lunedì 17 dicembre 2012

Sozopol, continue e sorprendenti scoperte

Sozopol, panorama
Nella città bulgara di Sozopol, sul Mar Nero, sembra sia stato ritrovato il tempio di Poseidone, con un grande altare, relativamente ben conservato.
Durante gli scavi della città sono stati ritrovati numerosi pezzi di marmo che stanno ad indicare la distruzione dei templi pagani ad opera del trionfante cristianesimo. Il tempio di Poseidone fu sostituito da una chiesa cristiana, edificata a poca distanza dalle rovine dell'edificio sacro pagano. La chiesa venne dedicata a San Nicola, santo patrono di pescatori e marinai.
A Sozopol è stato ritrovato anche uno scheletro, quest'estate, deposto in modo tale da sembrare vittima delle credenze sui vampiri. Ultimamente è stato rinvenuto un'altro scheletro, quello di un uomo che si è portato, nella tomba, gli astragali, quasi ad indicare la sua passione assoluta per il gioco. Lo scheletro è stato datato provvisoriamente al V secolo a.C.. Il defunto è stato seppellito con un piatto greco contenente 80 astragali. Ad agosto è emerso anche, sull'isola di St Kirik, al largo di Sozopol, un vaso a forma di testa di toro, che è stato attribuito al VI secolo a.C.

Ritrovata l'antica Metelis

Una delle monete bizantine ritrovate
a Metelis
Una squadra di archeologi della Sapienza che sta lavorando nella zona del Delta del Nilo, ha ritrovato la città di Metelis. L'antica città è stata identificata con il sito di Kom el-Ghoraf, citata da varie fonti ma, finora, mai ritrovata. Metelis fu una delle città principali del Basso Egitto di età tolemaica.
Durante gli scavi è stato riportato alla luce un tesoretto di monete bizantine. Il sito, attualmente, ricopre una superficie di 32 ettari ma era certamente più grande. E' il frutto di una sovrapposizione millenaria di insediamenti, il più recente dei quali è di epoca bizantina. Le monete ritrovate, tra le quali ce ne sono due d'oro coniate a Costantinopoli nella prima metà del VII secolo d.C., erano in un ripostiglio sigillato nello strato più alto del sito e risalgono al periodo in cui la città fu distrutta. Metelis scomparve sotto il regno di Eraclio I, imperatore dell'Impero Romano d'Oriente.
Una delle monete d'oro ritrae l'imperatore Eraclio tra i due figli e fu coniata tra il 638 e il 641 d.C.. Proprio la datazione di questa moneta consente agli studiosi di fissare nel tempo la conquista araba della città sconosciuta.
Gli studiosi hanno anche ritrovato strutture abitative e cisterne per l'acqua. La vita della città copre circa un millennio. Metelis era capitale del nomos Metelites, che le fonti collocano proprio in questa zona. La missione archeologica italiana opera nel sito dal 2002 ed è una delle poche presenti, viste le difficoltà di scavo della zona a causa delle caratteristiche idrogeologiche che influiscono in modo determinante sulla conservazione dei siti. L'acqua, infatti, ha scavato profondi canyon intaccando e, a volte, cancellando le strutture.
Kom el-Ghoraf si trova nell'area della Beheira, compresa tra Damanhur e Rosetta. La missione archeologica italiana è diretta da Loredana Sist. Il sito è stato ampiamente demolito dai cercatori di sebbakh, soprattutto a partire dall'Ottocento. L'area è disseminata di strutture in mattoni crudi e di resti di ceramica domestica di età romana e bizantina.
Gli archeologi hanno identificato anche delle sepolture piuttosto modeste e undici strutture di età romana, costruite in mattoni cotti, sommerse completamente dal fango. 

sabato 15 dicembre 2012

Scoperta una basilica costantiniana a Serdica/Sofia

Scavi della basilica costantiniana dell'antica Serdica
(foto Plamen Stoimenov)
E' stata scoperta, a Sofia, capitale della Bulgaria, una basilica romana risalente al periodo di Costantino il Grande. Il monumento si trova nella zona della Porta Ovest di Serdica, il nome con il quale Sofia era conosciuta nell'antichità.
La basilica è larga 27 metri e lunga circa cento. E' caratterizzata da mosaici multicolori e la sua esplorazione e scavo sono resi difficili dalla posizione che occupa: al di sotto della città moderna. L'assessore alla cultura della città di Sofia, Todor Chobanov, ha affermato che la scoperta del monumento potrebbe significare che Costantino aveva intenzione di fare di Serdica il centro della cristianità.
Serdica/Sofia era sotto il dominio romano dal 29 a.C. e passò, in seguito, sotto il dominio bizantino tra varie interruzioni dovute alle invasioni degli Unni. Gli scavi archeologici hanno portato, anche, alla scoperta di un muro, una porta ed una torre risalenti ad un periodo compreso tra il V e il VI secolo d.C.. Il muro fu inizialmente costruito dall'imperatore Marco Aurelio, nel II secolo d.C. e fu successivamente ampliato e rinforzato. Le sue fondazioni portano a ritenere che avesse un'altezza compresa tra gli 8 ed i 9 metri. Gli scavi hanno, poi, confermato che Serdica aveva un ottimo sistema di distribuzione dell'acqua e dei servizi igienico-sanitari. Sono state ritrovate delle condutture utilizzate per il trasporto dell'acqua dolce.
E' stata, inoltre, ritrovata la Via Militaris, la strada utilizzata soprattutto per scopi militari, che porta alle antiche mura di Serdica. I reperti rinvenuti in loco sono correlati alla vita di tutti i giorni.

Qui cantò Nerone

Scavi archeologici nel teatro dell'antica Nikopolis
Parte del pavimento lastricato dell'orchestra dove recitò, come attore, l'imperatore Nerone è riemerso dagli scavi archeologici del teatro romano di Nikopolis, in Epiro.
Nikopolis, città della vittoria, fu fondata nel 31 a.C. da Ottaviano per commemorare la fortunata spedizione contro Cleopatra ed Antonio. Per celebrare ulteriormente questa vittoria, Ottaviano istituì i giochi di Azio, in onore di Apollo Aktios, che si tenevano ogni cinque anni.
Nerone visitò Nikopolis nel 66 d.C., durante il suo viaggio in Grecia. A Nikopolis l'imperatore prese parte ai giochi di Azio nella categoria delle gare musicali e dei concorsi teatrali. Per l'occasione furono anche emesse delle monete recanti il ritratto dell'imperatore, mentre il nome della città fu mutato in Neronikopolis.
Gli archeologi pensano di trovare altri resti, oltre al pavimento lastricato dell'orchestra del teatro. Per il momento si dicono in grado di ricostruire per intero l'aspetto originale del teatro, per permettere ai visitatori di comprendere appieno la funzionalità del monumento nell'antichità.
Il sito di Nikopolis comprende, oltre al teatro, che è il monumento principale e meglio conservato, un Odeion, una fortificazione romana, lo Stadio e l'Agorà.

Una grande piscina inca in Ecuador

I resti della piscina inca nel nord dell'Ecuador
Gli abitanti del versante settentrionale del vulcano Imbabura, nel nord dell'Ecuador, sapevano di vivere accanto ad un sito archeologico - chiamato Inca-Caranqui - prima che qui iniziassero degli scavi, nel 1990.
Nel 2006 l'archeologo ecuadoregno José Echeverrìa scoprì alcune murature Inca che si rivelarono essere quelle di una grande piscina cerimoniale. La piscina, scavata per una profondità di 4 o 5 metri nel terreno, era circondata da mura di circa 3 metri di altezza. Forse risale all'inizio del 1500, poco dopo che il sovrano inca Huayna Capac aveva posto termine a ben dieci anni di conflitti con le popolazioni locali. La leggenda narra che Huayna Capac aveva catturato ogni maschio adulto della popolazione locale dei Caranqui. Questi prigionieri furono uccisi ed i loro corpi gettati in un lago che oggi si chiama Yahuarcocha, o "lago di sangue", al limite nordest di Ibarra.
Canali che alimentavano d'acqua la piscina
(foto Tamara L. Bay)
L'archeologo Echeverrìa pensa che gli Inca abbiano costruito l'enorme piscina per dimostrare la grandezza del loro potere ai sudditi Caranqui. La struttura fu indubbiamente un investimento in ricchezza e lavoro, da parte degli Inca, ma dimostra anche la loro abilità ingegneristica.
La popolazione Caranqui è nota per le decine di tumuli di terra di grandi dimensioni, chiamati tolas, costruiti tra il 1200 e il 1500. Il sito in cui è stata ritrovata la piscina fu occupato per due volte, con un lungo periodo di abbandono tra un'occupazione e l'altra. Le diverse date restituite dalle sepolture presenti, indicano che un gruppo di persone abitò la località a più riprese tra il 40 a.C. e l'80 d.C.. Una delle sepolture conteneva le spoglie di una donna di circa 40 anni di età, che pare essere stata, in vita, un'importante esponente della società Caranqui, dal momento che fu sepolta seduta, con una collana di perle, due dischi d'oro e un grande piatto di ceramica. Gli stessi Caranqui rioccuparono il sito intorno al 1250 e fino al 1420 o 1480, data alla quale rimandano le datazioni al radiocarbonio del muro inca.
Livello della piscina inca e pavimentazione
(foto Tamara L. Bay)
Canali di due fatture diverse attraversano la località e alimentavano la piscina. Il canale più grande era rivestito in pietra, un altro era fatto in blocchi di pietra di 20-30 centimetri di lunghezza. I cronisti spagnoli dell'epoca non sono d'accordo su quale sia stato il sovrano inca sotto il cui regno sono state costruite queste strutture. Fernando de Montesinos afferma che si trattava di Huayna Capac che, dopo la costruzione della piscina, partì per Cuzco lasciando sul luogo il figlio di due anni Atahualpa. Juan de Betanzos, invece, afferma che fu Atahualpa ad ordinare la costruzione della piscina per commemorare il padre, morto di vaiolo nel 1527, e per celebrare la sua salita al trono ed il suo matrimonio.
Archeologicamente parlando, la costruzione della piscina mostra due periodi costruttivi. Sono tuttora visibili due livelli di pavimentazione: un livello inferiore, in blocchi rettangolari di pietra; un livello superiore costituito da pietre di forma poligonale più piccole di quelle inferiori. Il livello del pavimento superiore fu, probabilmente, opera di Atahualpa.
Resta l'eccezionalità di questa costruzione inca, portata a termine senza l'utilizzo di strumenti in ferro o in acciaio. Gli inca erano degli esperti assoluti nell'"addomesticare" l'acqua per i loro scopi rituali. Svilupparono sistemi di conservazione delle acque nel sottosuolo in insediamenti come Tipòn e Tambòmachay, nei pressi di Cuzco, dove furono costruiti sistemi di captazione e ritenzione delle acque sotterranee.

venerdì 14 dicembre 2012

Strada romana sotto la cattedrale a York

Un archeologo al lavoro sui resti
dell'antica strada romana
Gli archeologi britannici hanno riportato alla luce un tratto di strada romana durante alcuni lavori di costruzione civile all'interno della cripta medioevale della cattedrale di York.
Si tratta, con tutta probabilità di una stradina che correva dietro la basilica romana, sulla quale si installò la cattedrale. E' la prima volta, a 40 anni, che gli archeologi sono autorizzati a lavorare nella cattedrale.
La strada romana era, forse, parte della via Quintana e sarebbe stata in uso per diversi secoli, a giudicare dalle riparazioni che vi sono state eseguite. Erboracum, la romana York, fu fondata nel 71 d.C. e fu un importante centro militare ed economico della Britannia Romana fino all'inizio del V secolo d.C.

Sorprendenti scavi per il tunnel nel Bosforo

La località degli scavi di Istanbul
Scavi archeologici condotti nell'ambito del progetto Marmaray, che permetterà il collegamento tra l'Europa e l'Asia attraverso un tunnel ferroviario sotto il Bosforo, continuano a restituire interessanti reperti che gettano luce sulla storia di Istanbul.
Il direttore degli scavi e del Museo Archeologico di Istanbul, Zeynep Kalkan, ha dichiarato che il 90 per cento degli scavi sono stati già portati a termine ed hanno permesso il recupero di 40.000 reperti storici che si dipanano lungo 8500 anni di vita della città turca. Sono tornati alla luce scheletri, ruderi di edifici religiosi, pozzi d'acqua. Uno dei reperti più importanti è sicuramente il porto di Teodosio, del IV secolo d.C., che ha restituito vasi di terracotta e piatti. Sono state anche scoperte 36 navi affondate nella rada, delle quali 30 erano navi mercantili dotate di vele. Le navi affondarono intorno al V secolo d.C.

Il mosaico di Plotinopolis

I mosaici scoperti a Didymoteicho/Plotinopolis
Alcuni reperti archeologici ben conservati sono stati scoperti durante gli scavi che, quest'anno, sono stati condotti nell'antica Plotinopolis, alla periferia dell'odierna Didymoteicho, nel nordest della Grecia. Plotinopolis era una città romana fondata dall'imperatore Traiano che le volle dare il nome di sua moglie Plotina.
L'interesse degli archeologi si è particolarmente incentrato sulla collina di Aghia Petra, appena fuori Didymoteicho. Nel 1965 proprio qui è stato ritrovato un busto d'oro che raffigura l'imperatore Settimio Severo. Dal 1965 in poi, pertanto, sono state condotte accurate indagini in questa zona.
I mosaici ritrovati quest'anno appartengono ad un triclinio romano, una sala da pranzo di una domus, e raffigura Nereidi e mostri marini in compagnia del dio del fiume Eurus.
Matthaios Koutsoumanis, direttore dello scavo è entusiasta della scoperta e spera di ricavare maggiori informazioni dagli scavi del prossimo anno

Una dimenticanza... provvidenziale

La tac della mummia femminile di 2400 anni fa
Uno strumento per operare la rimozione del cervello, utilizzato dagli imbalsamatori dell'antico Egitto, è stato scoperto all'interno del cranio di una mummia femminile di 2400 anni fa.
Gli archeologi hanno avuto sempre una certa difficoltà nell'identificare con precisione gli strumenti utilizzati per rimuovere il cervello dalle mummia. Questa è la seconda volta che viene rinvenuto un oggetto che serviva a questo scopo. Quest'ultimo era situato tra l'osso parietale sinistro e la parte posteriore del cranio, che era stata riempita con resina. L'oggetto è stato scoperto nel 2008, grazie ad alcune scansioni del cranio. Gli scienziati hanno inserito un tubo sottile a mò di endoscopio nella mummia, per ottenere un quadro più completo delle sue caratteristiche.
L'endoscopio ha rivelato un oggetto di 8 centimetri di lunghezza, che sarebbe stato utilizzato per la liquefazione e la rimozione del cervello. Lo strumento sarebbe stato inserito attraverso il foro del naso. Alcune parti del cervello sono rimaste attaccate allo strumento. La mummia è stata, poi, poggiata sull'addome in modo che il liquido cerebrale fosse drenato attraverso il naso. Gli imbalsamatori hanno finito per dimenticarsi l'oggetto all'interno della mummia.
L'oggetto estratto dalla testa della mummia ed utilizzato per
la rimozione del cervello della donna defunta
La mummia è attualmente custodita nel Museo Archeologico di Zagabria, in Croazia. Si tratta di una donna morta all'età di 40 anni. La mummia è stata portata a Zagabria nel XIX secolo, senza sarcofago che non è stato ritrovato. La datazione al radiocarbonio e la Tac a cui è stata sottoposta la mummia hanno fornito la data di 2400 anni fa circa. Ancora sconosciute restano le cause della morte.

giovedì 13 dicembre 2012

Il mosaico, purtroppo, perduto..

Il mosaico romano venduto alla Germania nel 1941
Nel 1676 fu scavato un importante mosaico romano, che lasciò l'Italia nel 1941 poiché Hitler lo aveva voluto per il museo di Linz, mai creato. Il mosaico è rimasto in Germania. La scena principale raffigura il ratto di Europa, proviene da Praeneste, Palestrina, e nel 1691 era esposto a Palazzo Barberini.
Il mosaico fu venduto nel 1941 da un antiquario e dal 1968 si trova al Landsmuseum di Oldenburg, Bassa Sassonia. Dal momento che è stato venduto dai Barberini, la Germania non ha certo l'intenzione di restituirlo, tanto più che è stato "esportato" con tanto di licenza.
Il capolavoro è stato scavato, come spiega la dottoressa Sandra Gatti, che dirige il museo di Palestrina e l'Ufficio esportazione di Roma "dai propilei della città, nella parte bassa" ed è un quadrato di 84 centimetri per lato. Si dice che a scoprirlo fosse un tale Stefano Fantoni Castruccio, che lo consegnò al cardinale Carlo Barberini.
Il mosaico, durante la guerra, arrivò a Monaco, destinato, come scritto, ad Hitler. A guerra finita gli Alleati lo conservano, con altre opere destinate al Fuhrer, in un'ex miniera di sale per poi consegnarlo al ministero delle Finanze, dal momento che non si era rintracciato il precedente proprietario. Dopo un periodo di buio, nel 1964 una speciale commissione prende determinate decisioni riguardo a quei beni, come, appunto, il mosaico, con un oscuro passato. Per quel che riguarda il mosaico, nel 1968 le Finanze lo concendono, in prestito gratuito senza scadenza, al museo di Oldenburg, dove attualmente è custodita.

martedì 11 dicembre 2012

Nuove scoperte a Saqqara

La necropoli di Saqqara
E' stata fatta una nuova scoperta archeologica nella storica necropoli di Saqqara, che fu un luogo di sepoltura che servì l'antica capitale d'Egitto Menfi.
Gli archeologi che scavavano la tomba del dignitario Ichi, che servì alla corte del faraone Pepi, oltre 4000 anni fa, hanno scoperto una tomba, collegata a quella di Ichi. Finora gli studiosi sono riusciti a scoprire solo l'ingresso alla sepoltura. All'interno vi era un'enorme quantità di macerie.

Tunisia, Numluli: una città dalle molte vite

Tunisia, gli scavi di Numluli (Foto: Unione Sarda) Nel governatorato tunisino di Béja , gli archeologi stanno riportando alla luce una città...