martedì 7 marzo 2023

Armenia, trovata una sepoltura bisoma intatta risalente all'Età del Bronzo

Armenia, gli scavi nel sito di Metsamor
(Foto: Marek Truszkowski)
Un team di archeologi polacchi ed armeni ha scoperto una tomba nel sito archeologico di Metsamor, contenente collane d'oro che risalgono all'Età del Bronzo.
Il sito di Metsamor si trova vicino al villaggio di Taronik, nella provincia armena di Armavir, dove la più antica traccia di insediamento umano risale al IV millennio a.C., durante l'Età del Rame.
Nell'Età del Bronzo e nella Prima Età del Ferro il sito divenne un importante centro religioso ed economico, vi venne costruita una città circondata da mura ciclopiche, con ricchi templi e santuari, con una cittadella fortificata e un'economia avanzata basata sulla produzione metallurgica.
Recenti scavi hanno portato alla luce un vano incorniciato da grandi pietre, contenente i resti di una sepoltura in cassa lignea e due scheletri di individui morti intorno ai 30-40 anni di età, durante la tarda Età del Bronzo, intorno al 1300-1200 a.C.
Gli archeologi hanno rinvenuto anche un centinaio di perle fatte in oro e corniola e che formavano tre collane, oltre a ciondoli sempre in oro, una dozzina di vasi di ceramica e una fiaschetta in maiolica proveniente dal confine siriano-mesopotamico.
La tomba è stata trovata in una necropoli dove sono state già esaminate altre 100 sepolture, alcune delle quali saccheggiate nell'antichità.
Metsamor è un sito archeologico considerato riserva archeologica. Gli scavi nell'area sono stati effettuati a partire dal 1965 ed hanno consentito il rinvenimento di altri esempi di collane d'oro e accessori per cinture con raffigurazioni di leonesse che cacciano. 
La sepoltura scoperta attualmente ospitava due persone, probabilmente una coppia, composta da un uomo e una donna. I due sono morti contemporaneamente, intorno a 3200 anni fa ed i loro corpi furono affidati, insieme, all'Aldilà, deposti su un letto di legno ed ornati da ricche corone preziose, tra le quali tre erano d'oro. I due sono vissuti nell'epoca del faraone Ramses II.
"La morte di queste persone per noi è un mistero. Non ne conosciamo la causa, ma tutto indica che sono morte contemporaneamente, perché non ci sono tracce della riapertura della tomba. Quindi la tomba è stata chiusa su entrambi, nello stesso istante", ha affermato il responsabile della ricerca, Professor Krzysztof Jakubiak, della Facoltà di Archeologia dell'Università di Varsavia, lo studioso che coordina il progetto congiunto del Centro di Archeologia mediterranea dell'Università di Varsavia e del Dipartimento di antichità e protezione del patrimonio nazionale dell'Armenia.
E' evidente che la giovane coppia apparteneva all'élite della città di Metsamor. I resti non mostrano, apparentemente, segni di violenza sull'apparato osseo. Ma è anche chiaro che lesioni ai tessuti molli non sono più rilevabili. Difficile, quindi, ipotizzare la causa di morte a livello di sepolture bisome, che potrebbe essere legata a un avvelenamento del cibo o dell'aria a causa del monossido di carbonio. Più difficile ancora ipotizzare che le sepolture bisome siano originate da una contemporanea malattia mortale della coppia.

Fonti:
heritagedaily.com
stilearte.it
lamoneta.it


Pompei, si ricomincia a scavare nella Regio IX

Pompei, l'area di scavo interessata dagli ultimi
ritrovamenti (Foto: pompeiisites.org)

Gli archeologi che operano nel Parco Archeologico di Pompei, hanno ripreso gli scavi nella parte romana della città, all'interno di un grande progetto di ricerca.
Pompei venne sepolta sotto 4-6 metri di cenere vulcanica e pomice durante l'eruzione del Vesuvio del 79 d.C., che emise una nuvola mortale di tefra e gas surriscaldati fino ad un'altezza di 33 km, rilasciando un'energia termica pari a 100.000 volte quella delle bombe sganciate su Hiroshima e Nagasaki.
In questo nuovo progetto di scavo sono impegnati archeologi, archeobotanici, vulcanologi, numismatici, topografi antichi, architetti, ingegneri e geologi ed interessa un'area di 3.200 metri quadrati.
Gabriel Zuchtriegel, Direttore del progetto, ha dichiarato: "Scavare a Pompei è una grande responsabilità ed è un'operazione non ripetibile. Occorre, quindi, documentare e analizzare ogni ritrovamento e tutte le relazioni stratigrafiche e pensare subito a come mettere in sicurezza e ripristinare quanto trovato".
L'area di scavo è incentrata sull'insula X della Regio IX, che occupa la parte centrale di Pompei, delimitata a nord dalla Via di Nola, ad ovest dalla Via Stabiana e a sud dalla Via dell'Abbondanza. Il team multidisciplinare ha già portato alla luce le creste in muratura dei piani superiori di antichi edifici. Si tratta, in particolare, di una casa studiata per la prima volta nel 1912, successivamente trasformata in fullonica e contenente un forno nella cella superiore.
Una serie di fori individuati nei livelli stratigrafici superiori testimoniano l'uso agricolo del terreno o, forse, sono legati alle attività di estrazione del lapillo in epoca moderna. Fino a qualche tempo fa l'area era adibita alla coltivazione di diverse colture agricole, con fabbricati rurali, aree boschive e serre contadine ancora esistenti fino al 2015.

Fonte:
heritagedaily.com
 


Israele, segni di trapanazione del cranio in una sepoltura di Tell Megiddo

Megiddo, i resti di due fratelli sepolti sotto le assi del
pavimento della loro casa, uno con un foro nel cranio
(Foto: Kalisher et al., 2023, PLOS One)

Durante gli scavi di una tomba di 3500 anni fa a Tell Megiddo, in Israele, gli scienziati hanno scoperto un teschio con una sorprendente caratteristica: un foro quadrato che è la chiara prova di un'antica operazione al cervello.
Non è possibile sapere se il paziente fosse stato in qualche modo narcotizzato o quanto tempo sia sopravvissuto all'intervento.
Nella sepoltura giacevano i resti di due fratelli vissuti nell'Età del Bronzo (1550-1450 a.C.) e sepolti insieme in un quartiere d'élite di Tell Megiddo. Gli scheletri di entrambi i fratelli mostrano segni di problemi di sviluppo e tracce di malattie croniche. Uno di loro mostra il foro relativo ad un'operazione al cervello.
Quest'ultima procedura prevedeva di praticare un foro nella scatola cranica del paziente. Questo tipo di intervento chirurgico è stato accertato tra i popoli antichi di tutto il mondo, ma è relativamente raro trovare prove di trapanazione cranica nel Medio Oriente.
La teoria degli archeologi è che lo status sociale dei fratelli potrebbe aver permesso loro di accedere a cure e risorse che avrebbero permesso di sopravvivere alla loro malattia più a lungo dei meno fortunati. Dopo la morte di un fratello l'altro potrebbe aver chiesto un intervento chirurgico al cranio nel disperato tentativo di alleviare i forti dolori di cui doveva soffrire.
I due scheletri sono stati identificati come quelli di due fratelli grazie all'analisi del DNA. Vennero sepolti sotto il pavimento della loro abitazione, nella ricca città dell'Età del Bronzo, situata a cavallo delle rotte commerciali tra Egitto, Siria-Mesopotamia e Anatolia. Il centro urbano di Tell Megiddo è fortificato e ricco di templi e architetture monumentali.
La particolare sepoltura dei due fratelli era una residenza di lusso nella quale sono stati rinvenuti ottimi esempi di ceramica, ossa lavorate e metalli preziosi ad indicare una famiglia benestante. Il sito si trovava in una posizione privilegiata, vicino all'ingresso principale della città. Ai due fratelli, inoltre, venne concessa una sepoltura degna dei ranghi superiori della società, accompagnati da ceramiche pregiate ed offerte di cibo.
L'analisi della deposizione e dei corpi ha rivelato che uno dei due fratelli morì nella tarda adolescenza o verso i vent'anni e venne sepolto da uno a tre anni prima dell'altro. Quando il secondo fratello morì a seguito del tentativo di operazione al cranio, il fratello che era morto precedentemente venne riesumato, in modo che potesse essere sepolto insieme con lui. Una pratica comune durante l'Età del Bronzo.
Gli scheletri dei due fratelli mostrano che soffrivano di diversi disturbi: anomalie congenite o dello sviluppo, denti aggiuntivi che non sono spuntati. Il fratello al quale venne trapanato il cranio aveva le ossa di quest'ultimo che non si erano ben chiuse. Le ossa di entrambi, poi, mostrano anche lesioni infettive dovute ad una malattia ancora non individuata, probabilmente la lebbra.
Segni di tagli sul cranio indicano dove è stato tagliato il cuoio capelluto, primo passo della procedura di trapanazione. Poi l'antico chirurgo ha rimosso un pezzo quadrato dell'osso frontale, in apparenza praticando una serie di tagli paralleli simili a scanalature e successivamente staccando pezzi di cranio trovati tra i resti dei due fratelli.
I ricercatori ritengono che il paziente fosse vivo quando venne eseguita l'operazione. Il colore e la smussatura dei bordi del foro mostrano che il taglio è stato praticato sull'osso vivo e che si è prestata attenzione a non perforare il tessuto che ricopre il cervello. Poiché, però, non esistono segni di crescita ossea postoperatoria, sembra probabile che il paziente sia morto durante l'intervento o poco dopo.
La trapanazione era praticata in tutto il mondo antico, sia per ragioni mediche - come alleviare il dolore da trauma cranico - sia per ragioni in apparenza rituali, come liberare gli spiriti maligni che si riteneva albergassero nella testa. Prove di tali interventi chirurgici risalenti a migliaia di anni fa sono state trovate in tutta l'Africa, addirittura alcuni ricercatori ritengono di averne scoperto un esempio già 7000 anni fa in Sudan. Una donna mummificata rinvenuta in una sepoltura nella regione dello Xinjiang, in Cina, mostra che la trapanazione era già pratica, in quella regione, nel 1600 a.C. I Greci e i Romani adottarono, in seguito, questa pratica, che continuò ad essere adottata anche in epoca medioevale.
Ma l'antica chirurgia cerebrale sembra essere stata più comune nelle Americhe, tra le Ande in Perù e Bolivia. L'antropologo della Tulane University, John Verano, ha documentato più di 800 casi nella regione, tanti quanti tutti quelli documentati nel resto del mondo antico messi insieme. Tra il 1400 ed il 1500 d.C. i tassi di sopravvivenza tra gli Incas raggiunsero l'incredibile percentuale del 75-80%.
"La spiegazione più verosimile del perché la trapanazione fosse così comunemente pratica in Perù è quella che venisse utilizzata per trattare le fratture del cranio ed altre complicazioni conseguenti a colpi alla testa", ha affermato il Dottor Verano. La pratica può alleviare la pressione sul cervello dei fluidi che provocano anche gonfiore.

Fonte:
smithsonianmag.com

Bibione, la villa romana di Mutteron dei Frati

Bibione, gli scavi della villa romana
(Foto: friulioggi.it)

Sulla spiaggia di Bibione è emersa un'antica villa romana. Una città giovane, che non ha nemmeno 70 anni di storia, custodisce al suo interno una villa romana che testimonia un passato ben più antico di quanto si pensi. Si tratta della Villa di Mutteron dei Frati, che rappresenta un unicum sia per il suo straordinario stato di conservazione, con strutture preservatesi in elevato anche fino a due metri di altezza, sia per le possibilità che offre alla ricerca.
Nelle prossime settimane gli archeologi inizieranno le indagini che dureranno fino alla fine del mese. Nelle intenzioni del team è organizzare anche un'apertura straordinaria al pubblico. L'esistenza del sito è nota fin dalla metà del '700. La sua rilevanza è stata segnalata a più riprese. Nel corso degli anni '90 del secolo scorso la Soprintendenza Archeologica del Veneto ha intrapreso una nuova campagna di scavi che ha messo in luce e reso parzialmente visibili alcuni ambienti decorati della villa.
L'interesse per il sito non è mai venuto meno, ma, come spesso accade, la mancanza di risorse non ha consentito la prosecuzione delle attività. Qualche anno fa, però, rispolverando la questione in un momento favorevole per la straordinaria coincidenza di interessi, opportunità e sensibilità, si è avviato un dialogo che ha portato oggi all'avvio di una nuova stagione di ricerche.
Nell'area ci si aspetta di mettere in luce ambienti finora sconosciuti che consentano di integrare la pianta ad oggi nota della villa, ma anche di recuperare dati che permettano di esprimersi con più precisione sull'epoca in cui è stata costruita e abitata, sulle dimensioni che doveva avere, sulla ricchezza dell'apparato decorativo, sui possibili proprietari, sulle attività economiche e produttive che dovevano svolgersi al suo interno, anche in rapporto alle risorse presenti nell'ambiente circostante e alla rete di contatti, via terra e via acqua, che dovevano interessarla.

Fonte:
friulioggi.it

lunedì 6 marzo 2023

Il filo spinato di Giulio Cesare...

Germania, il "filo spinato" di Giulio Cesare
(Foto: mediterraneo antico.com)
A Bad Ems, a qualche decina di chilometri a nord di Francoforte sul Meno, un team di archeologi della Goethe University di Francoforte, guidati dal Professor Frederic Auth, ha portato alla luce i resti delle fortificazioni utilizzate da Giulio Cesare contro i Galli durante l'assedio di Alesia nel 52 a.C. Si tratta, in modo particolare, di un antico filo spinato in legno, che faceva parte di un ben più complesso sistema di difesa e fortificazioni che comprendeva una serie di fossati e pali.
Il sito di Bad Ems si trova sull'antico confine settentrionale dell'Impero Romano, oltre il quale vivevano le tribù dei Galli, di cui Cesare dà un'ampia descrizione nel suo De Bello Gallico. Sin dal XIX secolo gli archeologi hanno indagato questa zona con l'intenzione di portare alla luce l'accampamento romano, ma è stato solo grazie ad un rinvenimento fortuito nel 2016 che si conosce l'esatta ubicazione e l'estensione di tale accampamento: si estendeva su un'area di 8 ettari, era circondato da un fossato e da una serie di circa 40 torri di avvistamento in legno.
Il ritrovamento di chiodi di legno e di una moneta del 43 d.C. hanno fatto supporre che questo sistema difensivo sia stato costruito sulla base di quello descritto da Cesare e utilizzato nella campagna contro i Galli, precedendo di più di 50 anni il sistema di fortificazioni noto come limes che, a partire dal 110 d.C., ha tracciato il confine settentrionale.
In modo particolare, il comandante della guarnigione voleva impiegati, nella difesa del confine, il minor numero di soldati possibile, per questo motivo vennero realizzate delle trincee nel terreno, in cui venivano fissati tronchi di alberi molto spessi e affilati; il tutto veniva poi ricoperto da rami affilati.
Queste di Bad Ems rappresentano, quindi, il primo esempio finora noto delle fortificazioni descritte da Cesare: "Per questo tagliavano tronchi d'albero o rami, piallavano e affilavano le estremità, realizzavano fosse profonde, la cui profondità era di cinque piedi. Le punte dei rami erano poste in file di cinque, così unite e intrecciate che chiunque fosse entrato, rimaneva infilzato da quegli speroni acutissimi". (De Bello Gallico, VII 72-74)

Fonte:
mediterraneoantico.it


Iraq, taverna a cielo aperto e antenati del frigorifero...

Iraq, le rovine dell'antica Lagash
(Foto: viaggi.nanopress.it)
Una scoperta già definita sensazione dal team di ricerca che vi si è imbattuto. A portarla a segno un team di archeologi e scienziati che vede collaborare l'Università di Pisa con i colleghi dell'Università della Pennsylvania. In un luogo antichissimo che ha riportato alla luce qualcosa in grado di donare nuove informazioni su un'antica civiltà.
Si chiama Lagash Archaelogical Project il progetto di ricerca che, nel corso di alcuni scavi, si è imbattuto in qualcosa di unico. Gli archeologi sono guidati da Holly Pittman, dell'Università di Pennsylvania, e da Sara Pizzimenti, del Dipartimento di Civiltà e Forme del Sapere di Pisa. Il luogo in cui sono stati effettuati questi importantissimi scavi e le conseguenti scoperte si trova a Tell al-Hiba, in Iraq, un tempo conosciuta come Lagash, la città-stato più importante di tutta la Mesopotamia.
Lagash venne identificata negli anni '50 del secolo scorso, moltissimo tempo dopo la scoperta delle sue rovine, grazie al ritrovamento di un'iscrizione ad opera degli assiriologi Thorkild Jacobnsen e Fuad Safar. Il sito di Tell al-Hiba si estende per 400 ettari e si trova a circa 24 chilometri da Shatra, nel sud dell'Iraq. Le ricerche in questa zona sono sempre state mirate alla ricostruzione della gerarchia sociale e dei culti religiosi del tempo.
Iraq, lo zeer trovato a Lagash
(Foto: viaggi.nanopress.it)
Nel 2019, con l'avvio del Lagash Archaeological Project, gli studi si sono focalizzati sulla vita quotidiana nell'antica Mesopotamia e la recente scoperta è una svolta in tal senso. Durante le operazioni di scavo, a soli 50 centimetri da terra, gli archeologi hanno scoperto un'antica taverna del 2700 a.C. Sono state identificate panchine, un forno, contenitori per le stoviglie, resti di cibo. Una zona dove, nell'antichità, si usava mangiare all'aperto.
Tra i reperti rinvenuti insieme all'antica taverna, anche un oggetto curioso, uno "zeer". Il termine, di origine araba, significa "vaso nel vaso", ed indica due vasi di terracotta inseriti uno dentro l'altro e dotati di intercapedine tra i due, riempita di sabbia o di argilla adeguatamente bagnata.
Lo "zeer" veniva utilizzato per la conservazione degli alimenti, poiché la sabbia fungeva da isolante, permettendo l'evaporazione e proteggendo il contenuto dalla temperatura esterna. Si tratta, in sostanza, dell'avo del nostro frigorifero. Questa tecnica è tuttora utilizzata in Africa ed è possibile reperire online tecniche per crearne uno in casa. 
"Il ritrovamento fatto a Lagash è in grado di gettare nuova luce sullo studio dell'alimentazione e della cucina dell'antica Mesopotamia, finora principalmente conosciuta e approfondita attraverso i testi, che tuttavia non coprono i periodi più antichi del Sumer - spiega Sara Pizzimenti, Professoressa associata di Archeologia e Storia dell'Arte del Vicino Oriente Antico all'Università di Pisa. - All'interno di quello che era un luogo pubblico per la produzione, distribuzione e consumo dei pasti, che doveva probabilmente avvenire all'interno del grande cortile con banchette, sono state ritrovate, infatti, un centinaio di ciotole contenenti resti di cibo, assieme ai dispositivi per la conservazione di bevande ed alimenti. La taverna di Lagash è, di conseguenza, un tassello importante per ricostruire le conoscenze nel campo della produzione e distribuzione alimentare, economia alla base delle prime società complesse della storia dell'uomo".

Fonti:
viaggi.nanopress.it
rainews.it








Pisa, trovate ricche domus romane vicino alla torre

Pisa, le domus romane trovate negli scavi
(Foto: Università di Pisa)

Suppellettili antiche, monete e una testa di leone di terracotta. Ma anche pedine da gioco e bicchieri con il marchio "di fabbrica" ancora perfettamente leggibile.
Sono i primi doni che lo scavo in piazza Adrea del Sarto, a Pisa, sta regalando agli archeologi ed agli appassionati di storia.
I lavori, a due passi dalla celeberrima torre, hanno preso avvio lo scorso settembre e stanno portando alla luce i resti di una o più domus romane degli inizi del I secolo d.C., provviste ancora di pavimenti decorati eccezionalmente conservati e spazi scoperti, probabilmente giardini fiancheggiati da portici.
A sorpresa è emerso dagli scavi un triclinio ben conservato: nella sala da pranzo, dove i convitati mangiavano e conversavano sdraiati su tre letti sistemati sui lati, appare chiaro il riquadro pavimentale che si presenta come una sorta di tappeto riccamente decorato.
Dal sito dei lavori stanno inoltre affiorando grandi quantità di frammenti dei rivestimenti delle pareti che, nonostante gli anni, ancora conservano i colori estremamente vivaci utilizzati e che indicano anche il notevole livello di ricchezza di chi dimorava nella casa.
Le stoviglie trovate recano, chiaramente visibile, il marchio di fabbrica delle officine pisane del I secolo d.C. Insieme ad esse gli archeologi hanno rinvenuto contenitori da trasporto per vino, olio e salse di pesce, lucerne, pedine da gioco, gemme incise e numerose monete.
Al momento lo scavo, diretto dal Professor Fabio Fabiani del Dipartimento di Civiltà e Forme del Sapere dell'Università di Pisa, ha riguardato solo una porzione della piazza, ma i resti delle strutture antiche si estendono sicuramente su tutta l'area. E' verosimile ipotizzare che le domus appartenessero allo stesso quartiere residenziale di cui facevano parte le abitazioni già trovate nella vicina Piazza Dei Miracoli, fiancheggiando l'antico fiume Auser. Quest'ultimo, oggi scomparso dal paesaggio urbano, caratterizzava infatti, insieme all'Arno, la Pisa romana.
Lo scavo in Piazza del Sarto ha indagato anche un ulteriore tratto di questo antico fiume, oltre a quello già scavato presso la stazione di Pisa San Rossore, dove sono stati trovati i relitti delle ormai celebri imbarcazioni romane. Tra le sabbie dell'antico alveo, sono state recuperate grandi quantità di contenitori da trasporto, merci di vario tipo e frammenti del fasciame ligneo di antiche imbarcazioni.
Nei secoli seguenti quest'area venne progressivamente abbandonata. Nel IV secolo d.C., quando ormai le domus avevano cessato di essere utilizzate, questa zona della città continuò ad essere frequentata: ne sono prova i resti di strutture (muri e pavimenti in terra battuta) e le ceramiche che lo scavo ha permesso di recuperare. Tra la fine del IV-V secolo d.C., nell'area ormai diventata periferica, si cominciarono a seppellire i defunti in semplici fosse scavate nella terra. Tra VI e VII secolo d.C., infine, la zona diventò un luogo di recupero di materiale da costruzione. In un momento in cui la città aveva evidentemente "fame" di materiali per realizzare nuove opere, si dette avvio ad operazioni di smontaggio dei muri delle domus, per recuperarne le pietre. Le tracce di questo intervento sono lunghe e profonde trincee che attraversano tutto lo scavo.

Fonte:
rainews.it


sabato 4 marzo 2023

Egitto, trovato un misterioso cunicolo nella piramide di Cheope

Egitto, il cunicolo scoperto nella piramide di Cheope
(Foto: Ansa.it)

"Potrebbe essere la scoperta del secolo", afferma l'archeologo egiziano Zahi Hawass, ex ministro delle Antichità egiziano, che annuncia la grande novità davanti ad una delle sette meraviglie del mondo antico. "All'interno della grande piramide di Cheope, la piramide più grande, antica e iconica delle tre di Giza, è stato scoperto un altro corridoio, un tunnel di 9 metri di lunghezza e 2,10 di larghezza, situato dietro l'entrata principale", ha affermato l'archeologo.
Il tunnel potrebbe essere la strada che porta alla sepoltura del faraone della IV Dinastia. Sono serviti due studi per definire le esatte dimensioni, la collocazione e la forma del misterioso spazio vuoto individuato nel 2016.
Zahi Hawass si è detto sicuro che questo tunnel può portare ad ulteriori, interessantissime scoperte. "La tomba di Cheope dovrebbe essere sotto quel tunnel", ha aggiunto.
Nel 2016 le squadre scientifiche rilevarono anomalie termiche nell'area dello "chevron", situata sul lato nord della piramide di Cheope. Per questo hanno spiegato che la forma a "v rovesciata" del soffitto del corridoio, detta "tecnica dello chevron", fu introdotta per la prima volta proprio in quella piramide e serve a proteggere grandi stanze dal considerevole peso sovrastante. Insomma uno scarico di forze a tutela di quella che, secondo Hawass, sarebbe la tomba del faraone.
Le prime immagini sono state catturate grazie ad una sonda giapponese, una sorta di endoscopio introdotto attraverso una fessura di pochi millimetri. Queste immagini hanno rivelato la presenza di un vuoto prima sconosciuto. Una tecnica all'avanguardia della radiografia muonica la quale, al posto dei raggi X, sfrutta particelle subatomiche dette muoni, simili agli elettroni, ma con una massa 200 volte più grande, prodotti dall'interazione dei raggi cosmici con l'atmosfera terreste.
Il metodo messo a punto da scienziati giapponesi, aveva come scopo iniziale quello di monitorare le variazioni del magma all'interno di un vulcano, tant'è che è stato utilizzato anche per verificare la posizione delle lave all'interno del Vesuvio.

Fonte:
repubblica.it
focus.it

Egitto, trovate sepolture di diverse epoche ad el-Bahnasa

Egitto, le tombe romane ritrovate di recente
(Foto: viaggi.nanopress.it)

Recenti scavi in Egitto hanno permesso di ritrovare tombe di epoca romana, persiana e copta. Sono state trovate in un sito che presenta molti resti archeologici di epoca bizantina e romana, tra i quali una grande necropoli con tombe decorate. Questa località è stata oggetto di scavi per molti anni, con importanti contributi da parte di studiosi e di esperti sia egiziani che stranieri.
Durante recenti scavi presso el-Bahnasa, nella provincia di el-Minya, archeologi egiziani e spagnoli hanno rinvenuto ben 22 sepolture. Tre di queste sono di epoca persiana, tre di epoca romana e 16 sepolture sono di epoca copta-bizantina, realizzate principalmente in pietra calcarea, dalla forma a volta.
All'interno delle tombe, alcuni corpi erano stati avvolti da sudari decorati, mentre i corpi sepolti nella tombe di epoca romana non avevano alcuna copertura. Quelle di epoca copta contenevano molti pezzi di ceramica, vasi ed anfore. In alcune tombe, poi, gli archeologi hanno rinvenuto delle offerte, alcune delle quali erano costituite rane deposte all'interno di altrettante anfore. Una delle sepolture è stata trovata intatta, mentre le altre erano state saccheggiate in epoca antica.
El-Bahnasa si trova a circa 20 chilometri da el-Minya, ed un tempo ospitava un antico insediamento formato da case, templi e tombe. Fu un archeologo italiano a scoprire il sito di el-Bahnasa, nel 1901, mentre i primi scavi risalgono al 1940. Nel tempo sono stati trovati molti reperti preziosi, quali iscrizioni, statue, frammenti di ceramica e monete. Uno dei ritrovamenti più importanti è il tempio di Iside, costruito in epoca romana. 

Fonte:
viaggi.nanopress.it


Venezia, scoperti cunicoli sotto piazza San Marco

Venezia, i cunicoli trovati in piazza San Marco
(Foto: Venessia.com)

Due cunicoli realizzati in mattoni sono venuti alla luce sotto piazza San Marco a Venezia, durante i lavori di impermeabilizzazione della piazza stessa. Si è ipotizzato che quello che è stato trovato sia quanto rimane del mitico rio Batario, che caratterizzava l'area durante il medioevo. La piazza era, infatti, molto diversa da come la vediamo oggi. Da un lato del rio Batario c'era un grande brolo, cioè un orto recintato.
Il doge Sebastiano Ziani (1172-1178) diede all'area una nuova conformazione urbanistica, facendo coprire il Batario per allungare la piazza, portandola a 175 metri di lunghezza ed ordinando persino lo spostamento della chiesa di San Geminiano, che sopravvisse fino alla realizzazione dell'ala napoleonica.
Quello ritrovato è un cunicolo con doppia volta, costruito nel corso del XIX secolo e che il Provveditorato, proprio nel corso di questi lavori, sta ripulendo per permettere il deflusso delle acque alte che interessano l'Insula Marciana. Il rio Batario è molto più avanti rispetto al punto dove attualmente insistono i lavori. Questi ultimi hanno portato alla luce anche l'antica pavimentazione della piazza, che era in mattoni, collocati a lisca di pesce.

Fonte:
stilearte.it 


Isola di Pasqua, il moai sul fondo del lago...

Isola di Pasqua, la palude in cui è stata trovata la statue
(Foto: stilearte.it)

Sul fondo di un vecchio lago prosciugato dalla siccità, al centro di una cavità che, in epoca antica, era la bocca di un vulcano, gli studenti di un'università cilena hanno trovato la parte emergente di una statua moai, uno di quei volti giganteschi, scolpiti dagli uomini, che dominano il paesaggio visivo dell'isola di Pasqua.
La statua, che sarà recuperata, nel corso di scavi per i quali si cercano i fondi, potrebbe essere stata collocata, in origine, su un isolotto, al centro del lago, poi coperto dal fango nel corso dei secoli. Forse la testa o le teste gigantesche, dovevano apparire, prodigiosamente, al centro dello specchio d'acqua, moltiplicandosi, dabbasso, grazie al riflesso del lago.
Con il passare dei secoli, le pareti della conca del vulcano hanno subìto l'erosione delle acque, portando fango e materiale del lago. La notizia del ritrovamento è stata comunicata dal vicepresidente degli originari dell'isola, Salvador Genua, il quale ha detto che il moai è stato scoperto durante rilievi di natura geologica, compiuti, sul campo, dagli studenti dell'Università del Cile e dell'Università di Rancagua, mentre stavano facendo ricerche geologiche sul fondo del cratere.

Fonte:
stilearte.it
 





Spagna, scoperto un interessantissimo carro votivo in bronzo

Spagna, il carro votivo in bronzo (Foto: CSCIC Comunicaciòn) Nel sito archeologico di Casas del Turunelo , nella provincia di Badjoz , in Sp...