mercoledì 30 agosto 2017

Emersi i resti della Sofia romana

Gli scavi a Sofia, in Bulgaria (Foto: Comune di Sofia)
Gli archeologi che stanno lavorando presso un sito della capitale della Bulgaria, Sofia, hanno trovato, in piazza Sveta Nedelya, i resti di taverne e negozi pertinenti un grande edificio pubblico dell'antichità.
L'antico edificio risale alla metà del II secolo d.C., quando Serdica, antico nome di Sofia, si trovava sotto il dominio romano. Sono stati trovati anche i resti di tubi per l'acqua e canali che servivano un impianto fognario. L'edificio aveva molte stanze, tra le quali una fila si trovava sul lato orientale che si riferivano a negozi il cui accesso si trovava sulla strada principale della città.
Gli archeologi hanno rinvenuto una gran quantità di ceramiche, di monete, anfore per l'olio e il vino. Tra i reperti più curiosi, una squisita raffigurazione di un serpente in bronzo, forse parte di una statua di Esculapio. Ora i reperti sono esposti presso il Museo di Storia Regionale di Sofia.

Fonte:
The Sofia Globe

Nuove scoperte nella necropoli micenea di Aedonia

La necropoli di Nemea, in Grecia (Foto: tornosnews.gr)
Nuove sepolture sono state rinvenute e studiate durante la seconda stagione di scavi in corso a Nemea, scavi completati il 29 luglio scorso. Si tratta di sepolture dell'antica necropoli micenea di Aedonia.
Le sepolture sono state scavate nella roccia e sono costituite da tre sezioni: la strada, un percorso in discesa che conduce all'ingresso della tomba e quest'ultimo, bloccato da pietre disposte in modo irregolare, che dà accesso alla camera funeraria.
I recenti scavi hanno portato alla luce due nuove tombe a camera e, malgrado una di esse sia stata saccheggiata, gli archeologi sono riusciti a datare quest'ultima all'ultimo periodo miceneo (1350-1200 a.C.). La seconda sepoltura, scoperta sotto spessi strati di sedimenti del periodo arcaico, romano e medio bizantino, è stata scavata in epoca micenea.
Gli scavi sono organizzati dall'Eforato delle antichità di Corinto, sotto la supervisione del Dottor Konstantine Kissas, con la collaborazione del Dottor Kim Shelton del centro Nemea di archeologia classica dell'Università di California a Berkeley.
La necropoli micenea di Aedonia comprende diverse altre necropoli della tarda Età del Bronzo (XV-XIII secolo a.C.). Molte sepolture contenevano oggetti pertinenti i corredi dell'élite qui sepolta, corredi saccheggiati nel 1970. 

Fonte:
tornosnews.gr

lunedì 28 agosto 2017

Scoperta una nuova necropoli a Luxor

Khaled Al-Anani, Ministro egiziano delle antichità, e Mohamed Badr, governatore di Luxor, hanno annunciato la scoperta di una nuova necropoli nella città di Luxor. Si terrà un conferenza stampa il 9 settembre prossimo, nella quale saranno rivelati nuovi dettagli.
A detta del capo dell'Agenzia delle Antichità di Luxor, Mustafa Waziri, la necropoli sarà una vera sorpresa. La necropoli contiene 1.400 statue di diverse dimensioni, numerosi sarcofagi e mummie e diverse maschere appartenenti al personaggio che possedeva questa necropoli. Si sono conservati anche gli affreschi murali di alcune sepolture.

Trovati in Turchia i resti antichissimi di un cavallo

Un'archeologa con i resti del cavallo trovati in Turchia (Foto: AA)
Nella provincia orientale di Van, gli archeologi hanno scoperto lo scheletro di un cavallo vissuto 2800 anni fa, durante l'Età del Ferro, quando la zona era dominata dalla civiltà Urartu (o regno di Van). I resti si trovavano nei pressi del castello di Cavustepe.
Il responsabile degli scavi, il Professor Rafet Cavusoglu, della facoltà di archeologia dell'Università di Yuzuncu Yil di Van, ha detto che le indagini archeologiche hanno identificato due tipi di antiche pratiche funerarie. La prima pratica consisteva nella cremazione del defunto e nel seppellirne i resti all'interno di un'urna di terracotta; la seconda, invece, prevedeva l'inumazione in posizione fetale.
Esseri umani ed animali venivano deposti, secondo quanto rivelato dallo scavo, nello stesso luogo. "Lo scheletro del cavallo è stato rinvenuto in giacenza là dove si trovavano le prime sepolture. Accanto alla sepoltura del cavallo ci siamo imbattuti in numerosi resti ossidati e deformati di chiodi di ferro e di bronzo", ha aggiunto il Professor Hakan Yilmaz, membro del team di scavo. Probabilmente il cavallo apparteneva ad un nobile oppure ad un funzionario che abitava nei pressi del castello ed è stato sacrificato alla morte del padrone.

Fonte:
Daily Sabah

sabato 26 agosto 2017

Trovate monete romane in Cornovaglia

Alcune delle monete disotterrate in Cornovaglia (Foto: cornwalllive.com)
Alcuni appassionati archeologi dilettanti hanno trovato un tesoro di 2.000 monete romane in un campo della Cornovaglia. Il tesoro era custodito in un contenitore con tappo e maniglia in piombo. Si tratta di 1.965 monete che vanno dal 253 al 274 d.C.
Le monete sono tutte realizzate in bronzo con una percentuale di argento pari all'1%. Si tratta di una tipica monetazione di epoca tardo romana. Circa 78 delle monete rinvenute sono di origine gallica, di altre 54, pur essendo visibile il ritratto dell'imperatore, non è stato possibile riconoscere chi fosse, altre 645 monete sono troppo corrose per essere identificate.

Fonte:
cornwalllive.com

Trigonometria babilonese, la modernità degli antichi

La tavoletta Plimpton 322 (Foto: UNSW/Andrew Kelly)
Dopo quasi un secolo di studi sono stati interpretati i segreti di un'antica tavoletta, risalenti a mille anni prima del teorema di Pitagora. Si tratta di un'antica tavoletta in argilla babilonese che ha rivelato essere una tabella trigonometrica più accurata di qualsiasi altra oggi esistente, a detta dei ricercatori.
Uno sconosciuto genio babilonese, mille anni prima di Pitagora, ha preso una tavoletta di argilla ed ha inciso una serie di tabelle di trigonometria accuratissime. La tavoletta esaminata risale a 3700 anni fa ed è custodita nella collezione della Columbia University. I ricercatori che l'hanno esaminata, dell'Università del New South Wales di Sidney, pensano che le quattro colonne le 15 righe incise sul reperto rappresentino la più antica e accurata tabella trigonometrica del mondo, uno strumento di lavoro che poteva essere stato utilizzato per la costruzione di templi, palazzi e piramidi.
Daniel Mansfield, dell'Università di matematica e statistica, ha affermato che la tavoletta può illuminare su alcuni metodi di costruzione dell'antichità e definisce l'autore dei calcoli un genio indiscusso della matematica. I calcoli sono basati sul sistema sessagesimale, che permette calcoli più accurati di quelli basati sul sistema decimale. I matematici hanno discusso per quasi un secolo sull'interpretazione di questa preziosa tavoletta, conosciuta come Plimpton 322, comprata da George Plimpton, editore di New York, da Edgar Banks, diplomatico, antiquario e archeologo dilettante, che ispirò la figura di Indiana Jones.
La tavoletta Plimpton 322 descrive i triangoli ad angolo retto utilizzando un nuovo tipo di trigonometria non basata sugli angoli. La tavoletta precede le scoperte dell'astronomo greco Ipparco di più di 1000 anni ed apre nuove possibilità non solo alla ricerca matematica moderna ma anche per la didattica della matematica. Esiste un tesoro di tavolette babilonesi non ancora completamente studiate, che contengono segreti della matematica antica e sofisticata. 

Fonte:
theguardian.com

Roma, scoperti due sarcofagi presso lo Stadio Olimpico

Uno dei due sarcofagi trovati a Roma (Foto: repubblica.it)
Tornano alla luce due sarcofagi in marmo, probabilmente del III-IV secolo d.C., appartenenti a due fanciulli di famiglia piuttosto benestante. Lo riferisce la Soprintendenza speciale all'Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Roma, spiegando che i due sarcofagi, uno dei quali decorato con bassorilievi, sono stati riportati alla luce nei giorni scorsi durante uno scavo di archeologia preventiva in un cantiere Acea, nei pressi dello Stadio Olimpico di Roma, sulla pendice nordoccidentale di Monte Mario, dietro la curva nord.
L'area interessata dai ritrovamenti è prossima alla Via Triumphalis, che portava da Veio fino al Campidoglio, sulla quale soldati e condottieri sfilavano per ricevere gli onori del popolo dopo una vittoria. Dalla necropoli rinvenuta sotto il colle Vaticano ai siti archeologici della borgata Ottavia, sono molti gli elementi che testimoniano il popolamento e la valenza sacra della zona limitrofa all'antica strada consolare, che in passato ha restituito reperti datati fino all'Età del Ferro, con i resti di alcuni villaggi etruschi.
Lo scavo è stato diretto da Marina Piranomonte, con gli archeologi Alice Ceazzi, il restauratore Andrea Venier, l'antropologa Giordana Amicucci e il topografo Alessandro Del Brusco. Finalizzati alla messa in opera di tubazioni di sotto-servizi, i lavori hanno portato alla luce le tombe a circa 2,5 metri sotto il piano stradale. La datazione dei sarcofagi, che sono stati trasportati nei laboratori della soprintendenza, potrà essere confermata solo dopo un approfondito esame. I reperti, infatti, saranno analizzati, studiati e restaurati nei prossimi mesi. I risultati delle ricerche saranno divulgati nel prossimo autunno.

Fonti:
Adnkronos
Arti.it

Gerusalemme, trovato un mosaico con il nome di Giustiniano

L'iscrizione con il nome di Giustiniano trovata a Gerusalemme
(Foto: artemagazine.it)
E' stato rinvenuto, a Gerusalemme, un mosaico bizantino con inciso il nome dell'imperatore Giustiniano. Il reperto si trovava ad un metro sotto terra ed è stato trovato durante scavi di routine. Risale al VI secolo d.C. e doveva trovarsi all'ingresso di un luogo di accoglienza per pellegrini.
Il rinvenimento è opera di un gruppo di archeologi israeliani diretti da David Gellman. Si tratta di un rinvenimento unico in quanto il reperto riporta un testo scritto con il nome di Giustiniano e quello di un abate.
I resti in quest'area sono numerosi ma i testi scritti sono davvero rari. Inoltre l'iscrizione in greco, datata intorno al 550 d.C., menziona personaggi molto importanti dell'epoca. L'incisione commemora la fondazione da parte dell'abate ortodosso Costantino di un edificio nei pressi della Porta di Damasco, a Gerusalemme Est, probabilmente un luogo di accoglienza per pellegrini.
Leah Di Segni, membro dell'Istituto di Archeologia dell'Università ebraica, come riporta l'agenzia Askanews, spiega: "Non si tratta dell'iscrizione di una chiesa, anche se apparentemente sembra appartenere a un monastero. La cosa più probabile è che questa iscrizione fosse all'ingresso di un ostello per pellegrini e viaggiatori che arrivavano a Gerusalemme dal nord e nordest".

Fonte:
artemagazine.it

Agrigento, trovate tracce di vino dell'Età del Rame

I vasi in cui è stata individuata la presenza di vino dell'Età del Rame
(Foto: Danide Tanasi, University of South Florida)
Studiosi dell'Università della Florida hanno affermato, grazie ad alcune analisi chimiche condotte su resti in ceramica, che la vinificazione in Italia possa essere avvenuta molto prima di quanto si sia creduto finora. E' stato trovato, infatti, un grande vaso dell'Età del Rame (inizi del IV millennio a.C.) recante tracce che, ad un'analisi chimica approfondita, si sono rivelate essere di vino.
Si tratta di una scoperta significativa poiché si tratta della prima scoperta di residuo di vinificazione di tutta la preistoria italiana. Secondo la tradizione la viticultura e la produzione del vino si sono sviluppate, in Italia, intorno alla media Età del Bronzo (1300-1100 a.C.), come è stato rilevato dal recupero di alcuni semi di uva.
Il responsabile dello studio, Davide Tanasi, dell'Università della Florida meridionale a Tampa, ha individuato, grazie all'analisi chimica, tracce di vino su ceramica non smaltata dell'Età del Rame rinvenuta sul Monte Kronio, nei pressi di Agrigento, in Sicilia. Tanasi e il suo team di studiosi hanno rilevato, sul reperto, la presenza di acido tartarico e del sale di sodio, che si sviluppano naturalmente durante il processo di vinificazione. Si tratta di una scoperta rara, poiché per poter rilevare i due elementi bisogna disporre di antiche ceramiche intatte. Al momento gli studiosi stanno cercando di scoprire se il vino contenuto nel reperto era rosso o bianco.

Fonte:
University of South California

sabato 19 agosto 2017

Sicilia, nuove scoperte nella villa di Realmonte

Gli archeologi sul sito dell'antica villa di Realmonte, in Sicilia
(Foto: USF)
Gli archeologi hanno scoperto nuovi reperti di un'antica villa romana unitamente a diversi manufatti che potrebbero aumentare la conoscenza del sito e dell'intera economia della Sicilia al tempo dei Romani. Sul posto operano gli archeologi dell'Università della Florida del Sud, la villa si chiama Villa Durrueli e si trova vicino alla città costiera di Realmonte, in Sicilia.
Secondo gli studiosi, le mura, i livelli pavimentali, la scala in pietra e il canale dell'acqua presente nella struttura hanno aiutato i ricercatori a stabilire che l'edificio è stato costantemente occupato tra il II e il VII secolo d.C., con un restauro ed un adattamento nel V secolo d.C.. Dallo scavo sono emerse pentole, lampade in ceramica ed attrezzature varie che hanno spinto i ricercatori a ritenere che la funzione precipua di questa grande fattoria fosse quella di produrre ceramica, mattoni e piastrelle su scala industriale, arrecando un notevole contributo alla conoscenza della storia economica della Sicilia tardo-antica.
Il peristilio della villa e gli ambienti attigui
(Foto: Carlo Guidotti)
Parti del sito sono state già scavate qualche decennio fa, quando altri archeologi hanno lavorato sui resti della villa. Attualmente sono state utilizzate scansioni in 3D dell'interno sito, sia dal suolo che aeree che sono state fondamentali per la comprensione del complesso.
Ville come queste erano, in realtà, al tempo dei Romani, delle vere e proprie fattorie situate nella immediata periferia di un centro abitato o in campagna. Si trattava delle case di personaggi di ceto abbiente presenti esclusivamente in Italia.
La sovrintendente Gabriella Costantino ha dichiarato: "Lo scavo ha avuto l'obiettivo di reinterpretare le intricate vicende edilizie attraverso cui la villa è andata incontro tra il I e il III secolo d.C., facendo emergere un'importante fase di occupazione di epoca bizantina, del tutto sconosciuta finora. Grande importanza ha infatti la scoperta di un vasto complesso per la produzione della ceramica, incentrato sul riuso dei forni che alimentavano le stanze calde delle terme come fornaci per la ceramica e le stanze stesse come vani di servizio".
Il pavimento a mosaico raffigurante Scilla
(Foto: Carlo Guidotti)
La villa romana si trova in contrada Durrueli, che dà il nome al sito, in località Punta Piccola. La scoperta del complesso abitativo e industriale risale al 1907, durante gli scavi per la realizzazione della ferrovia che, passando proprio per Realmonte, avrebbe attraversato la cittadina di Porto Empedocle collegando Agrigento a Siculiana. Venne portato alla luce l'impianto originario dell'antica abitazione romana, formata da due ambienti in opus sectile, ossia decorati con lastre di marmo, e tre ambienti in opus tessellatum, cioè con pavimenti a mosaico.
Vista l'entità della scoperta fu deciso di deviare il tracciato ferroviario, permettendo in tal modo la conservazione del sito e la prosecuzione degli scavi, durante i quali emersero ulteriori due vani in opus tessellatum. La campagna di scavi riprende soltanto verso la fine del secolo scorso, quando nel 1979 il Soprintendente Ernesto De Miro richiede la collaborazione del Professor Masanori Aoyagi, dell'Università giapponese di Tsukuba, il quale, estendendo l'analisi del territorio circostante, mette in luce il peristilio dell'area sud e l'intera area del complesso della villa romana. Oggi l'area visitabile è pari a 5.000 metri quadri circa e consta di due macro zone, una costituita dalla composizione dei vani destinati ad abitazione e una dedicata all'impianto termale.
Particolare dell'impianto termale (Foto: Carlo Guidotti)
Dell'originario impianto termale è riconoscibile il corridoio di accesso con lo spogliatoio, apodyterium, nel cui pavimento a mosaico è raffigurata Scilla, mostro marino femminile, che cinge un timone e circondata da fregi di carattere marino; attigua è la stanza contenente la vasca marmorea del frigidarium, quella con la fornace per il calidarium e un'altra probabilmente dedicata al tepidarium.
Nello specifico del territorio agrigentino, una delle maggiori fonti di ricchezza - e forse di arricchimento anche per il proprietario della villa di Realmonte - è lo sfruttamento delle miniere di zolfo, di proprietà privata, che fu attestata alla gens Annia nel II secolo d.C. e poi, nel III secolo, venne assorbita dal monopolio imperiale. Questa attività economica così importante ad Agrigento è documentata da oggetti particolari: si tratta delle Tegulae mancipium sulphuris, ovvero le tegole degli appaltatori di zolfo, sorta di tavolette di argilla con incisi alcuni caratteri latini al contrario, ovvero rovesciati e in senso destrorso, cioè da destra verso sinistra. Queste tavolette erano delle matrici inserite sul fondo di stampi, probabilmente in legno, entro cui veniva colato lo zolfo fuso; in questo modo la matrice imprimeva, sui pani di zolfo, il nome del produttore del materiale, normalmente leggibile da sinistra a destra.
Una Tegula mancipium sulphuris (Foto: izi.travel/it)
Per la realizzazione degli attuali lavori di scavo è stata firmata un'apposita convenzione triennale tra la Soprintendenza ai Beni Culturali di Agrigento e l'University of South Florida della città di Tampa. Direttore degli scavi è l'archeologo Davide Tanasi, da anni impegnato in collaborazioni archeologiche in Sicilia con le Università americane.
"Abbiamo iniziato gli scavi all'inizio del mese di luglio - ha spiegato l'archeologo Tanasi - miriamo a comprendere sia la reale vastità del complesso che è ben più grande di quello conosciuto ad oggi, sia risalire all'identità della personalità romana proprietaria di una villa così importante e ricca. Altro obiettivo è quello di ricostruire le fasi posteriori al periodo romano, quando il caseggiato fu trasformato in altro".

Fonti:
ibtimes.com
sicilypresent.it/luoghi-e-storie/

Giordania, scoperto un tempio di età ellenistica

Gli archeologi della Yarmouk University al lavoro ad Umm Qais
(Foto: Atef Sheyyab)
Un tempio ellenistico, il primo del suo genere nella regione del Levante, è stato scoperto a Umm Qais, in Giordania. Una squadra di archeologi della Yarmouk University ha portato alla luce sia il tempio che l'acquedotto che serviva la città.
Il tempio risale ad un periodo compreso tra il 332 e il 63 a.C. e venne riutilizzato anche in epoca romana, bizantina ed islamica. L'architettura della costruzione era tipica del mondo greco, si tratta di un tempio distilo in antis, con un pronao (area interna del portico), un podio e il naos, la parte centrale e più sacra del tempio. Sono state rinvenute anche le colonne ioniche che un tempo ornavano l'edificio.
Gli archeologi hanno raccolto anche campioni di ceramica trovata nei pressi del tempio al fine di datare con certezza quest'ultimo. E' stato anche scoperto l'acquedotto della città antica, costituita, oltre che da condotti, anche da una serie di pozzi di età ellenistica e romana. Le gallerie entro cui scorre l'acquedotto portano anche ad un termopolium al centro della città.
Jerash, Gadara (ora Umm Qais) e Pella (Tabaqit Fahl) appartenevano, un tempo, alla Decapoli, una lega di dieci città greche situate nella Palestina orientale, formatasi all'indomani della conquista romana della Palestina (63 a.C.). La Decapoli comprendeva anche Philadelphia (l'odierna Amman) e Damasco. Umm Qais dista circa 125 chilometri in direzione nord da Amman e vanta imponenti resti di archi e un teatro edificato in pietra basaltica nera, una basilica e un cortile adiacente occupato da sarcofagi neri finemente intagliati.

Fonte:
jordantimes.com

Tunisia, Numluli: una città dalle molte vite

Tunisia, gli scavi di Numluli (Foto: Unione Sarda) Nel governatorato tunisino di Béja , gli archeologi stanno riportando alla luce una città...