sabato 31 dicembre 2011

Nuovi scavi a Ulpia Traiana Sarmizegetusa

Uno dei ritrovamenti ad Ulpia Traiana Sarmizegetusa
Gli archeologi hanno scoperto i resti di una grande città romana costruita a nord del Danubio. La città possedeva numerosi templi, un anfiteatro, un foro di grandi dimensioni con edifici amministrativi, scuole di gladiatori, fortificazioni ed anche una necropoli.
Il sito sorge in una pianura ai piedi dei monti Retezat, nel sud della Transilvania, in Romania. Il periodo di massimo splendore della città fu il II secolo d.C.. Dopo aver sconfitto i Daci nel 106 d.C., Traiano aveva fatto costruire una città sul luogo in cui si era svolta un'importante battaglia tra le legioni romane e le truppe dei Daci. Questa città era nota come Ulpia Traiana Sarmizegetusa ed aveva una superficie di 30 ettari con una popolazione di circa 25.000 abitanti.
I monumenti della città furono costruiti utilizzando la pietra calcarea e il marmo, che furono poi asportati per edficare chiese medioevali e castelli. Gli archeologi hanno iniziato a scavare in questo luogo già nel 1924, poi nel 1973. Ora si apprestano a tornarvi nell'estate del 2012, per esplorare meglio il sito. Infatti si pensa che sia stato scavato appena il 15% di quanto ancora giace sotto terra. Quel che è stato scavato ha rivelato la ricchezza e la vastità di quest'antica metropoli. Con l'anno nuovo si proseguirà ad esplorare il Foro, i templi e si cercherà di individuare le case.
Tra gli edifici già individuati vi sono l'anfiteatro e una scuola per gladiatori, il tempio della dèa Nemesi, quello di Liber Pater, il tempio di Esculapio, una basilica, dei magazzini, le terme e l'ufficio del Procuratore.

I dieci anni della scoperta della nave di Newport

Una scarpa medioevale ritrovata a Newport
Il prossimo anno, oramai alle porte, ricorrerà il decimo anniversario di una straordinaria scoperta effettuata sulle rive del fiume Usk a Newport. Nell'estate del 2002, nel bel mezzo di un cantiere, il fango rivelò i resti di una nave commerciale di 500 anni prima.
L'imbarcazione, costruita nel 1447, è l'esempio meglio conservato al mondo di una nave del XV secolo. A distanza di dieci anni dalla scoperta, gli archeologi stanno rilevando interessanti aspetti della vita a bordo. Sono stati liberati dal fango scarpe, monete, resti di animali, lische di pesce, noci, semi e polline. Ma gli archeologi ritengono che le sorprese non siano ancora terminate.
E' stato ritrovato, innanzitutto, un pezzo di corda incredibilmente ben conservata. Se ne può leggere la struttura e la dimensione.

L'amore è il linguaggio per gli innamorati

Panorama di Gerusalemme
Uno scavo archeologico nel quartiere ebraico di Gerusalemme ha rivelato un antico tubo di argilla con incisa la frase: "L'amore è il linguaggio per gli innamorati". Letteralmente suona come "Il cuore è un linguaggio per l'amante". Si trattava, probabilmente, di un regalo fatto da un innamorato alla sua amante.
Tubi di argilla di questo tipo erano molto comuni nel periodo ottomano. Si utilizzavano prevalentemente per fumare tabacco, anche se alcuni erano utilizzati per fumare l'hashish. Tra il XVI e il XIX secolo Gerusalemme, infatti, faceva parte del vasto impero Ottomano che si estendevano tra l'Asia, l'Africa e l'Europa.

giovedì 29 dicembre 2011

Resti dell'Età del Bronzo vicino Aleppo

I manufatti ritrovati nella tomba di Sousan
Il Dipartimento per gli scavi archeologici di Aleppo e la Direzione musei hanno annunciato di aver scoperto una camera sepolcrale risalente all'Età del Bronzo nel villaggio di Sousan, a 12 chilometri di Ein al-Arab, città del governatorato di Aleppo.
La camera sepolcrale è stata ricavata dalla pietra calcarea ed è accessibile attraverso uno stretto ingresso esposto a sud, che termina in una porta di pietra circolare di 100 centimetri di diametro. Questa porta conduce alla camera sepolcrale. In quest'ultima sono stati scoperti i resti di otto scheletri di individui di età diverse e deposti in diverse posizioni.
Tra i reperti sono stati ritrovati manufatti come ceramiche, piatti, tazze sempre dell'Età del Bronzo (2150-205 a.C.), oltre ad un frammento di osso decorato con forme geometriche, una punta di lancia, un martello, una statuetta forgiata a forma di toro, un braccialetto, una collana e delle perline.

Scoperte nel passato bulgaro

La torre sud di Sozopol
Gli archeologi hanno fatto una straordinaria scoperta nella città di Sozopol, sul Mar Nero, hanno trovato la porta est di Apollonia Pontica, da lungo cercata. Il monumento era celato sotto baracche illegali per la vendita di alimenti e bevande, nel centro di Sozopol e permetterà agli studiosi di recuperare e studiare i sistemi di fortificazione antica sul sito.
Gli archeologi, dunque, ora cercheranno di esplorare l'ultima parte mancante delle mura della città antica, che arrivavano fino a sette metri di altezza, anche se molti dei materiali utilizzati per costruirle sono stati recuperati dagli abitanti della città.
Un'altra sorpresa, per gli archeologi, è stato il ritrovamento di una chiesa di V o VI secolo d.C., vicino l'ingresso della fortezza che chiudeva la città. Di questa chiesa non si conosceva assolutamente l'esistenza. L'edificio religioso conservava le reliquie di Giovanni Battista e si trova non lontano dalla restaurata chiesa di S. Cirillo e Metodio

Riapre il Sepolcro degli Scipioni, a Roma

Interno del Sepolcro degli Scipioni
Era chiuso al pubblico dal 1992. Si tratta di un complesso archeologico di età repubblicana, situato nel tratto urbano di via Appia Antica, non lontano da Porta San Sebastiano, a Roma: il Sepolcro degli Scipioni.
I lavori di restauro erano iniziati nel 2008 e si sono incentrati sul consolidamento del banco di tufo in cui è stato scavato il sepolcro. Ora il sito è stato reso accessibile al pubblico con un nuovo percorso di visita anche per i diversamente abili, con servizi di accoglienza e pannelli didattici che illustrano ai visitatori i resti archeologici presenti nell'area.
L'apertura definitiva sarà effettuata il prossimo anno, con cadenza periodica e visite guidate tutti i sabati dalle ore 9.30 alle ore 12.30 solo su prenotazione (il numero di telefono al quale dare la prenotazione è lo 060608). Sono previste visite per gruppi di massimo 12 persone alla volta, guidate da un archeologo.
Il complesso fu scoperto, per caso, nel 1780, ad opera di due fratelli sacerdoti, i fratelli Sassi, proprietari di una vigna al di sopra del sepolcro che ritrovarono l'ingresso di quest'ultimo proprio scavando per allargare la cantina della loro abitazione. In seguito tutte le iscrizioni furono portate ai Musei Vaticani.
L'area sepolcrale è formata da una serie di gallerie dell'altezza di quasi due metri. Queste gallerie si intersecano e si incrociano a formare un quadrato di circa 11 metri di lato, scavato nel tufo della collina. Nelle pareti furono ricavate delle nicchie destinate ad ospitare sarcofagi, alcuni direttamente ricavati sul posto con lastre di tufo.
La costruzione risale al III secolo a.C. e fu voluta dal capostipite della famiglia degli Scipioni, Lucio Cornelio Scipione Barbato, il cui sarcofago si trova sul fondo della galleria centrale. Con lui furono qui deposti i resti mortali dei membri della famiglia degli Scipioni, ramo della gens Cornelia. Molti esponenti ebbero fama e fortuna in campo politico e militare, come Scipione Africano Maggiore, vincitore di Annibale nella guerra annibalica (sepolto nella sua villa a Literno) e Scipione Emiliano, che concluse trionfalmente la terza guerra punica, distruggendo Cartagine. Qui furono sepolte anche Cornelia, figlia di Scipione l'Africano e madre di Tiberio e Caio Gracco.
Le ultime sepolture ospitate qui risalgono al I secolo d.C., quando un ramo collaterale degli Scipioni, estintosi il ramo principale, decise di riutilizzare il sepolcro.
Il monumento funebre è diviso in due corpi distinti: quello principale è a pianta grosso modo quadrata ed ha un ingresso indipendente. La regolarità dell'impianto porta a credere che lo scavo sia avvenuto proprio per creare il sepolcro. Il corpo centrale presenta quattro gallerie lungo i lati e due centrali. Della facciata restano scarse pitture. Originariamente era composta da un alto podio con cornici a cuscino. Nel podio si aprivano tre archi in conci di tufo dell'Aniene: uno portava all'ingresso dell'ipogeo, uno alla nuova stanza, l'ultimo era cieco ed aveva una funziona ornamentale. Il basamento doveva essere ricoperto di affreschi, dei quali rimangono scarsi lacerti.
Dal sepolcro provengono anche delle teste scolpite nel tufo dell'Aniene, delle quali una scoperta nel '700 ed oggi ai Musei Vaticani, ed un'altra scoperta nel 1934 e trafugata. La testa oggi custodita ai Vaticani è alta 24 centimetri ed è attribuita ad Ennio, un poeta dei primordi della storia di Roma. L'attribuzione, però, non è corretta. Probabilmente la testa era pertinente ad una statua sdraiata su un coperchio, in posizione banchettante, nella foggia tipica dell'Etruria meridionale.
Il sepolcro conteneva trenta sarcofagi collocati lungo le pareti, essenzialmente di due tipi: monolitici e costruiti, cioè composti da lastre accostate. Il sarcofago del capostipite, Lucio Cornelio Scipione Barbato, è ora ai Musei Vaticani, mentre nel sepolcro è presente una copia. Era in peperino e datato al 280 a.C., concepito in forma di altare.

lunedì 26 dicembre 2011

Il sigillo del Tempio

Il sigillo ritrovato a Gerusalemme
Sotto la città vecchia di Gerusalemme è stato ritrovato un raro sigillo d'argilla, forse legato ai rituali religiosi praticati nell'antico Tempio circa 2000 anni fa. Il sigillo riporta due parole in aramaico dal significato di "puro per Dio".
L'archeologo Ronny Reich, dell'Università di Haifa, ha affermato che il sigillo risale ad un periodo compreso tra il I secolo a.C. e il 70 d.C., quando l'esercito romano, per contenere la rivolta degli ebrei, finì per distruggere il secondo dei due templi di Gerusalemme.
Il sigillo è il primo scritto risalente a quel particolare periodo storico e sembra essere stato un manufatto utilizzato nella pratica rituale del tempio. Finora sono stati scoperti pochissimi manufatti legati al Tempio. Quest'ultimo, infatti, è "off-limits" per gli archeologi, a causa della sua notevole importanza dal punto di vista sia politico che religioso.
Gli archeologi ritengono che il sigillo è stato, con tutta probabilità, utilizzato dai funzionari del Tempio. Si trattava, forse, di un oggetto rituale utilizzato per il pagamento di olio o di un animale destinato al sacrificio. Tutti gli oggetti utilizzati dai sacerdoti del Tempio dovevano soddisfare le linee guida, piuttosto severe, di purezza dettate nella Mishna.
Il luogo dove è ritornato alla luce il sigillo si trova sulla strada principale che attraversava l'antica Gerusalemme, appena fuori dal complesso del Tempio.


Strani segni emergono dal sottosuolo di Gerusalemme

Le misteriose incisioni ritrovate a Gerusalemme
Gli archeologi israeliani hanno scoperto un complesso di camere scavate nella roccia nella parte più antica di Gerusalemme. Recentemente sono stati trovati dei segni: tre incisioni a forma di "V" tagliate una accanto all'altra sul pavimento di calcare di una delle stanze. Non sono stati ritrovati indizi che indichino l'identità di chi ha fatto queste incisioni, né gli archeologi hanno idea dei motivi per i quali sono stati incisi.
Le incisioni sono state ritrovate in uno scavo chiamato "la città di Davide", condotto da archeologi israeliani e finanziati da un gruppo nazionalista ebraico. Lo scavo si trova sotto il quartiere palestinese di Silwan a Gerusalemme est. Il complesso di camere sono state ritrovate all'interno di una fortificazione che circondava l'unica fonte d'acqua naturale della città antica, la fonte di Gihon.
Probabilmente le misteriose incisioni sono state effettuate 2800 anni fa e potevano essere il punto di incastro di un qualche tipo di struttura in legno. Potevano anche essere incisioni rituali. Per ora, fino alla scoperta di nuovi e significativi indizi, tutto è possibile.
Segni del genere furono ritrovati da una spedizione guidata dall'esploratore britannico Montague Parker, che cercava i tesori perduti del Tempio di Gerusalemme tra il 1909 e il 1911. I segni ritrovati dalla spedizione di Parker erano in un canale sotterraneo non lontano dallo scavo odierno. Gli archeologi, però, non hanno ancora proceduto allo scavo in questa zona.
I resti di ceramica ritrovati nelle stanze hanno indicato agli studiosi che l'800 a.C. è stata quasi certamente l'ultima data in cui questi ambienti furono utilizzati. Gerusalemme, all'epoca, era sotto il dominio dei re della Giudea. Sembra che, all'epoca, queste misteriose stanze siano state riempite di macerie che dovevano servire a sostenere la costruzione di un muro difensivo
Lo scopo del complesso di stanze è parte dell'enigma da scoprire. Le mura hanno un andamento a linee rette ed i pavimenti portati a livello provano l'alta capacità tecnica ed ingegneristica dei costruttori. Inoltre le stanze si trovavano nei pressi del luogo più importante di Gerusalemme, la sorgente Gihon e, probabilmente, la loro funzione era legata proprio a questa sorgente.
Un unico reperto è stato ritrovato in una stanza accanto a quella recante i misteriosi segni a "V". Si tratta di una pietra, quasi un segnacolo tombale, lasciata in posizione verticale quando la stanza fu riempita di detriti. Tali pietre erano usualmente utilizzate, in Medio Oriente, come altari rituali o segnacoli per gli antenati defunti. Probabilmente si tratta di un relitto dei culti pagani che gli ebrei cercavano di sradicare dalla terra d'Israele. Questo non significa necessariamente che le stanze fossero parte di un tempio pagano. Probabilmente la pietra ritrovata ancora in piedi era stata collocata in un angolo ed era dedicata ad una pratica religiosa rimasta ancora in vita all'epoca dei profeti d'Israele.

domenica 25 dicembre 2011

Misteriosi resti preistorici sul monte Ararat

Il monte Ararat
Il Dottor Joel Klenck ha da poco completato una prima analisi di due siti archeologici sul monte Ararat in Turchia, scoperti dalla guida curda Ahmet Ertugrul. Quello che è stato ritrovato è una grande struttura in legno ed una grotta che appartengono entrambi al tardo paleolitico, tra il 13.100 e il 9.600 a.C..
La struttura in legno si trova a 4.200 metri sul monte Ararat ed è per gran parte coperta da strati di pietre e di ghiaccio. Appare piuttosto ben conservata e presenta una notevole varietà di materiali di origine vegetale, come il legno di cipresso ma anche dei semi di ceci che ne coprono il pavimento.
Sembra che questa struttura lignea sia stata "visitata" anche in epoche successive al suo assemblaggio: sono state trovate ciotole in ceramica del Calcolitico e dell'Età del Bronzo. La struttura è lunga 121 metri circa e larga quasi 24, comprende anche delle scale che scendono al suo centro ed è, quindi, costituita da più piani. La maggior parte dell'edificio è tuttora inesplorata, coperta com'è dai detriti litici e dal ghiaccio.
Anche nella grotta non lontana dal misterioso edificio in legno vi sono resti botanici, quali fibre di lino, pezzi di stoffa, strumenti in osso, manufatti in legno. Sono state trovate, all'interno della cavità naturale, anche delle ciotole che sembrano realizzate in materiale organico, probabilmente lo stomaco di qualche animale.

Scoperte le tracce di una misteriosa civiltà a Panama

Uno degli oggetti ritrovati a El Cano
Alcune tombe ritrovate in America centrale hanno rivelato tesori d'oro e di gemme e, forse, anche omicidi per avvelenamento. Il vero tesoro, però, rimangono le tracce di una civiltà senza nome ritrovate a Panama.
Il luogo della scoperta si trova vicino Sitio Conte, nel centro di Panama. Qui sono stati ritrovati i manufatti più importanti di questa antica cultura, che gli archeologi fanno risalire al 250 d.C. e che durò almeno fino al XVI secolo, quando irruppero sulla scena i conquistadores spagnoli. I manufatti ritrovati recentemente sono databili ad un periodo compreso tra il 700 e il 1000 d.C. e sono stati rinvenuti in una località di Sitio Conte chiamata El Cano.
La caratteristica di El Cano sono dei monoliti di pietra che, nel tempo, avevano attirato i cercatori di tesori, inutilmente. Gli archeologi hanno iniziato a scavare qui nel 2008, scoprendo, quasi subito, lo scheletro di un personaggio di una certa importanza, adorno di pettorali circolari che recavano incisi volti macabri e con una cintura di grandi perle d'oro.
Gli scavi più recenti sono del 2011 ed hanno riportato alla luce i resti di un altro capo ornato allo stesso modo di quello ritrovato nel 2008. Questi giaceva in una fossa a più livelli, un tempo riparata da un tetto di legno. Intorno al corpo di questo personaggio - che gli archeologi presumono fosse il capo di una comunità - giacevano ben 25 corpi disposti con cura. Si tratta della più grande delle sei sepolture ritrovate a El Cano.
Tra gli scheletri è stato rinvenuto anche quello di un bambino, forse il figlio del capo, da quel che si capisce dall'abbigliamento: bracciali, orecchini e una collana di pietre dure oltre ad alcuni piatti d'oro. Anche il fondo della sepoltura era stato ricoperto di cadaveri, ne sono stati ritrovati, finora 15, sepolti quasi a formare una piattaforma. Gli archeologi credono che si trattasse di prigionieri di guerra o schiavi che siano stati sacrificati. Un uso che sembra essere stato molto diffuso a El Cano.
La squadra di archeologi che dall'inizio dell'anno stanno scavando nel sito stanno aspettando le analisi sui resti umani ritrovati. Tra gli oggetti rinvenuti è stato, infatti, recuperato un vaso pieno di lische di pesci palla, un pesce molto velenoso. Il vaso non era lontano da una delle sepolture e questo fa pensare che questi pesci possano essere stati utilizzati in quelli che appaiono come sacrifici umani. I corpi che circondavano i cosiddetti "capi" erano coperti da frammenti in ceramica di piatti.
Gli archeologi sperano che le continue scoperte a El Cano possano presto far luce sull'identità e le origini di questa particolare civiltà che sembra davvero aver lasciato pochissime tracce di sé, anche a causa della devastazione del territorio operata dagli Spagnoli.

La maledizione del fruttivendolo di Antiochia

La tavoletta ritrovata ad Antiochia
Una antica maledizione di 1.700 anni fa, scritta sui due lati di una tavoletta di piombo sottile, era diretta nei confronti di un fruttivendolo di Antiochia. La tavoletta è scritta in greco ed è stata ritrovata in fondo ad un pozzo ad Antiochia, una delle più grandi città dell'impero romano, situata nella Turchia sudorientale, al confine con la Siria.
La maledizione invoca Iao, nome greco per indicare il Dio dell'Antico Testamento, affinché affligga un uomo di nome Babila, un fruttivendolo. Nella tavoletta viene indicato anche il nome della madre di Babila, Dionisia, conosciuta anche come Hesykhia.
La tavoletta è custodita, ora, al Princeton University Art Museum. E' stata scoperta nel 1930 da una squadra di archeologi, ma non era stata tradotta fino ad ora, quando vi ha posto mano il professor Alexander Hollmann dell'Università di Washington, il quale ha affermato di non aver mai tradotto, in vita sua, una maledizione rivolta ad un fruttivendolo.
Probabilmente la maledizione è il frutto di una rivalità in affari, nel commercio magari. Probabilmente chi è che ha "commissionato" la tavoletta era anch'egli un fruttivendolo. Babila, il nome dello sfortunato destinatario della maledizione, era molto utilizzato nel III secolo d.C., vi fu anche un vescovo di Antiochia che portava questo nome e che fu ucciso per la sua fede cristiana. Chissà, probabilmente anche Babila il fruttivendolo era di fede cristiana.
All'inizio lo stile della tavoletta, che ricalca le maledizioni che si ritrovano in alcuni brani della Bibbia, ha fatto pensare al professor Hollmann che chi ha lanciato la maledizione fosse un ebreo ma, in seguito, ha appurato che sia i greci che i romani utilizzavano le forme di maledizione ebraiche senza capirne molto il significato. Il termine Iao, ad esempio, è una sorta di traduzione del nome ebraico di Dio, Yahweh. La tavoletta fa cenno anche alla storia dei primogeniti d'Egitto.

Spagna, scoperto un interessantissimo carro votivo in bronzo

Spagna, il carro votivo in bronzo (Foto: CSCIC Comunicaciòn) Nel sito archeologico di Casas del Turunelo , nella provincia di Badjoz , in Sp...