domenica 27 settembre 2026

Vulci ed i suoi tesori, emerge una grande sepoltura con un corredo quasi intatto

Vulci, nuovi scavi archeologici
(Foto: ritorno a Vulci 2026)

Una nuova campagna di scavi nella necropoli della Polledrara, nell'antica città etrusca di Vulci, ha riportato alla luce un importante complesso funerario di età orientalizzante. Al centro della scoperta la Tomba della Camera di pietra, un monumentale sepolcro che offre nuove informazioni sull'aristocrazia vulcente alla fine del VII secolo a.C.
Le indagini, svolte nell'ambito del progetto internazionale "Ritorno a Vulci", hanno consentito di individuare nuovamente il recinto circolare riconducibile al cosiddetto Tumulo Gsell, già portato alla luce dall'Ecole française de Rome nel 1889, ma rimasto finora privo di uno scavo completo.
La Tomba della Camera di pietra è un grande ambiente funerario che permette di ampliare le conoscenze sull'aristocrazia di Vulci alla fine del VII secolo a.C. Si tratta di una fase cruciale nella storia della città etrusca, caratterizzata da una notevole prosperità economica e da intensi rapporti e scambi con il mondo mediterraneo.
Sebbene il sepolcro sia stato interessato da diverse incursioni clandestine durante il XX secolo, le recenti indagini archeologiche hanno evidenziato un sorprendente stato di conservazione delle strutture architettoniche interne. Un elemento di particolare interesse è rappresentato dalle pareti di contenimento della camera principale, costruite con grandi blocchi di nenfro, una pietra vulcanica ampiamente utilizzata nell'architettura dell'Etruria.
La monumentalità della struttura restituisce l'immagine di un complesso funerario di grande importanza, ricavato direttamente nei depositi naturali formatisi lungo l'antico corso del fiume Fiora. Il ricco corredo emerso comprende: importazioni di pregio ed artigianato locale quali ceramiche greche di produzione attica e corinzia, affiancate da raffinati vasi locali in impasto decorato e nel classico bucchero nero; simboli di status e potere: armi in metallo, elementi appartenenti ad un antico carro da guerra, obeloi (spiedi per la cottura delle carni), lamine d'oro e di bronzo, oltre a finissimi oggetti lavorati in osso e avorio; ornamenti personali come diversi accessori di abbigliamento, tra cui spicca una rarissima calzatura femminile, straordinario reperto di costume dell'epoca.
Particolarmente sorprendenti sono i ritrovamenti nelle camere laterali rimasti pressoché intatti nelle loro posizioni originarie. Gli archeologi hanno recuperato un tripode in bronzo associato a una lucerna in gesso alabastrino (probabilmente proveniente dal bacino del Mediterraneo orientale, tra Naucrati e Rodi) e un servizio da banchetto in una rara classe ceramica locale. Il servizio include phialai, olpai, hydriai e dinoi riccamente decorati con motivi policromi, una grattugia per la preparazione rituale del vino speziato ed una coppa policroma in stile ionico.

Fonti:
finestresullarte.info
ilgiornaledellarte.com


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