domenica 18 gennaio 2026

Sant'Antico, la Tomba dell'Egizio

Sardegna, rilievo antropomorfo sul pilastro centrale della cosiddetta
"Tomba dell'Egizio" (Foto: Facebook/Ignazio Locci)

La tomba 7 PGM, conosciuta come la Tomba dell'Egizio di Sant'Antioco, in Sardegna, si distingue tra le sepolture della necropoli punica per l'eccezionalità delle sue decorazioni e per il valore storico che ne fa un unicum nell'isola. L'ambiente, rinvenuto nel 2002, è attualmente sottoposto a lavori di restauro e consolidamento che ne garantiranno la conservazione e la futura fruizione, inserendolo nel percorso di visita della necropoli. La qualità dei dipinti e delle strutture architettoniche rende il sito un punto di riferimento per gli studi sulla cultura funeraria punica e sulle influenze egiziane nel Mediterraneo occidentale. In occasione dei lavori in corso, il sindaco di Sant'Antioco, Ignazio Locci, ha visitato la tomba per la prima volta.
La necropoli di Sant'Antioco si trova sull'isola omonima, nel sudovest della Sardegna e rappresenta una delle aree funerarie puniche più estese e meglio conservate dell'isola. Il settore noto come Is Pirixeddus comprende oltre 50 tombe sotterranee, parte di un'area funeraria che in origine si estendeva per circa dieci ettari. Gli ipogei erano accessibili tramite corridoi scalinati detti dròmos, e ospitavano più sepolture, probabilmente appartenenti a membri della stessa famiglia, deposti in bare di legno spesso dipinte di rosso o decorate con figure intagliate in rilievo. L'uso della necropoli proseguì anche in epoca romana, quando lungo la collina che dall'Acropoli scendeva verso l'antico centro abitato si diffusero tombe alla cappuccina, sepolture ad incinerazione e fosse terragne.
La Tomba dell'Egizio costituisce un caso rarissimo nel Mediterraneo punico per la presenza di una camera funeraria trapezoidale con un pilastro centrale scolpito a rilievo antropomorfo. La figura maschile presenta volumi rigidi e compatti, con forme geometriche evidenti nelle spalle squadrate, nel gonnellino rettangolare, nel volto triangolare e nel copricapo. Le braccia aderiscono al corpo, con il braccio destro disteso lungo il fianco e il sinistro ripiegato sotto il petto. L'impostazione simmetrica e statica della figura è animata solo dal movimento accennato della gamba e del braccio sinistro, mentre l'impatto visivo è rafforzato dal contrasto cromatico dei pigmenti rossi e neri applicati direttamente sulla roccia chiara. Il colore nero è utilizzato per definire i dettaglia dell'acconciatura egizia, il klaft, che scende rigidamente dietro le orecchie, così come per i baffi e la barba con il caratteristico ricciolo faraonico. Sul petto, retto dalla mano piegata, è stato identificato un unguentario legato al polso, oggetto legato all'igiene personale. Il rosso, colore dominante nella camera funeraria, assume un forte valore simbolico e rituale, connesso alla morte, alla rinascita ed alla sfera divina.
La decorazione si estende alle pareti della camera attraverso una tessitura geometrica a larghe fasce e bande piene, articolata in grandi spazi rettangolari, false finestre e otto nicchie scolpite, due per ciascuna parete. L'apparato simbolico culmina in una falsa porta collocata nel quadrante sinistro della camera, elemento che, secondo la tradizione egizia, consentiva all'anima del defunto di transitare verso il mondo dei morti.
All'interno della camera funeraria era deposto un solo individuo, collocato nell'angolo di fondo entro un sarcofago ligneo che imita i modelli egizi a cartonnage (materiale che veniva utilizzato per le maschere funerarie), caratterizzati dalla forma antropomorfa e dal ritratto schematico del defunto sul coperchio. Il corredo vascolare associato era estremamente essenziale e comprendeva una lucerna con supporto, un'anfora, un piatto ed un kernos, una forma vascolare in uso nell'antica Grecia.
L'apparente contrasto tra la ricchezza dell'architettura funeraria e la semplicità del corredo suggerisce che le distinzioni sociali nella Sulci (o Sulki) punica, l'attuale Sant'Antioco, della metà del V secolo a.C. venissero espresse principalmente attraverso la monumentalità e la simbologia dello spazio sepolcrale, piuttosto che attraverso l'accumulo degli oggetti.
I richiami alla cultura egizia, ulteriormente attestati dal rinvenimento di volatili ed uova come offerte alimentari e simboli di rinascita, non sono estranei alla tradizione fenicia e punica.
Le ipotesi del personaggio scolpito restano aperte: potrebbe trattarsi di una divinità o di un demone ctonio (figura associata ai culti delle potenze sotterranee) legato alla protezione del defunto, di Baal Addir, "Signore Potente", divinità connessa agli inferi, oppure dello stesso defunto rappresentato nel contesto dei rituali di eroizzazione funeraria.

Fonte:
finestresullarte.info


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