martedì 14 novembre 2017

Georgia, tracce di antica vinificazione

Un vaso neolitico, un qvevri, utilizzato per la fermentazione
del vino, proveniente dal sito di Khramis Didi Gora
(Foto: SkarzynskaMieczyslaw Olszewski/PA)
Gli esseri umani vinificano centinaia di anni prima di quanto si è mai creduto, almeno stando a quanto si deduce dalle analisi di alcune terraglie che risalgono al 6000 a.C.
Alcuni scavi in Georgia hanno permesso di recuperare le prove del fatto che il processo di vinificazione risalga almeno al 6000 a.C.. Ci sono migliaia di cultivar di vino, nel mondo, ma quasi tutti derivano da una sola specie di uva, quella euroasiatica, l'unica addomesticata. Il ritrovamento è stato effettuato in due villaggi nella regione del Caucaso meridionale, a circa 50 chilometri a sud della capitale Tbilisi.
Nelle località in questione sono state riconosciute tracce di una cultura neolitica caratterizzata da case circolari in mattoni di fango, da strumenti in pietra ed osso e dall'allevamento di bovini, suini nonché dalla coltivazione di frumento e orzo. I ricercatori sono stati particolarmente incuriositi da alcuni recipienti in terracotta, alti fino a quasi un metro e larghi altrettanto, che potevano contenere fino a 300 litri, con una decorazione che richiama i grappoli d'uva.
I ricercatori si sono concentrati sulla raccolta e sull'analisi di frammenti di ceramica provenienti da due villaggi neolitici. La datazione al carbonio ha restituito una datazione che va dal 6000 al 5800 a.C.. In totale sono stati esaminati 30 frammenti in ceramica e 26 campioni di terreno. Molti di questi reperti sono stati raccolti in scavi recenti, mentre due sono stati trovati durante gli scavi del 1960. Si pensa che questi reperti possano recare tracce di vino.
Gli esami hanno rilevato che otto dei frammenti, tra i quali due rinvenuti nel 1960, recano tracce di acido tartarico, una sostanza che si trova in gran quantità nell'uva. Test sui terreni nei quali giacevano i reperti hanno mostrato livelli molto più bassi di acido. E' stata identificata anche la presenza di altri tre acidi legati all'uva e al vino.
Gli archeologi pensano che i vasi possano essere stati utilizzati per custodire uva, anche se la forma è più adatta a contenere un liquido piuttosto che l'uva, che si sarebbe degradata senza lasciare traccia.  Il sito del ritrovamento, dunque, sembra essere la più antica località in cui sia stata coltivata l'uva, precedendo un sito iraniano a 500 chilometri di distanza.
La base stretta dei vasi di terracotta non sono facilmente sollevabili, il che fa pensare che potessero essere sepolti in parte nel terreno durante il processo di vinificazione, una tradizione ancora presente in alcuni villaggi della Georgia.

Fonte:
theguardian.com
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