venerdì 15 dicembre 2017

Lechaion, capolavoro dell'ingegneristica romana

Fondamenta di una struttura dell'antico porto di Lechaion
(Foto: Vassilis Tsiairis/Lechaion harbour project)
Gli scavi archeologici a Lechaion, antico porto di Corinto, forniscono ulteriori notizie ed approfondimenti sull'ingegneria dell'impero romano.
Il porto di Lechaion era uno dei due porti che collegava la città di Corinto alle antiche rotte commerciali nel Mediterraneo. Si trova sul Golfo di Corinto mentre l'altro porto, Kenchreai, si trova sull'istmo di Corinto. I Romani distrussero la città nel 146 a.C., al momento della conquista della Grecia. Giulio Cesare ricostruì la città ed i suoi porti nel 44 a.C., dando l'inizio ad un lungo periodo di prosperità.
Recenti scavi a Lechaion hanno rivelato l'impressionante conoscenza ingegneristica posseduta dai Romani. Dal porto di Lechaion partivano navi ricolme di beni di lusso e approdavano altre cariche di merci da tutto il Mediterraneo. Antiche monete raffigurano un porto con un grande faro, ma i resti presenti a Lechaion sono piuttosto scarsi. Nei pressi della linea di costa si possono oggi vedere le fondamenta di due grandi strutture che formavano, un tempo, il porto esterno. Il resto è sepolto da secoli di detriti e sedimenti. Solo ora gli scavi stanno cercando di gettare luce su un passato che pare dimenticato.
Un palo di legno antico di duemila anni rinvenuto
a Lechaion (Foto: Angeliki Zisi/Lechaion 
harbour project)
Gli archeologi hanno scoperto un complesso portuale monumentale che ha subito, nel tempo, delle variazioni. Il porto esterno di Lechaion ricopriva, un tempo, 40.000 metri quadrati mentre quello interno si estendeva su una superficie di 24.500 metri quadrati. I bacini portuali e l'accesso al porto erano delineati da grandi moli e banchine costruite con blocchi di pietra del peso di cinque tonnellate ciascuno. Vi erano diversi edifici monumentali ed anche un faro, come risulta da alcune monete.
Il monumento che è stato individuato, secondo gli archeologi, sarebbe un santuario religioso. Ma potrebbe essere anche una grande base per qualche scultura monumentale oppure un ufficio doganale. Il complesso venne distrutto da un terremoto tra il 50 e il 125 d.C., probabilmente si tratta dell'evento sismico verificatosi nel 70 d.C., al tempo di Vespasiano, menzionato dalle fonti antiche.
Dal VI secolo d.C. venne costruito un nuovo bacino portuale a servizio della Corinto bizantina, bacino che si estendeva su 40.000 metri quadrati. Le aree che un tempo ospitavano gli antichi bacini vennero colmate di sedimenti, mentre un terremoto di notevole intensità sollevo la terra nella zona di Lechaion di più di un metro.
Le strutture in blocchi di pietra sono certamente imponenti opere di ingegneria, ma gli scavi e le esplorazioni archeologiche stanno rivelando informazioni sul processo di costruzione del porto, portato avanti e completato grazie a cassoni in legno e pali di fondazione utilizzati come fondamenta. Gli elementi lignei sopravvivono raramente al passare dei secoli, ma se sono sepolti sott'acqua si conservano piuttosto bene. La scoperta di questi elementi in legno offre spunti per approfondire le antiche tecniche ingegneristiche e i manufatti scoperti a Lechaion sono conservati molto bene.
Oltre alle infrastrutture in legno, gli archeologi hanno trovato delicati reperti organici, tra i quali semi, ossa, parte di una puleggia in legno e pezzi di legno intagliati. Si tratta di testimonianze della vita quotidiana nell'antica Corinto, unitamente alla ceramica proveniente dalle rotte commerciali del Mediterraneo.
I ricercatori stanno utilizzando l'analisi del Dna per capire il "paesaggio genetico" formato dagli alberi, dalle piante e dagli animali che popolavano la regione circa duemila anni fa. Un giorno, queste informazioni potrebbero consentire la ricostruzione della Lechaion antica, bizantina e moderna.
Il progetto che ha permesso queste interessanti scoperte nasce da una collaborazione tra l'Istituto Danese di Atene, l'Università di Copenhagen e l'Eforato delle antichità subacquee greco. E' diretto dal Dottor Bjorn Lovén e dal Dottor Dimitris Kourkoumelis.

Fonte:
theguardian.com
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