togliatti e noto da sempre con il toponimo di "Cappellette". Ed è qui che, durante i sondaggi preventivi fatti per l'insediamento del Nuovo Centro Servizi Prenestina, che sono emersi i pozzi disposti in modo ordinato su di un pianoro di tufo che fiancheggia la valle del Fosso di Centocelle, che oggi non esiste più perché è stato intubato".
Ma la conferma dell'esistenza dell'acquedotto sotterraneo è arrivata con lo scavo del pozzo più orientale, rinvenuto accanto a viale Palmiro Togliatti. E qui non solo sono state trovate numerose anfore, che provano che l'area era frequentata fino in epoca tardo antica, ma gli speleologi hanno potuto esplorare il condotto interno. "Si tratta", raccontano gli archeologi, "di uno speco che abbiamo perlustrato per 27 metri in direzione est e per 26 in direzione ovest, scavato nel tufo della collina, un condotto alto fino a 2 metri e 15 e largo 90 centimetri. Ha una copertura in conglomerato cementizio gettato su uno strato di 4-5 tavole di legno. E l'acqua scorreva, in pendenza da est verso ovest, a una quota di più di 21 metri sotto terra".
Un tratto dell'acquedotto appena scoperto (Foto: roma.repubblica.it)
Ma subito arriva il giallo dell'attribuzione. Frontino, infatti, responsabile delle acque ai tempi di Traiano, nel suo De Aquaeductu Urbis Romae segnala in questa zona il tracciato di due soli acquedotti, quello dell'Aqua Appia e l'altro dell'Aqua Appia Augusta. Ora le murature dei pozzi trovati sono sicuramente di epoca augustea, però sembrano essere costruiti su un acquedotto precedente, proprio quello Appio.
L'Aqua Appia, il primo degli acquedotti pubblici, venne fatta arrivare a Roma nel 312 a.C., sotto i censori Appio Claudio Crasso e Gaio Plauzio Venox. Le sorgenti, sempre secondo Frontino, erano poste in quello che veniva chiamato l'ager Lucullanus, tra il VII e l'VIII miglio della via Prenestina, ad una quota di circa 24 metri di profondità. L'acquedotto subì restauri nel 147, nel 33 e tra l'11 e il 4 a.C., quando Augusto ne potenziò la portata collegandovi un nuovo condotto, quello dell'Aqua Augustana, l'altra attribuzione possibile, che confluiva nell'Appia in prossimità della località "ad Spem Veterem".
Non è tutto. Nella zona sono stati rinvenuti anche due mausolei, nel parco del nuovo quartiere Prampolini. Due sepolcri a tempietto con pronao, del IV secolo d.C.. E sotto, con la telecamera, si è raggiunto il luogo della sepoltura di una ragazza, una tomba foderata di marmi, trovata depredata, ma in cui è rimasta la sagoma della defunta, che ha impresso sul suolo un colore viola, quello della porpora di Tiro, che allora si usava solo per le vesti delle famiglie patrizie vicine all'imperatore. Infine è stata anche trovata un'antica fornace, scavata dall'archeologa Floriana Policastro, pressoché intatta, dove si trasformavano in calce i marmi, cuocendoli alla temperatura di mille gradi.

Fonte:
roma.repubblica.it
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