giovedì 16 aprile 2020

Grecia, tracce di un'operazione al cervello in un arciere bizantino

Grecia, tracce dell'operazione chirurgica al cranio
(Foto: Anagnostis P. Agelarakis/Università di Delphi)
In Grecia, ad Adelphi, è stata scoperta la prova di una complessa operazione al cranio. Si tratta di una ricerca della locale Università sui resti di un gruppo di arcieri a cavallo e di loro consanguinei dell'Impero Romano d'Oriente, vissuti durante il VII secolo d.C.
Si tratta dei resti di dieci individui - quattro donne e sei uomini appartenenti ad una classe sociale elevata - scoperti nel sito di Paliokastro, sull'isola di Thasos. Le loro ossa hanno rivelato i traumi conseguenti le attività fisiche alle quali erano stati sottoposti e una forma di complessa chirurgia cerebrale. "Il luogo di sepoltura e l'architettura della chiesa funeraria sovrapposta alle sepolture è spettacolare", ha affermato il ricercatore capo ed antropologo Anagnostis Agelarakis, che ha aggiunto che proprio questo indica l'alto livello sociale di coloro che vi erano stati sepolti.
"Secondo le caratteristiche scheletro-anatomiche degli individui, sia gli uomini che le donne hanno vissuto vite fisicamente impegnative", ha detto Agelarakis, Professore di Antropologia nel Dipartimento di Storia di Adelphi. "I traumi gravi subiti sia dai maschi che dalle femmine sono stati trattati chirurgicamente da un medico chirurgo molto esperto, con una notevole formazione nella cura dei traumi. Pensiamo si sia trattato di un medico militare".
Per quanto riguarda l'individuo sottoposto ad un intervento al cervello, il Professor Agelarakis suggerisce che doveva trattarsi di un individuo molto importante per l'antica comunità di Paliokastro. Probabilmente l'intervento chirurgico fu reso necessario da un'infezione che, comunque, finì per determinare la morte dell'arciere.

Fonte:
eurekalert.org

Australia, le sorprese del sarcofago di Ta-Kr-Hb

Australia, raffigurazione della dea Amentet all'interno del sarcofago
di Ta-Kr-Hb (Foto: Press Association)
Sono stati scoperti dei dipinti all'interno di un sarcofago contenente una mummia egizia, nel momento in cui ne è stato sollevato il coperchio per la prima volta dopo cento anni dopo l'acquisto da parte del Museo di Perth.
La mummia ed il sarcofago appartengono a Ta-Kr-Hb, prima sacerdotessa o principessa di Tebe vissuta e morta quasi tremila anni fa. La mummia era in condizioni difficili dal momento che la sua sepoltura ed il suo corredo erano stati oggetto di predazione da parte dei ladri già in tempi antichi.
I restauratori del Museo di Perth, in Australia, pertanto, hanno proceduto con cautela alla messa in sicurezza dei preziosi resti e sono stati sorpresi dallo scoprire delle figure dipinte sia all'interno che all'esterno del sarcofago. Queste raffigurazioni ritraggono la dea Amentet o Imentet, conosciuta come la Signora dell'Occidente. Mark Hall, responsabile delle collezioni del Museo di Perth si è dichiarato apertamente sorpreso dalla scoperta: "Non avevamo mai avuto prima motivo di sollevare il coperchio del sarcofago e, quindi, di vedere queste figure, né avevamo mai avuto motivo di sollevare la mummia. Non ci aspettavamo di trovare qualcosa all'interno del reperto".
Al momento si stanno conducendo una serie di ricerche per saperne di più sia sulla storia della mummia che su quella dei dipinti. Le raffigurazioni sulla base interna del sarcofago erano nascoste proprio dalla presenza della mummia di Ta-Kr-Hb e sono le meglio conservate. Mostrano la dea Imentet di profilo, mentre guarda verso destra, con indosso il tipico vestito rosso. Le sue braccia sono leggermente tese e lei è in piedi su una sorta di piattaforma che sta ad indicare che si tratta della rappresentazione di una statua o di una scena processionale.
Il sarcofago e la mummia di Ta-Kr-Hb furono donati al Museo di Perth dalla Alloa Society of Natural Science and Archaeology nel 1936, a cui era stato donato da un certo William Bailey, che aveva acquistato il prezioso reperto dall'allora curatore del Museo Egizio del Cairo.

Fonte:
scotsman.com

La dea Amentet (a destra) (Foto: Wikipedia)
La dea Amentet aveva un carattere spiccatamente funerario. Non ebbe particolari centri di culto, ma ad essa si rivolgeva il sacerdote nelle invocazioni che venivano compiute sul corpo del defunto. Amentet (o Amentit o Imentet) figura nel Nuovo Regno sulla maggior parte dei sarcofagi lignei. la dea, distesa sul fondo della bara, tende le sue braccia sovente fornite di ali avviluppanti per ricevere il corpo del defunto, che viene, pertanto, deposto sulla sua immagine. Nella parte sottostante il coperchio dei medesimi sarcofagi è spesso raffigurata la dea Nut. Amentet assiste alla pesatura del cuore con la dea Maat, e conduce il defunto tenendolo per mano verso Osiri, dopo averlo accolto sul limitare della catena libica e, come Nut, gli offre gli alimenti della seconda vita.
da una radice imn, "occultare, nascondere", designa per traslato la terra "nascosta", il regno dei morti, la necropoli. Una descrizione topografica di questa regione è contenuta nel "Libro di chi è nell'Aldilà (o Duat)", rituale riprodotto negli ipogei reali del Nuovo Regno e su papiri funerari.

Gran Bretagna, scoperto un santuario nella roccia medioevale

Gran Bretagna, una delle nicchie scolpite nella grotta appena scoperta
(Foto: www.ucl.ac.uk)
In Gran Bretagna, in una piccola grotta, sono state rinvenute delle incisioni medioevali databili al XIV secolo. La scoperta è stata fatta in seguito ad una frana nei pressi di Guildford, nel Surrey. La grotta è considerata un santuario medioevale o un eremo, con collegamenti alla vicina chiesa di Santa Caterina.
La grotta è stata scoperta nel corso di lavori di riparazione alla rete ferroviaria in seguito ad una frana che si è verificata nel mese di dicembre dello scorso anno. L'antro era, probabilmente, molto più ampio, solo una piccola sezione è sopravvissuta allo scavo della ferrovia che ha tagliato la collina intorno al 1840.
Le incisioni sono composte da punti a forma di croce nonché da altri segni. I depositi neri osservati sul soffitto della grotta possono essere riferiti alle lampade ed ai resti di falò scoperti sul pavimento di roccia. Gli archeologi sono dell'opinione che il sito potrebbe anche avere origini antecedenti al medioevo e che potrebbe essere stato già in passato un luogo di culto, precedente alla costruzione della chiesa di XIV secolo.

Fonte:
www.ucl.ac.uk

sabato 4 aprile 2020

Creta, la grotta di Arkalochori e il tesoro del palazzo di Galatas

Creta, Museo di Herakleion, ascia votiva in oro rinvenuta nella grotta
di Arkalochori (Foto: Wolfgang Sauber)
La grotta di Arkalochori, fuori dell'omonimo villaggio della prefettura di Heraklion, è uno dei siti archeologici più importanti dell'isola di Creta. Fu un luogo di culto fin dalla prima preistoria ed è famoso per un notevole tesoro di armi ed offerte votive che vi sono state rinvenuto all'inizio del XX secolo.
La grotta di Arkalochori venne scoperta quando gli abitanti del posto rinvennero armi dell'Età del Bronzo e cominciarono a rivenderle ad Heraklion. Iosif Hatzidakis fu il primo ad esplorare la camera centrale della grotta, dove scoprì un notevole numero di armi votive in bronzo e doppie asce in argento. Queste scoperte indussero gli archeologi ad esplorare la grotta più in profondità, là dove il soffitto era collassato sul pavimento.
L'archeologo Spyridon Marinatos rilevò il sito di Arkalochori quando un bambino rinvenne una doppia ascia dorata e si paventò un saccheggio massiccio del luogo. Marinatos scoprì le camere laterali della grotta, bloccate dai detriti di risulta del crollo del tetto naturale. Nelle camere gli archeologi hanno rinvenuto centinaia di asce in bronzo, venticinque asce dorate, sette in argento ed alcune lunghe spade in bronzo appartenenti ad un periodo che va dal III millennio a.C. al Tardo Minoico II (1500 - 1425 a.C. circa).
Creta, la grotta di Arkalochori (Foto: Olaf Tausch)
Marinatos pensava che la grotta fosse, in passato, un centro di culto per una divinità guerriera (Ariadne/Astarte) del 2500 a.C., vista la presenza di armi cerimoniali. E' possibile, tuttavia, che Arkalochori fosse un centro per la lavorazione dei metalli, dal momento che sono stati rinvenuti frammenti di rame grezzo.
Il mito vuole che in questa grotta Rhea abbia dato alla luce Zeus, forse perché nelle vicinanze si trovavano i principali santuari minoici. Qui si trova anche la chiesa di Profitis Ilias, costruita in cima ad una vicina collina, chiamata collina del profeta Elia, vissuto in Israele durante il regno di re Achab (IX secolo a.C.).
Le frammentarie prove archeologiche risalenti al Tardo Minoico (1400 - 1100 a.C.) sembrano collegare la cultura minoica a quella di Canaan. I resoconti biblici, del resto, sembrano collegare i minoici (Caphtor) ai Filistei.
Creta, cortile del palazzo di Galatas (Foto: argophilia.com)
I reperti rinvenuti nella grotta di Arkalochori sono unici e sono ancor più importanti vista la vicinanza alla grotta di altri siti minoici come il Palazzo di Galatas, portato alla luce dall'archeologo George Rethemiotakis, che ha associato gli oggetti votivi della grotta proprio al palazzo che è, a sua volta, una scoperta misteriosa ed unica nel campo dell'archeologia minoica. Proprio questi reperti sembrano dar credito alle affermazioni del Dottor Rethemiotakis e del curatore di Knossos, Kostis Christakis, che indicano che qui, tra la grotta di Arkalochori ed il palazzo di Galatas, fosse il centro del potere politico, sociale ed ideologico di Creta.
Il Dottor Rethemniotakis ritiene che la regione circostante il palazzo di Galatas abbia ceduto in seguito ad un cataclisma e che gli oggetti rinvenuti siano stati nascosti per impedire agli antichi saccheggiatori di depredarli. Forse si trattava di oggetti religiosi pertinenti il palazzo di Galatas. Quel che è certo è che i reperti della grotta di Arkalochori sono propri della religione della Creta minoica e che questo luogo particolare dell'isola era il centro di alcuni dei progetti edilizi più ambiziosi del mondo antico.

Fonte:
argophilia.com

Basilicata, studi su un frantoio di epoca lucana

Ferrandina, gli scavi nell'antica città lucana
(Foto: sassilive.it)
Gli archeologi che stanno scavando a Ferrandina, piccolo comune della Basilicata, in un'area ricca di siti che vanno dall'Età del Ferro fino al periodo lucano (VIII secolo a.C.), stanno studiando un'antica pressa per l'olio d'oliva rinvenuta negli scavi del 2007. Il team è guidato dagli archeologi Maria Chiara Monaco, Antonio Pecci e Fabio Donnici dell'Università degli Studi della Basilicata, che hanno iniziato il loro lavoro nel 2018 ed hanno portato alla luce diversi resti di questo complesso di epoca lucana.
Gli archeologi hanno scoperto anche resti ben conservati delle olive un tempo frantumante nella pressa, risalenti al IV secolo a.C. Quella attualmente in studio è l'unica pressa d'olio pre-romana rinvenuta in Magna Grecia. Gli archeologi sperano che le future analisi paleobotaniche potranno far luce sull'origine dell'ulivo Majatica di Ferrandina, coltivato tuttora nella zona.
Il sito archeologico si trova in località Sant'Antonio di Ferrandina (Mt), a circa 340 metri s.l.m. ed è stato oggetto di uno scavo preventivo nel 2007, nell'ambito dei lavori di potenziamento e razionalizzazione dell'Acquedotto del Frida. Si è trattato di uno dei primi interventi di archeologia preventiva in ambito regionale.
Ferrandina, resti del frantoio di epoca lucana
(Foto: fastionline.it)
Il moderno abitato di Ferrandina insiste su quello antico, compromettendo notevolmente la conoscenza di quest'ultimo. Fondamentali ai fini dell'insediamento, nell'antichità, sono state le vie di comunicazione sia fluviali che terrestri. Queste ultime corrono parallele al corso dei fiumi. Dell'antica Ferrandina sono state rinvenute tracce di nuclei abitativi con relative necropoli, riconducibili alla fase enotria dell'insediamento indigeno. Il rituale funerario e i corredi tombali denotano il forte segno di identità etnica riconoscibile dalla deposizione dei defunti rannicchiata e nell'esibizione di oggetti di status sociale. Le ceramiche presenti rimandano a precoci contatti con il mondo greco della costa.
Tra il IV ed il V secolo a.C. si assiste ad una rioccupazione del centro urbano dovuta all'ascesa dei Lucani, foriera di una ripresa economica e di un incremento demografico che si manifesta nella presenza di numerose fattorie autosufficienti, con annesse fornaci e necropoli e basate sullo sfruttamento agricolo intensivo e sull'introduzione di colture specializzate come la vite e l'olivo.
Gli scavi del 2007 hanno individuato un frantoio e due lastre pressorie proprio in una di queste fattorie. Sono state identificate anche le vasche di raccolta dell'olio ed una canaletta per convogliare il liquido. Le lastre pressorie sono in calcare e di forma irregolarmente quadrangolare. Sono state rinvenute capovolte sopra una struttura in pietra e lastre disposte di piatto. Si presume che siano state intenzionalmente interrate con la superficie di utilizzo rivolta verso il basso.

Fonte:
fastionline.org

Emirati Arabi Uniti, partita l'analisi di resti umani di 4000 anni fa

Emirati Arabi Uniti, una delle sepolture preistoriche scavate nell'antica
città di Shimal (Foto: WAM)
Un progetto comune tra il Dipartimento delle Antichità ed i Musei di Ral Al Khaimah e due università statunitensi sta studiando ossa umane risalenti a 4000 anni fa rinvenute in due antiche sepolture negli Emirati Arabi Uniti. Le ossa sono state rinvenute a Shimal, un importate sito archeologico della cultura um Al Nar (2600 - 2000 a.C.), dove in precedenza sono state scoperte tombe preistoriche, insediamenti ed una fortezza medioevale.
Un team di scienziati sta esaminando più di 1000 chilogrammi di ossa scavate due decenni fa, utilizzando tecniche avanzate quale, tra le altre, l'analisi isotopica dei denti. In accordo con lo Sceicco Saud bin Saqr Al Qasimi, membro supremo del Consiglio e sovrano di Ras Al Khaimah, 400 chilogrammi di ossa saranno sottoposti ad ulteriori studi scientifici negli Stati Uniti e saranno restituiti all'emirato una volta completata la ricerca.
Ahmed Obeid Al Teneiji, direttore generale del Dipartimento di Antichità e dei Musei di Ras Al Khaimah, ha affermato che il progetto evidenzia la ricca storia dell'Emirato. "Questo affascinante progetto di analisi di resti umani di 4000 anni fa, evidenzia l'antichità della storia di Ral Al Khaimah e sottolinea la collaborazione senza precedenti con due importanti università statunitensi, vantaggiosa per tutti gli interessati", ha detto.
Si tratta per lo più di frammenti di ossa, anche se alcuni crani sono stati rinvenuti quasi completi. Il lavoro degli archeologi è iniziato nel 2019 e dovrebbe proseguire per tutto il 2021. Shimal, attestato già 4500 anni fa, è il più grande sito preislamico di Ras Al Khaimah ed è situato a circa otto chilometri dalla capitale dell'Emirato, vicino all'attuale villaggio che porta lo stesso nome. L'insediamento è associato alla tribù Shihuh degli Emirati Arabi Uniti settentrionali e dell'Oman.
Il sito comprende un vasto cimitero ed una fortezza medioevale. Scavi precedentemente condotti hanno portato alla luce resti di ceramiche, vasi in pietra, perline ed armi in bronzo e rame. Le sepolture si sono rivelate essere strutture impressionanti, chiaramente edificate da persone qualificate con un notevole sforzo. Gli abitanti dell'antica Shimal seppellivano i loro defunti in diverse camere, alcuni venivano cremati, e questo permetteva di utilizzare queste sepolture per molti anni.
La cultura che popolò l'antica Shimal è stata chiamata um An Nar, da un'isola di Abu Dabi dove, nel 1950, furono scavate le prime sepolture di questo tipo. 

Fonte:
Emirates News Agency

Guatemala, rinvenuta stele con la prima scrittura maya

Guatemala, la stele 87 con i primi segni di scrittura maya
(Foto: Cultura e Sport)
Una stele di 2000 anni fa, scoperta nel Guatemala sudoccidentale, ha rivelato tracce di una primitiva scrittura maya, la cultura che dominò il sud del Messico e parte dell'America centrale. La stele è stata rinvenuta nel settembre 2018 nel parco archeologico di Tak'alik Ab'aj, nel comune di El Asintal, a 125 chilometri dalla capitale del Guatemala.
"E' un esempio della genesi della scrittura maya", ha affermato l'epigrafista tedesco Nikolai Grube. "La grande importanza della stele 87 è che si tratta del primo esempio dello sviluppo della scrittura in Mesoamerica. Tak'alik Ab'aj era un luogo di sperimentazione in tal senso".
Anche se questa scrittura geroglifica non è stata ancora decifrata, il Professor Grube ha identificato la rappresentazione di un sovrano con nome e titoli. La stele risale al 100 a.C., durante il periodo definito tardo periodo pre-classico (400 a.C. - 200 d.C.) ed è stata scolpita nella roccia naturale. Originariamente la cittadina di Tak'alik Ab'aj era abitata dagli Olmechi (1500 a.C. - 100 d.C.) e dai Maya i quali ultimi, alla scomparsa degli Olmechi, continuarono ad abitarvi.
Nel 2012 gli archeologi guatemaltechi hanno annunciato la scoperta, a Tak'alik Ab'aj, della sepoltura di un importante sovrano che, con tutta probabilità, guidò la transizione dalla cultura olmeca a quella maya tra il 700 ed il 400 a.C. La cultura maya ebbe il suo periodo di massimo splendore nel cosiddetto periodo classico (250 - 900 d.C.), finché non decadde nel periodo post classico (900 - 1200 d.C.). Questa civiltà era diffusa nel Messico meridionale, in Guatemala, in El Salvador, nell'Hoduras ed in Belize.

Fonte:
The Yucatan Times

Gran Bretagna, fossa comune risalente all'epoca della Morte Nera

Abbazia di Thornton, alcuni dei resti trovati nella fossa
comune, disposti su file sovrapposte.
(Foto: Università di Sheffield)
L'analisi dei resti rinvenuti in una fossa comune di età medioevale scavata nei pressi dell'abbazia di Thornton, nel nord del Lincolnshire, ha permesso di appurare che coloro che vi sono stati sepolti sono deceduti a causa della peste nel XIV secolo.
L'epidemia, nota come Morte Nera, uccise un terzo della popolazione inglese tra il 1348 ed il 1349, ma le prove archeologiche sono state finora scarse. Alcune fosse comuni associate all'epidemia sono state rinvenute in contesti urbani ed hanno fatto pensare che il numero degli infettati nelle campagne fosse inferiore rispetto a quelli delle città. La scoperta fatta all'abbazia di Thornton dimostra che non è sempre stato così.
Il priorato agostiniano venne fondato nel 1139. Il lavoro degli archeologi dell'Università di Sheffield sul sito è iniziato nel 2011. Nel 2013 gli scavi di un tumulo hanno identificato la fossa comune, contenente i resti di almeno 48 individui, anche se la cattiva conservazione per le condizioni del suolo porta a pensare che in passato fossero di più. I corpi sembrano essere stati sepolti a distanza di pochissimo tempo l'uno dall'altro, il che sembra suggerire un solo evento catastrofico e sono stati deposti con cura, su otto file sovrapposte, avvolti per lo più in un sudario.
L'epidemia di peste colpì tutti i membri della comunità: bambini, giovani (su 48 individui sepolti, 27 hanno un'età stimata di più o meno 17 anni), adulti. Sono stati identificati gli scheletri di sei donne. La datazione al radiocarbonio di diversi campioni ha collocato la sepoltura collettiva ad un periodo che va dal 1295 al 1400 che, associata ai reperti in ceramica e a due centesimi d'argento dell'epoca di Edoardo III (1327-1377) recuperati nel riempimento della fossa, fa pensare alla metà del XIV secolo, all'inizio dell'epidemia che, in questa zona della Gran Bretagna, arrivò tra la primavera e l'estate del 1349.
La datazione è stata confermata dall'analisi della Yersinia pestis, il patogeno della peste, che è stato identificato nei resti archeologici campionati. La posizione della fossa comune, ad una distanza di 1,6 chilometri dalla chiesa medioevale, suggerisce che la popolazione locale abbia lottato contro la pestilenza ed il gran numero di morti. Si ritiene, inoltre, che una grande struttura in pietra scavata a sud della fossa comune sia quanto rimane dell'ospedale di San Giacomo, gestito dalla comunità religiosa, destinato ad ospitare quanti erano stati contagiati da questa devastante epidemia.

Fonte:
archaeology.co.uk

venerdì 3 aprile 2020

Iraq, trovata un'area per processioni rituali

Iraq, la piazza sacra nel cuore dell'antica Girsu
(Foto: S. Rey/Tello/Girsu Project)
Gli archeologi hanno recentemente scoperto, dove un tempo sorgeva l'antica città di Girsu, detta anche Tello, in Iraq, un'area di culto di 5000 anni fa con tracce di falò, di sacrifici animali e di processioni rituali in onore di Ningirsu, una divinità guerriera mesopotamica.
Ad Uruk (che significa "città sacra"), nella zona di Girsu, gli archeologi hanno rinvenuto più di 300 tazze cerimoniali in ceramica frantumata, ciotole, vasi e ossa animali. Gli oggetti si trovavano all'interno o nei pressi di una favissa, un pozzo rituale, hanno dichiarato Sebastien Rey, direttore per il British Museum del Tello/Ancient Girsu Project e Tina Greenfield, zooarcheologa dell'Università di Saskatchewan.
Uno degli oggetti più suggestivi trovati dagli archeologi è una statuetta di bronzo a forma di anatra con al posto degli occhi due conchiglie. Si pensa che questa statuetta fosse dedicata a Nanshe, una divinità femminile associata all'acqua, alle paludi e agli uccelli acquatici. Sono stati trovati anche i frammenti di un vaso con un'iscrizione dedicata a Ningirsu. Gli archeologi ritengono che questi materiali siano stati utilizzati probabilmente durante una festa religiosa prima di essere ricollocati nella favissa. Le ossa - che appartengono a pecore, mucche, cervi, gazzelle, pesci, capre, maiali e uccelli - sono probabilmente di animali consumati o uccisi per sacrifici rituali.
Iraq, sezione della favissa di Girsu (Foto: S. Rey)
L'area presenta uno spesso strato di cenere, lasciato da grandi falò rituali. Sono stati trovati i resti di otto strutture di forma ovale, piene di cenere, probabilmente resti di lanterne o lampade da terra. Gli archeologi ritengono che l'area cultuale fosse in uso durante un periodo di tempo chiamato "Prima Dinastia", che va dal 2950 al 2350 a.C.
Il gran numero di ceramiche cerimoniali, i pavimenti bruciati ed una favissa collegano fortemente quest'area al luogo dove, secondo alcuni testi cuneiformi, si svolgevano delle feste religiose e dove la popolazione di Girsu si riuniva per banchettare ed onorare le divinità. Le tavolette cuneiformi trovate a Girsu tra la fine del XIX e l'inizio del XX secolo descrivono le feste religiose e le processioni per le quali veniva utilizzata l'area cerimoniale. Proprio i testi cuneiformi hanno confermato che la divinità per la quale si celebravano, due volte l'anno e per quattro giorni consecutivi, le cerimonie religiose era Ningirsu.
La processione in onore del dio aveva inizio al centro di Girsu ed attraversava tutta la città prima di arrivare a Gu'edena, un'area che, probabilmente, si trovava poco fuori Girsu, per poi tornare indietro e chiudersi al centro della città.

Fonte:
livescience.com

giovedì 26 marzo 2020

Egitto, Deir el-Bahari, scoperto un deposito di Tuthmosis II

Deir el-Bahari, cofanetto in faience trovato nel deposito di Thutmosis II
(Foto: Prof. Andrzej Niwi'ski)
Gli archeologi hanno scoperto una cassa di pietra di 3500 anni fa a Deir el-Bahari, vicino al tempio di Hatshepsut. Questo ritrovamento potrebbe essere indice della presenza di una sepoltura intatta. All'interno della cassa di pietra sono stati rinvenuti una serie di "pacchetti" avvolti in tela di lino. All'interno di uno di questi pacchetti vi era lo scheletro di un'oca, in un altro un uovo sempre di oca. Nel terzo "pacchetto" è stata rinvenuta una scatola in legno con, all'interno, quello che molto probabilmente è un uovo di ibis.
Quattro strati di tela di lino coprivano una scatola in legno al cui interno vi era un'altra scatola, stavolta in faience, a forma di cappella con iscritto uno dei nomi di intronizzazione di Thutmosis II. Gli archeologi sono convinti di essere sul punto di scoprire una sepoltura, dal momento che si trovano nei pressi del cimitero reale. Oltre al nome di intronizzazione di Thutmosis II, rinvenuto sulla scatola di faience, sono stati trovati altri oggetti il cui simbolismo indica che il deposito venne fatto a suo nome.
Thutmosis II era marito e fratellastro di Hatshepsut, che all'età di 13 anni. Morì nel 1479 a.C., appena tre anni dopo il suo matrimonio. Il suo regno fu praticamente oscurato da sua moglie che, alla sua morte, si fece proclamare faraone.
La scoperta di questo deposito è stata fatta nel marzo 2019 ma è stata resa nota solo quest'anno. Finora, però, ancora non è stato trovato l'ingresso alla tomba reale. Deir el-Bahari è campo di scavo per la missione archeologica polacca da sessanta anni. Tutto è iniziato nel 1961, quando il Professor Kazimierz Michaoowski condusse una missione per documentare e preservare il tempio di Hatshepsut.

Fonte:
thefirstnews.com

lunedì 16 marzo 2020

Ritrovata la perduta Cappella di Durham

Inghilterra, uno dei frammenti di vetro della cappella di Durham
(Foto: Durham University)
Gli archeologi hanno scoperto uno dei capolavori architettonici più importanti della Gran Bretagna medioevale. Si tratta della cappella perduta dei principi-vescovi di Durham, i più potenti governatori dell'Inghilterra settentrionale durante il medioevo.
L'esatta dislocazione di questa cappella, lunga 40 metri, è rimasta sconosciuta per centinaia di anni. Al momento sono state rinvenute le pareti della cappella e parte delle delicate volte del soffitto nonché frammenti di colonne in pietra, di belle vetrate ed un pavimento in gesso nero. E' stata rinvenuta anche parte di una coppa sacramentale in smalto e rame, utilizzata per contenere il pane della comunione durante i servizi religiosi nel XIV secolo.
Gli archeologi hanno anche rinvenuto l'immagine di un monaco inginocchiato, che si crede sia il capo religioso più famoso dell'Inghilterra nordorientale durante il medioevo: San Cuthbert, il cui santuario principale si trova nella Cattedrale di Durham. Si tratta di una delle poche immagini medioevali rinvenute in Gran Bretagna.
La Cappella di Durham è più grande della Cappella Reale di Westminster e grande quanto la Cappella di San Giorgio a Windsor. Venne costruita dal vescovo di Durham, come parte del suo principesco castello fuori città, nel XIII secolo. Il principe-vescovo Bek, il costruttore, era così potente che uno dei suoi alti funzionari si vantava che esistevano due re in Inghilterra: il re e il principe-vescovo.
Tre secoli e mezzo dopo, la grande cappella principesca fu deliberatamente distrutta con un notevole uso della polvere da sparo ad opera di uno spietato anti-realista che odiava la chiesa ed i suoi vescovi, si trattava di Sir Arthur Hesilrige, alto comandante militare e parlamentare. La cappella e il castello di cui faceva parte erano stati sequestrati dal parlamento e venduti da questo a Sir Hesilrige, il repubblicano più potente del nordest dell'Inghilterra, soprannominato - con riferimento biblico - il "Nimrod del Nord" dai suoi oppositori.
Hesilrige era un puritano estremista, odiava la chiesa d'Inghilterra e perseguitava il suo clero. Una volta sfrattò un vicario e la sua famiglia nel cuore della notte, gettando nel cimitero locale i loro averi.
Per secoli la cappella di Durham è stato uno dei grandi edifici perduti dell'Inghilterra medioevale. Ora alcune delle nuove scoperte saranno esposte al pubblico nel castello di Auckland.

Fonte:
independent.co.uk

Spagna, scoperto un interessantissimo carro votivo in bronzo

Spagna, il carro votivo in bronzo (Foto: CSCIC Comunicaciòn) Nel sito archeologico di Casas del Turunelo , nella provincia di Badjoz , in Sp...