domenica 28 ottobre 2018

Gran Bretagna, in restauro il Bagno del Re a Bath

Bath, il Bagno del Re (Foto: Bath & North East Somerset Council)
Il Bagno del Re si trova nel cuore di un complesso architettonico costruito attorno alle sorgenti di acqua calda che si trovano sotto la Grand Pump Room a Bath, in Gran Bretagna. Prossimamente questo complesso sarà pulito e riparato nell'ambito di un programma di cura periodica e di conservazione del tessuto storico del sito.
Il Bagno del Re, per quanto piccolo, si compone di elementi di epoche diverse, ognuno dei quali corrisponde ad una parte significativa della storia del complesso. Ci sono resti romani, medioevali, georgiani, vittoriani ed anche del secolo scorso. Il ponteggio che avvolgerà i bagni durante i lavori di ripulitura permetterà ai conservatori di raggiungere la storica struttura in pietra costruita attorno alla più grande delle tre sorgenti termali di Bath. I visitatori potranno seguire i lavori di restyling attraverso le finestre dei Bagni Romani e la Pump Room.
I conservatori impiegheranno una serie di tecniche ben collaudate per salvaguardare la struttura e le pietre con la quale è stata costruita. Dovranno rimuovere muschi e piccole piante dalla muratura ed utilizzare malta tradizionale per riempire eventuali fessure che si fossero aperte tra gli elementi delle pareti.
Il Bagno del Re venne costruito nel XII secolo attorno ad una sorgente di acqua calda e sulle fondamenta di un precedente edificio romano. Presenta delle nicchie che permettevano ai frequentatori di sedersi restando immersi nell'acqua. Venne modificato nel XVIII secolo con la costruzione della Grand Pump Room e fu utilizzato fino alla metà del XX secolo per bagni curativi. Al suo interno il Bagno del Re ospita una statua raffigurante re Bladud, mitico scopritore delle sorgenti di acqua calda e fondatore della città di Bath.

Fonte:
heritagedaily.com

Torcello, riscoprire il passato

Torcello, lo scheletro emerso durante gli scavi sull'isola
(Foto: Università Ca' Foscari di Venezia)
L'Università Ca' Foscari di Venezia sta scavando, sotto la direzione scientifica dell'archeologo Diego Calaon, sull'isola di Torcello e cominciano ad emergere alcuni protagonisti della sua storia millenaria. Recentemente è stata portata alla luce una sepoltura databile al 700 d.C.
Lo scheletro trovato nella sepoltura appartiene ad un giovane adulto e si trova non lontana da una zona dove gli archeologi ritengono ci fosse un tempo un cimitero ed una basilica cristiana. E' risultato quasi del tutto intatto, fatta eccezione per la testa. Questa potrebbe essere stata danneggiata in tempi recenti da un palo.
Gli scavi archeologici sono iniziati, a Torcello, nel periodo a cavallo tra il 1960 e il 1970, proprio nella zona del cimitero. Sono stati ripresi recentemente con l'intenzione di indagare chi fossero gli abitanti dell'isola, come vivessero e cosa facessero. A tal proposito saranno utilissime le analisi biometriche e quelle del Dna.
La sepoltura è stata scavata in una zona particolarmente interessante in termini di stratigrafia: all'inizio di un canale pertinente un'antica laguna che separa l'isola dove sorge l'antica chiesa di Santa Maria dall'abitato medioevale. Nel tempo il canale venne fortificato con centinaia di pali di legno e questo sta ad indicare una vera e propria "fame di spazio" degli abitanti, che avevano bisogno di case e magazzini.
Lo scavo ha rivelato come sull'isola ci fu una vera e propria esplosione demografica tra l'VIII e il IX secolo d.C.: c'erano molte case costruite in legno, banchine, impianti industriali che hanno restituito centinaia di frammenti in ceramica, tra i quali supporti per la cottura del pane e di dolci, contenitori per olio e vino. L'abitato comprende un gran numero di magazzini costruiti tra il 500 e il 600 d.C., quando Torcello divenne un centro nevralgico all'interno della laguna. I magazzini sono stati edificati con mattoni romani di reimpiego, alcuni con i bolli di fabbrica ben visibili.

Fonte:
sciencedaily.com

sabato 27 ottobre 2018

Croazia, olive antiche di 3500 anni

Croazia, i resti di olive trovati nel mare davanti l'isola di Ricul
(Foto: HINA/Dipartimento di archeologia di Zadar)
Gli archeologi di Zara, in Croazia, hanno esaminato una serie di reperti risalenti all'Età del Bronzo Medio, trovati in mare tra l'isola di Ricul, nel canale di Pasman e la località costiera di Turanj. Tra i reperti vi sono resti di olive risalenti a 3500 anni fa, che sarebbero le più antiche tracce d'ulivo trovate in Croazia.
Il materiale organico è stato ben conservato negli strati marini e questo ha permesso di ricavare diversi dati che sarebbe stato difficile reperire sul terreno. Attualmente è in corso la quinta campagna archeologica subacquea, che ha il compito di cercare un collegamento culturale tra l'isola di Ricul e la posizione dei fondali marini.
Tra gli altri reperti gli archeologi hanno raccolto numerosi pezzi di ceramica preistorica e i resti di quella che sembra essere stata una cinta muraria che doveva proteggere l'insediamento dell'Età del Bronzo da pericoli provenienti dalla terraferma.
Oltre ai semi di oliva gli archeologi hanno rinvenuto noccioli di ciliegie, nonché resti di animali domestici quali capre e pecore. La presenza di macine in pietra indica che la popolazione dell'epoca conosceva la panificazione.
Croazia, gli scavi archeologici nei fondali dell'isola di Ricul (Foto: HINA/Dipartimento di archeologia di Zadar)


Fonte:
croatianweek.com

Straordinari ritrovamenti archeologici in Perù

Due siti archeologici scavati nella località di Marcavalle, nei pressi della città di Cuzco, in Perù, potrebbero essere le più antiche sepolture scavate nel Paese. Si pensa che questi siti sepolcrali risalgano a 3000 anni fa. In una delle sepolture sono stati trovati i resti di un adolescente, sepolto ad appena 40 centimetri di profondità.
Il corpo del giovane era circondato da pietre ed aveva un piatto d'oro vicino alla testa come ornamento. Lo scheletro era disteso nel senso della lunghezza a fianco di una parete di roccia vulcanica. I ricercatori pensano che possa trattarsi delle prime sepolture umane di Cuzco e di tutto il Perù.
Altri scavi sono in corso nella medesima località del ritrovamento. Sono stati rinvenuti, in precedenza, i resti di un alpaca, frammenti di pietre lavorate e di ceramiche decorate, strumenti in osso e tracce di prodotti agricoli.

Fonte:
perureports.com

giovedì 25 ottobre 2018

Mar Nero, il più antico naufragio del mondo

Progetto Black Sea Map, il sorvolo del fondale del mar Nero con
sommergibili robot (Foto: map/Rodrigo Pacheco-Ruiz)
Al largo della costa bulgara del mar Nero è stata rinvenuta una nave mercantile greca risalente a più di 2400 anni fa. Il relitto, a doppia propulsione, vele e remi, ha una lunghezza di 23 metri è stata rinvenuta da un team anglo-bulgaro ed è stato ribattezzato come il più antico naufragio finora ritrovato.
La nave mercantile assomiglia molto ai disegni di navi riportati su vasi per il vino dell'antica Grecia. Sono stati ritrovati intatti il timone, i remi, le panche per i rematori ed anche il contenuto. Il relitto è, dunque, in buone condizioni malgrado il tempo che la nave ha trascorso sott'acqua, a più 2.000 metri dalla superficie marina.
La nave somiglia molto a quella raffigurata dal cosiddetto Pittore della Sirena su un vaso custodito nel British Museum e risalente al 480 a.C. Il vaso mostra Ulisse legato all'albero di una nave a vele mentre oltrepassa l'isola delle sirene, la cui melodia incantava e dannava i marinai.
Al momento il carico della nave rimane sconosciuto, ma si pensa che trasportasse vino. La nave è uno degli oltre 60 naufragi identificati dal progetto di archeologia marittima del mar Nero, tra cui navi romane e una flotta di incursori del XVII secolo. Durante il progetto triennale, i ricercatori hanno utilizzato sistemi di telecamere remote ad acqua specializzate, precedentemente utilizzate nelle esplorazioni offshore di petrolio e gas per mappare il fondale marino.
Il vaso delle Sirene, che contiene la narrazione dell'incontro di Ulisse
con le mitiche Sirene. Il vaso è conservato nel British Museum. La
nave è molto simile a quella ritrovata nel mar Nero.
(Foto: British Museum)
"Un piccolo pezzo della nave è stato datato al carbonio ed è confermato come il più antico naufragio intatto noto all'umanità", hanno affermato i ricercatori in una nota. All'epoca del naufragio il mar Nero era un centro commerciale pieno di colonie greche. L'eccellente stato di conservazione del reperto è dovuto al fatto che, alla profondità in cui giace, l'acqua del mar Nero è anossica, ossia è quasi completamente priva di ossigeno, e questo ha permesso al materiale organico di conservarsi per migliaia di anni.
Jon Adams, responsabile della ricerca nell'ambito del progetto di esplorazione e mappatura del mar Nero, rivela che "il relitto è così ben conservato che è ancora possibile osservare il timone in posizione. Non avrei mai pensato che una nave del mondo classico situata a oltre 2.000 metri di profondità potesse conservarsi praticamente intatta per oltre 2000 anni. Lo studio del relitto promette di cambiare radicalmente le nostre conoscenze sulla costruzione navale e la navigazione del mondo antico".
Stando ad Adams la nave potrebbe essere affondata durante una tempesta di fronte alla quale l'equipaggio, che poteva essere composto tra i 15 e i 25 uomini, non riuscì a fare nulla e non sarebbe da escludere la possibilità che vi siano i loro corpi conservati nei sedimenti circostanti la nave. Al momento non c'è un progetto per riportare il relitto in superficie, in parte per i costi di una tale operazione e in parte perché sarebbe necessario suddividerlo in pezzi.
I ricercatori impegnati nel progetto Black Sea Map hanno rinvenuto reperti anche più antichi della nave greca, ma di questi sono stati trovati solo frammenti. Il luogo dove giace la nave greca è in realtà costellato di relitti: "Nella stessa area ci sono, per esempio, alcune parti di una nave mercantile medioevale, con le sue torri di prua e di poppa ancora praticamente intatte, con il sartiame e tutte le due decorazioni", conclude Adams.

Fonti:
bbc.com
agi.it
focus.it

Pompei, ancora sorprendenti scoperte nella Regio V

Pompei, la scoperta degli scheletri nella casa del giardino
(Foto: ilmessaggero.it)
I resti di cinque persone, probabilmente due donne e tre bambini, sono stati trovati in una camera da letto negli scavi della Regio V di Pompei. Il gruppo si era rifugiato qui quasi sicuramente in un tentativo disperato di sfuggire all'eruzione . "E' una scoperta sconvolgente, ma anche molto importante per la storia degli studi", ha affermato il direttore di Pompei, Massimo Osanna.
Gli scheletri sono stati rinvenuti in una casa dove, recentemente, è emersa un'iscrizione in carboncino che avvalora la tesi che l'eruzione del 79 d.C. che seppellì Pompei si sia verificata nel mese di ottobre e non nel mese di agosto, come finora si era pensato. Questa casa era conosciuta come la "casa del giardino", una casa dove erano in corso lavori di ristrutturazione ma che in parte era ancora abitata. La piccola stanza dove sono stati rinvenuti gli scheletri era affacciata sull'atrio ed era l'unica che aveva resistito alla forza del vulcano.
Per cercare di sigillare la porta, le due donne avevano messo davanti ad essa un mobile, del quale gli archeologi hanno trovato le tracce e fatto il calco. Tutti gli espedienti messi in atto, però, si sono rivelati inutili. I cinque rifugiati hanno trovato una morte orribile, "schiacciati dal crollo del tetto che, alla fine, ha ceduto, o bruciati dalla nube piroplastica, forse una concomitanza di entrambe le cose", ha affermato Osanna.
Pompei, resti umani appena ritrovati (Foto: ilmessaggero.it)
Una moneta di Filippo d'Asburgo, risalente agli anni '30 del Seicento, rinvenuta accanto agli scheletri, testimonia di scavi clandestini avvenuti in quella zona ben prima dell'inizio ufficiale degli scavi di Pompei avvenuto nel 1748. "Scavi che sembrano un saccheggio - riferisce il direttore del Parco. - che dovevano puntare a prendere tutti gli oggetti di valore senza nessuna attenzione per gli scheletri che sono stati in parte rimossi e smembrati". I tombaroli ante litteram avevano scavato un tunnel nella cenere solidificata e una volta all'interno della stanza hanno divelto e portato via tutto quello che hanno potuto, lasciando addosso agli scheletri solo due collanine in pasta vitrea. Lo scempio non è arrivato, però, davanti alla porta della stanza, dove i resti delle vittime sono stati ritrovati intatti, la testa di una donna schiacciata dalle tegole e a fianco i resti di un braccio e delle gambe e di un'altra vittima, mentre sull'altro lato è affiorata una mano ancora con i suoi due anelli, uno in argento e l'altro in ferro. "Un ritrovamento di straordinario interesse - conclude il direttore del Parco - sia per dinamiche eruttive sia per documentazione di scavi in età moderna".

Fonti:
ansa.it
ilmessaggero.it

domenica 21 ottobre 2018

Bulgaria, altre scoperte nella necropoli di Sozopol

Sozopol, una delle sepolture appena scoperte (Foto: Novinite)
Archeologi bulgari e francesi hanno scoperto una straordinaria sepoltura famigliare risalente alla seconda metà del IV e all'inizio del III secolo d.C. durante gli scavi di salvataggio sul versante nord della collina di Budjaka, a Sozopol.
La sepoltura ha una forma rettangolare e le dimensioni di 6,2 x 8 metri. Le pareti esterne sono costituite da massicci blocchi di pietra posti insieme senza leganti. All'interno della tomba vi erano gli scheletri di due donne e di un uomo, probabilmente membri di una ricca famiglia locale. Due delle tombe sono del tipo a cista, in cui l'alloggiamento per il corpo è di forma rettangolare e il rivestimento è in solidi blocchi di pietra. Nella sepoltura centrale vi erano, sparsi, i resti del corredo funebre.
Le pareti della camera sepolcrale sono colorate in rosso. L'analisi dei reperti porta a pensare che chi vi era seppellito era di sesso femminile. Una tomba simile è stata trovata nell'angolo sudorientale della necropoli. In questa sepoltura vi erano i resti di un uomo con un corredo funerario molto ricco, costituito, tra gli altri reperti, da due skyphoi in bronzo e vasi in ceramica quale un oinochoe e dei lekythoi.
I resti di una donna giacevano sulla copertura in pietra della seconda sepoltura, che venne in seguito coperta con un tumulo. Le analisi preliminari delle sepolture fanno risalire la loro costruzione al periodo in cui le città del Mar Nero ed i vicini regni traci furono conquistati dall'impero macedone di Alessandro Magno e del suo successore Lysimachos.
Bulgaria, le nuove scoperte degli archeologi a Sozopol (Foto: Novinite)


Fonte:
archaeologynewsnetwork.blogspot.com
Novinite

Islanda, l'amuleto di Thor

L'amuleto a forma di martello di Thor in pietra arenaria (Foto: Fornleifastofnun Island)
Gli archeologi che stavano registrando dei siti archeologici nella valle di Bjòrsàrdalur, nel sud dell'Islanda, hanno rinvenuto alcuni reperti ancora non datati ma che potrebbero verosimilmente risalire ai primi secoli della colonizzazione dell'Islanda. I reperti sono tornati alla luce tra i resti di una fattoria in fase di esplorazione.
Il sito è stato scoperto da un abitante del posto che vi ha guidato gli archeologi. Tra gli oggetti ritrovati una fibbia e un piccolo oggetto in pietra a forma di martello di Thor. Si tratta del primo oggetto del genere ad essere trovato in Islanda. Si pensa che sia un amuleto che andava portato al collo.

Fonte:
archaeologynewsnetwork.blogspot.com

sabato 20 ottobre 2018

Scoperta una nuova tomba dipinta a Cuma

Uno degli affreschi della tomba scoperta a Cuma
(Foto: E. Lupoli, Jean Bérard Centre)
La città di Cuma, grande due volte la città di Pompei, si trova a 25 chilometri da Napoli, di fronte l'isola d'Ischia, nel parco archeologico dei Monti Flegrei. Gli antichi storici consideravano Cuma la più antica colonia greca del mondo occidentale. Venne fondata nell'VIII secolo a.C. dai greci di Eubea, crebbe rapidamente e prosperò nel corso del tempo.
Negli ultimi anni i ricercatori francesi si sono concentrati su un'area dove sono stati rinvenuti un santuario greco, tracce di strade e una necropoli pluristratificata. Nel corso del II secolo a.C. il paesaggio funerario davanti alla Porta Mediana è caratterizzato dalla presenza di diverse tombe a camera di tipo ipogeo, con volte a botte e facciata monumentale, costruite in blocchi di tufo. L'accesso alle tombe avveniva attraverso un lungo corridoio scavato nella terra (dromos), mentre la porta della camera funeraria  era chiusa da un grande blocco di pietra. I monumenti erano destinati ad accogliere inumazioni plurime, deposte in cassoni o su letti funerari. La tipologia architettonica e i corredi funerari dimostrano l'elevato status sociale dei defunti.
Quest'anno i ricercatori francesi hanno scoperto una nuova tomba riferibile alla stessa tipologia architettonica ma dall'eccezionale decorazione figurata: sulla lunetta in corrispondenza dell'ingresso della camera funeraria, sono ancora visibili, infatti, una figura maschile nuda che sorregge nella mano destra una brocca in argento (oinochoe) e nella sinistra un calice. Ai lati del personaggio sono rappresentati un tavolino (trapeza) e alcuni vasi di grandi dimensioni tra i quali un cratere a calice su supporto, una situla e un'anfora su treppiede. Sulle pareti laterali s'intravedono, verosimilmente, scene di paesaggio. La decorazione è delimitata nella parte alta da un fregio floreale. L'intradosso alla volta è giallo, mentre le pareti al di sotto della cornice e i tre letti funerari sono dipinti di rosso. La qualità delle pitture è eccezionale.
Purtroppo la tomba è stata più volte visitata e pochi sono gli elementi dei corredi recuperati, anche se sufficienti a confermare la datazione. I temi rappresentati sulle pareti della tomba, poco consueti per questo periodo cronologico, offrono nuovi e importanti spunti di riflessione per delineare e ricostruire l'evoluzione artistica della pittura parietale cumana.
E' dal 2001 che Priscilla Munzi, ricercatrice del Centre Jean Bérard (Cnrs - Ecole Française de Rome) e Jean-Pierre Brun, professore del Collège de France, lavorano con la loro équipe per riportare alla luce l'antica necropoli cumana.

Fonti:
heritagedaily.com
adnkronos.com

24 ottobre 79 d.C., eruzione del Vesuvio

Pompei, l'iscrizione che cambia la data dell'eruzione del Vesuvio
(Foto: ilmessaggero.it)
Una scoperta straordinaria è stata fatta a Pompei lo scorso 16 ottobre: è stata ritrovata un'iscrizione in carboncino che cambierebbe la data dell'eruzione del Vesuvio. Fino ad oggi, infatti, si credeva che l'eruzione del vulcano si fosse verificata il 23 agosto del 79 d.C., questa nuova scoperta potrebbe ridatare la distruzione della città di Pompei al 24 ottobre del 79 d.C.
La "scoperta straordinaria", come l'ha definita il ministro dei Beni Culturali Alberto Bonisoli, è stata fatta durante gli scavi della Regio V di Pompei, nell'ambito degli interventi di manutenzione e messa in sicurezza dei fronti di scavo, previsti dal Grande Progetto Pompei. La scritta è datata al sedicesimo giorno prima delle calende di novembre, corrispondente al 17 ottobre. Essendo carboncino, e quindi fragile ed evanescente, che non avrebbe potuto resistere a lungo nel tempo, è più che probabile che si tratti dell'ottobre del 79 d.C., una settimana prima dell'eruzione.
L'iscrizione è stata rinvenuta in un ambiente di una domus in corso di ristrutturazione. Ad inciderla, secondo il direttore generale Massimo Osanna, sarebbe stato un operaio che definisce "buontempone" per il contenuto scherzoso della frase. Massimo Osanna ha poi dichiarato: "E' un pezzo straordinario di Pompei datare finalmente in maniera sicura l'eruzione. Già nell'Ottocento un calco di un ramo che fa bacche in autunno aveva fatto riflettere, oltre al rinvenimento di melograni e dei bracieri".
I dubbi a cui fa riferimento Massimo Osanna sono riferibili al rinvenimento, negli scavi di Pompei, di melograni, che di solito ci sono nel periodo autunnale, di bacche anch'esse autunnali e di bracieri.

Fonti:
tpi.it
ilmessaggero.it

Fourni, l'isola dei naufragi

Grecia, una delle lucerne trovate a Fourni, risalente al II secolo d.C. e
recante il nome del fabbricante, Octavius (Foto: Ministero Greco della Cultura)
Un team greco di archeologi subacquei ha individuato uno dei più antichi cimiteri di navi, con imbarcazioni cariche di ceramiche, tra le quali alcune lucerne di quasi duemila anni fa. Il ritrovamento è stato fatto al largo dell'isola di Fourni, all'incrocio delle due principali antiche rotte marittime, nelle notoriamente infide acque tra le isole di Ikaria e Samos.
I relitti più antichi sono stati datato orientativamente tra il IV ed il II secolo a.C. e tra il V e il VI secolo d.C., mentre il più recente risale al XVIII-XIX secolo, secondo quanto ha dichiarato l'archeologo George Koutsouflakis. I relitti sono stati rinvenuti ad una profondità variabile tra i 10 ed i 40 metri. A causa della collocazione in acque basse sono stati oggetto di saccheggi e di danni da parte delle reti delle imbarcazioni per la pesca.
Le imbarcazioni, in tutto cinque, erano tutte navi commerciali e portano a quota 58 il numero totale dei relitti antichi, medioevali e moderni ritrovati dal 2015 vicino all'isola di Fourni. Due dei 13 isolotti che contornano Fourni portano l'inquietante nome di Anthropofas, mangiatore di uomini, in riferimento ai numerosi naufragi e alle vittime di questi ultimi.
Tra i ritrovamenti fatti dal 2015 ad oggi vi sono anfore per vino, per olio e per prodotti alimentari e, soprattutto, un gruppo di lucerne in terracotta del II secolo d.C., incise con i nomi degli artigiani di Corinto che le hanno plasmate: Ottavio e Lucio. Si trattava, forse, di artigiani slavi che avevano ottenuto la libertà e si erano dati al commercio.

Fonte:
apnews.com

Tunisia, Numluli: una città dalle molte vite

Tunisia, gli scavi di Numluli (Foto: Unione Sarda) Nel governatorato tunisino di Béja , gli archeologi stanno riportando alla luce una città...