venerdì 26 giugno 2026

Castel di Guido, emergono i resti di una ricca villa romana

Castel di Guido, resti della villa imperiale
(Foto: archeomedia.net)

Un'importante villa suburbana di età imperiale, tra le più estese mai attestate, è riemersa durante le indagini archeologiche condotte dalla Soprintendenza Speciale di Roma del Ministero della Cultura, restituendo un raffinato contesto di decorazioni pittoriche e musive, oltre ad una statua in marmo bianco.
Le indagini sono state condotte in seguito alla segnalazione di uno scavo abusivo nella tenuta agricola di Castel di Guido, località situata lungo la via Aurelia. In questo contesto si trovavano, un tempo, le residenze imperiali della dinastia antonina.
Gli ambienti rinvenuti sono ben conservati, sono emersi mosaici e intonaci dipinti nonché l'atrio di ingresso della villa con un sontuoso impluvium centrale.
Delle quattro stanze individuate, tre conservano ancora parte del mosaico pavimentale: il primo è a tessere bianche e nere con nove riquadri decorati con motivi geometrici, il secondo reca un motivo ad ottagoni neri su fondo bianco, il terzo presenta rettangoli neri dai lati concavi e convessi. A lato della terza stanza, che conserva solo parzialmente il piano pavimentale, sono stati individuati una vasca ed un altro ambiente non ancora scavato, forse parte di uno spazio adibito ad attività produttive ed agricole.
Tra i reperti emersi figurano una statua frammentaria con rappresentato un personaggio con la barba, probabilmente il dio Silvano, divinità agreste legata al mondo rurale, che trasporta un piccolo animale domestico, forse un vitello o un maialino.
La qualità dei mosaici e degli affreschi ritrovati farebbe pensare ad una residenza romana di alto rango, di proprietà di aristocratici romani o addirittura di membri della famiglia imperiale. Sorge, infatti, nell'area dell'antica proprietà imperiale di Lorium, una stazione di posta al XII miglio della via Aurelia, ricordata dalle fonti anche come sede del palazzo imperiale degli Antonini, particolarmente caro ad Antonino Pio che vi trascorse la sua fanciullezza.
Queste decorazioni pavimentali e parietali si diffondono, inoltre, nelle ville a partire dalla prima metà del I secolo d.C.

Fonte:
ilgiornaledell'arte.com


Barbarano Romano, rinvenuta una tomba etrusca intatta

Barbarano, la tomba etrusca scoperta
(Foto: archeomedia.net)

Un frammento ulteriore della storia e della presenza etrusca è stato rinvenuto nel viterbese, a Barbarano Romano, nella necropoli di San Giuliano. Qui è stata individuata una tomba risalente al VII secolo a.C., rimasta sigillata per circa 2700 anni e riportata alla luce da un'équipe di archeologi italo-statunitense.
La sepoltura, caratterizzata da un soffitto a capanna in tufo, si presenta in condizioni di conservazione tali da aver permesso il ritrovamento dei resti di una famiglia di alto rango, deposti su un letto funerario secondo i rituali dell'epoca.
La tomba custodisce i resti di due individui e un corredo funebre. Dai primissimi rilievi effettuati dopo l'apertura della lastra di pietra, gli esperti hanno ipotizzato che una delle due salme appartenga ad un uomo: accanto ai resti parzialmente conservati delle ossa è stata infatti rinvenuta una punta di lancia in metallo. Lo spazio interno della camera contiene numerosi oggetti della vita quotidiana e dei rituali funebri dell'epoca. Tra la terra di infiltrazione si distinguono chiaramente diverse olle, alcuni calici in bucchero e almeno un aryballos, un genere di vaso utilizzato anticamente per contenere unguenti e profumi.

Fonte:
ilgiornaledellarte.com


Oderzo, riemerge un'importante basilica paleocristiana

Oderzo, particolare del pavimento musivo della navata
laterale meridionale della  basilica paleocristiana
(Foto: archeomedia.net)

A poca distanza dal Duomo di Oderzo, nell'area della ex Pescheria, sotto il livello della strada sono emersi i resti di una basilica paleocristiana, con una grande aula a tre navate, muri possenti, tombe addossate all'edificio e mosaici policromi dal disegno elaborato.
La parte meglio conservata è la navata laterale meridionale: il muro perimetrale, rinforzato da contrafforti regolari, corre accanto ad un tappeto musivo dai ricchi e coloratissimi stilemi decorativi geometrici e floreali.
La chiesa sorgeva nel primo suburbio sudorientale dell'antica Opitergium, in una zona che conferma quanto la storia urbana di Oderzo non si sia semplicemente interrotta con la fine della città romana classica. L'insediamento era già attivo nel X secolo a.C., si sviluppò nell'Età del Ferro e divenne municipium dalla seconda metà del I secolo a.C.
Si pensa che la chiesa di cui sono stati rinvenuti i resti fosse una basilica costruita alla fine del IV - inizio V secolo d.C. Questa interpretazione è supportata dalla planimetria, dalle sepolture, da alcuni elementi che sembrano riferibili ad un presbiterio e soprattutto dal livello dei mosaici. I confronti inducono gli studiosi a raffronti con Concordia Sagittaria e con Aquileia.
Le prime ad emergere dallo scavo sono state solo alcune tessere bianche e nere. Poi, ampliando l'area di indagine, i mosaici hanno cominciato ad comparire in diverse zone. Sotto l'attuale piano stradale sono emerse murature conservate fino a circa 3 metri di profondità. Alcuni muri arrivato ad 1,20 metri di larghezza in fondazione e mantengono fino a 14 corsi di elevano.
Lesene, contrafforti e articolazione delle murature fanno pensare ad un complesso monumentale molto importante. Assai interessante è anche il modo in cui fu costruita. Nel terreno alluvionale furono infissi pali lignei, sopra i quali vennero impostati muri in laterizio e malta.
Nella navata centrale sono già emersi ampi tratti di pavimento musivo, con ottagoni intrecciati, nodi doppi alternati in rosso e azzurro, motivi a edera, cerchi concentrici e decorazioni dette "a pale di mulino". La navata laterale meridionale è però quella più interessante. Qui emerge un grande ottagono con un motivo a velario al centro ed un nodo di Salomone. Attorno una trama continua di figure geometriche organizza il pavimento in modo tutt'altro che casuale.
La qualità complessiva del mosaico è confermata anche dal ritrovamento di tessere in pasta vitrea, materiali che rimandano ad un apparato decorativo più ricco di quanto una prima occhiata potrebbe suggerire. Tra le strutture emerse figurano alcune basi di pilastrini che potrebbero appartenere alle transenne presbiteriali, cioè agli elementi che separavano lo spazio riservato al clero dall'area dei fedeli.
Accanto alla chiesa sono emersi anche ambienti e depositi legati, con tutta probabilità, alla costruzione o alla decorazione dell'edificio sacro. Sono stati recuperati tessere musive, frammenti di marmo, laterizi, vetri, anfore, metalli ed una piccola fornace.
All'esterno dell'edificio sono state individuate quattro sepolture collocate tra le lesene della struttura. Le condizioni di conservazione delle ossa non sono ideali, saranno le analisi antropologiche, isotopiche e del Dna a chiarire età, sesso, provenienza e caratteristiche biologiche degli individui deposti.

Fonte:
ilgiornaledellarte.com


mercoledì 24 giugno 2026

Antica Saepinum, una città...imperiale

Sepino, la villa romana riportata alla luce
(Foto: archeomedia.net)

La recente scoperta di una domus di età imperiale cambia la storia di Saepinum , lo sostiene Enrico Rinaldi, direttore del Parco Archeologico di Sepino e della Direzione regionale Musei nazionali Molise.
"Prima non avevamo testimonianze abitative che documentassero in età imperiale la presenza stabile in città di élite che avevano rapporti privilegiati con il potere centrale. - Ha dichiarato il Dottor Rinaldi. - Le indagini stratigrafiche insieme allo studio dei materiali e dei contesti, consentono di identificare Saepinum come centro non isolato, bensì pienamente integrato nelle reti amministrative ed economiche dell'Italia romana".
Nel sottosuolo sono state individuate anomalie riconducibili a potenziali strutture murarie ed infrastrutture ancora sepolte. Queste informazioni, ha detto il Dottor Rinaldi, aiutano a ricostruire la topografia di Saepinum. Stanno emergendo tracce di un insediamento sannitico precedente, non solo luogo di scambio e commercio, ma insediamento specializzato in attività legate alla transumanza, in particolare alla filiera della lana con la messa in luce di vasche probabilmente destinate al lavaggio della stessa.
Le nuove ricerche hanno permesso di riportare alla luce una domus di eccezionale rilievo, caratterizzata da un ingresso monumentale affacciato sul decumano e interessata da numerose trasformazioni nel corso del tempo. L'edificio restituisce un articolato palinsesto architettonico che documenta una lunga continuità di vita, dalla prima età imperiale fino al VI secolo d.C.
Le fasi più antiche del complesso sono documentate da antefisse architettoniche e ceramiche di età augustea e tiberiana, che indicano l'alto livello della residenza nel I secolo d.C. Nella piena età imperiale e fino al III secolo d.C. prevalgono, invece, ceramiche comuni e sigillate africane d'importazione, a conferma dell'inserimento di Saepinum nei circuiti commerciali del Mediterraneo. Nella tarda antichità, tra il IV ed il VI secolo d.C., i materiali segnalano un cambiamento nell'uso degli ambienti, destinati ora ad attività produttive e di stoccaggio.
Accanto alle monete, il repertorio dei piccoli oggetti restituisce uno spaccato concreto della vita quotidiana: lucerne in terracotta, un raro bruciaprofumi anch'esso in terracotta, piccoli contenitori ceramici ed oggetti personali in bronzo, tra i quali anelli ed una piccola chiave di scrigno.
Di particolare rilievo è il recupero di un grande contenitore in piombo appartenente ad un sofisticato sistema domestico per il riscaldamento dell'acqua. Il recipiente, di forma cilindrica, è decorato in rilievo con motivi solari stilizzati e teste di Gorgone. La scoperta, insieme ai frammenti di tubature e valvole rinvenuti nello scavo, offre una rara testimonianza delle tecnologie idrauliche utilizzate nelle residente di alto livello nel mondo romano.
Nel 2025, inoltre, sono stati recuperati frammenti architettonici in marmo ed un'importante iscrizione onoraria risalente al 139 d.C., durante il regno dell'imperatore Antonino Pio. L'epigrafe testimonia un intervento della casa imperiale in città, confermando il legame privilegiato tra Saepinum e l'amministrazione centrale dell'Impero.

Fonti:
archeomedia.net
cultura.gov.it


Torre del Greco, presentate le meraviglie appena scoperte a Villa Sora

Torre del Greco, i resti di Villa Sora (Foto: archeomedia.net)

A Torre del Greco sono stati presentati i risultati delle indagini 2025-2026 a Villa Sora, vale a dire affreschi con ittiocentauro alato, capitelli, cistae plumbee ed un cantiere che era in piena attività al momento dell'eruzione del 79 d.C.
Villa Sora era un complesso di età tardorepubblicana e primo imperiale, affacciato sul Golfo di Napoli, a Torre del Greco. Si tratta di una tra le più sontuose ville di otium di rango senatorio ed imperiale sorte lungo la costa campana.
Venne edificata intorno alla metà del I secolo a.C. e fu oggetto di successivirifacimenti. Si sviluppava lungo la linea di costa con un impianto scenografico articolato su terrazze digradanti verso il mare, per un'estensione stimata di circa 150 metri lungo il litorale.
Le indagini condotte tra il 2025 ed il 2026 sono le prime indagini sistematiche condotte sul sito dopo oltre trent'anni ed hanno preso avvio dalla necessità di messa in sicurezza del fronte nord-est del settore già scavato a cielo aperto tra gli anni '80 e '90, cogliendo nel contempo l'opportunità di ampliare le conoscenze del complesso.
L'intervento si è concentrato sull'ambiente 22, di circa 10 mq ma di eccezionale qualità decorativa, già parzialmente visibile attraverso un cunicolo. I numerosi frammenti di intonaco affrescato di pareti e soffitto attestano un programma decorativo di grande raffinatezza ricondotto al 50 d.C. Le pareti su fondo nero, scandite da fasce in cinabro, presentano il motivo del candelabro metallico in oro animato da aironi. Il soffitto a fondo chiaro era ornato da ghirlande, fregi e figure mitologiche, tra le quali grifi inseriti in un ricco repertorio ornamentale.
Tra i ritrovamenti più eccezionali, i frammenti del soffitto ricompongono la figura di un ittiocentauro alato, una raffigurazione di eccezionale unicità iconografica, trattata non come ornamento accessorio ma come figura protagonisca, ricca di chiaroscuri e lumeggiature, in una posa dinamica e plastica di significativo impatto scenico.
All'interno l'ambiente ospitava tre cistae plumbee finemente decorate, insieme ad elementi architettonici in marmo bianco di elevata qualità. Tra questi ultimi spicca il capitello corinzieggiante con motivo liriforme, rinvenuto in stato di conservazione sorprendente, eseguito interamente a scalpello. La presenza di ulteriori frammenti marmorei e la qualità della lavoraione indicano uno stoccaggio intenzionale di elementi destinati a lavori edilizi in corso: la villa era in pieno cantiere al momento dell'eruzione del 79 d.C.

Fonte:
archeomedia.net


Spagna, scoperto un interessantissimo carro votivo in bronzo

Spagna, il carro votivo in bronzo (Foto: CSCIC Comunicaciòn) Nel sito archeologico di Casas del Turunelo , nella provincia di Badjoz , in Sp...