domenica 6 agosto 2017

Turchia, trovato un sarcofago e resti umani del V secolo d.C.

Il sarcofago trovato nella città greca di Antandros, in Turchia (Foto: Daily Sabah)
Nell'antica città greca di Antandros, situata nell'attuale provincia turca di Balikesir, gli archeologi hanno scoperto i resti di un uomo ed una donna, unitamente a numerosi manufatti, all'interno di un sarcofago di 2500 anni fa.
Il responsabile del progetto di scavo, il Professor Gurcan Polat dell'Università di Ege, ha affermato che il sarcofago ritrovato risale al V secolo a.C. e le ossa che vi giacevano appartenevano a membri di una stessa famiglia. Tra i manufatti gli archeologi hanno trovato un'antica ciotola importata da Atene, due anfore di argilla e due strigili.

Fonte:
Daily Sabah

Cananei e Libanesi, continuità nel tempo

Scavi di Sidone, in Libano: scheletro (Foto: Dottor Claude Doumet-Serhal)
I ricercatori del Wellcome Trust Sanger Institute hanno recentemente studiato il genoma umano di antichi resti nel Vicino Oriente ed hanno mappato l'intero genoma dei Cananei di 4000 anni fa, che abitavano il Libano durante l'Età del Bronzo. I risultati sono stati, poi, confrontati con quelli ottenuti da altre popolazioni antiche e attuali. Dalla ricerca è scaturito che gli attuali libanesi sono i diretti discendenti degli antichi Cananei.
Il Vicino Oriente è considerato la culla della civiltà. I Cananei dell'Età del Bronzo, conosciuti in seguito come Fenici, hanno introdotto molti degli aspetti che ancora oggi caratterizzano la civiltà, quale, ad esempio, l'alfabeto. Essi fondarono diverse colonie in tutto il Mediterraneo e sono citati più volte nella Bibbia. Malgrado questo, i resti attribuibili con certezza ai Cananei sono piuttosto limitati.
I Cananei vengono menzionati negli antichi testi greci ed egizi, oltre che nella Bibbia, la quale narra della distruzione di diversi loro insediamenti e dell'annientamento della loro comunità. Per molti anni gli esperti hanno dibattuto tra loro del destino degli antichi Cananei e se si potessero considerare loro discendenti gli attuali abitanti del Libano.
Ora i ricercatori hanno scoperto che oltre il 90% della popolazione dell'attuale Libano ha ascendenze cananee, con soltanto una piccola percentuale di ascendenza eurasiatica. Popolazioni eurasiatiche si mescolarono con i preesistenti Cananei in un periodo compreso tra i 3800 e i 2200 anni fa. L'analisi dell'antico Dna ha rivelato anche che gli stessi Cananei erano, a loro volta, il risultato di una miscela di popolazioni locali che si erano stabilite in villaggi agricoli in epoca neolitica, migrando da oriente più di 5000 anni fa.
Lo studio attuale ha preso in considerazione la sequenza dei genomi di cinque individui che abitavano, 4000 anni fa, la città di Sidone, nell'attuale Libano. Poi gli scienziati hanno sequenziato i genomi di 99 libanesi moderni ed hanno analizzato il rapporto genetico tra gli antichi Cananei e gli attuali Libanesi. Il Dottor Claude Doumet-Serhal, direttore dello scavo nel sito di Sidone ha affermato: "Per la prima volta abbiamo la prova genetica di una sostanziale continuità nella regione, dalla popolazione cananea dell'Età del Bronzo fino ai giorni nostri. Questi risultati concordano con la continuità affermata dagli archeologi. La collaborazione tra archeologi e genetisti è fondamentale per arricchire i campi di studio di entrambi e può, inoltre, rispondere alle domande sui nostri antenati alle quali nessun altro settore di studio può rispondere".

Cereali e antichissimi escursionisti...

Contenitore in legno dell'Età del Bronzo trovato sulle Alpi svizzere
(Foto: Servizio Archeologico del Cantone di Berna)
Un contenitore in legno dell'Età del Bronzo è stato trovato nel ghiaccio delle Alpi svizzere, a 2.650 metri di altezza. Il ritrovamento potrebbe aiutare gli archeologi a gettare nuova luce sulla diffusione dei semi di cereali. I ricercatori si aspettavano di trovare, nel contenitore, residui di latte, parte del pasto di un cacciatore, ma hanno scoperto, invece, i biomarcatori di grano di frumento o di segala.
La domesticazione delle piante quali il grano è stato uno dei passaggi culturali ed evolutivi più significativi della nostra specie, ma non sono mai state rinvenute prove dirette dell'utilizzo dei cerali nelle pratiche culinarie. Le piante, infatti, sono soggette ad un degrado estremamente rapido, per cui è difficile rintracciarle nei depositi antichi. Per questo, da qualche tempo, gli archeologi ricorrono sempre più spesso a tecniche molecolari per rintracciarne i resti.
Il Dottor André Colonese, della BioArCh, dipartimento di Archeologia dell'Università di York, ha dichiarato: "Si tratta di una scoperta straordinaria se si considera che di tutte le piante domestiche, il grano è la coltura più diffusa nel mondo e la più importante fonte di cibo per gli esseri umani, una coltura che si trova al centro di molte tradizioni culinarie contemporanee".
I ricercatori hanno combinato insieme analisi microscopiche e molecolari per identificare i lipidi e le proteine, servendosi della gascromatografia spettrometrica, una tecnica usualmente applicata ai manufatti in ceramica. Negli ultimi trent'anni migliaia di manufatti del genere, provenienti dall'Europa, sono stati analizzati per individuare il loro contenuto, quasi sempre latte e carne, mai nessuna prova di cereali.
"La prova della presenza di cereali è arrivata dal rilevamento dei lipidi, ma anche dalle proteine conservate. - Ha affermato la Dottoressa Jessica Hendy, dell'Istituto Max Planck per la Scienza della Storia Umana. - Quest'analisi è stata in grado di dirci che questa scatola conteneva non solo uno, ma due tipi di cereali in grani, frumento ed orzo o segale".
Il Dottor Francesco Carrer, dell'Università di Newcastle è convinto che questo ritrovamento getti nuova luce sulla vita delle comunità preistoriche alpine e sul loro rapporto con le elevate altitudini. Quanti viaggiavano attraverso i valichi, infatti, avevano l'abitudine di portare con loro il cibo necessario per il viaggio, come i moderni escursionisti. 

Fonte:
pasthorizonspr.com

Isola di Sai: la multiculturalità al tempo dei faraoni

Rovine della città di Sai, fondata dagli Egizi sull'omonima isola
(Foto: Julia Budka)
Gli archeologi stanno studiando l'impatto dei contatti tra diverse culture nell'antico Egitto. Nuovi scavi in Sudan hanno permesso di scoprire una tomba risalente al 1450 a.C. sull'isola nilotica di Sai.
L'egittologa Julia Budka, della Ludwig-Maximilians-Universitat (LMU) di Monaco è la responsabile di questi studi sull'interculturalità nell'antico Egitto. La tomba appena scoperta non era conosciuta e contiene i resti di 25 persone. Un'ulteriore analisi potrebbe apportare utili informazioni sulla multiculturalità della popolazione dell'isola di Sai.
L'isola si trovava in quella che, un tempo, era la Nubia, fonte primaria dell'oro egizio nel Nuovo Regno. La tomba appena trovata venne costruita per un maestro orafo di nome Khnummose. Il contenuto della tomba, come le iscrizioni che vi si trovano, hanno rivelato che, a seguito della conquista del regno nubiano di Kerma da parte del faraone Thutmosis III, le élite locali vennero rapidamente integrate nel nuovo regime. Le prime sepolture in stile egizio trovate nell'isola di Sai, in effetti, datano proprio al tempo del faraone Thutmosis III.
Negli ultimi cinque anni la Dottoressa Budka ha condotto studi paralleli su tre diversi insediamenti egizi, stabilitisi all'epoca del Nuovo Regno (1500-1200 a.C.) sull'isola nubiana che, attualmente, si trova in quella che è la parte sudanese del Nilo. "Si pensava che l'insediamento sull'isola era stato abbandonato dopo la fondazione della nuova città di Amarna Ovest. - Ha detto la Dottoressa Budka. - I nostri ritrovamenti dimostrano che Hornakht, uno dei burocrati più alti in grado ai tempi di Ramses II, non solo aveva la sua residenza ufficiale sull'isola di Sai, ma è stato anche sepolto lì". Questo dimostra che la città di Sai, edificata sull'isola omonima, sopravvisse fino al 1200 a.C. circa.

Fonte
sciencedaily.com

sabato 5 agosto 2017

Abruzzo, ritrovato un antico ponte romano perduto

L'antico ponte romano rinvenuto nell'aquilano
(Foto: appenninico.it)
Un antico ponte risalente all'epoca romana è stato rinvenuto, in condizioni più o meno buone, nel territorio di Cappadocia, in provincia dell'Aquila. Questa antichissima struttura è rimasta fino ad oggi nascosta in mezzo alla vegetazione, pur se si conosceva già la sua presenza dal racconto degli anziani (tuttavia bisogna sottolineare come non se ne conosceva affatto l'esatta ubicazione).
Il ponte è caratterizzato da una piccola arcata, testimonianza di un antico corso d'acqua che in passato vi scorreva sotto. Corso d'acqua che oggi è pressoché completamente prosciugato, ma da un'attenta analisi si può notare che la zona era caratterizzata dalla presenza di diverse ramificazioni stradali che divergevano dalla Via Valeria, una delle più importanti arterie stradali che attraversava l'Abruzzo.
Questa scoperta risulta particolarmente importante perché esalta la storia antica di questo territorio, in virtù del fatto che conserva ancora piuttosto bene l'originale manto stradale, la cui traccia prosegue per diversi metri. Si tratta di una struttura assolutamente da conservare e da valorizzare e che potrebbe portare, soprattutto, ad una nuova esaltazione culturale di tutta l'area circostante, che già presenta un notevole pregio sia paesaggistico sia, ovviamente, naturalistico.

Fonte:
neveappennino.it

Egitto, scoperti antichi affreschi in un monastero copto

Uno dei dipinti scoperto nel monastero (Foto: english.ahram.org.eg)
I restauratori che stanno lavorando presso il monastero di San Bishoy, vicino a Il Cairo, hanno portato alla luce affreschi raffiguranti santi, martiri ed angeli. Il monastero si trova nella zona di Wadi El-Natroun.
Durante la rimozione dello strato di malta moderno dalle pareti della vecchia chiesa del monastero, sono stati scoperti diversi affreschi colorati, la datazione dei quali è stata fissata ad un periodo compreso tra il IX e il XIII secolo d.C.. Questa scoperta aiuterà gli archeologi a determinare lo stile architettonico originale della chiesa e la data della sua costruzione.
Secondo libri storici e documenti religiosi la chiesa venne sottoposta a modifiche architettoniche intorno all'840 d.C., durante l'era abbaside, e nel 1069, durante il califfato fatimida. Gli affreschi raffigurano scene di santi e angeli con, alla base, iscrizioni religiose in lingua copta. Gli affreschi più importanti sono quelli sulle pareti occidentali ed orientali dell'edificio religioso. Sulla parete occidentale compaiono una donna di nome Refka e i suoi cinque figli, martirizzati durante le persecuzioni religiose. Sulla parete orientale, invece, sono raffigurati tre santi ed un arcangelo, anch'essi con scritte copte.
Quando i restauratori hanno rimosso le aggiunte moderne, si sono trovati, poi, di fronte ad un ambone, una piattaforma elevata caratteristica di molte chiese ortodosse. L'ambone è stato costruito con mattoni di fango coperti da uno strato di malta e decorati con una croce rossa.
In varie parti della chiesa sono stati trovati disegni geometrici, croci e lettere dipinte.

Fonte:
english.ahram.org.eg

Turchia, rinvenuto uno stilo di 1800 anni fa

Lo stilo rinvenuto ad Assos (Foto: Agenzia Anadolu)
Gli archeologi hanno portato alla luce, nella Turchia nordoccidentale, uno strumento per la scrittura antico di 1800 anni. Si tratta di uno stilo, ritrovato ad Assos, nota anche come Behramkale, una delle città portuali più importanti dell'antichità, che possiede un importante patrimonio del periodo romano, tra cui un teatro, l'agorà, una necropoli e delle mura.
Il Professor Nurettin Arslan, dell'Università Onsekiz Mart di Canakkale, ha detto che lo strumento bronzeo aveva una punta all'estremità ed un bordo piatto. Secondo lui questo strumento era utilizzato per scrivere, prendere appunti e fare calcoli su tavolette di cera del periodo romano. "La parte piazza sul lato posteriore dello stilo era utilizzata per le correzioni", ha aggiunto. Mercanti e persone abbienti utilizzavano strumenti analoghi per la contabilità.
Il Professor Arslan sostiene che lo strumento apparteneva ad un letterato, aggiungendo che in quel periodo non solo le persone libere ma anche alcuni schiavi erano alfabetizzati.
Negli scavi di Assos è stato anche scoperto il frammento di un vaso di 2500 anni fa, importato da Atene, unitamente ad altri frammenti di ceramica.

Fonte:
dailysabah.com

Alle origini di Minoici e Micenei, le rivelazioni del Dna

Ricostruzione delle migrazioni nell'Egeo (dailymail.co.uk)
La prima civiltà avanzata europea proveniva dalla Turchia. E' stato rivelato dalle analisi del Dna che i primi Greci erano discendenti dei primi agricoltori neolitici migrati dall'Anatolia. I ricercatori hanno analizzato il Dna contenuto nei denti di 19 scheletri di individui identificati come Minoici e Micenei provenienti dall'Anatolia. Le analisi hanno anche mostrato che Minoici e Micenei erano geneticamente correlati.
Anche i Greci moderni, stando a questi studi, sono a loro volta discendenti degli antichi Micenei. Questa scoperta potrebbe porre fine ad un secolo di speculazioni sulle origini delle due culture, che molti studiosi pensavano fossero distinte. Un team internazionale di ricercatori ha intrapreso la sequenza del primo genoma del Dna sugli abitanti della Grecia continentale, di Creta e dell'Anatolia sudoccidentale nell'Età del Bronzo.
Affresco cretese rappresentante i giochi con il toro che si svolgevano nel
grande palazzo di Cnosso (Foto:Lapplaender/SWNS.com)
Le analisi del Dna sono state fatte sui denti di 19 individui che sono stati individuati come Minoici di Creta, Micenei della Grecia continentale e persone che hanno vissuto nell'Anatolia sudoccidentale. I ricercatori hanno confrontato i genomi minoici e micenei tra di loro, con più di 330 altri genomi antichi e oltre 2.600 genomi dell'umanità attuale. I risultati hanno dimostrato che Minoici e Micenei erano geneticamente molto simili anche se non identici.
Minoici e Micenei derivavano entrambi da un "primo agricoltore" geneticamente di origine orientale. Nei Micenei è stato individuato, poi, un componente aggiuntivo minore relativo agli antenati di questo popolo, che porta ad abitanti dell'Est Europa e dell'Eurasia occidentale. Lo stesso tipo di discendenza euroasiatica si trova sia nelle popolazioni europee che nei Greci moderni.
Esempio di tavoletta con scrittura in Lineare B
(Foto: dailymail.co.uk)
George Stamatoyannopoulos, professore di Scienze del genoma e di medicina presso la University of Washington School of Medicine ha affermato che per centinaia di anni sono circolate molte e contestate teorie sull'origine degli abitanti attuali della Grecia, sulle origini di quelli della Grecia classica e dell'Età del Bronzo. Si tratta di una teoria diffusa, nel XIX secolo dallo storico tedesco Fallmerayer, convinto che i discendenti degli antichi Greci fossero scomparsi durante i primi decenni del Medioevo.
La scoperta della civiltà minoica e micenea sull'isola di Creta e sulla terraferma greca, negli ultimi anni del 1800, ha aperto una finestra direttamente sull'Età del Bronzo in Europa, periodo che precedentemente era appena rintracciabile nei poemi omerici Iliade e Odissea.
Le innovazioni culturali apportate dai Minoici, tra cui la prima forma di scrittura europea, i vasti e complessi palazzi e la straordinaria vivacità dell'arte, hanno fatto pensare che questa cultura fosse stata trapiantata a Creta da un'altra società più avanzata, vissuta in un'altra terra. Il nuovo studio, invece, consente di risolvere gran parte dei dilemmi in merito a questo periodo così intenso che ha preceduto quello più strettamente storico. Innanzitutto la nuova teoria confuta quella comunemente in auge che vuole che i Micenei fossero una popolazione straniera arrivata nell'Egeo e completamente estranei all'altra cultura, quella minoica.
Autore principale dello studio in questione è il medico Iosif Lazaridis, della Harvard Medical School, il quale ha dichiarato: "C'erano almeno due ulteriori migrazioni nell'Egeo che hanno preceduto i Minoici e Micenei, i quali, più tardi, si sono mescolati tra loro. I Greci sono stati considerati sempre un 'work in progress', ai quali si sono aggiunte altre migrazioni attraverso i secoli che, però, non hanno cancellato il patrimonio genetico delle popolazioni dell'Età del Bronzo. Sia i Greci attuali che i Minoici e i Micenei sono imparentati con le antiche popolazioni del Caucaso, dell'Armenia e dell'Iran. Questa scoperta porta a pensare che alcune migrazioni siano arrivate in Grecia dall'Anatolia all'epoca dei primi agricoltori".

Fonte:
dailymail.co.uk

giovedì 3 agosto 2017

Vienne, la "piccola Pompei" francese

Vienne, gli archeologi al lavoro su un pavimento musivo
(Foto: repubblica.it/cultura)
E' una scoperta archeologica eccezionale, quella fatta in Francia da un gruppo di archeologi. A sud di Lione è stata scoperta quella che è già stata definita come una "piccola Pompei": un sito archeologico romano grande 7.000 metri quadrati. "Siamo incredibilmente fortunati. Questo è indubbiamente il più eccezionale scavo di un sito romano effettuato negli ultimi 40 o 50 anni", ha dichiarato il capo archeologo Benjamin Clement.
A 30 chilometri da Lione, nei pressi di Vienne e del fiume Rodano - in quell'area che costituiva la Gallia Narbonensis, e dove oggi già si trovano un teatro e un tempio romano -, quella rinvenuta è la testimonianza di scampoli di vita privata, fatti di reperti appartenenti a ville di lusso ed edifici pubblici.
E', questa straordinaria "piccola Pompei", un agglomerato di case estremamente ampio, datato a partire dal I secolo a.C. e abitato, secondo gli studiosi, per circa 300 anni. Pare che poi roghi devastanti abbiano costretto i suoi abitanti a lasciare la zona. Ed è proprio questa fuga a rendere, quella nei dintorni di Vienne, una scoperta tanto simile a quella fatta nella regione campana: tra i mosaici pavimentali sono state rinvenuti decine di oggetti di uso quotidiano, abbandonati in fretta e furia dagli indigeni prima di scappare.
Alcuni dei ritrovamenti a Vienne (Foto: repubblica.it /cultura)
Tra i ritrovamenti più significativi all'interno del sito spiccano un edificio pubblico abbellito da una fontana e da una statua di Ercole, un mercato e una serie di abitazioni private. Tra di esse, una casa dedicata alla celebrazione dei Baccanali - con il suo mosaico raffigurante una processione delle Menadi e dei Satiri - e una villa con un'opera raffigurante Talia, durante il rapimento da parte di Pan. Subito dopo il loro ritrovamento, quei mosaici tanto straordinari sono stati asportati dal sito per poter essere restaurati, con l'obiettivo - una volta portati al loro splendore originario - di esporli nel museo di Vienne, magari già nel 2019.
Vienne era un importante nodo della strada che collegava la Gallia settentrionale con la provincia della Gallia Narbonensis, la Francia meridionale di oggi. Era un pò come l'attuale autostrada del sole francese, che collega oggi Parigi con Lione. Il sito è stato scoperto in aprile, in seguito all'inizio di lavori di costruzione per un complesso abitativo.

Fonti:
siviaggia.it
repubblica.it/cultura

Abruzzo, la fanciulla di Pizzoli

La sepoltura della giovane donna sabina rinvenuta a Pizzoli
(Foto: abruzzoweb.it)
Era una ragazza, adolescente o di giovane età, certamente appartenente ad una famiglia di notabili, forse principi, a giudicare dalla ricchezza del corredo funebre e dalla monumentalità della sepoltura. Questi e altri indizi - informa una nota della Soprintendenza - raccontano le storie e i dettagli della vita e della morte della giovane, i cui resti giacevano nel monumento sepolcrale rinvenuto e scavato nelle scorse settimane a Pizzoli (L'Aquila) durante i lavori di installazione di un nuovo tratto di condotta idrica in località Scentelle, nei pressi del cimitero, tra la Strada Statale Picente e la Comunale per il centro di Pizzoli.
Il monumento sepolcrale, a pianta circolare - inquadrabile cronologicamente tra la fase recente della prima Età del Ferro e l'Età Orientalizzante (prima metà dell'VIII secolo a.C.) - è del tipo "a tumulo", di pietre a secco, con un diametro di circa sei metri. l'anello esterno, con accezione fortemente simbolica, è costituito da un margine (crepidine) realizzato con porzioni rocciose disposte di taglio, a contenere una collinetta artificiale che conteneva la sepoltura.
Parte del corredo funebre della fanciulla di Pizzoli (Foto: Ansa.it)
La giovane defunta, di età presumibilmente compresa tra i 12 ed i 16 anni, era distesa con le braccia lungo i fianchi, appena rilassate sul ventre. Il corpo della ragazza era protetto da un tavolato ligneo, andato perduto, che lo isolava e proteggeva, mentre il tumulo di pietre costituiva la struttura interna del monumento, che doveva essere ricoperto da uno strato di terreno vegetale a formare una collinetta dell'altezza di circa 1,20-1,50 metri, delimitata alla base dal bianco circolo di pietre della crepidine.
L'appartenenza della ragazza ad una famiglia certamente di rango è comprovata dalla splendida paure con ornamenti e fibule di bronzo, pendagli spiraliformi e giri di collana con perline di ambra, mentre sul fianco sinistro era deposta una fusaiola esagonale di terracotta, tipico attributo di femminilità legato alle attività e al culto domestico. Ai piedi il corredo ceramico, composto di un'unica scodella d'impasto, recuperata in frammenti, mentre ulteriori indizi restituiscono le caratteristiche dell'abito e degli accessori.
La parure comprendeva due grandi fibule di bronzo con staffa a disco: una a motivo spiraliforme, fermava il drappeggio delle vesti sulla spalla sinistra; l'altra, posizionata sul petto, con il doppio motivo del triplice cerchio concentrico inciso, qualificava il corredo personale con un grande anello di sospensione e pendagli sempre in bronzo. Sul ventre, a concludere la parure sul pettorale, due probabili pendagli di bronzo del tipo spiraliforme a fascetta.
Anellini di bronzo disposti in maniera ordinata e simmetrica sul petto, fermati sul vestito a partire dalla testa verso il bacino, descrivono una vestizione da parata con velo copricapo. La stoffa dell'abito, probabilmente lana, a giudicare dalle impronte dell'orditura sulle tracce di organico, poteva essere arricchita da elementi o decorazioni in lamina di cuoio e lacci, a stringere e fermare attraverso i numerosi anellini di bronzo rinvenuti in posizione funzionale.
La scoperta è stata effettuata durante la sorveglianza archeologica degli scavi di alloggiamento dell'acquedotto condotti dalla Gran Sasso Acqua Spa. Lo scavo archeologico, eseguito sotto la direzione della Soprintendenza per l'Aquila dal 5 al 7 luglio 2017, è stato condotto dal funzionario archeologo responsabile Vincenzo Torrieri con gli archeologi esterni Daniela Moscianese e Maria Gaudieri, incaricati dalla committenza ai fini della sorveglianza dei lavori di scavo per l'installazione dell'acquedotto.
Il recupero di un corredo funerario così importante si aggiunge a quanto rinvenuto già nelle immediate vicinanze nel 2009-2010, una straordinaria fibula di bronzo di grandi dimensioni, narrante un corteo rituale di un individuo di rango dell'etnia sabina, certamente un capo, di questo straordinario luogo, crocevia strategico di confine tra Sabini, Vestini e Pretuzi, ai piedi del valico appenninico che collegava i Popoli Tirrenici a quelli Adriatici.

Fonte:
abruzzoweb.it

martedì 1 agosto 2017

Hera Argiva, nuove scoperte nei pressi dell'antico santuario

Area archeologica di Paestum (Foto: amalfinotizie.it)
Sono venuti alla luce i resti di un'unità abitativa durante l'ultima campagna di scavo effettuata dall'Università "Federico II" di Napoli, con il sostegno del Parco Archeologico di Paestum e del Comune di Capaccio Paestum, nel santuario di Hera, alla foce del Sele, a due passi dall'antica colonia magnogreca di Paestum.
La ricercatrice di archeologia classica presso il Dipartimento di Studi Umanistici dell'Università Federico II, Bianca Ferrara, ha dichiarato "Negli ultimi anni le campagne di scavo condotte dall'Università si sono concentrate nella zona ubicata nei pressi del cuore dell'area sacra, dove sono presenti due edifici che si sovrappongono, anche se con un diverso orientamento. Il più recente restituisce la planimetria di un'unità abitativa, di forma quasi quadrata, con ambienti disposti intorno ad una corte centrale, databile tra la fine del III e l'inizio del II secolo a.C. L'edificio sottostante, più antico, restituisce una planimetria rettangolare. L'attuale campagna di scavo, concentrata in particolar modo nel settore meridionale di questo edificio, ci ha consentito di datare l'impianto nei primi decenni del II secolo a.C. e la definitiva defunzionalizzazione entro il II secolo d.C.".
L'edificio intercettato nei pressi del santuario di Hera Argiva
(Foto: napoli.repubblica.it)
L'edificio in questione è stato riconosciuto come una fattoria che si sviluppa su una superficie di 300 metri quadrati. La scoperta rimette in discussione l'area intorno al tempio di Hera Argiva che non è più da considerarsi come un luogo puramente religioso. Dalle analisi rinvenute sui frammenti di ceramica, infatti, la fattoria non era destinata al solo uso agricolo. Negli ambienti dell'antica fattoria venivano stoccati sia prodotti di grande diffusione e commercializzazione come l'olio, che prodotti di nicchia come erbe aromatiche, medicine e prodotti cosmetici per la cura e la bellezza delle persone.
La struttura è realizzata con grandi blocchi di calcare e sorgeva lungo la strada che, nel VI secolo a.C., collegava la colonia magnogreca di Poseidonia al santuario di Hera Argiva alla foce del Sele, a nove chilometri di distanza. Si tratta del luogo fondato, secondo il mito, da Giasone, eroe alla guida della nave Argo, da cui l'attributo di Argiva dato alle divinità. "Saranno i nuovi scavi a chiarire funzione e natura delle strutture venute alla luce a seguito della campagna di scavo realizzata nella zona C del santuario di Hera. - Spiega il direttore del Parco di Paestum, Gabriel Zuchtriegel. - Quello che suscita interesse è la dimensione del manufatto architettonico, che rinvia a un edificio monumentale di fine VI secolo a.C. distante 500 metri dall'Heraion".

Fonti:
salernonotizie.it
amalfinotizie.it
napoli.repubblica.it/cronaca/

Spagna, scoperto un interessantissimo carro votivo in bronzo

Spagna, il carro votivo in bronzo (Foto: CSCIC Comunicaciòn) Nel sito archeologico di Casas del Turunelo , nella provincia di Badjoz , in Sp...