| Egitto, i resti del complesso residenziale monastico (Foto: Ministero del Turismo e delle Antichità) |
Una missione archeologica egiziana ha portato alla luce nel sito di Al-Qariah Bil-Dueir, in Egitto, i resti di un articolato complesso monastico di età bizantina, che comprende edifici residenziali, strutture di servizio e una chiesa.
Le indagini archeologiche hanno consentito di individuare strutture edilizie realizzate in mattoni crudi, riconducibili ad un insediamento stabile ed organizzato, attribuibile ad una comunità monastica attiva nel sito in questo periodo storico.
La scoperta rappresenta un nuovo contributo alla conoscenza del patrimonio archeologico dell'Alto Egitto, in particolare di aree finora poco indagate dal punto di vista scientifico. Il ministro del Turismo e delle Antichità, Sherif Fathi, ha dichiarato che il rinvenimento testimonia la ricchezza e la varietà del patrimonio culturale egiziano attraverso le diverse epoche storiche e rientra nelle strategie del ministero volte a valorizzare il turismo culturale e a promuovere siti archeologici meno noti.
Mohamed Abdel Badi, responsabile del Settore delle Antichità Egizie del Consiglio Supremo delle Antichità, ha riferito che la missione ha individuato edifici di pianta rettangolare costruiti in mattoni crudi, orientati da ovest ad est, con dimensioni variabili comprese tra circa 8 x 7 metri e 14 x 8 metri. Gli edifici presentano sale rettangolari e, in alcuni casi, spazi assimilabili ad absidi o nicchie orientali destinate alla preghiera.
Sono stata individuate anche piccole stanze con coperture a volta, che potrebbero essere state utilizzate come celle o ambienti per la pratica devozionale dei monaci. Le pareti conservano tracce di intonaco e presentano nicchie e cavità murarie, mentre i pavimenti risultano realizzati con strati di malta. Alcuni edifici mostrano la presenza di cortili sul lato meridionale, nei quali si aprivano gli ingressi principali. Sono stati inoltre individuati piccoli edifici di forma circolare, interpretati come spazi destinati al consumo dei pasti da parte dei monaci.
Il direttore generale delle Antichità di Sohag, Mohamed Nagib, ha aggiunto che gli scavi hanno portato alla luce anche resti di strutture costituite da vasche realizzate in mattoni rossi e pietra calcarea, rivestite da uno strato di malta rossa, probabilmente utilizzate per la conservazione dell'acqua o per attività di tipo produttivo legate al sito. E' stato inoltre individuato un edificio in mattoni crudi, orientato da est ad ovest, con dimensioni approssimative di 14 x 10 metri, interpretato come la chiesa principale del complesso monastico.
Secondo quanto emerso, l'edificio ecclesiastico era articolato in tre settori principali: la navata, il coro e il santuario. Nella navata sono state rinvenute basi di pilastri in mattoni crudi, che indicano la presenza originaria di una cupola centrale. Il santuario, collocato al centro del lato orientale, presenta una pianta semicircolare ed è affiancato da due ambienti laterali, in linea con le tipologie architettoniche delle chiese del periodo.
Nel corso degli scavi sono stati recuperati numerosi reperti archeologici, tra cui anfore da stoccaggio, alcune delle quali recano iscrizioni che potrebbero corrispondere a lettere, numeri o nomi incisi sulle spalle dei contenitori. Sono emersi anche ostraka, frammenti di ceramica utilizzati come supporto scrittorio nell'antichità, con iscrizioni in lingua copta, utensili di uso quotidiano, frammenti lapidei riconducibili a elementi architettonici e parti di lastre in calcare incise con testi in scrittura copta.
Le indagini archeologiche hanno consentito di individuare strutture edilizie realizzate in mattoni crudi, riconducibili ad un insediamento stabile ed organizzato, attribuibile ad una comunità monastica attiva nel sito in questo periodo storico.
La scoperta rappresenta un nuovo contributo alla conoscenza del patrimonio archeologico dell'Alto Egitto, in particolare di aree finora poco indagate dal punto di vista scientifico. Il ministro del Turismo e delle Antichità, Sherif Fathi, ha dichiarato che il rinvenimento testimonia la ricchezza e la varietà del patrimonio culturale egiziano attraverso le diverse epoche storiche e rientra nelle strategie del ministero volte a valorizzare il turismo culturale e a promuovere siti archeologici meno noti.
Mohamed Abdel Badi, responsabile del Settore delle Antichità Egizie del Consiglio Supremo delle Antichità, ha riferito che la missione ha individuato edifici di pianta rettangolare costruiti in mattoni crudi, orientati da ovest ad est, con dimensioni variabili comprese tra circa 8 x 7 metri e 14 x 8 metri. Gli edifici presentano sale rettangolari e, in alcuni casi, spazi assimilabili ad absidi o nicchie orientali destinate alla preghiera.
Sono stata individuate anche piccole stanze con coperture a volta, che potrebbero essere state utilizzate come celle o ambienti per la pratica devozionale dei monaci. Le pareti conservano tracce di intonaco e presentano nicchie e cavità murarie, mentre i pavimenti risultano realizzati con strati di malta. Alcuni edifici mostrano la presenza di cortili sul lato meridionale, nei quali si aprivano gli ingressi principali. Sono stati inoltre individuati piccoli edifici di forma circolare, interpretati come spazi destinati al consumo dei pasti da parte dei monaci.
Il direttore generale delle Antichità di Sohag, Mohamed Nagib, ha aggiunto che gli scavi hanno portato alla luce anche resti di strutture costituite da vasche realizzate in mattoni rossi e pietra calcarea, rivestite da uno strato di malta rossa, probabilmente utilizzate per la conservazione dell'acqua o per attività di tipo produttivo legate al sito. E' stato inoltre individuato un edificio in mattoni crudi, orientato da est ad ovest, con dimensioni approssimative di 14 x 10 metri, interpretato come la chiesa principale del complesso monastico.
Secondo quanto emerso, l'edificio ecclesiastico era articolato in tre settori principali: la navata, il coro e il santuario. Nella navata sono state rinvenute basi di pilastri in mattoni crudi, che indicano la presenza originaria di una cupola centrale. Il santuario, collocato al centro del lato orientale, presenta una pianta semicircolare ed è affiancato da due ambienti laterali, in linea con le tipologie architettoniche delle chiese del periodo.
Nel corso degli scavi sono stati recuperati numerosi reperti archeologici, tra cui anfore da stoccaggio, alcune delle quali recano iscrizioni che potrebbero corrispondere a lettere, numeri o nomi incisi sulle spalle dei contenitori. Sono emersi anche ostraka, frammenti di ceramica utilizzati come supporto scrittorio nell'antichità, con iscrizioni in lingua copta, utensili di uso quotidiano, frammenti lapidei riconducibili a elementi architettonici e parti di lastre in calcare incise con testi in scrittura copta.
Fonte:
finestresullarte.com
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