mercoledì 15 marzo 2023

Baia, scoperta una stanza semicircolare

Parco Archeologico delle Terme di Baia, la stanza
monumentale scoperta (Foto: finestresullarte.info)

Nel Parco Archeologico delle Terme di Baia, sulla terrazza più alta della Villa dell'Ambulatio, è stata scoperta, grazie agli ultimi lavori nel Parco, un'inedita stanza monumentale semicircolare di oltre dieci metri di larghezza.
Tracce della lussuosa decorazione in marmo si intravedono nei pavimenti e sulle pareti, presente anche nei due vani quadrangolari che affiancano lo spazio absidato. Un corridoio di servizio corre dietro ai vani, funzionale alla servitù nelle occasioni di ricevimento: un contesto sicuramente prestigioso, al vertice delle numerose terrazze che formano il complesso.
L'area era stata probabilmente vista, almeno in parte, come risulta da alcune planimetrie di archivio e dalle foto di inizio Novecento. Tuttavia è scomparsa da tutte le pubblicazioni edite e sembra non essere stata del tutto indagata. La stanza ha una larghezza di oltre 10 metri ed è collegata al lago Fusaro.
E' molto il lavoro che ancora deve essere eseguito. Ci sono dei vani voltati che sono tuttora interrati che aspettano di essere portati alla luce.

Fonte:
finestresullarte.info


Germania, un canale artificiale "creato" dai Romani

Germania, il Landgraben, antico corso artificiale
(Foto: stilearte.it)

Il Landgrabe, corso d'acqua che scorre tra due città tedesche, sfocia nel Reno a nordovest di Astheim. Il suo nome risale al conte Gerog I (1547-1596) d'Assia-Darmstadt, a cui fino ad oggi è stata attribuita l'origine di questo corso d'acqua artificiale. Gli archeologi, tuttavia, sospettano che il corso d'acqua abbia avuto una genesi diversa. L'idrovia, probabilmente più ampia di quanto sia oggi, fu scavata, con tutta probabilità, dagli antichi romani, nel corso delle opere ciclopiche che i nostri antenati realizzarono in tutta Europa.
A seguito di indagini archeologiche nel Ried dell'Assia, le prime indicazioni mostrano che il canale potrebbe essere stato scavato molto prima di quanto precedentemente stimato. Si pensa che i militari romani abbiano creato il corso d'acqua artificiale durante la conquista e lo sviluppo del Ried, situato sulla riva destra del Reno, nel I secolo d.C. Il fossato, che confluiva nell'odierno torrente Schwarzbach, vicino a Trebur, serviva probabilmente per fornire materiali e merci al forte romano e al suo vicino insediamento civile a Gross-Gerau. 
Sia i documenti scritti che i relativi ritrovamenti, come il cosiddetto canale di Corbulo nei Paesi Bassi, costituiscono la prova del fatto che i romani avevano già le capacità tecniche per dirigere e manipolare i corpi idrici o addirittura per creare canali artificiali. Il fatto che il corso d'acqua artificiale esiste ancor oggi come specchio d'acqua, dimostrerebbe quanto impatto massiccio e duraturo abbia avuto l'intervento dei romani nel paesaggio.
Il forte romano Biebelslache, vicino a Wallerstadten, è stato di importanza decisiva per la datazione iniziale del Landgraben. Il forte confinava direttamente con il canale o ne era addirittura intersecato. Nel primo caso il canale sarebbe vecchio almeno quanto il campo militare. Nel secondo caso, l'accampamento, esistito dal 40 al 70 d.C. circa, sarebbe probabilmente servito da capolinea post quem per la costruzione del canale.

Fonte:
stilearte.it

lunedì 13 marzo 2023

Turchia, testimonianze...lignee della caduta dell'impero ittita

Turchia, gli scavi di Gordio, capitale dell'antica Frigia.
Il tumulo funerario di re Mida (Foto: Ali Balikcy)

Uno studio su alberi di 3200 anni in Turchia suggerisce che la misteriosa caduta di diverse civiltà nella tarda Età del Bronzo - dal 1200 al 1150 a.C. circa - coincise con tre anni di grave siccità nell'Anatolia centrale, cuore del potente impero ittita e all'epoca fra le aree più colpite.
In quello che è comunemente noto come il "collasso dell'Età del Bronzo", l'impero ittita e la civiltà dei Greci micenei, così come molte potenze minori e le reti commerciali che le collegavano, andarono in frantumi. In Egitto si verificarono anche periodi di anarchia, rivolte, guerre civili e lotte fra faraoni rivali, mentre Assiri e Babilonesi subirono carestie, epidemie ed invasioni straniere.
Da 200 anni gli studiosi cercano di spiegare il fenomeno come conseguenza di eruzioni vulcaniche o terremoti, pirateria, migrazioni o invasioni, crisi politiche o economiche, malattie, carestie o cambiamenti climatici, o come risultato della diffusione della lavorazione del ferro in una regione dominata dal bronzo.
Una ricerca pubblicata l'8 febbraio su Nature rivela che il cambiamento climatico potrebbe aver giocato un ruolo più importante di quanto non si pensasse in precedenza nella caduta delle civiltà avvenuta nella tarda Età del Bronzo.
Esaminando i tronchi di alberi sepolti da quasi 3000 anni, un team di ricerca americano ha rivelato che le zone centrali dell'impero ittita, nell'Anatolia centrale, soffrirono una grave siccità negli anni 1198, 1197 e 1196 a.C., proprio all'inizio del collasso della tarda Età del Bronzo.
Questi dati rafforzano le teorie secondo cui il passaggio a un clima più secco e freddo nel Mediterraneo orientale avrebbe stravolto la produzione alimentare, portando ad una carenza di cibo che avrebbe acuito i problemi culturali ed economici che già affliggevano la regione.
L'impero ittita governò su gran parte dell'Anatolia e dell'attuale Siria dal 1650 al 1200 a.C. circa. La guerra contro l'Egitto del 1274 a.C. per il controllo sulla terra di Canaan nella battaglia di Qadesh, che oggi si trova vicino alla città siriana di Homs, è la più nota. Ma gli ittiti non si avventurarono mai più così a sud e la nuova ricerca suggerisce una delle possibili ragioni: sembra che il loro impero sia rapidamente crollato dopo la prolungata siccità che colpì l'Anatolia centrale tra il 1198 ed il 1196 a.C., che deve aver interrotto l'essenziale approvvigionamento di grano dalle fattorie ittite.
Secondo Sturt Manning, autore principale dello studio e Professore di archeologia alla Cornell University, questo avrebbe portato ad una diffusa scarsità di cibo, che potrebbe essersi aggiunta a fattori quali guerre, rivolte sociali o epidemie, provocando la fine dell'impero.
Per capire cosa sia successo all'impero ittita, il team di Manning ha esaminato il regno di Frigia, sorto nella stessa area secoli dopo. Alcuni studi suggeriscono che i Frigi fossero invasori provenienti da quelli che oggi sono i Balcani, ma molti archeologi pensano che discendessero dagli ittiti.
Manning è un rinomato esperto nel campo della dendrocronologia, scienza che permette di determinare l'anno esatto in cui si sono formati gli anelli di accrescimento annuale degli alberi. Il suo team, infatti, ha esaminato i tronchi provenienti da un gigantesco tumulo funerario vicino alla capitale frigia di Gordio, a circa 80 chilometri a sudovest di Ankara. Il tumulo è associato al leggendario re Mida, famoso proprio per il suo "tocco" e, secondo Manning, al tomba reale sotto di esso potrebbe essere il primo edificio in legno conosciuto al mondo.
La tomba venne realizzata con oltre 100 tronchi di ginepro abbattuti nell'VIII secolo a.C. e conservati sotto il tumulo, ma dato che i ginepri possono vivere molto a lungo, a volte più di 1000 anni, i ricercatori hanno identificato 18 tronchi provenienti da alberi che erano vivi quando l'area era il cuore dell'impero ittita. Hanno poi misurato gli anelli di accrescimento annuale visibili nei tronchi ed esaminato i livelli dell'isotopo carbonio-13 nelle loro cellule (che indica il livello di umidità dell'aria al momento della loro formazione). La combinazione dei due tipi di prove ha permesso di creare una sorta di "diario della siccità" ad alta risoluzione dell'Anatolia centrale tra il 1500 e l'800 a.C. circa.
Prima di quest'ultima ricerca, altri studi avevano indicato che il clima della regione era diventato più secco e fresco nei 300 anni successivi al 1200 a.C., ma le nuove evidenze individuano eventi di grave siccità nel 1198, 1197 e 1196 a.C.
Manning sottolinea che l'impero probabilmente sarebbe riuscito a sopravvivere a una siccità più breve - come era già accaduto in passato - ma che quell'evento fu molto prolungato e gli ittiti ne furono sopraffatti.
L'archeologo e storico Lorenzo D'Alfonso, dell'Institute for the Study of Ancient World della New York University e dell'Università di Pavia, anch'egli coinvolto nella ricerca, afferma che alcuni campioni di ghiaccio provenienti dalla Groenlandia testimoniano una siccità globale ancora precedente, che colpì gli ittiti intorno al 1250 a.C. Secondo antiche testimonianze, dopo quell'evento gli ittiti implementarono nuove tecniche per conservare l'acqua ma, pare, non ridussero la produzione di cereali; al contrario, la aumentarono. Di conseguenza, l'impero ittita sarebbe stato colpito più duramente dalla seconda grave siccità circa 50 anni dopo.

Fonte:
nationalgeographic.it

Gran Bretagna, individuato un tempio romano-celtico

Gran Bretagna, piantina del luogo in cui si
trova il tempio romano-celtico
(Foto: Jason Wood)

La scoperta è stata effettuata durante una sessione di formazione idrogeofisica condotta accanto al forte militare romano ed al castello di Lancaster. Si tratta di un vasto recinto religioso che è stato identificato come un tempio romano-celtico.
Il forte romano di Lancaster è noto anche come Wery Wall, Galacum o Calunium, venne costruito per la prima volta in cima a Castle Hill, a Lancaster, per sorvegliare un attraversamento del fiume Lune intorno all'80 d.C.
All'inizio del II secolo d.C. il forte fu ricostruito in pietra con un muro di rivestimento spesso due metri costruito di fronte ad un bastione di argilla e torba. Un'iscrizione romana presso il forte registra la ricostruzione di uno stabilimento balneare (balneum) e di una basilica a metà del III secolo d.C. In questo periodo il forte fu presidiato dall'ala Seposiana e dal numerus Barcariorum Tigrisiensium. Le prove archeologiche suggeriscono che il forte rimase attivo fino alla fine dell'occupazione romana della Gran Bretagna all'inizio del V secolo d.C.
Tramite l'uso di radar di penetrazione del terreno, della mappatura della resistività e delle immagini 3D ad alta risoluzione, lo studio ha trovato le prove della presenza di un tempio romano-celtico che mostra un recinto murato con una porta che conduceva ad una via processionale. I dati cartografici mostrano anche un possibile mausoleo esterno al recinto e quella che potrebbe essere la base di un altare vicino al tempio.
Probabilmente il tempio era dedicato ad una divinità associata al mare o al fiume. Il sancta sanctorum era riservato ai sacerdoti mentre lo spazio ambulatoriale esterno era riservato ai membri dell'élite sociale. La maggior parte delle attività religiose si svolgevano fuori dal tempio, sacrifici compresi. Oltre al tempio dovevano esserci degli edifici associati, dedicati all'ospitalità ed alla cura dei malati. Il recinto templare era, probabilmente, separato dal forte, ma collegato ad esso da una strada o via processionale.

Fonte:
heritagedaily.com


Macerata, emerse tombe di una necropoli tardo romana

Macerata, gli scavi della villa romana
(Foto: picchionews.it)

Sono iniziati gli scavi esplorativi nell'area adiacente al Centro Fiere di Villa Potenza, in seguito al ritrovamento della necropoli di età tardo-romana di Recina. Le operazioni archeologiche sono ora in stato di attesa.
Lo spazio individuato tra l'area archeologica ed il centro fiere già ai primi rilievi superficiali aveva già dato indicazione di presenze a una profondità fra i 3 ed i 4 metri. Sono, dunque, iniziati i lavori di archeologia preventiva sotto la supervisione della Soprintendenza che ha commissionato lo scavo delle trincee iniziali che hanno già portato alla luce qualche reperto e, soprattutto, hanno evidenziato le differenze nel terreno che segnalano quasi certamente la presenza di tombe.
Recina è una colonia romana risalente al I secolo a.C. Appare dunque evidente che la necropoli ricada in una datazione presumibilmente tardo romana. Potrebbe trattarsi di un ritrovamento databile intorno alla fine dell'età imperiale (V secolo d.C.) o di qualche secolo successivo. 
Ora che le sepolture sono state individuate, gli scavi dovranno proseguire. I primi scavi hanno restituito del laterizio sotto forma di detriti, principalmente tegole che, in epoca romana, servivano per coprire le tombe. 
A giudicare dalle trincee finora scavate, risultano una quarantina di tombe o siti da scavare, ad una profondità che varia dai 40 ai 60 centimetri. La necropoli non era mai stata trovata prima in quella zona. Le rilevazioni fatte con il georadar indicherebbero la presenza di tombe su più strati, dunque a profondità maggiori di quelle che finora si sono viste.

Fonti:
picchionews.it
cronachemaceratesi.it

sabato 11 marzo 2023

Egitto, la sfinge con il volto dell'imperatore Claudio

Egitto, Dendera, sfinge con il volto di Claudio
(Foto: Ministry of Tourism and Antiquities)

Sono giorni di grande fervore per il sito archeologico di Dendera, nella provincia di Qena, nell'Alto Egitto: il Ministero del Turismo e delle Antichità egiziane ha annunciato la scoperta di una sfinge con il volto dell'imperatore Claudio (41-54 d.C.) durante gli scavi di una missione egiziana guidata dal Professor Mamdouh el-Damaty, ex ministro delle Antichità e professore di archeologia all'Università di Ain Shams del Cairo.
La sfinge, in pietra calcarea, è stata rinvenuta nell'area del tempio di epoca romana dedicato ad Horus, ad est del tempio di Hator e davanti alla Porta di Iside, in particolare in una cisterna in mattoni rossi risalente al periodo bizantino, il che fa supporre che sia stata spostata già in antichità dalla sua ubicazione originaria.
Il Professor el-Damaty ha attribuito la sfinge all'imperatore Claudio sulla base dei tratti del volto: gli elementi sono molto realistici, ha un sorriso appena accennato e due fossette sulle guance, ha il tipico copricapo nemes e l'ureo, che presentano tracce di colore rosso e giallo. Inoltre, sotto la sfinge, è stata rinvenuta una stele di epoca romana scritta in demotico e geroglifico.

Fonte:
mediterraneoantico.it

Fano, trovate tracce di edifici romani nel centro storico

Fano, uno dei pavimenti riportati recentemente alla luce
(Foto: Soprintendenza Archeologica Belle Arti e Paesaggio
di Ancona, Pesaro, Urbino, Ascoli Piceno, Fermo e Macerata)

Nuova importante scoperta archeologica nelle Marche. In occasione di alcuni lavori edili in centro a Fano, in via Vitruvio, sono emersi resti relativi ad un edificio pubblico di epoca romana, collocato in affaccio al Foro cittadino.
Si tratta, fa sapere la Sorpintendenza Archeologica Belle Arti e Paesaggio di Ancona, Pesaro, Urbino, Ascoli Piceno, Fermo e Macerata, di un complesso costituito da almeno cinque ambienti, i cui muri, conservati in alzato per circa due metri, hanno lo spessore di 5 piedi romani (1,50 metri) e sono rivestiti in malta di calce e lastre di marmo
Sono state parzialmente messe in luce anche le relative pavimentazioni, che sono in marmi di importazione, di colore verde e rosato, probabilmente cipollino verde e pavonazzetto.
Tutto il complesso, databile a circa 2000 anni fa, è stato interessato almeno da due ulteriori fasi di vita in epoca medioevale, di cui sono state ritrovate alcune tracce: strutture murarie, focolari, frammenti di ceramica invetriata. Fra i materiali recuperati vi è anche un frammento di iscrizione su marmo che riporta su due righe le lettere V ed I e conserva ancora tracce della "rubricatura", ovvero la colorazione in rosso dei solchi delle lettere incise.
La cronologia e la funzione del complesso sono al momento in corso di studio e di definizione da parte della Soprintendenza. Fano è oggi un Comune di circa 60.000 abitanti. Sorse come un centro piceno, ma si sviluppò con i Romani. Il toponimo è legato a Fanum Fortunae, nome che rimanda al Tempio della Fortuna, forse eretto a testimonianza della temporalmente lontana battaglia del Metauro. Nel 207 a.C. le legioni romane sbaragliarono qui l'esercito del generale cartaginese Asdrubale, uccidendone il condottiero che intendeva ricongiungersi al fratello Annibale. La conquista della cittadina avvenne nel 49 a.C. da parte di Gaio Giulio Cesare, che diede così inizio alla Guerra Civile contro Pompeo.
Augusto dotò l'insediamento di mura di cinta ancora parzialmente visibili, elevando l'insediamento allo stato di colonia romana con il nome di Colonia Julia Fanestris.

Fonte:
stilearte.it




Gran Bretagna, trovato un mitreo romano sotto un'antica domus

Leicester, scavi di un edificio romano
(Foto: Servizi Archeologici/Università di Leicester)

Non era una leggenda: sotto la cattedrale di Leicester, la cui costruzione fu avviata dai Normanni più di 900 anni fa, c'era davvero un luogo di culto italico, fondato durante l'occupazione della Britannia da parate dei Romani.
La prova si è avuta durante gli scavi archeologici in corso nei pressi della cattedrale stessa, dove è in fase di costruzione un centro visitatori. Qui sono stati scoperti i resti di un edificio romano, forse una domus, sotto le cui fondamenta, a sua volta, c'era una stanza ancora più profonda, forse un mitreo, nella quale è stata rinvenuta la pietra di un'ara di epoca romana.
Il culto di Mitra era particolarmente diffuso nell'esercito e nell'amministrazione romana. I riti si svolgevano in luoghi sotterranei, stanze interrate, con panche ai bordi e con un altare nella parte finale, sul quale si compivano i sacrifici di animali.
Gli scavi hanno portato alla luce quella che si ritiene essere una pietra d'altare, trovata all'interno di una "cantina" di un'edificio romano, forse i resti di un santuario privato o di una stanza di culto. In un primo momento si è pensato che quel luogo sotterraneo fosse un ripostiglio. Il pavimento è in malta, ma le pareti in pietra sono state dipinte. La qualità dei materiali costruttivi, gli elementi decorativi e la presenza dell'altare indicato che quello era un santuario privato. La sala risale al II secolo d.C. e vi si accedeva da un passaggio esterno con pareti in legno e pavimento in lastre di pietra. Questo spazio di culto venne devastato e deliberatamente riempito di detriti alla fine del III o all'inizio del IV secolo d.C. Probabilmente la chiusura avvenne contestualmente alla diffusione del Cristianesimo.

Fonte:
stilearte.it

Gran Bretagna, l'urna del gladiatore

Colchester, il vaso con le figure di gladiatori
ed orsi (Foto: Douglas Atfield/Musei Colchester)

Dopo la morte di un gladiatore o di un personaggio del mondo dei giochi gladiatori, il corpo veniva posto sul letto funebre e bruciato. Ceneri e frammenti ossei furono temporaneamente collocati in un punto riparato e poi inseriti in una sorta di coppa riservata ai campioni di questi giochi.
Alcuni frammenti incombusti dell'apparato scheletrico hanno permesso di stabilire, alla fine di sofisticate indagini di laboratorio, che l'individuo i cui resti furono collocati nella coppa, al momento della morte aveva circa 40 anni anni e che, nonostante fosse stato sepolto in terra britannica, aveva probabilmente origini europee. Un uomo del continente, insomma, un campione giunto da Roma e morto, forse, durante uno spettacolo nell'anfiteatro di Colchester, dove la coppa è stata rinvenuta.
Colchester fu il primo insediamento romano di rilievo in Britannia, dopo che la regione venne conquistata dall'imperatore Claudio. Questi, proprio a Colchester, ebbe un'accoglienza trionfale nel 43 d.C.
Il vaso/coppa è l'unica prova di un combattimento tra gladiatori in un'arena romana della Gran Bretagna. Il vaso ha una qualità talmente elevata che in un primo tempo non si pensava potesse provenire dalla Gran Bretagna. Le ultime analisi sul reperto, invece, hanno escluso questa ipotesi.
La cittadina romana disponeva di due teatri ed aveva sicuramente anche un'arena per i combattimenti, la cui dimensione era simile a quella di Verona o più piccola. Quest'arena ancora non è stata portata alla luce.
Il vaso rinvenuto venne realizzato intorno al 175 d.C. ed è decorato con tre scene principali: due uomini che combattono tra di loro; due uomini che ingaggiano una lotta con un orso; un cane che insegue due cervi ed una lepre. Il contenitore ceramico mostra le immagini di tre tipi di intrattenimento comunemente offerti negli anfiteatri romani.
Studi recentissimi hanno permesso di stabilire che il vaso non fu importato, ma realizzato con argilla locale che un'iscrizione contenente quattro nomi di gladiatori, vergata sulla parte superiore del contenitore, non fu "graffiata" dopo la cottura dell'opera, come si riteneva, ma venne realizzata sull'argilla fresca. L'iscrizione, pertanto, è strettamente collegata alle immagini.
Questo significa che il legame tra il contenitore ed i resti mortali in esso contenuti è strettissimo e che, molto probabilmente, il vaso non è stato adattato per un riuso. Forse fu realizzato per la morte di uno dei quattro gladiatori, il cui nome appare sulla ceramica, un dono da parte di colleghi o, forse era una sorta di trofeo, poi utilizzato per contenere le ceneri di uno dei quattro gladiatori.
I quattro nomi incisi sono quelli dei protagonisti dei combattimenti nell'arena: Secundus e Mario si battono contro un orso; Memnone e Valentino sono il secutor ed il reziario. Siamo di fronte a quella che poteva essere considerata una piccola squadra. Accanto al nome di Memnone c'è l'abbreviazione SAC e il numero romano VIIII, a indicare che Memnone, un secutor, aveva combattuto ben nove volte. Accanto a Valentino c'è la parola LEGIONI(S) e il numero XXX, ad indicare che Valentino aveva probabilmente militato nella 30a legione dell'esercito romano, voluta da Traiano nel 105 d.C. per la guerra contro i Daci.

Fonte:
stilearte.it

martedì 7 marzo 2023

Gran Bretagna, rinvenuta una rara figura in legno di età romana

Inghilterra, figura umana in legno in fase
di conservazione (Foto: HS2 Ltd)

Durante i lavori per il progetto HS2 è stata scoperta una rara figura scolpita nel legno risalente all'occupazione romana dell'Inghilterra. Nel luglio 2021 gli archeologi di Infra Archaeology, che stavano lavorando per la HS2 Fusion JV, hanno asportato la figura ben conservata da un fossato romano alluvionato in un campo a Twyford, nel Buckinghamshire.
Inizialmente i ricercatori pensavano si trattasse di un pezzo di legno degradato. Durante lo scavo, però, si rivelò essere una figura umana o antropomorfa. La figura, ricavata da un unico pezzo di legno, è alta 67 centimetri e larga 18.
Un primo tentativo di datazione fa risalire la figura lignea al primo periodo romano, dato lo stile dell'intaglio e l'abbigliamento a tunica. Nello stesso fossato sono stati scoperti anche frammenti di ceramica databili al 43-70 d.C. Sebbene gli archeologi non possano essere certi dello scopo per il quale è stata realizzata questa figura, si conoscono esempi di figure scolpite nel legno come offerte alle divinità. E' possibile, dunque, che quest'oggetto, piuttosto che essere gettato nel fossato vi fosse stato deliberatamente collocato.
Quello che più sorprende è l'incredibile stato di conservazione del manufatto. La mancanza di ossigeno nel riempimento argilloso del fossato impregnato d'acqua, ha contribuito ad evitare che il legno marcisse, conservandolo, in questo modo, per molti secoli.
Malgrado il buono stato di conservazione del reperto, le braccia al di sotto dei gomiti ed i piedi sono andati perduti. Rimane visibile una sorprendente quantità di dettagli quali l'intaglio della tunica, la definizione del copricapo e l'acconciatura della figura. La testa appare leggermente ruotata a sinistra, la tunica appare, sul davanti, arricciata in vita e le gambe e la forma dei muscoli del polpaccio sono ben definiti.
Attualmente la figura è conservata presso il laboratorio specializzato del team di conservazione dello York Archaeology, dove sarà sottoposta ad esame e conservazione. Un piccolo frammento della figura, trovato nel fosso, è stato inviato per la datazione al radiocarbonio per fornire una data precisa del legno ed è in corso un'analisi degli isotopi stabili, che potrebbe rivelare la provenienza originaria del legno.
La presenza di figure scolpite in legno nella preistoria britannica e nel periodo romano-britannico è estremamente rara. Nel 2019 un arto ligneo, ritenuto un ex voto romano, è stato ritrovato in fondo a un pozzo a Northampton. Esempi di figure scolpite romane complete sono stati recuperati a Digione e Chamalières in Francia. Una scultura in legno, il "Dagenham Idol", è stata recuperata dalla riva nord del Tamigi nel 1922 ed è stata datata al periodo neolitico e una figura scolpita della prima Età del Ferro è stata recuperata dalle rive del fiume Teign, nel 1866.

Fonte:
popular-archaeology.com


Gran Bretagna, un pettine ricavato da una calotta cranica...

Londra, il pettine per capelli ricavato da un teschio umano
(Foto: Museum of London Archaeology)

Un antico pettine ricavato da un frammento di calotta di un teschio umano ha costituito un notevole esercizio di ipotesi per i ricercatori di Londra.
L'oggetto è stato rinvenuto a Bar Hill, un villaggio nel Cambridgeshire, in Inghilterra, durante uno scavo terminato nel 2018, durante gli scavi archeologici effettuati nell'ambito dell'ampliamento dell'autostrada che collega Catthorpe al porto di Felixstowe, attraverso buona parte dell'East Anglia. Per ora la datazione del reperto non è ancora avvenuta sotto il profilo del radiocarbonio, ma ci si basa su una data stratigrafica orientativa, che rinvierebbe ad un periodo abbastanza ampio, quello dell'Età del Ferro (dal 750 a.C. al 43 d.C.). Il pettine ha una dozzina di denti scolpiti e faceva parte della collezione del Museum of London Archaeology.
Il pettine è uno dei 280.000 reperti del museo che sono sottoposti attualmente ad analisi. Non ci sono evidenze di usura sul reperto, per cui i ricercatori si sono impegnati a capire quale ne fosse il reale uso. C'è un foro nella parte superiore che suggerisce che potesse essere indossato come amuleto, piuttosto che come oggetto per sistemare i capelli.
L'oggetto offre un'idea di come le persone dell'Età del Ferro potevano utilizzare i resti umani, inclusi i rituali. Probabilmente il pettine era un oggetto altamente simbolico e di estrema importanza per la comunità locale. Non è la prima volta che nella regione viene scoperto un manufatto ricavato da resti umani. Scavi precedenti hanno rivelato strumenti realizzati con ossa di gambe e braccia umane ed utilizzati per pulire le pelli di animali.
Anche altri due pezzi di teschio molto simili a quello analizzato recentemente nel Cambridgeshire assomigliano a pettini. Uno, con i denti scolpiti, è stato portato alla luce negli anni '70 del secolo scorso e l'altro, con solo linee incise, è stato trovato nei primi anni 2000. I ricercatori pensano che se gli oggetti non erano destinati a pettinare i capelli, le incisioni potrebbero rappresentare le suture naturali che uniscono le sezioni del cranio umano.
Il pettine è stato trovano in un sito che ha già offerto la sua parte di reperti misteriosi, tra i quali più di 8.000 ossi di rana, in un fossato dell'insediamento dell'Età del Ferro. E' rettangolare, con bordi arrotondati e denti a taglio grossolano.
I pettini d'osso erano generalmente utilizzati sia nella tessitura che per la cura di barba e capelli. In quest'ultimo caso, rappresentavano oggetti personali dal carico simbolico per via del loro legame con il valore, ritenuto magico, delle chiome.
Le prove archeologiche provenienti da tutta Europa ci dicono che la testa umana era davvero importante, sotto il profilo rituale, per le persone dell'Età del Ferro. I teschi erano trattati in modo diverso rispetto ad altre ossa umane. In tutto il continente, inclusa la Gran Bretagna, i teschi venivano raccolti e persino esposti agli ingressi degli insediamenti. Questo potrebbe essere avvenuto durante i periodi di conflitto armato che portavano alla realizzazione di "trofei di caccia" con i teschi dei nemici.

Fonti:
livescience.com
storiearcheostorie.com
stilearte.it

Spagna, scoperto un interessantissimo carro votivo in bronzo

Spagna, il carro votivo in bronzo (Foto: CSCIC Comunicaciòn) Nel sito archeologico di Casas del Turunelo , nella provincia di Badjoz , in Sp...