domenica 16 agosto 2026

Gragnano, riemerge un'antica e ben conservata necropoli

 
Gragnano, i materiali recuperati dalla necropoli
(Foto: quotidianoarte.com)
Si tratta di uno dei ritrovamenti archeologici più rilevanti degli ultimi anni nel Sud Italia. Nel corso dei lavori di espansione del Pastificio Garofalo di Gragnano, in provincia di Napoli, è emersa una necropoli risalente al VI secolo a.C., portata alla luce grazie alle attività di archeologia preventiva condotte sotto la direzione scientifica della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per l'Area Metropolitana di Napoli.
Lo scavo, condotto tra l'inizio del 2025 e i primi mesi del 2026, ha restituito 85 sepolture distribuite su un'area di circa 2.000 metri quadrati. Finora sono stati identificati 16 adulti, 4 bambini e 15 infanti, mentre le indagini sui restanti individui sono ancora in corso. A colpire i ricercatori non è stato tanto il numero dei sepolti ma lo stato di conservazione delle sepolture. In alcune casse funerarie in tufo si è, infatti, creata, nel tempo, un'atmosfera priva di ossigeno che ha permesso la sopravvivenza di materiali organici normalmente perduti, compreso un piatto di legno.
Le tombe hanno restituito vasellame decorato, gioielli tra i quali collane e pendenti in avorio con figure umane, una spada in ferro e fibule in bronzo, elementi che, secondo la Soprintendenza, rimandano alle strategie di autorappresentazione sociale di un'élite di rango elevato dell'Ager Stabianus. Tra i reperti figurano inoltre graffiti alfabetici che riportano i nomi dei possessori, testimonianza delle reti commerciali che nel VI secolo a.C. collegavano quest'area della Campania alla Grecia, all'Egitto ed al Mediterraneo orientale
Lo studio dei materiali biologici ha permesso di ricostruire aspetti legati all'alimentazione, alla mobilità e alle condizioni di vita delle comunità dell'epoca, dal rachitismo infantile alle deformazioni scheletriche legate alle attività lavorative.
Al di sotto della necropoli sono emerse anche strutture più antiche, riferibili all'Età del Rame e del Bronzo che creerebbero una continuità con le popolazioni di Longola e, in prospettiva, con Pompei, riaprendo l'interrogativo sulla localizzazione dell'antica città di Stabia, questione su cui gli studiosi non si dicono ancora in grado di offrire una risposta definitiva. Si riteneva che gli insediamenti indigeni fossero scomparsi con la fondazione italica di Nocera e di Pompei, mentre i nuovi dati suggeriscono una fase più avanzata di quella presenza nel VI secolo a.C.
Il ritrovamento non è isolato. La nuova area funeraria si inserisce in una necropoli più ampia, individuata già a metà degli anni '50 dall'archeologo Libero D'Orsi in località Madonna delle Grazie. In quell'occasione furono recuperati i corredi di circa 300 tombe, oggi conservati al Museo Archeologico di Quisisana.

Fonte:
quotidianoarte.com

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