mercoledì 25 luglio 2012

Il tesoretto di Agsu

Il tesoretto di Agsu
Un nascondiglio in cui sono state ritrovate 37 monete d'oro è stato scoperto in Azerbaigian, in un sito noto come Agsu, in cui sono presenti rovine di una città medioevale.
Gli archeologi, guidati dal Dottor Gafar Jabiyev, dell'Istituto di Archeologia ed Etnografia dell'Accademia Nazionale delle Scienze dell'Azerbaigian, stanno conducendo scavi su larga scala ad Agsu, dove hanno già riportato alla luce strutture relative al bagno di un'abitazione, ad una grande moschea, a strade, fogne, piscine. Hanno ritrovato anche manufatti in ferro, rame e ceramica, alcuni dei quali realizzati in Cina e in Europa.
Tra i reperti senza dubbio quello che più colpisce l'immaginazione è il tesoretto di 37 monete d'oro, riportato alla luce nel giugno scorso e consegnato al Museo Nazionale di Storia dell'Azerbaigian. Le monete sono state identificate come ducati d'oro olandese, una moneta di scambio usuale nel XVIII secolo. Per un certo periodo di tempo il ducato olandese era stato adottato come moneta internazionale negli scambi commerciali.

Un vampiro in Bulgaria

Lo scheletro ritrovato in Bulgaria
La scoperta di uno scheletro umano di 700 anni fa in Bulgaria, ora esposto al Museo Nazionale di Storia della città, conferma che la paura dei vampiri è ben più antica di Dracula, figura letteraria creata da Bram Stoker.
Il "vampiro" in questione è stato trovato sepolto tra le rovine di una chiesa nella città di Sozopol, sul Mar Nero. Era stato pugnalato al petto con un paletto di ferro, poi deposto accanto a lui nella sepoltura. I denti dell'uomo, inoltre erano stati intenzionalmente cavati. Gli studiosi ritengono che entrambe le mutilazioni siano state opera degli abitanti del villaggio per evitare che il morto si trasformasse in vampiro.
Sono molti gli scheletri ritrovati con un paletto conficcato nel corpo, legati, sepolti a testa in giù o decapitati, tutte tipologie di morte legate alle leggendarie figure dei vampiri.

La Sala delle Armi e il Castello di Ariano Irpino

Il Castello Normanno di Ariano Irpino, sede del Museo
Il 23 luglio scorso, ad Ariano Irpino, è stata inaugurata la Sala delle Armi nel Castello Normanno. Il Museo della Civiltà Normanna, in cui è inserita la Sala delle Armi, è stato a suo tempo allestito per iniziativa del Centro Europeo di studi Normanni che compie, proprio quest'anno, venti anni di attività.
Le armi che i visitatori potranno ammirare sono 220, datate tra il V e il XVIII secolo d.C.. La collezione è stata donata al museo dall'ing. Mario Troso, appassionato studioso di armi. Sono presenti alabarde, corsesche, lance, brandi stocchi, buttafuoco, quadrelloni tridenti ed altro ancora. E' possibile vedere anche un plastico della battaglia di Hastings (1066), un'armatura del '500, una scure da decapitazione e la riproduzione a grandezza naturale di un guerriero normanno. Interessanti anche alcune armi da taglio romane ed un pilum unico del suo genere.
Il museo è aperto dal mercoledì alla domenica, dalle ore 10.30 alle ore 13.00 e dalle ore 17.00 alle ore 19.30 (orario primaverile ed estivo). In autunno ed inverno cambia solamente l'orario pomeridiano: dalle ore 16.30 alle ore 19.00.
Il Museo della Civiltà Normanna di Ariano Irpino
La conquista longobarda dell'Italia meridionale, comportò innanzitutto lo spopolamento degli antichi centri romani che vennero progressivamente abbandonati e la ricostruzione di centri abitativi in luoghi più sicuri, come la sommità delle colline. Ariano Irpino nasce intorno alla metà del VI e agli inizi del VII secolo d.C., sulla scia del conflitto goto-bizantino. L'abitato venne dotato quasi subito di una torre difensiva attorno alla quale si coagulò un centro abitato, sul lato nord del colle, ai piedi del castello.
La prima notizia sull'esistenza di un borgo difeso si trova nella Chronica Monasterii Casinensis, di Leone Marsicano, monaco di Montecassino e poi vescovo di Ostia, vissuto tra l'XI e il XII secolo. Nel redigere la minuziosa cronaca del monastero, Leone cita un documento del 797 che contiene la donazione da parte di un certo Vaccus vir dives, soldato di Benevento, di tutti i suoi beni all'abate di Montecassino. Tra questi beni vi era un casale in Ariano e un oliveto.
Alcune delle armi presenti nel Museo
Ariano Irpino è citata anche da Erchemperto (858) nella sua Historia Longobardorum Benevetanorum, a proposito di uno scontro tra Longobardi e Saraceni nelle vicinanze del borgo. In un documento dell'Abbadia di Cava risalente all'892 vi è già traccia del castello di Ariano. Nell'849 lo stato beneventano venne frazionato e spartito tra diversi nobili, divi in due gruppi fautori, rispettivamente, di due capi Longobardi: Radelchi e Siconolfo. Questa suddivisione diede vita al principato di Salerno, assegnato a Siconolfo e a quello di Benevento, assegnato a Radelchi. Ariano, profittando della decadenza del principato di Benevento, divenne un importante caposaldo difensivo al confine tra i possedimenti longobardi e la zona d'influenza bizantina. I vari duchi che si succedettero al potere potenziarono le difese cittadine ed eressero il castrum Ariani, una fortificazione con mura di cinta (892) citata dall'anzidetto documento dell'Abbazia di Cava.
Nel 969 ad Ariano venne creata una diocesi suffraganea a quella metropolita di Benevento, che doveva arrestare la penetrazione politico-militare dei bizantini e la diffusione del culto greco-ortodosso proveniente dall'Apulia.
Tra il 1127 e il 1139, sotto la signoria del conte Ruggero, l'impianto del castello era già definito, costituito da un grande torrione cinto da mura e dotato di quattro torri quadrangolari più piccole ai lati. Il castello e l'abitato furono conquistati dai Normanni di Ruggero II nel 1140, il quale Ruggero convocò, proprio in Ariano, una grande curia di baroni e prelati che redassero una serie di leggi che rappresentarono il fondamento del Regnum Siciliae.
Plastico della battaglia di Hastings
Nel 1190 Ariano si trovò coinvolta nelle lotte per la successione al trono di Sicilia. Nel 1255 la città venne devastata dai Saraceni guidati da Federico Lancia e gli abitanti furono allontanati dalla città. Nel 1266 Carlo I d'Angiò si dedicò alla ricostruzione del castello di Ariano, della cattedrale e delle sue mura. Alla fine del XIII secolo detentrice del feudo di Ariano era una famiglia di probabile origine provenzale, i Sabrano.
Nel dicembre del 1456 un violento terremoto si abbatté su Ariano, danneggiandola gravemente: fu necessario riedificare alcune strutture tra le quali lo stesso castello. Tutti gli abitanti furono obbligati dal re Ferdinando di Aragona ad estrarre pietre da portare al castello. I lavori durarono anche nei decenni successivi e furono nuovamente promossi nel XVI secolo dal dententore del feudo, Ferrante Gonzaga, che fece erigere bastioni e trincee in vista di un'ipotetica invasione del regno da parte dei Francesi.
Il castello cadde nuovamente in rovina e nel 1636 è attestata una richiesta dei Cappuccini di Ariano al Viceré di Napoli per servirsi del castello come cava di materiale per costruire la chiesa del Calvario.
L'edificio difensivo, situato sul colle orientale di Ariano Irpino, è inglobato nella villa comunale. La sua architettura riflette l'influsso aragonese, con forma pressocchè quadrangolare, con lati di dimensioni diverse e torri circolari agli angoli. Le torri, al loro interno, ospitano vani di varie dimensioni. Gli scavi condotti all'interno delle mura del castello hanno permesso di riportare alla luce l'impianto della torre longobarda (858-892), eretta direttamente sulla roccia. La torre era stata costruita in muratura incerta. Al di sopra di essa si eleva il mastio normanno (1027-1139), di forma rettangolare.
Torrione e mura del castello normanno di Ariano Irpino
L'approvvigionamento idrico avveniva grazie a due cisterne: una era stata ricavata da una vecchia torre longobarda rivestita di intonaco impermeabile all'acqua, l'altra si trovava nei pressi dell'ingresso nord-est.
Un fossato percorreva il circuito murario in parallelo ad esso. L'ingresso nell'area fortificata avveniva attraverso un ponte levatoio. L'interno della cinta ospitava strutture in legno che fungevano da abitazione o da strutture per approvvigionamento alimentare (pozzi, cisterne, fosse-silos per il grano e il foraggio degli animali).
I restauri degli ultimi decenni hanno permesso di ripristinare i collegamenti sotterranei, uno dei quali congiungeva la torre di nord-ovest con quella di nord-est. Un altro collegamento congiungeva quest'ultima torre con un'altra a sud-est. La tradizione vuole che esistessero anche collegamenti sotterranei che mettevano il castello in comunicazione con zone esterne al recinto fortificato.

martedì 24 luglio 2012

I gioielli nascosti di Sarsina

Stele funeraria di Titia Prima
Nel IV secolo a.C., le popolazioni umbre della valle del Savio diedero vita al primo insediamento stabile sul sito dove sorse poi la città di Sarsina. Il nucleo urbano dell'antica Sarsina è oggi visibile accanto all'attuale piazza Plauto. Si tratta di edifici in legno con annessi piccole botteghe artigiane.
Sarsina entrò in contatto con i Romani nel 266 a.C.. Questi ultimi le lasciarono una certa autonomia e le garantirono lo status di civitas foederata. Questo fece sì che, durante la guerra tra Galli e Romani, nel 225 a.C., Sarsina e gli Umbri fornissero all'esercito dell'Urbe 20.000 soldati. Un illustre cittadino di Sarsina fu il commediografo e poeta Tito Maccio Plauto (254 a.C.).
Nel I secolo a.C. Sarsina, oramai municipium, venne riorganizzata urbanisticamente e architettonicamente e dotata di una cinta muraria. Il municipium di Sarsina ospitava prevalentemente liberti divenuti imprenditori, che contribuirono notevolmente al benessere cittadino. Ben presto il municipium venne inserito nella circoscrizione amministrativa della Regio VI Umbria, in virtù delle origini della sua popolazione.
Nel III secolo d.C. Sarsina intratteneva solidi rapporti con il porto di Ravenna. Verso la fine dello stesso secolo, la città subì violente devastazioni a causa delle incursioni di popolazioni barbariche, archeologicamente rintracciabili nei segni di incendio riscontrati sui pavimenti musivi di alcune abitazioni.
Paliotto d'altare dell chiesa di San Vicinio
Tra il III e il IV secolo Sarsina ebbe il primo vescovo, Vicinio, in seguito assurto agli onori della santità e santo patrono della città. Nel 757 la città fu sottoposta all'esarcato. Nel X secolo venne edificata la cattedrale romanica, fulcro attorno al quale si sviluppò il centro abitativo medioevale.
Uno scavo archeologico del 1988 portò al recupero di numerosi reperti pertinenti una domus di un certo livello, edificata in un isolato posto al centro della città romana. L'abitazione, della quale sono stati scavati tre ambienti, risale al I secolo a.C. ed ha subito un restauro nel II secolo d.C.. Nel III secolo d.C. un incendiò devastò l'edificio, le pareti crollarono proteggendo, in tal modo, parte della pavimentazione musiva e di alcune suppellettili domestiche. Il mosaico recuperato è in tessere bianche e nere e raffigura un tritone trainato da un ippocampo e accompagnato da un delfino. Al centro, in un riquadro, la figura policroma di Ercole ebbro sorretto da un satiro.
Risale al 1927, invece, la scoperta del monumento funerario di M. A. Obulacco, ritrovato nella necropoli di Pian di Bezzo, non lontana dalla città. Negli anni '30 il monumento venne rimontato ed utilizzato come memoria dei caduti.
La chiesa di San Vicinio
La chiesa principale di Sarsina è dedicata al patrono San Vicinio. E' in stile romanico ed è stata costruita tra il X e l'XI secolo su un edificio preesistente di epoca romana o paleocristiana. La chiesa prospetta sulla piazza intitolata a Tito Maccio Plauto, dove un tempo sorgeva il foro romano di Sarsina, i cui resti di pavimentazione sono visibili dietro gli edifici sul lato settentrionale della piazza. Sono emersi almeno due livelli pavimentali: un primo livello in lastre di arenaria ed un secondo in lastre di marmo di Verona, accuratamente squadrate.
Alcune porzioni della cinta muraria di età romana si trovano sotto la cortina muraria medioevale, lungo il lato orientale della città, il basamento di una torre, invece, si trova sotto la cosiddetta Casa di Plauto.

Il generale di Xiangyang

La sepoltura del genera e di sua moglie a Xiangyang
Nella Cina di 1800 anni fa, quando le guerre avevano diviso il paese in tre parti, in una tomba con un tetto a cupola, venne sepolto un guerriero con la moglie. Aveva circa 45 anni. I resti dei due coniugi sono stati ritrovati, in questi giorni, all'interno di casse di legno oramai marcito. Non si conoscono i nomi del guerriero e di sua moglie, ma dall'architettura della tomba e dal corredo funerario presente, gli archeologi credono si tratti di un generale che aveva servito uno o più Signori della Guerra cinesi.
La sepoltura è stata ritrovata a Xiangyang, una città che, nel periodo detto dei Tre Regni, rivestiva una grande importanza strategica. Gli scavi, in questa parte del paese, sono iniziati nel 2008. Tra i ritrovamenti più importanti relativi alla lussuosa sepoltura, vi è un cavallo di bronzo a grandezza naturale, il più grande ritrovato in Cina. E' stato poi ritrovato il modello estremamente dettagliato, in ceramica invetriata, di una villa a due piani, protetta da un muro di cinta. Modellini di case come questo sono ben noti già a partire dalla dinastia Han e sono molto utili agli archeologi per ricostruire l'aspetto delle antiche case cinesi.
Particolare del cavallo ritrovato nella tomba di Xiangyang
La tomba del generale cinese e di sua moglie era ricca di oggetti preziosi: dischi d'oro e d'argento, cristalli, agata, bracciali d'oro solo per citarne alcuni.
Tra i reperti è stato ritrovato anche uno specchio in bronzo decorato con motivi elaborati che includono la rappresentazione della fenice e di un Kui, un demone con una gamba sola. Sul manufatto erano presenti due iscrizioni: "a beneficio eterno dei discendenti", "che il possessore abbia la carica dei Tre Duchi". I Tre Duchi erano i tre funzionari più potenti dell'antica Cina.
Come ogni bravo guerriero, il generale sepolto nella tomba appena scoperta era ben attrezzato per l'aldilà: sciabole di bronzo e ferro ed anche una balestra in ottime condizioni nonostante i 1800 anni trascorsi. Proprio questi manufatti fanno pensare che il generale sepolto fosse vissuto durante l'epoca dei Tre Regni, iniziata ufficialmente nel 220 d.C.

Siraf, porto sommerso dell'Iran

Una vecchia foto delle evidenze del porto di Siraf
Una squadra composta da archeologi americani ed iraniani hanno recentemente avviato una serie di scavi subacquei per cercare il resti di Siraf, porto storico nel Golfo Persico.
Siraf ha una storia di circa 1100 anni e si trova nella parte nord occidentale della provincia di Bushehr, nell'Iran del sud. Un tempo Siraf era noto per il mercato delle perle e della seta, poi, nel corso dei secoli, è stato progressivamente sommerso dall'acqua.
Gli archeologi americani hanno portato delle speciali attrezzature, indispensabili per procedere allo scavo subacqueo, attrezzature di cui non disponevano gli archeologi iraniani. Sono stati già indagati alcuni strati archeologici, il più antico dei quali risale all'epoca dei Parti. Gli strati archeologici più importanti sono di epoca sassanide e del primo periodo islamico.
Alcuni studiosi ritengono che la popolazione di Siraf, in epoca islamica, ammontasse a circa 300.000 persone, mentre oggi la popolazione totale ammonta a sole 7.000 unità.

domenica 22 luglio 2012

Le sepolture zapoteche di Atzompa

Camera funeraria ad Atzompa
Gli archeologi hanno scoperto una camera sepolcrale di 1100 anni fa nel sito archeologico di Atzompa, nello stato messicano di Oaxaca
Il complesso funerario è composto da tre camere sepolcrali ed è diverso dalle altre necropoli scoperte in precedenza nella regione. Si trovava all'interno di un edificio progettato, pare, esclusivamente per contenere delle tombe poste in verticale, una sopra l'altra.
La costruzione è localizzata nell'area preispanica di Atzompa, una piccola città periferica del grande centro di Monte Alban, del periodo Tardo Classico (650-900 d.C.). Una delle stanze funerarie, che doveva contenere i resti mortali di dignitari di alto livello, è decorata con affreschi che rappresentano il gioco della pelota, diffuso in tutte le culture del Messico precoloniale.
La scoperta costituisce una pietra miliare nella storia della cultura zapoteca, dal momento che dimostra che Atzompa sviluppò forme e soluzioni architettoniche originali rispetto agli altri centri zapotechi e, in particolare, rispetto al centro principale di irradiazione di questa civiltà, Monte Alban.

Ricche tombe romane in Bulgaria

La tomba romana scoperta a Debelt
In un villaggio nella regione di Bourgas, in Bulgaria, Debelt, sono state ritrovate due collane d'oro con iscrizioni ed immagini in due sepolture del periodo romano. Debelt si trova sulla costa bulgara del Mar Nero. I reperti sono stati datati dagli archeologi al II secolo d.C.
Gli studiosi ritengono che gli oggetti ritrovati appartengano ad uno dei veterani dell'VIII legione di Augusto. La sepoltura si trova nella parte occidentale dell'antica colonia romana di Deultum, conosciuta un tempo come "piccola Roma in Tracia" o Colonia Flavia Deultensium. La scoperta è stata fatta per caso, durante i lavori per l'edificazione di uno stabile.
Oltre alle collane d'oro, è stato ritrovato lo scheletro di un uomo sepolto con abiti lussuosi, intessuti di oro e di perle. Accanto aveva un vaso per imbalsamazione che ha fatto pensare agli archeologi ad un esponente agiato della colonia romana. Nelle vicinanze è stato ritrovato anche un altro scheletro, che si suppone appartenga ad una donna, sepolta con altri oggetti d'oro tra le quali le collane anzidette, decorate con pietre dure e con le immagini di due basilischi, creature mitiche. Queste collane recano anche delle iscrizioni che sono in fase di decifrazione. L'archeologa Krasimira Kostova pensa che la donna potesse essere un'adepta della setta degli gnostici e che per questo sia stata sepolta con le collane d'oro e di pietre che avrebbero dovuto essere una sorta di difesa nell'aldilà.
Resti di abitazioni della Debelt romana
Tra i reperti, oltre alle collane d'oro, vi sono un ciondolo d'oro, due monete di bronzo (tra le prime ritrovate a Debelt), associate anch'esse allo gnosticismo, movimento religioso che fiorì proprio tra il II e III secolo a.C., gioielli sempre in oro, un ago, perline, strigili e strumenti medici che i Romani utilizzavano per inserire farmaci nelle orecchie ed in gola.
La Colonia Flavia Deultensium fu fondata nel 70 d.C. da legionari romani che si erano ritirati dal servizio. Sono 15 le colonie romane nei Balcani, tre delle quali si trovano in Bulgaria.

Ritrovato l'antico porto di Akko

Akko, il vecchio porto
L'Israel Antiquities Authority ha annunciato di aver scoperto, durante una campagna di scavo ai piedi delle costruzioni portuali di Akko, resti appartenenti ad un porto che servì la città nel periodo ellenistico (III-II secolo a.C.), porto che era, all'epoca, il più importante porto d'Israele.
I primi indizi che indicavano la possibile esistenza di un molo portuale si ebbero nel 2009, quando fu scoperta una sezione di pavimento costituito da larghe lastre di arenaria, disposte secondo lo stile utilizzato dai Fenici per le costruzioni portuali. Questo pavimento, scoperto sotto la superficie dell'acqua, determinò una serie di discussioni tra gli archeologi, incentrantesi soprattutto sull'appartenenza del pavimento ad un molo oppure ad un grande edificio.
Tra gli ultimi ritrovamenti sono da annoverare delle grandi pietre di ormeggio che, un tempo, erano incorporate al molo e che erano utilizzate per assicurare le imbarcazioni ancorate al porto circa 2300 anni fa. Quest'ultimo e fondamentale ritrovamento ha risolto la diatriba tra gli archeologi sulla pertinenza della copertura pavimentale in arenaria. In aggiunta gli studiosi hanno ritrovato le prove di una deliberata e sistematica distruzione del porto nell'antichità.
La struttura portuale ritrovata apparteneva, forse, all'antico porto militare di Akko. Si tratta di un impressionante sezione di pavimento in pietra di otto metri di lunghezza e cinque di larghezza. Il pavimento è delimitato da entrambe le parti da due imponenti muri di pietra, costruiti anch'essi secondo una tecnica in uso tra i Fenici. Sembra che il pavimento tra i due muri sia scivolato verso sud, mentre alcune pietre sono cadute al centro del pavimento.
Oltre alle strutture in pietra dell'antico porto, sono stati ritrovati anche centinaia di frammenti di ceramica, tra i quali dozzine di vasi e di oggetti metallici intatti. La prima identificazione dei vasi in ceramica indica che molti di essi provenivano dalle isole del mar Egeo, quali Knido, Rodi, Kos e da altri porti che si trovavano lungo le coste del Mediterraneo. Questi ritrovamenti costituiscono una prova evidente della collocazione del porto ellenistico o del porto militare dell'antica Akko. Finora l'ubicazione del porto, infatti, non era molto chiara.
Gli scavi proseguono per accertare la reale ampiezza del porto e per chiarire da chi è stato distrutto il porto, se da Tolomeo nel 312 a.C., oppure gli Asmonei nel 167 a.C. o se la distruzione sia stata causata da altri eventi.

Scoperto un nuovo tempio maya a El Zotz

Una delle maschere ritrovate sulla facciata del tempio del Sole
E' stato recentemente scoperto, in Guatemala, un tempio dedicato al sole notturno risalente a 1600 anni fa. Un tempo questo edificio doveva essere visibile a chilometri di distanza ed ornato di maschere giganti raffiguranti il dio Maya del sole, un giaguaro bevitore di sangue. Il tempio era nascosto nella giungla guatemalteca, a circa 160 metri di profondità sotto il livello della piazza principale di El Zotz, ed è alto almeno 13 metri, con molteplici livelli che preservano la struttura interna dall'aggressione della selva circostante.
El Zotz, in quello che oggi è il Guatemala, è stato uno dei regni maya più piccoli ma estremamente agguerrito. Il tempio è una sottostruttura della piramide di El Diablo, una scultura estremamente affascinante, dal punto di vista artistico, la cui funzione era quella di onorare il sole. Sulla piramide, nel 2010, è stato scoperto un tempio e la sepoltura di quello che si ritiene essere stato uno dei fondatori della prima dinastia di El Zotz, chiamato Pa'Chan o "cielo fortificato".
I lati del tempio appena scoperto sono decorati con maschere di stucco alte 1,5 metri che mostrano il volto del dio solo mentre cambia durante il suo attraversamento del cielo. Una di queste maschere raffigura uno squalo, probabilmente un riferimento al sorgere del sole ai Caraibi. Il sole di mezzogiorno è raffigurato come un giaguaro locale, che si sveglia al crepuscolo nella giungla. Il dio del sole, nella cultura Maya, era associato strettamente agli inizi ed alla regalità. La presenza di volti solari su un tempio vicino ad una sepoltura reale, quindi, lascia intendere che la persona sepolta al suo interno era il fondatore di una dinastia reale.
Uno degli archeologi davanti
al bassorilievo del tempio
del Sole Notturno
Le maschere ritrovate nel tempio di El Zotz sono uniche e preziose per completare gli studi sulla raffigurazione della divinità celeste nella civiltà Maya. Finora è stato riportato alla luce solo il 30% della facciata del tempio e sono state recuperate solo otto delle 14 maschere che lo adornavano, per questo gli archeologi sperano che ci siano altre cose interessanti da scoprire e da studiare.
La valle di Buena Vista, dove si trova l'antica città di El Zotz, è stata una delle rotte più importanti del commercio tra le zone est ed ovest della regione maya di Peten, nota anche come una rotta del conflitto dinastico, dal momento che fu una sorta di stato-cuscinetto tra gli antichi regni di Tikal e Waka.

La grande diga maya di Tikal

La diga di Tikal, canale di scolo
Recenti scavi e carotaggi, condotti da una squadra guidata dall'Università americana di Cincinnati nel sito pre-colombiano di Tikal, in Guatemala, hanno permesso di identificare molte e importanti opere di ingegneria, tra cui la più grande diga costruita dai Maya nel Centro America.
La diga, costruita in pietra, aveva circa 33 metri di altezza e 90 di lunghezza, poteva contenere circa 70 milioni di litri di acqua in un bacino artificiale appositamente scavato. Quest'acqua era in grado di sostenere una popolazione che raggiungeva le 70.000 unità, molto più numerosa dell'attuale. Il bacino conteneva tutta l'acqua piovana canalizzata dalle strade e dagli edifici di Tikal. Per il filtraggio ci si serviva della sabbia di quarzo proveniente da una fonte a 30 chilometri circa dalla città. L'acqua veniva utilizzata per l'irrigazione delle colture ed aveva un impatto diretto sulla sostenibilità della popolazione.
Dopo il IX secolo d.C. l'aumento della siccità rese la situazione sempre più drammatica fino a che i Maya furono costretti ad abbandonare definitivamente Tikal.
L'architettura monumentale del sito risale al IV secolo a.C., ma Tikal raggiunse il suo apogeo durante il Periodo Classico, tra il 200 e il 900 d.C.. Durante questo periodo la città dominò gran parte della regione Maya, sia dal punto di vista economico che politico e militare. Gli archeologi hanno trovato testimonianze della conquista di Tikal da parte di Teotihuacan nel IV secolo d.C..
Cristalli di sabbia di quarzo estratti dalla diga di Tikal
Dopo la fine del periodo Tardo Classico, a Tikal furono costruiti altri monumenti e sono state trovate le evidenze di estesi incendi che interessarono i palazzi del potere. Questi eventi sono stati, dagli studiosi, collegati al calo graduale della popolazione che culminò con l'abbandono del sito nel X secolo.
La diga recentemente scoperta a Tikal è seconda, per grandezza, solo all'enorme Dam Purron, costruito in Messico nella Valle di Tehuacàn in un periodo compreso tra il 250 e il 400 d.C.. Gli archeologi hanno scavato nei serbatoi, nei canali e nelle chiuse che portavano l'acqua dalla cresta collinare della città ai residenti a valle.
La diga fu scavata trasformando le cave in serbatoi e ricoprendole di intonaco. Quando pioveva l'acqua si incanalava attraverso queste grandi cicatrici scavate nella roccia. Uno dei serbatoi più grandi poteva contenere sino a 74.631 metri cubi di acqua. Per lungo tempo si è ritenuto che la diga fosse, in realtà, una strada rialzata, ma il team americano ha dimostrato che essa era l'una e l'altra, vale a dire sia diga sia strada rialzata.

Spagna, scoperto un interessantissimo carro votivo in bronzo

Spagna, il carro votivo in bronzo (Foto: CSCIC Comunicaciòn) Nel sito archeologico di Casas del Turunelo , nella provincia di Badjoz , in Sp...