giovedì 6 febbraio 2014

I segreti dell'antica sinagoga di Colonia

Gli scavi della sinagoga al centro di Colonia
(Foto: Comune di Colonia)
Nel Medioevo le sinagoghe sono state spesso utilizzate come aule scolastiche. Nel cuore di Colonia sta emergendo un'antica sinagoga, dove sono comparsi i graffiti dei bambini che vi studiavano. Fra qualche anno saranno visibili al pubblico non solo i resti dell'antica sinagoga, ma anche del mikvah (il bagno rituale) che vi sorgeva accanto. I visitatori potranno anche ammirare una ricostruzione dell'antico edificio di culto e diverse altre reliquie del passato del quartiere ebraico di Colonia.
La sinagoga, secondo gli archeologi, venne edificata nel 1280 da maestranze francesi appartenenti alla Loggia della Cattedrale di Colonia, esempio unico, all'epoca, della convivenza pacifica tra ebrei e cristiani.
Nel museo che sarà allestito nei pressi degli scavi della sinagoga, saranno esposti medaglioni antichi, marmi pregiati, dadi d'avorio, ossa di animali (che potranno meglio illustrare le abitudini alimentari degli ebrei dell'epoca), un'iscrizione ritrovata su una casa privata, che spiegava come smaltire i rifiuti organici. Gli studiosi hanno anche ritrovato un'antica iscrizione in Yiddish, la più antica finora ritrovata.
Un orecchino "scampato" al pogrom del 1096
(Foto: Archaeologische Zone/Juedisches Museum)
Gli ebrei hanno vissuto nella provincia della Bassa Germania dalla fine del I secolo d.C. e già nel IV secolo costituivano la comunità più grande e significativa del mondo allora conosciuto. Nel 321 d.C., più di 650 anni prima che si formasse la comunità ebraica di Praga, gli abitanti di Colonia inviarono una lettera a Costantino il Grande, chiedendogli se potevano ammettere nel Senato i residenti ebrei della città. Costantino rispose affermativamente.
Non è chiaro dove fosse concentrata esattamente la comunità ebraica, dal momento che sono state finora ritrovate tracce della presenza ebraica risalenti solo al IX secolo. Nel Medioevo, la sinagoga di Colonia era posta in quello che, all'epoca, era uno dei più grandi e più vecchi quartieri urbani. L'edificio ebraico è stato edificato su una struttura classica del IV secolo. Parte integrante del monumento è un bacino, utilizzato in tutte le fasi successive della costruzione della sinagoga. Potrebbe trattarsi dell'indizio della presenza di una sinagoga più antica.
E' stato anche recuperato un pozzo nero pertinente l'abitazione del rabbino, al piano superiore della sinagoga, risalente al 1349 circa, che ha fornito elementi per la ricostruzione dello stile di vita di una famiglia ebraica dell'epoca. Sono emerse anche liste, con nomi e pagamenti in sospeso, di un panificio, una tavoletta in pietra con iscrizione ebraica del 1266, appartenente ad una famiglia ebraica benestante che abitava proprio accanto alla sinagoga. Quest'iscrizione è molto importante perché testimonia che l'ebraico era una lingua viva tra gli ebrei del medioevo.

Ritrovati resti di una chiesa medioevale in Inghilterra

Pare del muro medioevale scoperto ad Anglesey
(Foto: Dailypost)
Sono stati ritrovati, ad Anglesey, in Inghilterra, i resti di un muro medioevale appartenente ad una chiesa. A fare la scoperta l'archeologo Matt Jones, durante i lavori per l'installazione di un cavo elettrico nella chiesa di S. Ffinan.
La chiesa attuale venne costruita nel 1841 sopra le fondamenta di una chiesa più antica. Il muro ritornato alla luce è stato costruito con pietre di calcare locale. Il Dottor Jones ha dichiarato che i resti risalgono al 620 d.C. circa.
Durante gli scavi sono emersi, in grande quantità, resti umani dal terreno immediatamente esterno al muro in calcare. si tratta di teschi, scapole ed altre parti di scheletro spostati dai costruttori di età vittoriana, per edificare la chiesa attuale. Sono stati ritrovati anche reperti vittoriani, come i tacchetti in ferro di stivali da lavoro.

I Veienti prima di Veio

Il contenuto di una delle sepolture appena scoperte a Veio
(Foto: Il Messaggero)
Bisognerà riprendere in mano la storia della gloriosa città etrusca di Veio, acerrima nemica di Roma. Gli studiosi stanno esaminando i resti degli antichi Veienti, gli abitanti etruschi della città, i cui resti, risalenti all'Età del Bronzo Finale (1200-1000 a.C.) sono riaffiorati nella località Pozzuolo, non lontano, in linea d'aria, da Isola Farnese.
La scoperta è stata fatta l'estate scorsa. Si tratta di 25 tombe a pozzetto, in cui sono stati rinvenuti corredi quasi intatti. A scavare sul sito, gli studenti dell'Università Roma Tre, sotto la guida del Professor Alessandro Guidi, docente di Paletnologia. Sono riemerse, dal sito, le urne cinerarie integre, ancora sigillate, con il loro corredo che hanno fornito nuovi elementi per delineare meglio la storia di Veio tra il X e il IX secolo a.C.
Gli archeologi al lavoro sul contenuto di una delle urne recuperate
a Veio (Foto: Il Messaggero)
I reperti, infatti, consegnano agli archeologi una datazione di Veio più antica di quanto si era pensato finora. Le urne cinerarie, estratte integre dal terreno, sono state trasportate nei laboratori della ASL Roma E, dove sono state sottoposte a Tac. Le analisi hanno rivelato resti scheletrici avvolti in un sacchetto di stoffa e l'esatta disposizione di fibule, spilloni e rasoi di metallo, oggetti del corredo dei defunti. Le immagini restituite dalla Tac con sofisticate ricostruzioni in 3D, hanno permesso agli archeologi di operare una sorta di scavo chirurgico.
Le ossa dei veienti hanno rivelato che gli antichi abitanti della città erano cremati in posizione supina, come si evince dalla colorazione scura della parte posteriore del cranio. Sono stati individuati, attraverso l'analisi dei denti, i resti di tre bambini: uno morto tra i tre e i sei mesi, un altro intorno ai due anni di età, il terzo defunto prima dei cinque anni. E' stato individuato anche quanto rimane dello scheletro di un quindicenne, mentre gli altri resti appartengono a maschi e femmine adulti.
Ora i ricercatori cercheranno di capire, attraverso altri esami sui denti, se i piccoli defunti abbiano sofferto di malnutrizione e interrotto la crescita per via di malattie.

Antico relitto nelle acque dello Sri Lanka

Il relitto dello Sri Lanka (Foto: Dipartimento di Archeologia dello
Sri Lanka)
Per 2000 anni, il più antico naufragio che si conosca ha tenuto ben stretti i suoi segreti, nel fondo del mare dello Sri Lanka. Ora gli archeologi subacquei potranno intraprendere l'esplorazione del sito alla ricerca di indizi in merito agli scambi commerciali tra l'antica Roma e l'Asia.
Il relitto si trova a circa 33 metri di profondità, al largo del villaggio di pescatori di Godavaya, dove già nel 1990 è stato scavato un porto che, un tempo, era un importate scalo marittimo lungo la Via della Seta (II secolo d.C.).
La nave che sarà presto recuperata, è stata scoperta solamente un decennio fa e contiene un cumulo di barre metalliche corrose, pezzi in vetro e ceramica che si sono sparpagliate all'intorno dello scafo. Purtroppo i reperti non sono in buone condizioni, a causa delle correnti marine e delle tempeste intercorse nei secoli. Il relitto, però, a quel che sostengono gli archeologi, potrebbe colmare una lacuna nella prova del commerci di metalli e materie prime esotiche dall'Asia al Mediterraneo e, più specificatamente, al mondo romano.
I ricercatori pensano che gli scambi commerciali tra Roma e l'Asia siano andati intensificandosi con l'annessione dell'Egitto nel I secolo a.C.. Testimonianza ne sono diverse fonti letterarie, come un manuale in lingua greca, risalente al I secolo d.C., che narra di marinai in partenza dal Mediterraneo e dal Mar Rosso verso l'Oceano Indiano per vendere e comperare merce.
Le tracce di questo importante relitto furono notate nel 2003, quando alcuni pescatori locali, tuffandosi in mare, riportarono a terra manufatti antichi. Gli archeologi hanno potuto esaminare il relitto, però, solo nel 2010 e lo hanno documentato in tre successive campagne tra il 2011 e il 2013. La maggior parte del carico della nave sembra essere costituito da materie prime locali: pietre per la macinazione, ferro, lingotti di rame (oramai piuttosto corrosi), barre di vetro provenienti dalla costa del Tamil. I ricercatori sperano, anche, di estrarre da alcuni vasi di ceramica sigillati materiali botanici antichi, quali il polline, che potrebbero fornire molte preziose informazioni circa il periodo in cui il veliero si trovava in viaggio, per esempio.
Per determinare l'età del relitto, gli archeologi hanno prelevato alcuni campioni di legno dello scavo, che hanno restituito una datazione attorno al I secolo a.C. - I secolo d.C.

martedì 4 febbraio 2014

Riconosciute le ossa di Carlo Magno

Lo scheletro di Carlo Magno
(Foto: Thelocal.de)
Gli scienziati tedeschi hanno annunciato, dopo 26 anni di ricerca, che le ossa sepolte per secoli nella Cattedrale di Aquisgrana appartengono a Carlo Magno.
Si tratta di 94 ossa e frammenti ossei prelevati da quello che si è sempre ritenuto essere il luogo dell'ultimo riposo del re dei Franchi, fondatore del Sacro Romano Impero. Si trattava di un uomo di statura alta e corporatura sottile. Le indagini sulle ossa di Carlo Magno sono iniziate nel 1988 in gran segreto.
Dallo studio delle dimensioni delle braccia, delle cosce e degli stinchi, gli scienziati hanno ricostruito l'immagine dell'uomo al quale apparteneva lo scheletro. Carlo Magno era alto 1,84 metri, un'altezza insolita per l'epoca. Pesava circa 78 chilogrammi. Forse era lievemente zoppicante, dal momento che sia le ossa della rotula che il calcagno di una gamba mostrano segni coerenti con un infortunio.
Non è stata, viceversa, ritrovata alcuna prova che Carlo Magno sia morto di polmonite, come si era ipotizzato un tempo. La maggior parte dello scheletro è stata ritrovata nell'elaborata sepoltura del primo imperatore dei Franchi, mentre parti del cranio erano custodite in un busto raffigurante Carlo Magno.

La nobile fanciulla di Roskilde

Le componenti della corona ritrovata nella sepoltura femminile della
Cattedrale di Roskilde e il dettaglio della corona stessa
(Foto: Museo Nazionale di Danimarca)
Durante scavi archeologici nella cattedrale di Roskilde, in Danimarca, i ricercatori hanno trovato alcune sepolture databili ad un periodo compreso tra l'XI e il XVII secolo. Una delle sepolture apparteneva ad una nobildonna, seppellita con la testa poggiata su un cuscino cucito con fili d'oro e con una corona sulla testa.
La corona era costituita da tanti piccoli fiori in filo di rame intrecciato avvolto a fili di seta. I sali metallici in rame hanno fatto sì che il filo di seta potesse conservarsi nel tempo, mentre la banda in ferro che teneva insieme i pezzi si è corrosa ed ora non è più possibile apprezzare l'aspetto originale del gioiello. La maggior parte delle decorazioni, però, è ben conservata, al punto che gli studiosi possono avere un'idea di come potesse apparire il diadema.
Nel medioevo le donne sposate dovevano coprire i capelli con un velo, mentre le donne non sposate e le fanciulle potevano portare i capelli sciolti. Nel 1600 era di moda, tra le donne sposate, indossare cappellini ricamati e costellati di perle, mentre le donne non sposate portavano una corona di perline

Nuove scoperte a Las Ventanas

Una delle sepolture ritrovate dagli archeologi dell'Inah a Las Ventanas
(Foto: Marco Antonio Santos/Inah)
Gli archeologi dell'Istituto Nazionale di Antropologia e Storia (Inah) hanno intrapreso una serie di lavori di consolidamento a Las Ventanas, a sud di Zacatecas. Il sito al quale stanno lavorando era, anticamente, un villaggio Caxcans. I Caxcans erano uno dei gruppi nahuatl che furono più impegnati contro l'invasione degli spagnoli.
Gli archeologi hanno già trovato sette sepolture che potrebbero appartenere ad alcuni di coloro che abitarono il luogo tra il 1200 d.C. e il XVI secolo. Cinque delle sette sepolture contengono resti di bambini di età compresa tra 1 e cinque anni. Le cronache affermano che donne, bambini e Caxcans anziani abitavano questi luoghi, dal momento che i giovani uomini erano impegnati in un conflitto che durò dal 1541 al 1542.
L'Inah ha iniziato lavori sistematici a Las Ventanas nel 2012. La zona archeologica comprende 150 ettari più altri 48 che compongono il centro cerimoniale e civico di Las Ventanas. La piazza è costituita da due altari e fiancheggiata da costruzioni destinate alla nobiltà locale. Una delle costruzioni presenta una rampa di scale orientata verso l'equinozio.

La "nuova" piramide a gradoni di Edfu

La piramide a gradoni appena ritrovata a Edfu
(Foto: Edfu Project at the University of Chicago's Oriental Institute)
Gli archeologi che stanno lavorando nell'antico sito di Edfu, nel sud dell'Egitto, hanno appena scoperto una piramide a gradoni di 4600 anni fa. La piramide anticipa di quasi vent'anni la Grande Piramide di Cheope a Giza.
Questa nuova piramide a gradoni è una delle cosiddette "sette piramidi provinciali", costruite o dal faraone Huni (2635-2610 a.C.) o dal faraone Snefru (2610-2590 a.C.). Nei decenni e nei secoli, i blocchi in pietra della piramide a gradoni sono stati saccheggiati o usurati dagli agenti atmosferici, riducendo l'altezza del monumento dai 13 metri originari ai 5 metri attuali.
Le "piramidi di provincia" sono sparse un pò ovunque, tra il centro e il sud dell'Egitto. Spesso sono associate ad insediamenti di una certa importanza. Queste piramidi non presentano camere interne e non sono state costruite per essere destinate alla sepoltura. Sei delle sette piramidi conosciute hanno dimensioni quasi identiche. Quale fosse lo scopo per cui vennero costruite è tuttora un mistero. Probabilmente erano monumenti simbolici dedicati al culto reale.
Il Professor Gegory Maroard, ricercatore associato presso l'Oriental Institute dell'Università di Chicago, ha ritrovato, sul lato est della piramide appena scoperta, i resti di un impianto destinato a custodire le offerte alimentari. Una scoperta piuttosto importante che può fornire indizi sull'utilizzo dei monumenti. Gli archeologi hanno trovato anche dei geroglifici incisi sulle facce esterne della piramide, situate accanto ai resti di neonati e bambini sepolti ai piedi del monumento. I ricercatori pensano che le iscrizioni e le sepolture siano di molto successive alla costruzione della piramide.
Gli archeologi conoscevano l'esistenza della piramide a gradoni di Edfu, ma non l'avevano mai scavata. La squadra di archeologi guidata dal Professor Marouard ha iniziato a lavorare qui nel 2010, scoprendo che la piramide era sepolta da uno spesso strato di sabbia e rifiuti. Gli abitanti di un vicino villaggio ritenevano che qui fosse stato seppellito uno sceicco o un uomo santo musulmano.
La piramide a gradoni è costruita in arenaria e malta di argilla e lo stile architettonico è simile a quello della piramide a gradoni di Djoser (2670-2640 a.C.), il faraone che costruì la prima piramide egiziana. La tecnica utilizzata appare simile a quella della piramide di Meidum e ci si è serviti di materiale reperito sul posto. La cava dalla quale è stata estratta l'arenaria è stata scoperta nel 2011 e si trova a circa 800 metri a nord della piramide.

Le vie irlandesi dei pellegrini

Una pietra posta su uno degli altari sulla via del pellegrinaggio terrestre
sull'isola irlandese di Chaer. Serviva per giurare il vero
(Foto: Irishtime)
Un vero e proprio itinerario di pellegrinaggio medioevale è stato rintracciato sull'isola di Chaer, in Irlanda. Questa nuova scoperta può far luce sulle pratiche religiose che si svolgevano nella parte occidentale dell'isola più di mille anni fa.
Caher è uno sperone roccioso che segna la fine del mar di Bòthair na Naomh, chiamata "strada del santo", fino alla vetta del Croagh Patrick. L'antico pellegrinaggio marittimo comprendeva un periplo dell'isola che si faceva ogni anno. Il lavoro sulla terraferma ha individuato, recentemente, un insieme di altari o leachts, che costituiscono, a loro volta, un secondo è più grande circuito di pellegrinaggio sui lati sud ed ovest dell'isola. Alcuni di questi altari ad oggi sono faticosamente individuabili, al punto che si pensava che fossero oramai andati perduti all'indomani dell'abbandono dell'isola nel 1838.
Il materiale raccolto nel 1940 da Brian McLoughlin di Cleggan, descrive l'utilizzo, all'epoca, di alcune di queste stazioni di pellegrinaggio, documentate anche dalla fotografia aerea. L'isola di Chaer, conosciuta anche come Oileain na Cathrach, Cathair na Naomh e Cathair Pàdraig, prende nome da un bastione di pietra, la maggior parte del quale è scomparso, che racchiude resti relativi ad un insediamento monastico che guarda uno dei due porti naturali dell'isola.
Il complesso ecclesiastico di Caher mostra diverse fasi e comprende una cappella tardo medioevale ed una serie di croci in pietra con alcuni piccoli altari in pietra a fungere da stazioni di pellegrinaggio. Nella zona nord dell'isola sopravvive, inoltre, un pozzo sacro. Alcune mura, relative ad una sorta di stanza, hanno fatto pensare ad uno spartano rifugio per anacoreti che si dedicavano alla contemplazione e alla preghiera e per i viandanti impegnati sulla via del pellegrinaggio.

domenica 2 febbraio 2014

La birra...prima della birra: il grog

I reperti e la situla in bronzo rinvenuti in Svezia
(Foto: Corsera)
Pare che gli archeologi abbiano scoperto il segreto del grog, la bevanda nazionale degli antichi Goti. Questa bevanda risale a 3000 anni fa e la sua ricetta è molto simile quella di una bevanda prodotta ancora oggi in un'isola svedese.
Il grog dei Goti era composto da miele, mirtillo, mirto di torbiera, mirtillo rosso, achillea, ginepro, resina di betulla, cereali (grano, orzo, segale) e un pò di vino proveniente dalla calda Europa meridionale. La bevanda aveva anche uso medicamentoso ed era abbastanza simile a quella che oggi viene chiamata Gotlandsdricka, prodotta nell'isola di Gotland.
A fare la scoperta sono stati gli archeologi dell'Università della Pennsylvania guidati dal Professor Patrick Mc Govern, attraverso scavi fatti in vari siti dell'Età del bronzo e del Ferro sparsi tra Danimarca e Svezia Meridionale, risalenti ad un periodo compreso fra il 1500-1300 a.C. e il I secolo d.C.. Gli archeologi hanno anche documentato un certo commercio di vino con il Sud Europa risalente al 1100 a.C..
Gli scavi più antichi sono quelli di Nandrup, Danimarca nordoccidentale. Qui è stata scoperta una tomba del 1500-1300 a.C., appartenente ad un principe guerriero sepolto in una bara di quercia con la sua spada di bronzo, un'ascia da battaglia e boccali in ceramica, all'interno dei quali sono stati ritrovati dei residui scuri. Questi residui sono stati analizzati ed hanno consentito di individuare gli anzidetti componenti. Altri residui analoghi sono stati scoperti sempre in Danimarca, in un setaccio in bronzo del 1100-500 a.C. ritrovato a Kostraede, vicino Copenaghen; in una situla in bronzo risalente al 200 a.C. ritrovata in una sepoltura femminile sull'isola di Lolland. La situla era parte del corredo di una donna di origine romana e si trovava nella mano destra della defunta.
Il Professor McGovern ritiene che con il tempo l'importazione del vino dall'Europa Meridionale finì per soppiantare la produzione e il consumo del grog nordico il quale, però, non scomparve del tutto. Molti ingredienti del grog entrarono a far parte della birra di betulla e vennero inseriti tra gli aromatizzanti della birra medioevale chiamata gruit

Splendori dimenticati: la villa di Pollena Trocchia

I resti della villa romana di Pollena Trocchia (Na)
(Foto: Il Mattino)
Tra i gioielli del sud Italia che risultano praticamente quasi sconosciuti, vi è una una bella villa situata nel comune di Pollena Trocchia, in provincia di Napoli, una villa che mostra tracce di riutilizzo dopo la terribile eruzione del Vesuvio del 79 d.C.
La villa si trova in località Masseria De Carolis ed aveva anche dei notevoli ambienti termali. Gli scavi che ancora si svolgono nell'area stanno rivelando come l'eruzione del 79 d.C. incise sul territorio a nord del Vesuvio. L'eruzione qui non ebbe grande virulenza e lasciò sostanzialmente intatto quanto vi si trovava, tant'è che la vita continuò a svolgervisi inalterata per almeno quattro secoli, fino all'eruzione del 472 d.C., che mutò definitivamente l'aspetto del territorio. Si trattava di un territorio ricco di alberi da frutto, querce ed ulivi, dove era stata impiantata con successo anche la coltivazione della vite.
Resti della villa romana di Pollena Trocchia
Un'altra eruzione, nel 512 d.C., finì per seppellire anche le ultime costruzioni visibili, fino al 1988, quando queste riemersero in seguito ai lavori edilizi per la costruzione di parchi residenziali. Purtroppo, però, i ritrovamenti non ebbero l'importanza che doveva essere loro riconosciuta, tant'è che divennero presto una sorta di discarica abusiva e tale rimasero per diversi anni. Solo un ventennio dopo la loro scoperta, una squadra di archeologi guidata dal Professor Ferdinando De Simone, responsabile del progetto multidisciplinare "Apolline Project", ha iniziato lo scavo sistematico dei resti. Immediatamente sono venute alla luce le antiche memorie del passato. Vasi, monete, lucerne e tessere di mosaico sono andate ad arricchire il "bottino" degli archeologi ed a raccontare una storia fatta di ricchezza e splendori in un territorio prosperoso e generoso.
Uno dei mosaici della villa di Pollena Trocchia
(Foto: Il Gazzettino Vesuviano)
Lo scavo archeologico è iniziato nel 2007 e finora sono stati identificati 14 ambienti di un grande complesso termale. L'edificio venne costruito sulla cenere che coprì Pompei nel 79 d.C. ed è datato al II secolo d.C.. Nei secoli successivi gli ambienti termali caddero progressivamente in disuso, i pavimenti vennero rimossi, finché, nel 472 d.C., il sito venne parzialmente ricoperto da una nuova eruzione del Vesuvio. Poco dopo, però, l'area venne nuovamente occupata: sono state trovate, infatti, strutture poste ad una quota superiori. La definitiva distruzione del sito si ebbe con le eruzioni del 505 e del 512 d.C.. Nell'ultimo strato di frequentazione prima dell'eruzione del 472 d.C. è stata ritrovata la sepoltura di un bambino di circa sei anni di età, con un corredo costituito solamente da una piccola moneta in bronzo relativa al periodo dell'imperatore d'Oriente Marciano (450-457 d.C.) che doveva servire da viatico per l'aldilà. Altre due sepolture sono ritornate alla luce nel 2010 nei pressi della zona termale, dove un tempo sorgeva il calidarium. Si trattava di due individui di sesso maschile, due neonati, sui cui resti è stato effettuato l'esame con il C14, che ha rivelato una datazione delle deposizioni compresa tra il 335 e il 414 d.C. Altre deposizioni sono state trovate ad una certa distanza dal complesso. Si tratta di deposizioni nella nuda terra, senza contenitori funerari né corredi. I resti appartengono a due neonati, un adolescente e un adulto morto attorno ai 40-45 anni di età.
Gli scavi della villa di Pollena Trocchia
Nel 2011 è stata ritrovata un'altra sepoltura molto danneggiata dai lavori eseguiti con un mezzo meccanico nel 1988. Si tratta dell'ultima dimora di un individuo di sesso femminile di circa 15 anni di età. Il ritrovamento di queste sepolture durante le campagna del 2010-2011 ha fatto pensare che durante una delle ultime fasi di vita del complesso (472 d.C.), una parte della villa venne adibita ad uso funerario, soprattutto per inumazioni infantili.
Sul sito hanno lavorato, lo scorso anno, anche i restauratori dell'Accademia di Belle Arti di Napoli, diretti dalla restauratrice Jessica Scarpelli, che si sono dedicati al recupero degli affreschi e dei mosaici ancora in situ, quali la pavimentazione delle terme romane ed alcune decorazioni in stucco. Proprio sulla pavimentazione delle terme sono stati identificati alcuni marchi di fabbrica che permetteranno di risalire all'edificazione delle terme.
Il comune di Pollena Trocchia, con Massa di Somma e San Sebastiano al Vesuvio, costituisce un lembo occidentale della caldera del monte Summa. Anticamente si trovava ai margini dei territori di Neapolis ed Herculaneum e confinava, ad est, con il territorio di Nola.

Spagna, scoperto un interessantissimo carro votivo in bronzo

Spagna, il carro votivo in bronzo (Foto: CSCIC Comunicaciòn) Nel sito archeologico di Casas del Turunelo , nella provincia di Badjoz , in Sp...