lunedì 5 ottobre 2015

Napoli: scoperto tratto dell'Acquedotto Augusteo

Tratto dell'Acquedotto Augusteo ritrovato
(Foto: Salvatore Agizza)
I ricercatori sapevano che, nell'antichità, Napoli era approvvigionata d'acqua attraverso l'Acquedotto di Augusto, costruito sotto Ottaviano e più volte restaurato. In una zona tra il Parco di Capodimonte e Piazza Grande ne sono visibili alcune arcate chiamate Ponti Rossi, dal colore dei laterizi con cui vennero costruite. L'acquedotto augusteo era lungo ben 96 chilometri e attingeva acqua alla sorgente del Serino, sull'altopiano irpino, per terminare nella Piscina Mirabilis, a Capo Miseno. La maggior parte del suo percorso era all'aperto.
E' notizia di questi giorni che sono tornati alla luce i resti di parte del percorso sotterraneo dell'acquedotto nel rione Sanità. La scoperta è stata, in realtà, fatta nel 2011, ma solo recentemente quanto è stato trovato è stato attribuito, dagli archeologi, al percorso sotterraneo dell'acquedotto di Augusto. Si conosceva, da numerose fonti che vanno dal VI al XIX secolo, che esisteva questo tracciato sotterraneo.
A fare la clamorosa scoperta, nel 2011, è stato Ciro Galiano, dell'Associazione "Riformisti nel Mezzogiorno". Durante un sopralluogo sotterraneo per conto dell'Arciconfraternita dei Pellegrini, proprietaria del Palazzo Peschici-Maresca in via Arena alla Sanità, Galiano notò un cedimento ne solaio. Attraverso questo cedimento notò un arco. Si trattava di parte di due serie di archi e piloni di varia fattura che fanno da fondamenta del palazzo.
Il seminterrato in cui sono stati trovati gli archi era ingombro di materiali di risulta di inizio secolo, che hanno richiesto quattro anni per lo sgombero e lo studio delle antichità ritrovate. L'arcata di età augustea è realizzata in tegole analoghe a quelle dei Ponti Rossi. Un intervento successivo è visibile negli archi in laterizio. Per un tratto le arcate corrono parallelo. Il Professor Giuseppe Camodeca, docente di Storia Romana all'Orientale di Napoli, queste arcate sono un bypass realizzato in seguito ad un danneggiamento.
Le arcate attraversano due ipogei ellenistici. L'acquedotto si è salvato poiché sommerso da materiale alluvionale e inglobato nelle fondamenta di un palazzo. L'acquedotto cessò di funzionare con la caduta dell'impero romano. Nel '500 Don Pedro de Toledo incaricò alcuni studiosi di ricostruirlo. Lo studioso Antonio Lettieri, incaricato del progetto, trovò le tracce dell'interno percorso dell'acquedotto, una struttura alta 2,10 metri per 0,82 di larghezza. Tra i progetti di restauro si annoverano quelli di re Carlo III di Borbone, in occasione della costruzione della Reggia di Caserta e quello del Governo Reale Borbonico, nel 1841.
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