sabato 30 settembre 2017

Turchia, la "necropoli dei bambini" restituisce altri reperti

Alcune delle offerte trovate nelle sepolture infantili in Turchia
(Foto: AA)
Giocattoli del periodo ellenistico sono stati scoperti all'interno di sepolture, appartenenti a bambini, nella città portuale di Parion, situata nella parte nordoccidentale della provincia di Canakkale, in Turchia. I giocattoli, unitamente ad altri oggetti, sono stati rinvenuti durante gli scavi dell'antico sito, scavi diretti dal Professor Hasan Kasaoglu, dell'Università Ataturk. I giocattoli erano offerte per i morti.
Il Professor Kasaoglu ha evidenziato che figurine femminili sono state trovate in tombe femminili e figurine maschili in quelle di ragazzi. Duemila anni fa le bambine giocavano, proprio come oggi, con bambole di terracotta molto simili alle moderne Barbie, insomma. Nelle sepolture sono state trovate anche figurine mitologiche e di animali. All'interno della stessa necropoli, inoltre, proprio quest'anno, è stato scoperto un antico biberon.
Parion, chiamata anche Parium, era un'antica città greca fondata nel 709 a.C.. Aveva due porti principali durante l'epoca romana ed era la principale stazione doganale per merci associata al porto di Istanbul.

Fonte:
dailysabah.com

Belize: un'antica città e il gioco della palla...

Una delle lastre di pietra trovate a Tipan Chen Uitz, in Belize
(Foto: Christophe Helmke)
Le perdute rovine maya di Tipan Chen Uitz, in Belize, stanno cominciando a rivelare i loro segreti. Ultimamente gli archeologi hanno scoperto due lastre di pietra raffiguranti due giocatori di palla, lastre che dovevano essere collocate, probabilmente, nei pressi di un palazzo. Questa scoperta rafforza l'idea che i Maya ritenevano molto importanti le partite di palla che, del resto, li portavano in qualche modo in contatto con le altre comunità della loro vasta rete.
A Tipan Chen Uitz vivevano, un tempo, migliaia di Maya. Tra le rovine vi sono i resti di un campo per il gioco della palla e di un complesso palaziale molto impressionante. Secondo gli archeologi i due ambienti erano correlati. Le due raffigurazioni di giocatori di palla sono state scoperte nel 2015 e sono state le prime del genere scoperte in Belize. Entrambe le lastre recano didascalie geroglifiche e si pensa risalgano ad un periodo compreso tra il 600 e l'800 d.C.
La lastra con il giocatore pronto a lanciare una palla
(Foto e disegno: Christophe Helmke)
Queste lastre potrebbero raffigurare una partita giocata all'interno del campo pertinente il palazzo. I geroglifici posti sotto le figure dei giocatori non sono ancora molto chiari, non si capisce se si riferiscano alla lunghezza della striscia in lattice utilizzata per fare la palla o alla circonferenza di quest'ultima. C'è anche una data che è stata riconosciuta come il 18 maggio del 716 d.C. e glifi che si rifanno al verbo "afferrare" e il nome del giocatore.
La seconda lastra giaceva a faccia in su ma è mancante di un terzo. Vi è rappresentato un uomo che indossa una cintura tipica del gioco della palla, che, inginocchiato e con la mano sinistra a terra, sta tentando di colpire una palla. Il nome di questo giocatore è stato già trovato su una lastra nel sito maya di Naranjo, in Guatemala. Probabilmente si tratta dello stesso individuo e questo confermerebbe le ipotesi di contatti tra i due centri maya.
La città di Tipan Chen Uitz fu sede di una corte reale piuttosto influente, che poteva pagare abili artisti che scolpissero ed iscrivessero i nomi dei partecipanti al gioco della palla. Forse Tipan Chen Uitz era legata, con vincoli di vassallaggio, a Naranjo, il cui re era fedele ai signori di Calakmul, un sito molto grande situato in Messico.

Fonte:
livescience.com

Nuovi scavi e nuove scoperte ad Ischia

Gli archeologi alle prese con il nuovo scavo ad Ischia
(Foto: N. Burkhardt e S. Faust)
Muri di blocchi di pietra levigati e sistemati con sapienza. E poi altri muri di pietre messe assieme alla rinfusa, ma comunque compatte. E tanti frammenti di ceramica fine, belli e decorati che non lasciano dubbi sulla datazione: a Ischia, proprio a fianco di Villa Arbusto dove ha sede il Museo Archeologico dell'isola, stanno venendo alla luce tracce di chi vi abitò dall'VIII secolo a.C. fino alla fine del VI secolo a.C.
Tracce che potrebbero portare ulteriori conferme a quanto intuito già dagli anni '50 del secolo scorso da Giorgio Buchner, il paladino delle ricerche archeologiche sull'isola, e cioè che Pithecusae, l'insediamento fondato dai Greci d'Eubea sull'isola, fu davvero la prima colonia greca d'Occidente, come aveva scritto già lo storico romano Tito Livio. Che Pithecusae fu grande e importante, e non un semplice scalo commerciale come da varie parti si sospetta ancora.
A suo tempo Buchner trovò una delle necropoli di Pithecusae nella baia di San Montano, trovò l'acropoli sul soprastante Monte di Vico, e di là della valle rispetto al monte, sulla collina di Mezzavia, trovò un'officina per la lavorazione dei metalli. Ma era forte la sua convinzione che proprio su quella collina vi fosse tutta la parte abitata di Pithecusae.
Il team tedesco che sta lavorando agli scavi di Ischia
(Foto: N. Burkhardt e S. Faust)
E infatti negli anni '90, mentre stava lavorando all'allestimento del Museo che occupa il cuore della collina, andò a dare un'occhiata all'area a fianco della villa, dove il Comune di Lacco Ameno progettava di costruire un centro congressi. Vide subito dei frammenti di ceramica dentro una fossa per conigli, una di quelle fosse dove gli ischitani allevano i conigli per fare robuste le loro carni. E bloccò subito il centro congressi.
Da allora, però, nessuno ha più indagato l'area, lasciata nel più completo abbandono. Anzi, con tempo è diventata una sorta di discarica che non fa certamente bella mostra di sé accanto alla Villa-Museo. Ma ora finalmente il Comune l'ha in parte ripulita, per consentire un nuovo scavo. Ora, infatti, sono giunti a Ischia gli archeologi tedeschi Nadin Burkhardt dall'Università Cattolica di Eichstaett e Stephan Faust dall'Università di Oxford che, con un'équipe nutrita di specialisti e studenti, e grazie al finanziamento della Fritz Thyssen Stiftung, hanno deciso di indagare proprio lì.
Da due anni, nel mese di settembre, Burkhardt e Faust scavano coi rifiuti accanto, caparbi come i tedeschi sanno essere. Ma anche perché sanno che quanto stanno portando alla luce è eccezionale. Non è ancora chiaro a cosa appartenessero i muri, se a terrazzamenti o edifici. Diversi indizi parrebbero indicare che lì vi era un'area sacra: Burkhardt elenca i molti frammenti di tegole dipinte, quelli di louteria (bacini usati per contenere acqua durante i rituali), di scodelle per i pasti rituali, o lo scarabeo egizio. Ma parla anche di frammenti di pesi da telaio e di grandi contenitori per cibo in ceramica, che potrebbero rivelare la presenza di abitazioni importanti.
Solo la prosecuzione delle indagini potrà farci capire cosa esattamente sta venendo alla luce, ma già ora l'entusiasmo è palpabile tra l'équipe di ricerca e inquieta pensare all'indifferenza che ha regnato finora in quel luogo.

Fonte:
archeostorie.it

mercoledì 27 settembre 2017

Iraq, ritrovata una città perduta

Il mosaico di Alessandro che sconfigge Dario III a Gaugamela
(Foto: Wikimedia Commons)
Affacciata alle rive di un lago, nel nord dell'odierno Iraq, aveva fortificazioni, templi e vigneti: questi ultimi particolarmente importanti, perché la sua reputazione di centro vinicolo era piuttosto nota al tempo di Alessandro Magno. Ma Qalatga Darband, un avamposto greco fondato nel 331 a.C., era una "città perduta", di cui si erano perse completamente le tracce.
Adesso sono state ritrovate, quelle tracce, da una squadra di archeologi del British Museum. Grazie a due fattori, essenzialmente: una relativa pace per la prima volta da un quarto di secolo nella regione in cui si trova e l'uso di fotografie scattate da droni, con tecniche che permetto di "leggere" cosa c'è sotto terra.
Gli studiosi inglesi avevano individuato i contorni di una città scomparsa già nel 1996, analizzando immagini riprese da satelliti spia americani per scopi militari negli anni '60. All'epoca, tuttavia, era impossibile aprire scavi archeologici sul posto: quella parte dell'antica Mesopotamia era sotto il controllo di Saddam Hussein. Recentemente la situazione nell'area è migliorata e gli Indiana Jones londinesi, approfittando di un finanziamento da tre milioni di sterline per aiutare l'Iraq a recuperare antichi tesori minacciati dalla guerra, hanno potuto finalmente visitarla e iniziare a scavare.
Le foto dei droni hanno aiutato gli archeologi ad identificare il perimetro della città sepolta sotto secoli di detriti. "E' una tecnica nuova, fondata sull'analisi dei segni dei raccolti agricoli, che non era ancora stata utilizzata in archeologia", spiega il Professor John McGinnis, direttore dell'Iraq Emergency Heritage Programme, al Times di Londra. "Nei punti in cui ci sono mura sotterranee, il grano non cresce bene come altrove, per cui si notano diversità di colori nelle coltivazioni". Il primo ad emergere è stato un ampio edificio rettangolare. L'indizio da cui i ricercatori sono risaliti all'identificazione di Qalatga Darband.
Avviati gli scavi, gli archeologi hanno portato alla luce almeno due statue, una di una figura femminile che potrebbe essere Persefone, dea dell'agricoltura e moglie di Ade, l'altra di un nudo maschile che potrebbe essere Adone, simbolo divino della fertilità. Altri reperti hanno consentito di disegnare una mappa della città, seguendo il percorso del muro che la cingeva e di case, monumenti, empori, incluse pietre che servivano alla lavorazione del vino.
"Pensiamo che fosse una cittadina con una vigorosa attività economica sulla strada fra Iraq e Iran", dice il Professor McGinnis. "Su quella strada passò l'esercito di Alessandro Mgano, dopo aver sconfitto Dario III di Persia nella battaglia di Gaugamela. E si possono immaginare i suoi successori che ci si fermavano a rifocillarsi e a bere".

Fonte:
repubblica.it

Torino, trovati i resti di un edificio termale romano

Il pavimento musivo con l'effige di Atteone (Foto: La Stampa)
Nel corso dei lavori di restauro del convento di Sant'Agostino tra via delle Orfane e via Santa Chiara, nel cuore della città romana di Augusta Taurinorum, sono emersi ritrovamenti archeologici di eccezionale consistenza. Si tratta di un vasto piano di epoca romana imperiale, risalente ad un periodo compreso tra il I e il III secolo d.C., verosimilmente utilizzato come locali commerciali o pubblici, con decorazioni a mosaico rappresentanti la figura mitologica del cacciatore Atteone, sbranato dai suoi cani.
Il sito del ritrovamento è il cantiere di restauro del convento per la sua trasformazione in condominio contemporaneo. La scoperta è di grande rilevanza per la città e segue i recenti ritrovamenti sempre di epoca romana del team dell'architetto Cino Zucchi, in corrispondenza di Corso Brescia e via Bologna, nell'area del nuovo centro direzionale Lavazza.
Gli ambienti romani, particolarmente ben conservati, sono posizionati nel settore sudorientale dell'area: l'ipotesi è che si tratti di stanze e pavimentazione di interni ed esterni di un'area termale. Nello specifico sono quattro vani rettangolari e affiancati, che si affacciano su un cortile porticato, testimoniato dai resti di una colonna in laterizi rivestita da stucco scanalato, con ampie soglie in pietra nelle quali sono visibili impronte che potrebbero corrispondere a cancelli lignei di chiusura.
La completa apertura dei tre vani meridionali sul lato orientale sembra escludere che si tratti di una domus di abitazione, ipotizzando piuttosto l'utilizzo pubblico e commerciale. Gli ambienti conservano decorazioni a mosaico di cui la più apprezzabile risulta quella del settore ovest del grande vano meridionale, circa metri 10 x 6, raffigurante un emblema con tessere di mosaico bianche e nere, nel quale è probabilmente rappresentata la figura mitologica di Atteone.
Il progetto Quadrato del Gruppo Building, recupero del convento di Sant'Agostino, è ubicato in una posizione strategica, si articola su cinque piani fuori terra, un piano sottotetto ed un piano interrato; comprende un ampio cortile interno e fa parte del più vasto complesso conventuale degli Agostiniani realizzato a metà del XVI secolo. I locali sono stati occupati dall'ex conservatorio e successivamente dal tribunale, sezione civile. 

Fonte
lastampa.it

mercoledì 20 settembre 2017

Novità da un antico palazzo minoico sull'isola di Creta

Uno dei reperti del palazzo di Zominthos a Creta
(Foto: greece.greekreporter.com)
Il Ministero della Cultura greco ha pubblicato nuove immagini dei reperti recuperati dal palazzo minoico di Zominthos di Psiloritis, sull'isola di Creta. Si tratta di un palazzo sotterraneo, scoperto nel 1980, che, nel corso dello scavo di quest'anno, ha rivelato molti dei suoi segreti, tra i quali una rara moneta dell'epoca di Marco Aurelio.
Il palazzo minoico venne costruito ad un'altitudine di 1.200 metri ed ha rivelato agli archeologi grandi corridoi sui quali erano stati un tempo eretti i piani superiori con colonne, pilastri e lussuose pavimentazioni. Tra le rovine del palazzo sono stati rinvenuti veri e propri capolavori della metallurgia dell'epoca. L'edificio venne utilizzato prima dai Micenei e poi dai Romani.
Sono stati riconosciuti, nella struttura, due nuovi ingressi, uno dei quali all'angolo nordorientale, particolarmente elaborato, con un'anticamera, dal quale si accede a un grande santuario dislocato nell'area orientale, del quale è stato scoperto un altare. Gli scavi recenti hanno messo in luce una scala interna e pareti alte fino a tre metri. Le scale conducevano ai piani superiori, dotati di colonne o pilastri. Qui sono stati rinvenuti pavimenti in calcare e ciottoli.
Sono stati trovati anche alcuni sigilli, tra i quali uno che rappresenta un nodo, un pendolo a forma di artiglio e una parte di vaso con decorazione a rilievo rappresentante un piccolo suino. Disegni raffiguranti quest'animale sono stati rinvenuti nei santuari dell'Età del Rame di Festo e di altre località, e sono stati associati al culto di Zeus Creaceo. A questi oggetti si sono aggiunti un piccolo scarabeo in bronzo, imitazione del più "famoso" scarabeo egizio, un sigillo e molte conchiglie marine a significare che qui era venerata una divinità che aveva a che fare con il mare.

Sicilia, la dedica del ginnasiarca...

Il frammento di Centuripe (Foto: archeosicilia.blogspot.it)
La dedica di un istruttore di palestra speciale è stata trovata tra le case del centro storico di Centuripe, nascosta in una parete. Un frammento di una lastra di calcare locale con iscrizione databile al II secolo a.C., racconta un pezzo della vita quotidiana della cittadina greca.
E' stato il giovane Alessandro Barbagallo a trovare il reperto murato nella parete di un'abitazione e riutilizzata come materiale da costruzione. Una volta scoperta l'iscrizione, ha immediatamente contattato il presidente della sede SiciliAntica di Centuripe, Giordana La Spina.
Per accertare l'interesse archeologico della scoperta è stata interpellata la Prof.ssa Antonietta Brugnone, già titolare della cattedra di Epigrafia Greca presso l'Università degli Studi di Palermo e tra i massimi esperti a livello nazionale, che ha stabilito che "l'iscrizione si svolgeva su almeno cinque linee di scrittura. Si tratta della dedica di un ginnasiarca (o più ginnasiarchi) alle divinità protettrici del ginnasio, Hermes ed Eracle". Circa settant'anni fa, a poche decine di metri dal rinvenimento recente, fu trovato un frammento in marmo con analoga iscrizione, il che fa pensare  all'esistenza di un luogo di culto ancora tutto da scoprire e da studiare.
Il ginnasiarca era il capo del ginnasio, un'istituzione che costituiva il centro del sistema educativo greco. Nel ginnasio i giovani, divisi per classi di età, si esercitavano in varie discipline sportive (corsa, lancio del disco e del giavellotto, pugilato) e nelle arti militari, partecipavano ad attività sociali, agoni, cerimonie religiose, frequentavano le lezioni degli insegnanti di materie letterarie e musica. Il ginnasiarca era un personaggio di spicco all'interno della comunità che, nell'esercizio del suo mandato, doveva governare il personale addetto agli edifici e coordinare l'opera dei maestri delle varie discipline o, nei centri più piccoli, sostituirsi ad essi. In Sicilia le fonti letterarie ed epigrafiche documentano l'istituto della ginnasiarchia a Solunto, Segesta, Lilibeo, Agrigento, Licata, Haluntium, Tindari, Civita di Paternò, Centuripe, Tauromenio, Acrae, Noto, Eloro, Siracusa.

Fonte:
archeosicilia.blogspot.com

Necropoli e domus nel centro di Lucca

Gli scavi della necropoli e della domus di Lucca (Foto: lagazzettadilucca.it)
Il sottosuolo di Lucca non smette di svelare sorprese. Sono, infatti, venute alla luce, in Piazza Santa Maria Corteorlandini, in pieno centro storico, i resti di una necropoli del VI secolo d.C. e di una domus romana del II secolo d.C., a pochi giorni di distanza l'una dall'altra. Nella zona erano state già intercettate sei sepolture del XII-XIII secolo, che si riferivano alla vicina chiesa di Santa Maria Nera, probabilmente edificata nel 1188.
Dopo il ritrovamento delle sei sepolture, è emersa nell'area una necropoli, della quale sono state riportate alla luce 34 sepolture, delle quali 24 risalenti al VI secolo d.C.. Il ritrovamento è di grande interesse perché fornirà sicuramente elementi ulteriori alla storia del periodo longobardo della città. Le sepolture appartengono sia a bambini che ad individui più anziani, l'80 per cento dei quali è di sesso femminile. Alcuni scheletri sono stati rinvenuti sopra i muri della domus, come se questi fossero stati riutilizzati come dei sarcofagi.
La necropoli si era praticamente "insediata" su una precedente domus romana del II secolo d.C., costituita da quattro ambienti, delimitati da muri alti 80 cm e rivestiti di intonaci di colore azzurro e rosso "pompeiano". Uno degli ambienti, con il pavimento in laterizi, sembra essere stato parte di un complesso termale.
La particolarità del ritrovamento è dovuta allo stato di conservazione della domus, in particolare dei pavimenti in opus signinum (una tecnica edilizia che prende il nome dall'antica città di Signa, oggi Segni), per cui si utilizzava il cocciopesto (una miscela di frammenti di tegole e anfore impastati con calce e battuti) allo scopo di proteggere gli ambienti dall'umidità e di renderli impermeabili. Si conserva, ben visibile, la soglia di ingresso in marmo, con gli alloggiamenti dei battenti.

Fonti, liberamente tratto da:
lagazzettadilucca.it
luccaindiretta.it

venerdì 15 settembre 2017

Vindolanda, trovate due spade romane

Una delle due spade ritrovate a Vindolanda (Foto: Vindolanda Trust)
Due spade romane e due spade giocattolo in legno, simili, queste ultime, a quelle comunemente vendute nei negozi di souvenir, risalenti a 2000 anni fa, sono stati scoperti a Vindolanda, in Gran Bretagna. Sia le spade che i giocattoli sono stati rinvenuti durante lo scavo di una caserma di cavalleria romana a Vindolanda, vicino al Vallo di Adriano.
Un delle due spade aveva la punta ricurva ed era quel che oggi sarebbe un fucile che non funziona correttamente. La seconda spada non aveva manico, pomo o fodero ma aveva la lama intatta ed è stata trovata poco distante dalla prima arma. Accanto vi erano due spade giocattolo in legno. Altri oggetti ritrovati nell'antico forte romano sono cuoio, coltelli, spille, punte di freccia e bulloni per le baliste. Si ritiene che i reperti risalgano al 120 d.C., quando il forte ospitava una popolazione di circa 1.000 persone.

Fonte:
bbc.com

Turchia, trovato un antico biberon...

Il biberon trovato in Turchia (Foto: AA)
Una sorta di biberon di 2000 anni fa è stato scoperto nella provincia di Canakkale, in Turchia. La scoperta è avvenuta durante i lavori di scavo nell'antica città ellenistica di Parion. Hasan Kasaoglu, membro del team di scavo dell'antica città di Parion nonché professore associato del dipartimento di archeologia dell'Università di Ataturk, ha affermato che l'antico biberon aveva un solo manico ed un beccuccio utilizzato come ciuccio.
Secondo l'archeologo, questi biberon si trovano solitamente nelle sepolture di bambini come parte del corredo funebre. Ha aggiunto che questi oggetti erano comunemente utilizzati durante la vita di tutti i giorni. Questi biberon avevano solitamente una capacità pari a 50-100 millilitri ed erano fatti in modo tale che un bambino poteva sia bere qualsiasi liquido che assumere cibo attraverso essi. Sono tutti fatti con argilla modellata e poi cotta.

Turchia, scoperti edificio e cimitero protocristiano

L'edificio scavato in Turchia (Foto: DHA)
Dopo due anni di scavo gli archeologi hanno portato alla luce una costruzione multilivello nella provincia meridionale di Antalya, in Turchia. I lavori di scavo nel distretto di Demre, precedentemente chiamata Myra, sono stati portati avanti per 27 anni, gli scavi più recenti sono stati condotti da un team guidato dal Professor Sema Dogan, della Hacettepe University.
All'ingresso è stato rinvenuto un cimitero piuttosto antico. Due delle sepolture sono state aperte, rivelando la presenza dei resti di otto persone, probabilmente sacerdoti o religiosi. Sulle pareti delle tombe, inoltre, sono state scoperti degli affreschi che si ritiene rappresentino Gesù Cristo, Maria e San Nicola. Un gruppo di antropologi stanno studiando le incisioni trovate sulle pareti.
San Nicola, conosciuto anche come Nikolaos di Myra, era un santo cristiano vissuto nel IV secolo d.C., che fu anche vescovo di Myra, situata sulla costa mediterranea meridionale dell'attuale Turchia. E' la figura alla quale si è ispirata la leggenda di Babbo Natale.

Fonte:
Daily Sabah

Tunisia, Numluli: una città dalle molte vite

Tunisia, gli scavi di Numluli (Foto: Unione Sarda) Nel governatorato tunisino di Béja , gli archeologi stanno riportando alla luce una città...