sabato 4 agosto 2012

Scoperto un tratto dell'Acquedotto Vergine

Tratto dell'acquedotto scoperto sotto la ex Rinascente
Resti dell'acquedotto Vergine, uno dei principali acquedotti dell'antica Roma, sono stati scoperti sotto l'edificio della ex Rinascente a Roma, in via del Corso.
Gli archeologi si sono imbattuti nell'antico tracciato dell'acquedotto sotto l'incrocio di via del Tritone quando sono iniziati gli scavi per l'ampliamento del locale ex Rinascente, destinato alla vendita al dettaglio. Ora si pensa di mettere in sicurezza quanto è stato ritrovato per consentirne la visibilità ai cittadini come è stato per altri ritrovamenti archeologici nella Capitale.
L'acquedotto Vergine è uno degli acquedotti più noti di Roma, la sua acqua era considerata dagli antichi tra le migliori in assoluto. Il nome venne dato all'acqua da Marco Vipsanio Agrippa, generale e genero di Ottaviano Augusto. Fu proprio Agrippa ad impegnarsi nella costruzione dell'acquedotto (19 a.C.).
Nel 1453 papa Niccolò V rinnovò ed ampliò l'Aqua Virgo per fornire più acqua alla città di Roma durante il Rinascimento.

L'oracolo di Apollo a Didyma

Testa di Medusa dal tempio di Apollo a Didyma
Didyma è un'antichissima città della Ionia che sorgeva nei pressi dell'attuale città turca di Didim. La città antica nacque direttamente all'esterno del grande e maestoso santuario che ospitava l'oracolo di Apollo, il Dydymaion.
Dydyma, in greco, significa "gemello" ma sembra che i greci, in realtà, non interpretassero in questo senso la derivazione del toponimo, peraltro ad essi ignota. L'etimo esatto era di origine caria.
Didyma ebbe una grandissima rilevanza oracolare, al pari di Delfi, in tutto il mondo ellenistico. Fu menzionata dai Greci fin dagli Inni Omerici ad Apollo. Erodoto e Pausania datano il santuario ad un'epoca antecedente la colonizzazione degli Ioni, che abitarono la città dal VI secolo a.C.. Probabilmente il culto apollineo era connesso al più antico culto di Cybele Dyndimena ed al suo tempio costruito nel VII secolo a.C..
La città di Dydyma venne distrutta da Dario I nel 494 a.C., in un'incursione persiana a seguito della quale venne trafugata e trasportata ad Ecbatana la statua bronzea di Apollo che, secondo la tradizione, era opera di Canaco di Sicione.
Il tempio-oracolo di Apollo a Didyma
Nel 300 a.C. Seleuco I, uno dei diadochi di Alessandro Magno, riportò al tempio di Apollo di Didyma alcuni dei tesori a suo tempo saccheggiati, tra i quali figurava anche la statua del dio. Gli abitanti di Mileto, che amministrarono il sito, iniziarono, poi, la grande ristrutturazione dell'edificio, che comprese l'edificazione di un periptero a doppia fila di colonnati ionici, un pronao di tre file di colonne ed altre imponenti innovazioni. In questo modo il tempio divenne il più grande del mondo greco. Fu nominato anche un profeta, la cui carica era annuale, che amministrava il tempio per conto dello stato di Mileto.
Il tempio era collegato al vicino porto di Panormos da una strada larga dai 5 ai 7 metri. Erodoto racconta che Creso di Lidia (560-546 a.C.) fece grandi donativi a questo luogo, amministrato dalla famiglia sacerdotale dei Branchidi. Il tempio, proprio a causa delle sue grandi dimensioni, non venne mai terminato. Strabone (64 a.C. - 21 d.C.) afferma che era ancora privo del tetto, quando lo vide.

La riscoperta dello stupa di Amluk-Dara

Lo stupa di Amluk-Dara
Una parte del sito di Swat, della civiltà di Gandahara, è stato scoperto da una missione archeologica congiunta italiana e pachistana. Ora gli archeologi si stanno occupando dello studio e del recupero dello stupa di Amluk-Dara, situato a due chilometri di distanza dalla strada principale che da Barikot porta a Buner, scoperto per la prima volta dall'archeologo anglo-ungherese Sir Aurel Stein nel 1926 e studiato, negli anni '60 e '70, da Domenico Faccena.
Il sito risale al III secolo d.C. ed intorno è stato recentemente scoperto un complesso che circonda lo stupa. In realtà si tratta di una riscoperta. Sir Aurel Stein, nel 1926, ha scritto che lo stupa principale era probabilmente uno dei pezzi meglio conservati dell'architettura buddista a Gandahara. L'area sacra e lo stupa che vi è inserito, fiorirono fino al X-XI secolo, secondo quanto è stato accertato dal dottor Luca Maria Olivieri, direttore della Missione Archeologica Italiana in Pakistan. La sua durata, dunque, andò oltre quella dei siti buddisti della valle di Swat.
Purtroppo l'antico tempio è stato oggetto dell'attenzione dei vandali che lo hanno saccheggiato e scavato illegalmente. Durante gli scavi sono stati, comunque, recuperati frammenti di decorazioni scultoree ed anche i resti del tetto di una piccola piramide costruita proprio al centro dello stupa principale, nonché decorazioni in stucco, frammenti di ceramica e dipinti su ceramiche Shahi risalenti ad un periodo compreso tra il VII e l'XI secolo d.C.
Il basamento dello stupa di Amluk Dara è quadrato e poggia su tre livelli cilindrici di nove metri. Il tamburo è diviso da una cornice sostenuta da supporti intervallati di 0,30 centimetri. Una seconda cornice sporgente corre più sotto il corso inferiore della cupola. L'altezza dello stupa dal piano di calpestio fino alla cupola è di 20 metri. Il sito è stato studiato da Barger e Wright nel 1938. Costoro hanno anche recuperato alcune sculture Gandahara.
Lo stupa è un monumento tipico della religione buddista, la cui funzione è quella di conservare le reliquie. A livello simbolico lo stupa rappresenta il corpo di Buddha. In origine era un tumulo di sabbia o di terra, spesso marcato da sassi di colore blu, chiamato caim, per coprire le reliquie di Buddha. 

Novità dai tumuli degli Orazi

Archeologi al lavoro su uno dei tumuli degli Orazi
Sta per essere svelata la vera natura dei Tumuli degli Orazi sull'Appia Antica, a Roma. E' stato scoperto l'accesso ai monumenti che la tradizione vuole siano la sepoltura dei fratelli romani che, sotto Tullo Ostilio, nel VII secolo a.C., affrontarono i Curiazi per affermare la supremazia di Roma su Albalonga.
Secondo le prime indagini, si tratterebbe di vere e proprie sepolture, non solamente di cenotafi commemorativi. Allo scavo hanno partecipato due professori dell'Università olandese di Nijmegen, Eric Moormann e Stephan Mols. E' stata riportata alla luce una struttura di notevoli dimensioni in laterizio. Le fondamenta sono di 8 metri per 4. Questa struttura sembra essere connessa al tumulo nord, dove potrebbe trovarsi l'ingresso alla tomba monumentale.
E' stata, poi, confermata la datazione alla seconda metà del I secolo a.C.. Le indagini riprenderanno in autunno e interesseranno la superficie dei tumuli. Un'altra scoperta di rilievo riguarda il muro in tufo di età repubblicana che Piranesi raffigurò già nel '700. Potrebbe essere un vero campo militare connesso al culto dei leggendari fratelli Orazi.
I tumuli sono a forma di cono basso, in terra, e somigliano molto ai tumuli etruschi di Cerveteri. Non sono particolarmente monumentali e non sono arcaici, dal momento che uno ha la cornice di base in travertino e l'altro in peperino, pietre diffuse a Roma a partire dal II-III secolo a.C.. Uno dei tumuli è completamente in terra, l'altro, invece, ha lo scheletro a raggiera in calcestruzzo che permette di contenere meglio la copertura di terra. Generalmente si fanno risalire all'ultimissima fase repubblicana e, secondo una recente ipotesi, furono costruiti o restaurati in età augustea a memoria degli eventi antecedenti la nascita della Repubblica.

Antica salsa al cioccolato?

Semi di cacao
Gli archeologi ritengono di aver ritrovato tracce di cioccolato di 2500 anni fa su un piatto proveniente dalla penisola dello Yucatan. E' la prima volta che si ritrovano tracce di cioccolato su un piatto piuttosto che all'interno di una tazza, il che suggerisce che il cioccolato potrebbe essere stato utilizzato come condimento o, addirittura, come salsa per altri cibi.
I semi ed i baccelli del cacao sono stati utilizzati a lungo dalle culture pre-ispaniche, prevalentemente per trarne una bevanda da mescolare con l'acqua. Questa bevanda era riservata all'élite dominante. La recente scoperta, però, porta a credere che il cioccolato potesse venire utilizzato anche come salsa con cui condire le carni.
Il piatto in cui sono state ritrovate tracce di cioccolata è stato datato al 500 d.C.. Vasi per bevande rinvenute negli scavi di alcune località sulla costa del golfo, appartenenti alla cultura olmeca, ad ovest della penisola dello Yucatan ed altri reperti nel Chiapas, hanno prodotto risultati più antichi di circa 1000 anni.

Antiche sepolture in Canada

Gli scavi presso l'Inlet Salmon
Il Nation Sechelt si batterà per salvare un antico luogo di sepoltura trovato alla foce del fiume Inlet Salmon, una delle più importanti scoperte archeologiche della provincia canadese della Columbia Britannica. Negli ultimi tre anni gli archeologi hanno lavorato qui ogni estate ed hanno riportato alla luce i resti di un luogo di sepoltura di 4000 anni fa nel 2010. Con i defunti erano stati sepolti anche manufatti artigianali quali perline in pietra.
Nella sepoltura di un individuo di sesso maschile sono state rinvenute ben 350.000 perle di pietra, più che in qualunque altra sepoltura trovata dall'Alaska alla California. Gli archeologi pensano che il defunto doveva ricoprire una funzione importante all'interno della comunità Shishalh, che viveva un tempo nella zona.
Gli studiosi hanno anche ritrovato il corpo di una giovane donna di circa 20 anni di età, sepolto nei pressi del sito con punte di frecce spezzate disposte attorno ai suoi piedi. Anche la giovane defunta aveva con sé migliaia di perline di pietra ad indicare il suo status e la ricchezza che possedeva. Altre due sepolture, relative ad un uomo e ad una donna, sono state ritrovate quest'estate. I due defunti erano disposti uno dietro l'altro, le ginocchia piegate, contornati da molte perline di pietra. Accanto a loro una grande fossa piena di altre perline.
Gary Coupland, professore dell'Università di Toronto, ha affermato che la mancanza di resti nella grande fossa, non vuole necessariamente dire che non vi fosse sepolto nessuno. Le ossa, probabilmente, possono essersi polverizzate con il tempo, se non correttamente conservate. Il luogo di sepoltura era, inoltre, caratterizzato da una roccia piatta coperta di cenere e da una canoa a forma di roccia posta ai piedi sul lato rivolto verso la fossa priva di resti. Coupland ritiene che qui poteva essere sepolto un anziano

Riemerge l'antica Antakya

I resti appena scoperti sotto l'hotel di Antakia
Ad Antakya, antica Antiochia di Siria, in Turchia, mentre si scavava per gettare le fondamenta di un hotel, sono stati intercettate le testimonianze del passato della città. Così, per sette mesi, l'archeologo Hatice Pamir della Mustafa Kemal University di Antakya, ha guidato quasi trenta archeologi provenienti da tutto il mondo e 100 operai alla scoperta del passato.
La storia di Antakya attraversa il periodo greco, romano, cristiano, bizantino e turco ottomano. L'attuale città di Antakya era una delle grandi città del mondo romano, che rivaleggiava con Alessandria nel momento del massimo splendore. Fu anche un notevole centro del cristianesimo primitivo, si dice che San Pietro abbia vissuto e predicato in questa città.
La chiesa rupestre di S. Pietro
Antakya è nota, anche, per la chiesa rupestre di San Pietro, che si pensa sia stata la prima chiesa cristiana in assoluto, e per i favolosi mosaici di epoca romana rinvenuti durante gli scavi del 1930. Ora gli archeologi hanno scoperto quello che sembra essere uno dei mosaici più grandi e meglio conservati del mondo, che si estende su una superficie di 9.000 metri quadrati ed i resti di edifici e abitazioni di 2300 anni fa.
Il mosaico più grande apparteneva, probabilmente, ad un edificio pubblico di VI secolo, ed è una serie di nove pannelli accostati gli uni agli altri, ciascuno dei quali decorati da un'ampia varietà di motivi geometrici con colori diversi. Attualmente il mosaico non è visibile al pubblico e non ne sono state diffuse le immagini. Le altre evidenze archeologiche sono state inglobate nell'hotel che è stato sopraelevato di 30 metri per renderli visibili.
La presenza di S. Pietro ad Antiochia di Siria si dice sia attestata da una chiesa rupestre chiamata Grotta di S. Pietro, scavata nella roccia sul fianco occidentale del monte Stauris. La grotta è lunga 13 metri, larga 9 e alta poco più di 7 metri. Sulle sue origini non ci sono documentazioni. Vi arrivavano due acquedotti che, forse, scendevano alle vicine terme, situate più in basso rispetto alla chiesa rupestre.
Interno della chiesa rupestre di S. Pietro
Dell'antica costruzione rimangono tracce di affreschi sul lato destro dell'altare, affreschi che, una volta, coprivano probabilmente l'intera parete di fondo. Tra gli elementi originali vi sono il tunnel, che si apre sulla sinistra di chi guarda l'altare, e la piccola vasca a livello del pavimento, sulla destra. Il tunnel serviva, con tutta probabilità, per mettersi in salvo sulla montagna in caso di attacco improvviso. La vasca, che molti ritengono essere un fonte battesimale, raccoglieva l'acqua che, fino a qualche tempo fa, colava dalla roccia e veniva bevuta dai fedeli. Ora l'acqua è stata deviata a causa dei frequenti terremoti che colpiscono la regione.
Nel 1580 la grotta fu donata dai musulmani agli ortodossi che l'utilizzarono fino a metà del secolo scorso come luogo di culto e cimitero. Anticamente la facciata era preceduta da un portico (nartece), di cui sono ancora visibili i resti.
Il giardino antistante è stato utilizzato per vari secoli come cimitero cristiano, del quale sono state ritrovate anche le tombe. La grotta è ritenuta la prima cattedrale del mondo e tuttora vi si celebrano messe.

Le sorprese dell'antica Kourion

Il tempio di Apollo a Kourion
Presso l'antico sito di Kourion, a Cipro, gli archeologi stanno lentamente riportando alla luce l'antico paesaggio urbano bizantino, con case dai pavimenti musivi e resti di cisterne. Gli studiosi dell'Università di Cipro sperano di scoprire come vivevano i primi cristiani che abitarono l'isola.
Recentemente sono venuti alla luce due pavimenti a mosaico ed il frammento di un altro pavimento, associato ad una cisterna. Gli scavi futuri riusciranno a dare un'idea della dimensione e della complessità di questi pavimenti musivi e, forse, sveleranno la presenza di figure umane e motivi geometrici sugli stessi. Sono stati anche ritrovati i resti di una cisterna, che appare essere stata modificata almeno in due momenti. Dopo la distruzione dell'acquedotto cittadino in seguito ad un terremoto nel 365 d.C., i Bizantini preferirono appianare il terreno e provvedere all'immagazzinamento dell'acqua in cisterne appositamente costruite.
Gli scavi hanno anche permesso di ritrovare i resti di una villa di lusso con pavimenti musivi, costruita in modo tale da beneficiare degli effetti della brezza marina. Dell'antica città sono stati scavati e aperti al pubblico il teatro, ancor oggi utilizzato per gli spettacoli pubblici, il luogo in cui si svolgeva il mercato e dei balnea. Si ritiene che la città sia stata abitata da circa 10.000 persone. Gli archeologi sperano, ora, di scoprire anche il luogo dove si radunavano i primi cristiani, una domus, probabilmente, dove il culto avveniva in segreto.
Kourion, che i Romani chiamarono Curium, sorge sulle rive meridionali di Cipro, ad ovest del fiume Lycus (chiamato ora Kouris), e viene ricordata da molti autori antichi, tra i quali Tolomeo e Plinio il Vecchio. Attualmente il sito si trova all'interno del territorio di Akrotiri e Dhekelia, due parti dell'isola occupate dalla Gran Bretagna.
Uno dei mosaici di Kourion
La leggenda, riportata dallo storico Erodoto di Alicarnasso (484-425 a.C.) vuole che Kourion sia stata fondata da Kourieus, uno dei guerrieri colonizzatori greci. Un'altra leggenda, invece, vuole che il nome derivi da Kourea, figlio del re di Cipro Kinyras, che possedeva l'armatura di Agamennone.
Kourion è stato uno dei regni più importanti dell'antica Cipro ed è stato menzionato in un documento egizio dell'epoca di Ramses III (1198-1167 a.C.). Esistono anche documenti attestanti il viaggio di uno dei sovrani di Kourion per rendere omaggio al re assiro Sargon II. Nel 499 a.C. Kourion si alleò ai greci durante la rivolta ionica, ma mutò ben presto fronte giurando fedeltà ai Persiani. Nel 333 a.C. Alessandro Magno sconfisse la Persia e Cipro entrò, pertanto, nella sfera d'influenza dell'impero macedone.
La città e l'isola furono inglobate nell'impero romano intorno al 50 a.C., fu un processo che non comportò cambiamenti drammatici e segnò una certa prosperità ed un certo sviluppo per gli abitanti della città e dell'isola. Nell'agorà, luogo dell'antico mercato, è stata ritrovata una basilica paleocristiana e nella città sono emerse le evidenze di una vita piuttosto agiata, come un nymphium (ninfeo) con una grande piscina ottagonale, distrutta nel VII secolo durante le incursioni arabe. Al periodo tardo romano appartiene la villa dei gladiatori, chiamata così dal tema dei mosaici in essa rinvenuti, costruita nella metà del III secolo d.C. e distrutta dal terremoto del IV, composta da due portici, piccole camere, un cortile centrale aperto ed un bagno privato sul lato orientale.
Uno dei mosaici della
casa dei gladiatori
La domus di Eustolios, un complesso di case pubbliche e private che vanno dal periodo ellenistico fino alla seconda metà del VII secolo d.C., è stata edificata vicino al teatro ed era composta da più di 30 camere. Sorgeva sulle rovine di una precedente abitazione, distrutta dal terremoto del IV secolo d.C., e rimase in uso fino al VII secolo d.C.. La cosiddetta Casa di Achille (IV secolo d.C.), così definita a causa di un mosaico raffigurante l'incontro tra Achille ed Odisseo, fu ricostruita almeno due volte e venne definitivamente abbattuta dal terremoto del 365 d.C.. Quanto è stato ritrovato all'interno della casa si trova in mostra al Museo di Kourion. Le costruzioni furono realizzate servendosi di blocchi di calcare, mentre le colonne sono in marmo sormontate da capitelli corinzi.
A tre chilometri da Kourion si trova il santuario di Apollo Hylates, straordinario testimone dell'architettura corinzia. Accanto al santuario è stato rintracciato il luogo di un antico culto ad una divinità boschiva, risalente al 6000 a.C.. Tra Kourion e il santuario di Apollo sorgeva lo stadio, della lunghezza di 400 metri, che si stima potesse ospitare fino a 7.000 spettatori.
Vicino all'acropoli si trova la cappella bizantina dedicata a S. Hermogenis, attorno alla quale si estende la più vasta necropoli di Kourion, comprendente tombe, talvolta scavate nella roccia, del periodo arcaico fino all'ultimo periodo romano. In una delle tombe scavate a Kaloriziki è stato trovato uno scettro reale in smalto e oro del XII secolo a.C.
Si pensa che la città sia stata definitivamente distrutta da una serie di forti terremoti nel IV secolo d.C..

Ancora scoperte nell'antica Hira

Le antiche rovine della chiesa appena scoperta
a Najaf, antica Hira
L'archeologo iracheno Ali al-Fatli e la sua squadra hanno ritrovato una chiesa risalente ai primi periodi di diffusione del cristianesimo nel paese. La chiesa, un monastero e le rovine circostanti sono emerse dalla sabbia nel corso degli ultimi anni di scavo per l'ampliamento dell'aeroporto che serve la città di Najaf, in Iraq e gli studiosi sono convinti che si tratti del leggendario centro arabo-cristiano di Hira.
Sono state trovate molte antiche tavolette, nella sabbia che circonda le mura del monastero, sono in legno finemente intagliato con grappoli d'uva. La scoperta del sito data al 2007 e i resti sono stati custoditi all'interno del perimetro aeroportuale per tenerle al sicuro dalle incursioni dei vandali. Sono emerse, dalle sabbie, croci di pietra e grandi manufatti che sono stati, poi, trasferiti al Museo Nazionale di Baghdad.
Purtroppo non si può ancora procedere ad uno scavo sistematico, dal momento che l'intero Iraq è funestato dai bombardamenti e dalle stragi e gran parte della popolazione è priva di elettricità e di acqua.
Gli studiosi pensano che Hira sia stata fondata intorno al 270 d.C., la città ebbe una grande importanza in Mesopotamia prima dell'avvento dell'Islam. Hira fu presumibilmente la culla della scrittura araba. La città era situata a 160 chilometri da Baghdad.
Resti della chiesa appena scoperta a Najaf
Erica Hunter, studiosa del cristianesimo delle origini presso la London School, afferma che le prove storiche concordano nel conferire ad Hira un'importanza notevole nell'Iraq del III secolo d.C., quando il paese era governato dalla dinastia dei Lakhmidi, il cui ultimo sovrano si era convertito al cristianesimo.
Per molti secoli Hira fu un importante centro della chiesa d'Oriente, a volte conosciuta come chiesa nestoriana, la cui moderna discendente, la chiesa assira d'Oriente, è tuttora attiva in Iraq. La città, chiamata anche al-Hira, era cresciuta sulle sponde del Mare di Najaf, oggi scomparso, ed era la capitale dei Lakhmidi.
La dottoressa Hunter è una dei pochi studiosi che hanno esplorato i siti legati ad Hira ed hanno studiato le iscrizioni siriache ritrovate in loco da un team giapponese nel 1980. Altre due chiese della città sono state scavate, nel 1934, dall'Università di Oxford mentre diversi altri edifici religiosi sono stati mappati dagli archeologi tedeschi negli anni '80 del secolo scorso.
La dottoressa Hunter ritiene che la chiesa recentemente scoperta all'interno dell'aeroporto di Najaf potrebbe risalire al IV secolo d.C.. Gli storici musulmani hanno riportato la presenza di 40 monasteri in prossimità di Hira. Il cristianesimo continuò a prosperare, nella regione, fino all'XI secolo, quando i governanti musulmani iniziarono a perseguitare i cristiani e le chiese di Hira furono definitivamente abbandonate.
Gli Arabi cominciarono ad emigrare nella regione a partire proprio dall'XI secolo, ma erano già presenti dal III secolo nella Mesopotamia meridionale, al punto che, sotto la dinastia persiana sasanide, il sud mesopotamico era chiamato talvolta Arabistan. Il primo regno arabo storicamente accertato fuori dall'Arabia fu proprio al-Hira, i cui governanti, i Lakhmidi, ottennero un formale riconoscimento da Shapur II (337-358 d.C.).
Il regno di al-Hira fu spesso in conflitto con il regno arabo siro-palestinese dei Ghassanidi, alleato dell'impero bizantino. Verso il 527, al-Hira e i Ghassanidi finirono per scontrarsi militarmente, spinti dai rispettivi protettori. A seguito dell'assedio di al-Hira, la città venne conquistata dalle forze musulmane del Califfato dei Rashidun, guidato da Khalid al-Walid nel maggio del 633.

giovedì 2 agosto 2012

La domus di Muris, in Friuli

Archeologi al lavoro allo scavo
della domus di Muris
Stanno riemergendo i resti di una villa romana dagli scavi condotti in un vasto complesso residenziale di età romana in località Muris, nel comune di Moruzzo, in Friuli Venezia Giulia. Gli archeologi stanno lavorando allo scavo coordinati dall'archeologo dottor Massimo Lavarone.
Nell'area tenuta a prato negli ultimi decenni, stanno emergendo i resti di un insediamento piuttosto articolato, destinato alla produzione agricola, dotato, sembra, di granai, depositi e stalle. Il complesso produttivo, legato ad una domus romana, risale all'età augustea.
Sono stati rinvenuti anche resti di anfore, chiodi di ferro, laterizi e ceramiche, che collocano l'utilizzo della domus alle prime fasi della romanizzazione del Friuli (I e II secolo d.C.).
Moruzzo non è nuova a questo tipo di rinvenimenti. Già alla fine degli anni '60, a pochi metri dal sito che si sta attualmente scavando, era stata ritrovata un'ascia del Neolitico, risalente al 3000 a.C.; nell'Ottocento era stata scoperta una necropoli dell'Età del Ferro, i cui reperti sono oggi conservati nei Civici Musei di Udine.

Ritrovata Atlantide?

Un archeologo subacqueo all'opera nel Mare del Nord
Ci sarebbe un'intero continente, sotto le acque del Mare del Nord. A fare la scoperta un gruppo di ricercatori dell'Università di St. Andrews. Il continente si estendeva dalla Scozia alla Danimarca e fu sommerso dalle acque tra il 18.000 e il 5.000 a.C.
Gli archeologi e i geofisici hanno mappato l'area acquisendo, inoltre, i dati forniti dalle compagnie petrolifere che hanno in loco le loro piattaforme. La mappatura ha consentito di acquisire i primi, stimolanti, risultati. La terra perduta sembra aver ospitato, un tempo grossi mammiferi quali i mammut. Probabilmente queste terre erano anche abitate da comunità umane che vivevano in un'area vastissima che andava dalla Scozia, attraverso la Danimarca fino al Canale della Manica.
Un tempo lontanissimo questo continente deve essere stato il vero cuore dell'Europa. A cancellarlo definitivamente dalla faccia della terra è stato, con tutta probabilità, un terribile tsunami. I risultati raccolti dagli studiosi, ci restituiscono l'immagine di un continente con colline, valli, paludi, grandi laghi e fiumi. All'antico continente scomparso è stato dato il nome di Doggerland.

Spagna, scoperto un interessantissimo carro votivo in bronzo

Spagna, il carro votivo in bronzo (Foto: CSCIC Comunicaciòn) Nel sito archeologico di Casas del Turunelo , nella provincia di Badjoz , in Sp...