martedì 31 agosto 2010


La tomba romana del IV secolo d.C. ritrovata presso la città di Silistra, uno dei siti archeologici più importanti della Bulgaria, è stata riaperta al pubblico per la prima volta dopo vent'anni.
Questa notizia è stata resa nota dalla televisione nazionale bulgara. La tomba è nota per i suoi murales e gli affreschi che appartengono ad un periodo di passaggio tra l'arte altomedioevale e l'arte bizantina. Probabilmente si trattava della sepoltura di un magistrato romano e di sua moglie.
Per preservare gli affreschi dalla distruzione, l'interno della tomba deve avere una temperatura costante. Il monumento resterà aperto fino alla fine di settembre.

lunedì 30 agosto 2010


(Fonte: Adnkronos) - E' stato ritrovato, a Tel Hazor, un documento risalente a 3.700 anni fa, con un codice legale parallelo ad una delle più antiche raccolte di leggi conosciute nell'antichità, il Codice di Hammurabi.
Il testo ritrovato è scritto su frammenti di una tavoletta in caratteri cuneiformi che risale all'età del Bronzo (XVIII-XVII secolo a.C.) ed è stato ritrovato negli scavi effettuati questa estate dall'Università di Gerusalemme nel nord del paese. Gli scavi sono diretti da Amnon Ben-Tor e Sharon Zuckerman, dell'Istituto di Archeologia dell'Università Ebraica di Gerusalemme.
I reperti sono costituiti da due pezzi di un frammento di argilla recante scritte in carattere cuneiforme accadico su quattro linee. Il testo fa riferimento a problemi di diritto circa danni fisici alla persona riguardanti schiavi e padroni.
"E' la prima volta che un frammento del Codice di Hammurabi viene rinvenuto in Terra d'Israele e al di fuori della Mesopotamia", ha dichiarato l'archeologo Ben-Tor. Il reperto è stato datato al 1700 a.C., dieci secoli prima della redazione della Bibbia. I due pezzi sono il 18mo ed il 19mo reperto cuneiforme ritrovati nello scavo di Hazor, che oggi forma il più esteso corpus di documenti con testi cuneiformi ritrovati in Israele. Altri documenti, precedentemente recuperati, riguardavano la spedizione di persone o merci, una disputa legale a proposito di una donna del luogo e un testo di tavole di moltiplicazione.

venerdì 27 agosto 2010

Alla ricerca della chiesa perduta


All'interno della rocca malatestiana di Fossombrone (PU), riemergono i resti della cattedrale. Sono state effettuate, a cura dell'Università di Urbino, delle ricerche archeologiche e nella parte nord occidentale è affiorata una vasca battesimale per catecumeni, risalente all'VIII secolo d.C..
La vasca ha forma rettangolare, appare scavata nella roccia ed è circondata dai resti di quattro murature di pietra rivestite dell'intonaco originario in cocciopesto rosato. Il fondo della vasca è ancora in parte pavimentato da lastre di calcare bianco. In relazione con l'invaso sono anche state ritrovate 16 grosse buche di palo, probabilmente riferibili ad un porticato. I motivi decorativi che ancora si possono intuire appartenevano, forse all'antico edificio della Cattedrale altomedioevale, la chiesa di Santa Maria Maggiore che i documenti attestano in questa zona ma che ancora non è stata individuata.
Nella seconda metà del '400, i Malatesta ampliarono il preesistente fortilizio duecentesco in una rocca con cinta muraria e pianta quadrilatera e torrioni angolari. Nel 1444 Fossombrone passò a Federico da Montefeltro e la rocca divenne uno dei capisaldi del sistema fortificato del neonato ducato di Urbino (1443-1631). Sotto Federico da Montefeltro la rocca assunse il suo aspetto attuale, adeguandosi alle nuove esigenze militari di carattere difensivo.
La rocca subì gravissimi danni e fu smantellata nel 1502 dal Valentino. Il complesso fortificato finì per cadere in rovina. Nel '700, al suo interno, venne eretta la chiesetta di S. Aldebrando.

giovedì 26 agosto 2010

Una misteriosa maschera cultuale



Una maschera pagana, risalente a circa mille anni fa, è stata trovata nel centro storico di Veliki Nogorod.
La maschera presenta delle aperture per gli occhi, il naso e la bocca, ed è stata ricavata dalla parte superiore di un lungo stivale di cuoio. E' stata ritrovata all'esterno di una falda del XII secolo.
La parte posteriore della maschera ha dei fori per piccole cinghie o cordoncini che erano allacciati nella parte posteriore della testa.
Gli archeologi ritengono che questa maschera possa essere stata utilizzata durante alcuni riti pagani. Ne sono state ritrovate venti simili.

Il tesoro romano di Pantelleria



Sono state ritrovate ben 107 monete d'argento del I secolo a.C. ed un medaglione punico a Pantelleria.
La scoperta è stata fatta nell'acropoli di Santa Teresa, nel corso degli scavi guidati dall'archeologo Massimo Osanna, dell'Università di Matera e dal professor Thomas Schafer, dell'ateneo di Tubinga.
Le monete sono dei denarii, risalenti alla seconda metà del I secolo a.C..
Gli insediamenti più antichi finora conosciuti, nell'isola, risalgono all'età del bronzo (II millennio a.C.). Si tratta del villaggio fortificato di Mursia e della sua necropoli, costituita da monumenti piuttosto singolari, propri dell'isola di Pantelleria e sconosciuti al di fuori di essa: i Sesi.
L'acropoli di Santa Teresa e San Marco era la sede dell'insediamento fenicio-punico ed, in seguito, romano più importante di Pantelleria: l'antica Cossyra. Di questo insediamento rimangono consistenti resti delle mura urbiche e delle abitazioni. Gli scavi hanno permesso di individuare anche una scalinata di accesso all'acropoli ed alcune abitazioni che, con tutta probabilità, appartenevano a personaggi di un certo livello sociale.
Gli scavi al santuario punico del Lago di Venere hanno permesso di accertare che il tempio possedeva una struttura porticata piuttosto importante ed una grande scalinata di accesso. Il santuario, che fu scavato nella roccia, è tuttora da esplorare.
I Fenici occuparono l'isola intorno al X secolo a.C. e fondarono la città-stato di Cossyra che possedeva un porto ed una marina da guerra, come attesta un documento che celebra la vittoria dei Romani, nell'anno 254 a.C.. La nascita di Cossyra viene comunemente datata al VII secolo a.C. dallo studio dei reperti e dai resti del santuario del Lago di Venere. Il porto, in particolare, fu protetto da massicce fortificazioni.
Quando fu conquistata dai Romani, Cossyra divenne municipio e conservò parte del suo splendore. La popolazione continuò ad essere costituita da Fenici e continuò a godere dei diritti civili, ma non di quelli politici. Roma stanziò sull'isola di Pantelleria le sue truppe ed inviò i suoi funzionari. Data proprio a questo periodo l'arrivo a Pantelleria di un gruppo di ebrei.
Alla caduta dell'impero romano, Pantelleria fu occupata da Genserico, capo dei Vandali, subito dopo la conquista di Cartagine del 439 d.C.. A seguito della vittoria sui vandali del generale Belisario, Pantelleria passò sotto i Bizantini, godendo di un secolo di pace e benessere.
Con la conquista araba, Pantelleria finì per diventare un piccolo emirato governato da un kàid, nelle cui mani si assomano diversi poteri. Attorno al 1123 Pantelleria passa sotto il dominio normanno. Nel 1306 viene data in dono da Federico II d'Aragona alla consorte. Nel 1361, data storica per l'isola, nasce, per volontà di Federico IV, il feudo di Pantelleria, donato al genovese Emanuele d'Oria.
L'isola subì, a più riprese, le incursioni dei pirati barbareschi dell'Africa settentrionale e dei Turchi.

martedì 24 agosto 2010

Tracce di Ulisse...


La reggia di Ulisse ad Itaca esiste, eccome. Alcuni archeologi greci, infatti, hanno identificato, sull'isola omerica, quelli che ritengono i resti del palazzo di Ulisse. Questo confermerebbe l'esistenza del mitico re omerico, uno dei protagonisti della Guerra di Troia.
Il professor Atanasio Papadopoulos, capo di un'equipe di archeologi che effettua da ben 16 anni scavi nel nord di Itaca, inseguendo Ulisse, ha affermato che i resti del grande edificio a tre livelli, ritrovato in località Exogi, potrebbe essere proprio la reggia dell'astuto re. Il palazzo ha anche scale scavate nella roccia ed al suo interno sono stati ritrovati frammenti di porcellana micenea ed una fontana che risale al 1300 a.C., l'epoca in cui sarebbe vissuto Ulisse.
Papadopoulos ha spiegato che le dimensioni del palazzo sono simili a quelle del palazzo di Agamennone, Menelao o Nestore a Micene, Pellana, Pilos, Tirinto. L'archeologo e la collega Litsa Kontorli avevano già, recentemente, ritrovato ad Itaca una tavoletta con incisa una scena dell'Odissea: Ulisse legato all'albero della sua nave per resistere al canto delle sirene. L'importanza del ritrovamento del palazzo, se ne verrà confermata l'appartenenza all'eroe omerico, è senza dubbio immensa.

lunedì 23 agosto 2010

I dipinti dei Cassoni fiorentini

Fino al 1° novembre prossimo, a Firenze, sarà possibile visitare una mostra allestita presso la Galleria dell'Accademia ed al Museo Horne che, attraverso oltre 40 tavole del '400 provenienti da musei sia nazionali che esteri, mostra la vita coniugale nel Rinascimento, con particolare attenzione al ruolo della donna nell'ambito domestico e la condotta che si raccomandava di tenere alle donne.
Queste tavole dipinte erano nate come parti di arredi (cassoni, spalliere, letti) delle case fiorentine del '400 che dovevano celebrare le virtù civiche dei coniugi. Solitamente erano commissionate in occasione delle nozze e dovevano arredare la camera degli sposi. Con la pittura da camera, infatti, si trasmettevano messaggi, moniti, incitamenti ad una condotta ritenuta esemplare per la coppia. L'amore doveva necessariamente cedere a leggi che non contemplavano i sentimenti ma, piuttosto, legami ed obblighi sociali.
Le storie che si possono ammirare, narrano dei passaggi del rituale di nozze; il banchetto, solitamente sfarzoso, lo scambio degli anelli ed altri passaggi di un rituale piuttosto lungo e complesso, fatto di contratti che con i sentimenti avevano ben poco a che fare.
La mostra trae spunto dal Cassone Adimari, conservato nella Galleria dell'Accademia e dipinto dal fratello di Masaccio, Giovanni di Ser Giovanni detto lo Scheggia. Il Cassone non è che una grande spalliera raffigurante il ballo rinascimentale.
Le opere esposte traggono ispirazione, oltre che dai temi della vita sociale del Rinascimento, anche ad episodi storici del Petrarca e di Boccaccio e ad episodi biblici tutti incentrati sulla concezione dell'amore.


Luogo: Galleria dell'Accademia, Via Ricasoli n. 58-60 e Museo Horne, via de' Benci n. 6 - Firenze
Orario: Galleria dell'Accademia: domenica ore 8.15-18.50 (chiuso il lunedì); dal 1° luglio al 30 settembre ogni giovedì apertura mostra dalle 19.00 alle 22.00 con ingresso gratuito. Dal 6 luglio al 28 settembre apertura del museo e della mostra dalle 19.00 alle 21.00 con ingresso a pagamento.
Museo Horne: dal lunedì al sabato ore 9.00-13.00 (chiuso domenica e festivi)
Info e prenotazioni: Firenze Musei Tel. 055.294883

domenica 22 agosto 2010

I celati segreti di Esfahan


Una squadra di ben 17 archeologi, diretta da Alireza Jafari-Zand, mentre stava scavando ad est della città di Esfahan, ha identificato una struttura Sasanide ed i resti del distrutto palazzo safavida di Tappeh Ashraf.
Tappeh Ashraf si trova ad est di Esfahan, vicino alla riva del fiume Zayandeh-Rud, non lontano dal ponte Sasanide di Sharestan. Tappeh è considerato il tumulo archeologico più antico di Esfahan.
In questa stagione di scavo, gli archeologi hanno scoperto una struttura di fondazione in pietra, circondata da spesse mura costruite con mattoni di fango. I primi saggi di scavo indicano che questa struttura fu costruita durante l'epoca Sasanide (224-651 d.C.), ma sicuramente, a scavo ultimato, sarà possibile una datazione più sicura.
Gli archeologi, dopo aver mappato il sito, hanno aperto una trincea di circa 8 metri di profondità, che ha intercettato e rivelato il tumulo. Uno storico locale, Lotfollah Honarfar, ritiene che il tumulo sorga dove, un tempo, la vecchia fortezza Sasanide di Kohan-Dez-e Saruyè.
Il sito archeologico attualmente consiste di due parti divise da una nuova strada costruita da qualche anno. Il tumulo più grande deve ancora essere scavato ed è a tutt'oggi conosciuto con l'antico e (forse) proto Sasanide nome di Gey. L'area era abitata prevalentemente da Zoroastriani fino al regno di Shah Abbas il Grande (1571-1629), quando questi furono obbligatoriamente stanziati nel villaggio di Gabr-Abad.
A Tappeh Ashraf, gli archeologi hanno anche identificato le rovine di un palazzo Savafide, che si pensa sia il palazzo di Ashraf Afghan. Sembra che il palazzo sia stato distrutto durante il regno di Nader Shah, il fondatore della dinastia di Afsharid (1736-1796). Ashraf Afghan era cugino di Mahmoud, il capo della tribù Ghaljai di Kandahar, che con un esercito formato da un miscuglio di musulmani sunniti e zoroastriani stanchi del tirannico regime del sultano Shah Hossein, marciò attraverso Sistan, Kerman e Yazd e conquistò Esfahan, la capitale della dinastia imperiale Safavida, nel 1722. Un anno più tardi Shah Hossein fu messo a morte. Durante il suo regno, Hossein aveva ordinato la persecuzione di musulmani sunniti, zoroastriani, ebrei e cristianni, finendo per indebolire la base della società Safavida. L'eccidio di zoroastriani è considerato, per numero, il più grande in assoluto in sette secoli di occupazione araba dell'Iran.
Tre anni dopo Ashraf fece uccidere Mahmoud e si proclamò re dell'Iran nel 1725. Il suo governo, però, fu piuttosto breve ed egli fu presto sotituito dalle elites più rappresentative del paese e, dopo una battaglia decisiva con Tahmasp-Qoli (futuro Nader-Shah), nel 1729, Ashraf fuggì a Shiraz e fu, più tardi, assassinato da uno dei suoi compagni Baluchi. Quest'evento rappresentò la fine della settennale rivolta contro il ruolo assunto dalla religione Savafide.
La presenza di soldati zoroastriani nelle armate di Ashraf è spiegato dal fatto che egli aveva un palazzo a Gey, che preferiva al lussuoso palazzo Savafide costruito al centro di Esfahan, vicino alla famosissima piazza Naqsh-e Jahan.

Nuovi scavi ad Erice


Dopo settanta anni, Erice torna ad essere esplorata dagli archeologi. Si aprirà presto, infatti, una campagna di scavo che vedrà impegnato l'Istituto di Archeologia Classica della Freie Universitat di Berlino. Le ricerche saranno coordinate dal professor Salvatore De Vincenzo.
Saranno indagate le zone del Castello, del Quartiere Spagnolo e la cerchia muraria vicino a Porta Spada. Queste ricerche permetteranno di conoscere meglio il millenario passato di questa suggestiva cittadina siciliana.
Il nome di Erice si fa comunemente risalire ad un personaggio mitologico ucciso da Ercole. Secondo Tucidide la città fu fondata dagli esuli Troiani, che qui si insediarono dopo la guerra che distrusse la loro città. Questi profughi avrebbero, poi, secondo lo scrittore, dato origine al popolo degli Elimi. Erice fu contesa tra Siracusani e Cartaginesi sino alla conquista di Roma, nel 244 a.C..
Anticamente sembra che Erice, come Segesta, fosse uno dei centri più antichi degli Elimi, il luogo in cui questo popolo soleva celebrare i suoi rituali religiosi.
Durante la guerra punica, Amilcare fortificò la cittadina. I Romani vi venerarono la Venere Ericina, la prima divinità romana che somigliava alla greca Afrodite.
Gli arabi occuparono la rocca nell'831 d.C., chiamandola Gebel-Hamed. I normanni, succeduti agli arabi, restaurarono la fortezza e le antiche porte di età elimo-punica, aprendone ulteriori tre e costruendo un castello nell'area dove, un tempo, sorgeva il santuario dedicato a Venere Ericina. Furono sempre i normanni a ribattezzare Erice con il nome di Monte San Giuliano, nel 1167.

mercoledì 18 agosto 2010

Il più grande puzzle dell'antichità


Diversi pezzi del puzzle più vecchio e più grande del mondo, praticamente frantumato; frammenti di una mappa di Roma vecchia di 2.200 anni composta da centinaia di pezzi di marmo, potrebbe essere riportata alla luce in seguito ai lavori del cantiere per la costruzione della nuova linea della metropolitana romana, adiacente al foro. Si tratta della famosa Forma Urbis Severiana.
I lavori della nuovoa linea della metropolitana cittadina sono un'occasione praticamente unica per scavare il Foro della Pace, dove un tempo era stata collocata la mappa. Quest'ultima fu ricavata da pezzi di marmo nel 210 d.C., durante il regno di Settimio Severo. Originariamente era stata appesa al muro del Tempio della Pace, che si trovava nel mezzo di uno spazio chiamato Foro della Pace. Il muro è tuttora in piedi accanto alla chiesa dei Santi Cosma e Damiano (VI secolo d.C.): possono ancora vedersi i fori nei quali erano stati collocati dei sostegni di rame ai quali era stata appesa la mappa.
La Forma Urbis Severiana descriveva in ogni dettaglio i singoli edifici, le strade, le scale della Roma del II secolo d.C., almeno finquando non fu strappata dal muro che la sosteneva, probabilmente per ricavarne calcina. Quello che non si riuscì a staccare, cadde e si ruppe in centinaia di pezzi difficilmente riconoscibili. I 1.1186 frammenti ritrovati formano solo il 10 o 15 per cento della superficie della mappa originale e sono ora custoditi nel Palazzo dei Conservatori, che ospita i Musei Capitolini. Questi frammenti sono un mistero archeologico ancora non risolto.
Gli studiosi del Rinascimento identificarono ed assemblarono circa 250 pezzi, riconoscendo in essi importanti punti di riferimento come il Colosseo ed il Circo Massimo.
Di recente esperti di computer ed archeologi della Stanford University si sono serviti delle tecnologie informatiche per tentare di ricostruire la parte mancante della mappa. Gli archeologi ritengono che molti frammenti della mappa si trovino ancora intorno al luogo dove, originariamente, questa era stata collocata e potrebbero riemergere durante un unico scavo.
Ma molti altri tesori potrebbero venire alla luce nel Foro della Pace, considerato il più interessante tra tutti i fori imperiali. Indubbiamente l'edificio centrale del Foro è il Tempio della Pace, costruito tra il 71 ed il 75 d.C. da Vespasiano. Il Tempio celebrava la violenta pacificazione della Giudea e la distruzione del Tempio di Gerusalemme del 70 d.C.. Tonnellate di oro, trombe d'argento e candelabri d'oro furono saccheggiati nel tempio di Gerusalemme ed ostentati in una parata che percorse le vie di Roma. Quest'evento è stato immortalato in un fregio di marmo dell'Arco di Tito, figlio di Vespasiano, che mostra chiaramente la menorah, il candelabro ebraico a sette braccia, che era il simbolo dell'antico Israele.
Tra il 75 d.C. ed i primi anni del V secolo, il tesoro del tempio aiutò in parte a finanziare la costruzione del Colosseo, mentre il rimanente fu esposto proprio nel Tempio della Pace. Comunque gli archeologi non pensano di poter recuperare i resti dell'antico tesoro, quanto, piuttosto di riportare alla luce altri resti preziosi del Foro della Pace. L'area era un grande spazio dedicato alla cultura ed alla meditazione, adorno di una galleria di sculture, che occupava il sito dove, tempo prima, sorgeva una parte della Domus Aurea di Nerone. L'area del Foro della Pace era caratterizzata da uno splendido giardino e da una grandissima biblioteca, con una sezione dedicata interamente alla medicina.
Recentemente sono state ritrovate le tracce delle fondazioni dove si trovavano le statue volute da Nerone. Questi resti recano la firma dell'artista che le scolpì. Gli archeologi sperano di trovare anche oggetti inerenti la biblioteca, come statuette in bronzo ed avorio, con ritratti degli autori dei libri nonchè, ovviamente, altri frammenti della preziosa Forma Urbis.

domenica 15 agosto 2010

I capolavori di Tell Halaf


Un puzzle di ben 27 mila tasselli, fragilissimi e non numerati. Questo è quello che si sono trovati davanti un team di archeologi e restauratori tedeschi guidati da Nadja Cholidis e Lutz Martin. Si tratta di un tesoro artistico ed archeologico vecchio di tremila anni: le monumentali statue del Tell Halaf Museum di Berlino.
Queste sculture, peraltro notissime, non erano mai state esposte al pubblico, finora, perchè ridotte ad un cumulo di macerie durante un bombardamento della Seconda Guerra Mondiale e dimenticate in uno scantinato. Ora saranno visibili nel Museo di Berlino dal 28 gennaio al 14 agosto 2011, per la prima volta dopo ben 70 anni.
Chi scoprì questi capolavori fu l'archeologo Max Von Oppenheim, destinato dal padre alla carriera diplomatica ed inviato, nel 1896, al consolato tedesco del Cairo. Tre anni dopo, seguendo le indicazioni di una guida beduina, scoprì i resti di un palazzo aramaico su una collina a nord della Siria chiamata Tell Halaf, situata nei pressi dell'antica città di Guzana, citata anche nell'Antico Testamento. Da allora trascorsero dodici anni prima che Von Oppenheim potesse riportare alla luce, a Tell Halaf, i resti di un palazzo principesco risalente al primo millennio a.C. e diverse statue imponenti, raffiguranti divinità, animali ed esseri fantastici.
Tra le statue riportate alla luce spicca "la bella Venere", un'imponente figura di donna seduta, il volto contornato da grosse trecce. Le sculture furono trasportate in Germania nel 1930. Le trattative per esporle sull'Isola dei Musei a Berlino fallirono e così Von Oppenheim decise di creare, in un vecchio padiglione industriale, un proprio museo, il Tell Halaf Museum, che presto acquisterà notorietà mondiale.
I frammenti, devastati dai bombardamenti dell'ultima guerra, sono stati ricomposti in nove anni di lavoro ed hanno restituito 30 tra sculture e rilievi.

Tunisia, Numluli: una città dalle molte vite

Tunisia, gli scavi di Numluli (Foto: Unione Sarda) Nel governatorato tunisino di Béja , gli archeologi stanno riportando alla luce una città...