domenica 16 agosto 2026

Roma, il Tevere rivela i resti del Ponte Neroniano

Roma, i resti del ponte neroniano emerso grazie alla secca
del Tevere (Foto: archeomedia.net)

Il livello straordinariamente basso del fiume Tevere, nel cuore di Roma, ha rivelato, in questi giorni, nei pressi del Vaticano, i resti dell'antico ponte romano databile probabilmente al regno dell'imperatore Nerone (54-68 d.C.).
La costruzione, posta nei pressi di Castel Sant'Angelo, consentiva alla Via Triumphalis (l'antica strada consolare che collegava Roma a Veio) di attraversare il fiume, collegando Roma all'area del Vaticano.
Il ponte, realizzato nel I secolo d.C., collegava il Campo Marzio con l'Ager Vaticanus, dove si trovavano le proprietà dell'imperatore Nerone, compresa la villa della madre Agrippina, il circo di Caligola e la via Cornelia, che passava davanti a Castel Sant'Angelo.
Alla metà del Settecento i resti dei piloni, che emergevano dall'acqua, erano più evidenti e venivano impiegati per ormeggiare i mulini natanti che azionavano le loro macine sfruttando la corrente del Tevere incanalata dai piloni. Alla fine del XIX secolo i piloni furono demoliti per rendere più navigale il fiume e negli scavi dei primi del Novecento, intrapresi per realizzare il ponte Vittorio Emanuele II, vennero trovate le puntazze in ferro e le travi in legno conficcate ancora nel letto del fiume.
Non si conosce l'epoca della distruzione e, forse, andò in disuso in occasione della costruzione delle mura aureliane, nelle quali sembra mancare una porta in corrispondenza del ponte, anche a causa della vicinanza del ponte Elio. Non doveva più essere utilizzabile nel VI secolo d.C., all'epoca della guerra gotica. Il Ponte Neroniano avrebbe dovuto essere ricostruito per Giulio II della Rovere con il nome di ponte Giuliano per collegare via della Lungara con la via Giulia, sulla riva opposta, ma il progetto rimase irrealizzato. 

Fonti:
archeomedia.net
Wikipedia


Kainua ed i suoi segreti, torna alla luce un pozzetto votivo a Marzabotto

Marzabotto, una delle statuine rinvenute nel pozzo
(Foto: archeomedia.net

Statuette in bronzo, un rarissimo piatto in bronzo, che conserva ancora l'originario colore lucente del metallo, e offerte votive sono i principali reperti emersi dalla campagna di scavo che interessato un antico pozzo rituale nell'area sacra di Kainua, l'antica città etrusca i cui resti si conservano nel territorio di Marzabotto, in provincia di Bologna
Gli oggetti rinvenuti sul fondo del pozzo sembrano essere frutto di una deposizione rituale legata alla fondazione della struttura, che è stata datata tra la fine del VI ed i primi decenni del V secolo a.C., in concomitanza con la nascita della città di Kainua. A testimonianza della fase finale di utilizzo del pozzo, con la conseguente chiusura, sono due scheletri umani, che sembrano segnare il momento dell'abbandono e della chiusura della struttura.
Il pozzo si trova nell'area sacra urbana di Kainua e conferma come questa struttura non fosse destinata solo all'approvvigionamento idrico, ma avesse anche una funzione rituale legata sia alla fondazione della città che al culto dell'acqua.
L'area non è nuova a ritrovamenti di particolare rilievo, come dimostrano i due monumentali templi le cui iscrizioni etrusche sono state attribuite alla principale coppia divina del pantheon etrusco: Tinia (corrispondente a Zeus) e la sua consorte Uni (assimilata ad Hera). Nell'area dedicata ad Uni è documentato, inoltre, il culto di Vei, divinità assimilabile a Demetra, protettrice della fertilità agraria ed umana.
La campagna di scavo è stata condotta dal Museo Nazionale Etrusco di Marzabotto e dall'Università di Bologna, nell'ambito di una collaborazione istituzionale.
L'esistenza della città è nota fin dal 1551, quando frate Leandro Alberti, nel suo Descrittione di tutta Italia, ipotizza la presenza di una città antica sulla base del ritrovamento di alcune rovine di edifici, mosaici e monete. Il sito, malgrado sia andato in parte perduto a causa dell'erosione della marna dovuta al vicino fiume Reno, rimane unico nel suo genere poiché ha perfettamente conservato le tracce della sua planimetria, a pianta ottagonale di stampo coloniale.

Fonti:
archeomedia.net
Wikipedia

Gragnano, riemerge un'antica e ben conservata necropoli

 
Gragnano, i materiali recuperati dalla necropoli
(Foto: quotidianoarte.com)
Si tratta di uno dei ritrovamenti archeologici più rilevanti degli ultimi anni nel Sud Italia. Nel corso dei lavori di espansione del Pastificio Garofalo di Gragnano, in provincia di Napoli, è emersa una necropoli risalente al VI secolo a.C., portata alla luce grazie alle attività di archeologia preventiva condotte sotto la direzione scientifica della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per l'Area Metropolitana di Napoli.
Lo scavo, condotto tra l'inizio del 2025 e i primi mesi del 2026, ha restituito 85 sepolture distribuite su un'area di circa 2.000 metri quadrati. Finora sono stati identificati 16 adulti, 4 bambini e 15 infanti, mentre le indagini sui restanti individui sono ancora in corso. A colpire i ricercatori non è stato tanto il numero dei sepolti ma lo stato di conservazione delle sepolture. In alcune casse funerarie in tufo si è, infatti, creata, nel tempo, un'atmosfera priva di ossigeno che ha permesso la sopravvivenza di materiali organici normalmente perduti, compreso un piatto di legno.
Le tombe hanno restituito vasellame decorato, gioielli tra i quali collane e pendenti in avorio con figure umane, una spada in ferro e fibule in bronzo, elementi che, secondo la Soprintendenza, rimandano alle strategie di autorappresentazione sociale di un'élite di rango elevato dell'Ager Stabianus. Tra i reperti figurano inoltre graffiti alfabetici che riportano i nomi dei possessori, testimonianza delle reti commerciali che nel VI secolo a.C. collegavano quest'area della Campania alla Grecia, all'Egitto ed al Mediterraneo orientale
Lo studio dei materiali biologici ha permesso di ricostruire aspetti legati all'alimentazione, alla mobilità e alle condizioni di vita delle comunità dell'epoca, dal rachitismo infantile alle deformazioni scheletriche legate alle attività lavorative.
Al di sotto della necropoli sono emerse anche strutture più antiche, riferibili all'Età del Rame e del Bronzo che creerebbero una continuità con le popolazioni di Longola e, in prospettiva, con Pompei, riaprendo l'interrogativo sulla localizzazione dell'antica città di Stabia, questione su cui gli studiosi non si dicono ancora in grado di offrire una risposta definitiva. Si riteneva che gli insediamenti indigeni fossero scomparsi con la fondazione italica di Nocera e di Pompei, mentre i nuovi dati suggeriscono una fase più avanzata di quella presenza nel VI secolo a.C.
Il ritrovamento non è isolato. La nuova area funeraria si inserisce in una necropoli più ampia, individuata già a metà degli anni '50 dall'archeologo Libero D'Orsi in località Madonna delle Grazie. In quell'occasione furono recuperati i corredi di circa 300 tombe, oggi conservati al Museo Archeologico di Quisisana.

Fonte:
quotidianoarte.com

Pineto, portato alla luce un interessante complesso romano

Pineto, il complesso produttivo riportato alla luce
(Foto: notiziedabruzzo.it)

Un complesso produttivo romano databile tra il I secolo a.C. ed il I secolo d.C. è stato individuato a Pineto, in provincia di Teramo, durante i lavori per la realizzazione del metanodotto Cellino Attanasio-Pineto.
Le indagini, condotte sotto la direzione scientifica della Soprintendenza archeologica, belle arti e paesaggio per le province dell'Aquila e Teramo e coordinale dalla funzionaria archeologa Gilda Assenti, hanno riportato alla luce strutture murarie, ambienti destinati allo stoccaggio e una fornace.
Tra i reperti rinvenuti figurano frammenti di anfore, tappi, laterizi, una moneta ed un amo da pesca in bronzo.
Gli elementi raccolti fanno ipotizzare la presenza di un centro specializzato nella produzione e nello stoccaggio di contenitori destinati al trasporto di olio, garum e vino atriano, collegato all'antica Hatria (l'attuale Atri) e ai traffici commerciali lungo l'Adriatico. L'area è stata temporaneamente reinterrata per garantirne la tutela.
L'area era situata in una posizione strategica tra la viabilità antica e il litorale.

Fonte:
notiziedabruzzo.it

Roma, il Tevere rivela i resti del Ponte Neroniano

Roma, i resti del ponte neroniano emerso grazie alla secca del Tevere (Foto: archeomedia.net) Il livello straordinariamente basso del fiume ...