sabato 6 aprile 2019

Scoperta la "nave di Erodoto"

Thonis-Heracleion, un archeologo ispeziona la chiglia della nave 17
(Foto: Christoph Gerigk, Franck Goddio - Hilti Foundation)
Lo storico greco Erodoto visitò l'Egitto nel V secolo a.C. e descrisse delle insolite imbarcazioni che percorrevano il Nilo. Per secoli gli studiosi hanno discusso vivacemente su queste descrizioni, dal momento che non era emersa alcuna prova archeologica dell'esistenza di queste imbarcazioni. Ora, invece, una clamorosa scoperta ha confermato le descrizioni di Erodoto. Si tratta di un relitto molto ben conservato, custodito dalle acque che hanno sommerso il porto della città di Thonis-Heracleion, nella baia di Abukir, nel Delta del Nilo.
Al momento del suo viaggio in Egitto, nel 450 a.C., Erodoto vide la costruzione di una di queste imbarcazioni, che egli chiama baris, e che descrive nel secondo libro delle sue Storie come "dei battelli egiziani per il trasporto delle merci, costruiti in legno di acacia e le vele di papiro". Egli scrive che i costruttori "tagliano tavole lunghe due cubiti (circa 100 centimetri) e le dispongono come mattoni. [...] Collegano i pezzi di legno, di due cubiti, con lunghi e frequenti cavicchi; e quando hanno costruito in questo modo vi tendono sopra delle traverse. Nessun uso di tavole laterali. Turano le commessure interne con papiro e apprestano un solo timone che passa attraverso la carena".
Fasciame della nave 17 (Foto: Christoph Gerigk, Franck Goddio -
Hilti Foundation)
Erodoto prosegue nella descrizione di come veniva costruito e assemblato quel tipo di imbarcazione, facendo riferimento anche a delle "costole interne" su cui gli studiosi si sono soffermati per anni, mettendo in dubbio l'attendibilità della descrizione. "Nessuno ha mai capito cosa intendesse dire con quelle 'costole' interne. Quella struttura non era mai stata vista prima", ha detto Damian Robinson, direttore del Centro di Archeologia Marittima dell'Università di Oxford. "Poi abbiamo scoperto la forma di questa particolare barca ed è assolutamente quello che Erodoto ha detto".
Lo scavo della cosiddetta nave 17 ha rivelato una vasta carena a forma di mezzaluna e un tipo di costruzione non documentato in precedenza, che implicava l'utilizzo di tavole assemblate come è stato descritto da Erodoto. Originariamente l'imbarcazione misurava fino a 28 metri di lunghezza ed era una delle prime imbarcazioni prodotte su larga scala dagli Egizi. Ci sono solo due differenze tra il relitto ritrovato e la descrizione di Erodoto: le dimensioni praticamente doppie e la presenza di travi laterali per rinforzare alcuni punti della chiglia.
Dell'imbarcazione sommersa è rimasto circa il 70% dello scafo, custodito grazie al limo del Nilo. La plancia in legno di acacia teneva insieme centine lunghe anche due metri, fissate con dei pioli, che creavano delle linee di "nervature" interne allo scafo. Secondo i ricercatori la baris risale alla metà del V-metà del IV secolo a.C. ed aveva un timone assiale, mai documentato finora in un vero esemplare, pur essendo nota fin dalla VI Dinastia grazie a bassorilievi e piccole terracotte.
Proprio perché la nave ritrovata coincide perfettamente con la descrizione di Erodoto, si ritiene che essa possa essere stata costruita nel cantiere navale che Erodoto ha visitato.

Fonti:theguardian.com
avvenire.it
ilpost.it

Nessun commento:

Tracce di monete bizantine sulla Sindone

Le microparticelle aspirate dalla Sindone di Torino, composte da una lega di oro e di argento con residui di rame (elettro bizantino) (Fot...