sabato 3 ottobre 2015

La maschera funeraria di re Tut era per Nefertiti?

La maschera funeraria di Tutankhamon
Una nuova analisi sulla maschera funeraria in oro di Tutankhamon ha portato ad una nuova teoria radicale, vale a dire che questo artefatto era stato, in origine, creato per Nefertiti, madre di Tutankhamon, co-reggente con Akhenaton.
L'Ahram Online riferisce che l'archeologo Nicholas Reeves ha esaminato la parte posteriore della maschera mortuaria del faraone fanciullo ed ha scoperto che la parte anteriore non corrisponde a quella posteriore. La qualità dell'oro e il materiale utilizzato per ottenere il colore blu sono diversi sulle due parti della maschera funeraria. Le orecchie, poi, ha notato il Dottor Reeves, recano fori ai quali dovevano essere inseriti degli orecchini e non ci sono raffigurazioni di faraoni uomini che indossano orecchini, ha affermato l'archeologo.
Nel corso di una conferenza stampa tenutasi ad Heliopolis, il Dottor Reeves ha affermato che anche l'iscrizione è stata cambiata: "Analizzando nuovamente la maschera ho potuto notare che l'iscrizione all'interno del cartiglio è stata modificata, il che significa che tutti i tesori ritrovati nella tomba di Tutankhamon erano stati in origine fatti per Nefertiti in qualità di co-reggente per suo marito Akhenaton e non per Tutankahmon, come si era precedentemente pensato".
Il Dottor Reeves si sta occupando della ricerca delle camere nascoste all'interno della tomba di Tutankhamon. L'archeologo britannico sostiene che sono state identificate due camere nascoste nelle pareti della tomba del faraone fanciullo, una delle quali, secondo Reeves, potrebbe essere la perduta camera funeraria di Nefertiti.

Analizzati i calchi degli antichi Pompeiani

Scansione di uno dei calchi degli abitanti di Pompei. Si nota lo
stato di salute dei denti (Foto: Napoli/Giino/Ropi/Zuma Press/Newscom)
I primi risultati dell'analisi con i CT scanners a cui sono stati sottoposti alcuni dei calchi ritrovati a Pompei, mostrano che la popolazione presente in città prima della fatale eruzione aveva, in generale, denti piuttosto grandi ed in buona salute.
La scoperta è stata una sorpresa per gli studiosi, i quali sono a conoscenza della scarsa cura dentale degli antichi e, in particolare, della frangia più povera della popolazione. In realtà si è scoperto che i nostri antenati di duemila anni fa mangiavano molto meglio di noi ed avevano i denti in ottimo stato. Gli antichi pompeiani avevano, infatti, una dieta ricca di frutta e verdura e povera di zuccheri che ha contribuito alla conservazione dei denti.
Finora sono stati analizzati 30 degli 86 gessi presenti a Pompei. I risultati stanno fornendo maggiori dettagli sulla vita degli antichi abitanti della città: le loro malattie, la classe sociale alla quale appartenevano, l'età e la dieta alimentare. Gli studiosi che si stanno occupando di questo importante progetto sono diversi: archeologi, ingegneri informatici, radiologi ed ortodontisti. Oltre allo scanner CT hanno utilizzato un materiale di contrasto che permette di imitare l'aspetto della pelle e dei muscoli per evidenziare le caratteristiche delle vittime.
I gessi di Pompei furono un fortunato espediente dell'archeologo italiano Giuseppe Fiorelli, nel 1866. Fiorelli si prefiggeva di conservare quanto più possibile di ciò che era rimasto degli antichi abitanti. Purtroppo, però, proprio la colata di gesso ha ritardato il processo di analisi della sostanza organica ivi imprigionata, almeno fino ad oggi. Una delle difficoltà incontrate dagli studiosi, infatti, è stata la densità del gesso impiegato per sovraffusione. Una densità simile alle ossa.
Gli scienziati hanno iniziato anche ad analizzare gli animali di cui è stato ricavato il calco, in modo da completare le indagini svolte sugli umani.

Riscoperte le Terme Stabiane

Pompei, parte delle Terme Repubblicane riportate alla luce
(Foto: Ansa.it)
Pompei continua a sorprendere i ricercatori e gli archeologi. Proprio in questi giorni sono state individuate le Terme Repubblicane, il quinto dei complessi termali identificati nella città romana, forse il più antico stabilimento pubblico conservato nel sito.
Le Terme Repubblicane si trovano accanto all'ingresso del Foro Triangolare. Andarono in disuso durante la prima età imperiale (I secolo d.C.) e vennero, di conseguenza, inglobate nelle residenze private confinanti (la casa della Calce e la casa delle Pareti Rosse). Nel 1950 l'archeologo Amedeo Maiuri le scavò e ne identificò la planimetria, poi il sito venne abbandonato e ricoperto di terra e vegetazione.
Grazie al progetto dell'Università di Berlino in collaborazione con la Oxford University e voluto dalla Soprintendenza Speciale per Pompei, Ercolano e Stabia, ora si è potuta avviare un'attività di studio e recupero di queste importanti testimonianze del passato.
La prima fase del recupero, che si è conclusa nel mese di marzo 2015, ha consentito di ripulire l'area e di rilevarne l'architettura. In questa prima fase sono state riportate alla luce le strutture delle terme scavate da Maiuri. La seconda fase di scavo, che si è appena conclusa, si è incentrata sull'evoluzione nel tempo dell'architettura e delle tecnologie utilizzate negli stabilimenti termali. Le Terme Repubblicane, infatti, sono tra le più antiche documentate a Pompei e possono considerarsi come una sorta di sperimentazione antecedente alle Terme Stabiane, poco distanti e immediatamente successive dal punto di vista temporale.
Le intercapedini areate poste al di sotto del pavimento, che consentivano il passaggio dell'aria calda, conferma l'antichità delle Terme Repubblicane. Le indagini si sono concentrate, in particolare, nell'area del laconicum (la sauna) e del praefurnium (la fornace), tra gli esempi più antichi noti per la fase di passaggio dal modello greco a quello romano.
Oltre allo scavo, gli studiosi hanno tracciato una nuova pianta dell'area e la schedatura mediante fotogrammetria e laserscan di tutti gli elementi architettonici e decorativi. La campagna proseguirà con ulteriori indagini stratigrafiche dell'edificio che potranno, congiuntamente alle altre indagini, permettere il restauro e la conservazione dell'edificio per la fruizione comune.

domenica 27 settembre 2015

Trovata in Turchia una sala ed un trono delle "udienze"

Il basamento per trono di Arslantepe scoperto dagli archeologi italiani
(Foto: Marcella Frangipane)
I resti del basamento di un trono di 5000 anni fa sono stati rinvenuti durante scavi archeologici in Turchia. I resti sono stati scoperti ad Aslantepe, nella parte orientale della provincia turca di Malatya. La struttura è formata da una piattaforma sollevata su tre gradini, in cima alla quale sono stati trovati dei frammenti di legno bruciato. Questi ultimi erano, forse, i resti di una sedia o di un trono. Gli scavi sono diretti dalla Professoressa Marcella Frangipane, dell'Università "La Sapienza" di Roma.
La Professoressa Frangipane sta lavorando per portare alla luce un enorme complesso risalente al IV millennio a.C., una sorta di palazzo tra i più antichi del mondo, molto ben conservato, con le pareti che superavano i due metri di altezza. Il complesso palaziale comprendeva due templi, ripostigli, vari edifici ed un ampio corridoio d'ingresso. Alcune pareti sono decorate con motivi geometrici di colore rosso e nero.
Nelle ultime due campagne di scavo gli archeologi italiani hanno scoperto un ampio cortile raggiungibile attraverso il corridoio. Nel cortile sono stati trovati i resti di un edificio monumentale. Al suo interno è stata trovata la piattaforma per trono, posizionata in una piccola stanza aperta sul cortile interno. La Professoressa Frangipane ritiene che il re o il capo della comunità utilizzava questa sorta di trono primitivo per dare udienza ai suoi sudditi radunati nella corte del palazzo.
Davanti alla piattaforma dove si trovava il trono, gli archeologi hanno rinvenuto altre due piattaforme più piccole e basse, costruite in mattoni, destinate con tutta probabilità ad ospitare gli "interlocutori" del sovrano. Queste strutture fanno parte del cuore dell'antico palazzo. Qui non si svolgevano riti religiosi, ma cerimonie civili, destinate a rinnovare il potere del sovrano sui suoi sudditi.

Necropoli preistoriche in Bulgaria

Uno degli scheletri trovati nella necropoli bulgara di Kamenovo
(Foto: Darik Razgrad)
Gli archeologi bulgari hanno scoperto una necropoli di 6200-6500 anni fa sotto il cortile di una scuola nella città di Kamenovo, nel nordest della Bulgaria. Sono state scavate quattro sepolture preistoriche con corredi molto interessanti. Gli scavi sono coordinati dal Professor Yavor Boyadzhiev dell'Istituto Nazionale e del Museo di Archeologia dell'Accademia bulgara delle scienze e dal Professor Dimitar Chernakov del Museo Regionale di Sotria Ruse.
I corredi funebri trovati nelle quattro sepolture preistoriche includono recipienti di ceramica, strumenti in selce, perline ricavate da molluschi Spondylus raccolti nel Mediterraneo in epoca preistorica. Il ritrovamento di queste perline, secondo il Professor Boyadzhiev, prova le relazioni commerciali tra l'attuale nordest della Bulgaria con la costa del Mar Egeo tra il 4500 e il 4200 a.C.
All'interno delle sepolture sono stati trovati tre scheletri di individui adulti e lo scheletro di un bambino. I corpi sono stati collocati in posizione fetale, sul fianco sinistro, e sono stati orientati in direzione est e nordest. Sul cranio di uno degli scheletri adulti gli archeologi hanno trovato ciotole verniciate in nero, rosso e bianco. Nelle altre due tombe di adulti, i corredi erano composti prevalentemente di strumenti in selce, mentre nella sepoltura del bambino sono state trovate tre perline ricavate dai gusci del mollusco Spondylus posti al di sopra del teschio.
Era un'usanza della cultura Calcolitica dell'attuale Bulgaria nordorientale inserire doni simbolici per l'aldilà in capo ai corpi dei defunti. L'altezza media di queste persone variava dai 167 ai 173 centimetri. I ricercatori ritengano che si trattasse di una popolazione provenienti dalla regione dell'Anatolia (attuale Turchia), mescolatesi con una popolazione originaria del nord del Danubio (attuale Romania).
Un particolare del sito archeologico di Monte Sirai (Foto: famedisud)
Nei giorni scorsi, nella necropoli della cittadella fenicio-punica di Monte Sirai a Carbonia, in Sardegna, gli archeologi coordinati dal Professor Michele Guirguis hanno riportato alla luce la tomba di una bambina vissuta tra il V e il IV secolo a.C., deceduta all'età di un anno.
Il corredo funerario riflette la fase di consolidamento della presenza cartaginese sull'isola. La bambina sembra aver goduto, in vita, di una notevole considerazione, accanto le è stata deposta una campanella di bronzo e altri oggetti dello stesso metallo, tra i quali un anello, una collana con vaghi di pasta vitrea policroma e due braccialetti.
Monte Sirai venne edificata su un'alura dai Fenici di Tiro. Il suo nome richiama il termine assiro Suru, fenicio Sr, ebraico Sor, che vuol dire "roccia" o "scoglio" da cui sarebbe derivato, secondo gli studiosi, anche il nome della città di Tiro. Nell'autunno del 1962 un ragazzo di Carbonia ritrovò una figura femminile scolpita su una stele del tofet. Nel 1963 la Soprintendenza e l'Istituto di Studi del Vicino Oriente dell'Università di Roma iniziarono gli scavi e presto portarono alla luce gran parte dell'insediamento punico.
La città di Monte Sirai venne costruita intorno al 740 a.C., il suo abitato è integro nei suoi elementi fondamentali e venne abbandonato nel 100 a.C. per motivi ancora sconosciuti. L'insediamento è composto di tre grandi settori: l'abitato, che occupa la parte meridionale della collina; il tofet sul lato settentrionale, dove venivano seppelliti i corpi bruciati i defunti con riti particolari; le due necropoli nella valle che separa il tofet dall'abitato..

domenica 20 settembre 2015

Ritrovato un medaglione paleocristiano a Poros, Bulgaria

Il medaglione cristiano di VI secolo d.C. trovato a Poros
(Foto: Burgas Municipality)
Un inedito medaglione di bronzo cristiano è stato scoperto negli scavi dell'antica fortezza di Burgos (Poros) a Capo Foros, nella città bulgara di Burgas, sul Mar Nero. Il medaglione è il secondo artefatto paleocristiano ritrovato nella fortezza nel 2015, dopo il ritrovamento della teca in piombo che, secondo la tradizione, conterrebbe le ceneri di Giovanni il Battista.
Il medaglione è stato scoperto durante gli scavi di un edificio di VI secolo d.C., è in bronzo ed ha una forma rotonda, con un diametro di 3,5 centimetri. Vi sono riportate otto croci, una delle quali è posta al centro e le altre sette tutt'intorno. La croce centrale è stata ricoperta con smalto bianco, mentre le croci periferiche con pasta di vetro gialla. Reperti come questo sono molto rari. Solitamente sono in bronzo, argento ed oro e decoravano vasi di culto, tazze, calici, piatti e reliquiari.
Il rovescio del medaglione di Capo Foros presenta tracce della presenza di legno, che fa intuire che fosse posto su un supporto ligneo. "Non vi sono prove sufficienti che questi tipi di medaglioni ornassero scatole o coperchi di legno di libri liturgici", hanno spiegato gli archeologi. "Per questo nella fase attuale si assume che il medaglione ritrovato a Fors adornasse la copertina di un Vangelo o una scatola utilizzata per custodire materiale liturgico come un libro o un calice". Gli archeologi aggiungono che la forma e la decorazione del medaglione di Burgos sembrano molto simili a un'immagine rappresentata nella Basilica di San Vitale a Ravenna.
Gli scavi della città di Poros (Foto: Burgas Regional Museum of History)
Nei mesi di luglio e agosto 2015 gli archeologi del Museo di Burgas hanno lavorato sugli scavi di una villa romana con ipocausto, tornata alla luce nel 2013. La villa risale al III secolo d.C. e su di essa sono stati impiantati, tra il VI e il VII secolo d.C., due edifici di epoca bizantina. In uno di questi edifici è stato trovato il medaglione. Un altro edificio scavato dagli archeologi, sempre di epoca bizantina, presenta un sofisticato sistema di drenaggio delle acque di scarico, che convogliava queste ultime direttamente nel Mar Nero.
Tra i reperti trovati negli edifici scavati vi sono grandi pithoi (vasi in ceramica) per lo stoccaggio dei prodotti agricoli e 30 anfore trovate in un deposito, che sono già in fase di restauro. Non sono stati finora ritrovati oggetti di uso quotidiano e questo ha fatto pensare ai ricercatori che molto probabilmente gli edifici scavati fossero dei magazzini nei quali, in epoca bizantina, venivano custodite le merci in spedizione attraverso il porto di Poros.
Lucerne da Burgos (Foto: BurgasNews)
Al di sotto dei primi strati archeologici bizantini, i ricercatori hanno raggiunto le mura della villa romana di III secolo d.C., lunga 20,80 metri e larga 10, con nove camere delle quali quelle poste ad occidente avevano un ipocausto. La villa continuò ad essere utilizzata fino al 330 d.C. circa.
Dagli scavi del 2015 nella fortezza di Poros sono emersi oltre 200 reperti, tra i quali una statuetta, conservata per metà, raffigurante un cittadino romano recante sull'abito applicazioni in bronzo e in argento. Sono state trovate anche monete in bronzo del periodo che va dalla fine del II secolo alla prima metà del IV secolo d.C., ceramiche in rosso lucido (terra sigillata), un gran numero di piastrelle in marmo e cornici di finestre sempre in marmo.
Gli edifici del primo periodo bizantino (VI-VII secolo d.C.) hanno restituito monete di tutti gli imperatori bizantini dall'inizio del VI fino all'inizio del VII secolo d.C., tra i quali Anastatio I Diocoro, Giustino I, Giustiniano I il Grande, Giustino II, Tiberio II Costantino, Maurizio, Foca.
Tra gli altri reperti vi sono applicazioni in osso, punteruoli, lampade in argilla.

Scavi belgi sull'isola di Creta

Fotografia aerea dell'edificio della Tarda Età del Bronzo sulla collina (Foto: C.Gaston/Sarpedon)
L'estate scorsa la Scuola Belga di Atene, in collaborazione con una squadra di archeologi dell'Università cattolica di Lovanio, ha condotto una serie di scavi, sotto la supervisione del Professor Driessen, a Buffo a Sissi, sulla costa nord dell'isola di Creta, nel quadro di un programma quinquennale.
Gli scavi si sono concentrati sull'esplorazione di un complesso della tarda Età del Bronzo, provvisoriamente identificato come un palazzo di giustizia. L'edificio mostra una corte trapezoidale con tre ali (est, nord, ovest) che hanno orientamento divergente. La facciata monumentale ad ovest è costituita da un corso di grossi blocchi di calcare, il secondo dei quali è in conci di arenaria in parte conservati. Nel Bronzo Antico (circa 2500 a.C.) è stata costruita una sala ben pavimentata con intonaco, corredata di panche ed una piattaforma monumentale accessibile tramite degli scalini.
Questo Palazzo di Giustizia venne abbandonato all'inizio del Tardo Minoico (XVI secolo a.C.).

Scoperto un pavimento musivo sull'isola di Cipro

Il pavimento musivo rinvenuto a Piadhia, sull'isola di Cipro (Foto: Sigmalive.com)
Gli scavi archeologici di Piadhia, nei pressi del villaggio di Akaki, alla periferia di Nicosia (Cipro) hanno rivelato la presenza di un pavimento musivo databile alla prima metà del IV secolo d.C. ed in perfetto stato di conservazione. Il mosaico è di qualità eccellente. Gli scavi sono stati effettuati sotto la supervisione del Delegato Archeologico Dottor Fryni Hadjichristophi, in collaborazione con l'archeologo Vasiliki Lyssandrou.
Gli ultimi scavi hanno portato alla luce resti di una costruzione a poca profondità nel terreno. Di particolare importanza è stato il ritrovamento di una cisterna. Durante gli scavi della scorsa stagione sono tornate alla luce tre sale di diverse dimensioni e quattro cavità parallele scavate nella roccia che, probabilmente, contrassegnavano il limite orientale della costruzione.
Il mosaico pavimentale trovato raffigura una scena di corsa di carri ed è ricco di decorazioni geometriche. Vi sono più quadrighe che corrono attorno ad una spina centrale (euripus). Ogni quadriga è guidata da un auriga e presenta due iscrizioni che, probabilmente, indicano i nomi dei cavalli. Sulla spina centrale si trovano tre colonne, ciascuna sormontata da un delfino da cui sgorga dell'acqua, e un'edicola.
L'edificio appena scavato, quello che contiene il pavimento musivo, non è stato ancora identificato. La presenza della decorazione musiva, però, può aiutare i ricercatori a delineare un quadro più preciso della Cipro romana e aggiunge notizie alla conoscenza dell'utilizzo di pavimenti a mosaico sull'isola.

Conferme dal forte romano di Gernsheim

Vista aerea delle fondazioni di un edificio in pietra di epoca romana trovato
a Gernsheim (Foto: Dennis Braks)
Gli archeologi dell'Università di Francoforte, durante gli scavi dello scorso anno a Gernsheim, in Germania, sospettavano che esistesse un piccolo insediamento romano in questa zona dell'Assia. Ora hanno scoperto i resti di un villaggio romano, costruito in parte sulle fondamenta di un forte abbandonato dai legionari intorno al 120 d.C.. All'epoca i soldati romani vennero trasferiti dal Reno al Limes e il villaggio visse in una relativa pace fino al 260 d.C.
Fino allo scorso anno si sapeva ben poco della Gernsheim romana, anche se erano stati rinvenuti, per tutto il XIX secolo, numerosi reperti romani. Ora i ricercatori sono convinti ed hanno le prove che dal I al III secolo d.C. qui vi era un importante insediamento, un vicus. Quest'anno sono state scoperte le fondamenta ben conservate di un edificio in pietra e almeno due pozzi. Sono stati raccolti anche frammenti di ceramica che dovranno essere esaminati per essere datati più precisamente. Tra i reperti vi sono anche rare fibbie per vestiti, perle, parti di un gioco da tavolo e uno spillone per capelli in osso terminante con una testa femminile.
Pezzi di gioco da tavolo trovati a Gernsheim (Foto: Thomas Maurer)
Il villaggio era abitato prevalentemente da familiari dei soldati romani e da commercianti. Tuttavia gli edifici in pietra eretti nella Gernsheim romana nel corso del II secolo d.C. suggeriscono che il villaggio era piuttosto florido. La popolazione era prevalentemente di origine gallico-germanica, pochi erano coloro che godevano della cittadinanza romana. Uno dei reperti più interessanti trovato negli scavi è una moneta della Bitinia (regione a nordovest dell'Anatolia), che non può certo annoverarsi tra quelle in circolazione nella Germania Superiore. Probabilmente si trattava di un ricordo.
Tra il 70/80 e il 110/120 d.C. nella Gernsheim romana era di stanza una coorte romana, composta da circa 500 soldati. Sono stati individuati due fossati a forma di V tipici di questo tipo di insediamento. Questi furono, poi, riempiti quando le truppe si allontanarono. Sono stati anche trovati numerosi rifiuti relativi a questo periodo, soprattutto nel fossato interno. Si tratta di un colpo di fortuna per gli archeologi, perché proprio attraverso questi scarti della vita di tutti i giorni sarà possibile delineare un quadro più completo della Gernsheim romana.
Il forte romano venne eretto intorno al I secolo d.C. per controllare le vaste aree ad est del Reno e per espandere il commercio verso Magonza-Mogontiacum. Gernsheim era, in epoca romana, molto ben collocata e inserita nel contesto viario della Germania dell'epoca.

Tomba sannitica trovata a Pompei

Pompei, necropoli di Porta Ercolano (Fonte: Repubblica.napoli.it)
E' stata scoperta, a Pompei, una tomba del IV secolo a.C., quando la città era abitata dai Sanniti. Si tratta di una testimonianza funeraria rarissima, specialmente se si considera che la tomba conteneva ancora, intatto, il corredo funerario. Il rinvenimento è avvenuto presso la necropoli di Porta Ercolano, non lontano dalla Villa dei Misteri, ad opera dell'équipe francese del Centro Jean Bérard di Napoli, che opera in collaborazione con la Soprintendenza.
Nella zona dove è emersa la sepoltura sono state già rinvenute, nel corso degli scavi, le officine dei vasai, che erano in piena attività al momento dell'eruzione del Vesuvio. La scoperta della sepoltura sannitica è una conferma che prima che arrivassero i Romani Pompei era un centro organizzato dai Sanniti. La città si sviluppava sulle rive del fiume Sarno e la sua economia era prevalentemente basata sui commerci.
Tradizionalmente le sepolture come quella appena emersa vengono attribuite alla parte meno abbiente della popolazione. Gli scavi del 2015, però, hanno permesso di delineare un quadro diverso, con lo scavo di due urne cinerarie e la sepoltura con copertura di anfore di un infante di sei mesi. Le urne contenevano, oltre alle ossa combuste del bimbo, una moneta ed erano accompagnate da unguentari in ceramica. Questa sepoltura risale ad epoca repubblicana.

Spagna, scoperto un interessantissimo carro votivo in bronzo

Spagna, il carro votivo in bronzo (Foto: CSCIC Comunicaciòn) Nel sito archeologico di Casas del Turunelo , nella provincia di Badjoz , in Sp...