sabato 10 dicembre 2022

Roma, dalle fogne del Colosseo frammenti di vita romana

Roma, l'arena del Colosseo (Foto: Reuters)
Gli archeologi hanno scoperto che gli spettatori che assistevano agli spettacoli gladiatori al Colosseo, si deliziavano di spuntini a base di olive, frutta e noci. Nel sito, infatti, sono stati rinvenuti frammenti di cibo: fichi, uva, ciliegie, more, noci ed altro ancora. Sono state trovate anche le ossa di orsi e grandi felini che, probabilmente, erano "ospiti" nei giochi di caccia nell'arena.
Queste scoperte sono state fatte durante le ispezioni all'interno del sistema fognario del Colosseo e sono "reliquie" che fotografano "l'esperienza e le abitudini di chi frequentava questo luogo durante le lunghe giornate dedicate alle rappresentazioni", ha affermato Alfonsina Russo, direttrice del Parco Archeologico del Colosseo.
I ricercatori ritengono che le ossa di orsi e leoni siano state lasciate, con tutta probabilità, da animali costretti a combattere tra loro e contro i gladiatori. Sono state rinvenute anche altre ossa, più piccole, appartenenti, forse, a cani.
Parte finale del collettore sud (Foto: Archivio del
Parco Archeologico del Colosseo)
Sono stati ritrovati anche cuticole e frammenti di foglie di bosso e di alloro, piante che venivano utilizzate per decorare l'arena durante gli spettacoli. Ed, inoltre, dadi da gioco, oggetti d'uso personale come uno spillone in osso lavorato, elementi di vestiario come borchie, chiodini da scarpe e frammenti di cuoio.
Lo scavo ha permesso anche il recupero di antiche monete, tra le quali 50 monete di bronzo risalenti al periodo tardo romano, intorno al 250-450 d.C. e una moneta commemorativa d'argento del 170-171 d.C. circa che celebra i dieci anni di regno di Marco Aurelio. Il ritrovamento di queste monete potrebbe ipotizzare l'uso del denaro per ingraziarsi il favore del popolo. Un reperto "sorprendente da parte degli archeologi contemporanei per raccontare, più di 1500 anni dopo, il fascino di quei giochi e di quei giorni", spiegano gli esperti.
Lo studio è iniziato nel gennaio 2021 ed ha comportato lo sgombero di 70 metri di scarichi e fognature che corrono al disotto dell'arena romana. Architetti ed archeologi hanno utilizzato robot guidati da fili per navigare nel complesso sistema di drenaggio. Il Colosseo era il più grande anfiteatro dell'Impero romano, caduto in disuso intorno al 523 d.C. Ospitava combattimenti di gladiatori e altri spettacoli pubblici.
Il gruppo di ricerca ha lavorato all'indagine sotto la direzione scientifica di Martina Almonte, Federica Rinaldi e Barbara Nazzano. Lo studio ha coinvolto gli speleologi di Roma Sotterranea Srl. Tra gli obiettivi primari dell'attività di ricerca, la necessità di comprendere il funzionamento delle fogne antiche e dell'idraulica del Colosseo. Nasce da qui lo studio sistematico del sistema di regimentazione delle acque, con ispezioni realizzate nei collettori al di sotto della piazza, al fine di indagare e conoscere l'attuale modalità di smaltimento delle acque del comparto ipogeo del monumento.

Fonti:
bbc.com
artribune.com
agi.it

Inghilterra, nuove interessanti scoperte nella lussuosa villa di Rutland

Rutland, i resti del fienile convertito in balneum
(Foto: theguardian.com)
Gli archeologi hanno raccolto nuove prove del grandioso stile di vita dei proprietari della lussuosa villa romana scoperta a Rutland, nelle Midlands orientali, in Gran Bretagna.
I proprietari del complesso delle Midlands hanno trasformato un fienile agricolo in legno in un'abitazione in pietra dotata di un balneum, un bagno turco ed una piscina di acqua fredda (frigidarium). Queste scoperte arrivano a due anni di distanza dal ritrovamento di antiche ceramiche da parte dei proprietari del terreno agricolo di Rutland.
Gli archeologi dell'Università di Leicester, in collaborazione con l'Historic England e il consiglio della contea di Rutland, hanno successivamente portato alla luce un raro mosaico raffigurante scene tratte dall'Iliade di Omero. Il ritrovamento è stato definito come "la più entusiasmante scoperta di mosaici romani avvenuta nel Regno Unito nel secolo scorso". Ora lo stesso team di archeologi ha svelato ulteriori scoperte nel sito, inclusa la conversione di un fienile delle dimensioni di una piccola chiesa.
Il fienile era sostenuto da grandi pali di legno e poteva, forse, avere due piani. Venne trasformato in edificio in pietra intorno al III-IV secolo d.C., con una delle estremità adibita ad abitazione a più piani mentre l'altra era destinata a piccola officina artigianale. La caratteristica principale dell'abitazione era un bagno in stile romano con un sofisticato sistema di riscaldamento che correva sotto il pavimento e condotti di riscaldamento che erano inseriti nelle pareti. Un serbatoio all'esterno dell'edificio potrebbe essere stato utilizzato per raccogliere l'acqua piovana.
Gli archeologi hanno nuovamente analizzato l'area che ospita il pavimento musivo che, forse, era collocato in un triclinio all'interno dell'edificio principale della domus. Hanno scoperto frammenti in marmo levigato, colonne in pietra spezza e intonaco dipinto il quale ultimo suggerisce la presenza di una grande decorazione. Il triclinio era stato concepito come un'estensione della villa principale.
I nuovi scavi hanno portato alla luce anche altri mosaici presenti nei corridoi che portano al triclinio, tra questi mosaici uno rappresenta un disegno geometrico caleidoscopico.

Fonte:
theguardian.com

giovedì 8 dicembre 2022

Egitto, la necropoli delle mummie dalle lingue d'oro


Egitto, una delle mummie dalla lingua d'oro
(Foto: english.ahram.org.eg)

Durante gli scavi effettuati nel governatorato del Delta centrale del Nilo sono state scoperte delle mummie molto particolari. Sono stati recuperati anche vasi in terracotta, foglie d'oro a forma di scarabeo e fiori di loto, una serie di amuleti funerari in pietra, scarabei e vasi risalenti al periodo tolemaico e romano.
"Le mummie con lingue d'oro sono in cattive condizioni di conservazione", ha dichiarato Mustafa Waziri, Segretario Generale del Consiglio Supremo delle antichità. Waziri ha aggiunto che sono stati trovati anche scheletri, resti di mummie ricoperte di foglie d'oro, sarcofagi antropoidi in legno e tracce di rame che un tempo era utilizzato per fabbricare le bare.
Ayman Ashmawi, capo del settore delle antichità dell'Antico Egitto, ha affermato che la parte della necropoli recentemente scoperta ha uno stile architettonico diverso. Ashmawi ha spiegato che questa parte è fatta in mattoni di fango ed è composta da una sala principale a volta con tre camere funerarie a volta e un pozzo funerario con due camere laterali.
I primi studi sulle sepolture, sulle mummie e sulla collezione funeraria rinvenuta indicano che questa necropoli è stata utilizzata durante tre periodi: il tardo antico egiziano, il tolemaico e parte del periodo romano.
La necropoli di Quweisna è uno dei siti archeologici più importanti del Delta del Nilo ed ospita una serie di tombe e camere sepolcrali di diverse epoche archeologiche. Queste sepolture rivelano i cambiamenti nello stile architettonico delle tombe e i metodi di sepoltura utilizzati nelle diverse epoche. Quweisna ospita anche una necropoli per uccelli sacri
Nelle campagne di scavo passate, la missione archeologiche ha riportato alla luce tombe, resti di edifici, mummie, bare e sarcofagi, tra i quali uno enorme antropoide, scolpito nel granito nero per uno degli anziani sacerdoti di Atribis, l'odierna Banha a Qalioubiya, governatorato a nord del Cairo.

Fonte:
english.ahram.org.eg

Georgia, rinvenuto un torchio per vino


Georgia, i resti del torchio dopo la ripulitura del terreno
(Foto: R. Karasliewicz-Szczyplorski)
I resti ben conservati di un antico torchio sono stati trovati vicino al forte romano di Apsaros, l'odierna Gonio, vicino a Batumi, in Georgia.
Secondo il team di archeologi polacco-georgiani, l'installazione faceva quasi certamente parte di un'azienda agricola che produceva vino per le truppe romane.
Vicino l'accampamento romano vennero costruiti anche dei bordelli ed altre strutture commerciali tra i quali, appunto, il torchio.
Le attività vicino ai campi militari erano di solito di proprietà di veterani che, grazie ai buoni contatti con il comando del campo, avviavano attività redditizie. Sia i legionari che le truppe ausiliarie (soldati che non avevano la cittadinanza romana) erano probabilmente di stanza ad Apsaros.
Gli archeologi sono riusciti anche ad individuare che tipo di vino si produceva. Si tratta di un tipo di vino, il Kvevri, che viene tuttora consumato nell'odierna Georgia. Il vino fermentava in vasi di argilla sepolti sotto terra. Aveva un sapore molto diverso dell'attuale vino, piuttosto terroso e dolce. 
L'installazione venne utilizzata nel II-III secolo d.C., quando la guarnigione romana era di stanza ad Apsaros. Gli archeologi ritengono che quasi certamente l'impianto facesse parte di un'azienda agricola che produceva vino non solo per le truppe romane ma anche per i bisogni locali. Il torchio ha caratteristiche strutturali tipiche della tradizione enologica locale, ma per sigillare il piano di lavoro e la vasca del mosto è stata utilizzata la malta idraulica caratteristica delle costruzioni romane. Il torchio è, pertanto, una testimonianza dello scambio di tecniche ed idee al confine tra l'Impero Romano e il locale Regno di Iberia.
Asparos, come era conosciuta la fortezza tra le antiche popolazioni, venne costruita circa 2000 anni fa al confine della provincia romana della Cappadocia. Per la sua posizione strategica, il forte ebbe un ruolo importante nel sistema difensivo dei confini orientali dell'Impero romano. Oggi ne rimangono solo rovine. Vicino alla fortezza un tempo correva l'unica strada che conduceva dalla Colchide (Georgia occidentale) alle provincie romane dell'Asia Minore.

Fonte:
PAP - Scienza in Polonia via scienceinpoland.pap.pl

Egitto, trovata una sala colonnata nel tempio di Butu

Egitto, panoramica sugli scavi della sala colonnata
(Foto: english.ahram.org.eg)

Una missione archeologica egiziana ha riportato alla luce, nel tempio di Butu, nel delta settentrionale del Nilo, i resti di una sala colonnata di un tempio della XXVI Dinastia. Sono stati riportati alla luce anche dei vasi utilizzati, con tutta probabilità, durante i rituali religiosi e pietre decorate con incisioni raffiguranti scene che risalgono al periodo Saita della XXVI Dinastia.
La sala presenta tre colonne allineate, in rovina, con un probabile capitello papiriforme che potrebbe essere associato alla divinità Wadjet, adorata nel tempio di Butu.
E' stato rinvenuto, anche, un rilievo calcareo che mostra una divinità con testa di uccello che indossa una corona bianca circondata da piume, forse si tratta di Nekhpet o Mut
L'area della sala era circondata da un enorme muro di mattoni e fango costruito durante il Nuovo Regno, ulteriormente elevato in altezza durante il periodo Saita. Nell'area del tempio sono stati scoperti anche un piccolo santuario in pietra calcarea ed una notevole quantità di vasi. Si pensa che il tempio sia stato costruito per preservare piccole statue. Precedentemente erano stati scoperti un enorme edificio in pietra, strumenti utilizzati durante i rituali religiosi e scene scolpite nell'avorio e intarsiate con oro e iscrizioni geroglifiche.
La missione archeologica egizia opera a Tel al-Farayeen. Gli scavi continueranno allo scopo di rivelare altri segreti del sito. 

Fonte:
english.ahram.org.eg


sabato 19 novembre 2022

Portoferraio, ulteriori scavi nei pressi della villa delle Grotte

Portoferraio, lo scavo della villa romana
(Foto: archeomedia.net)

Nell'ambito dei lavori effettuati da Terna, gestore della rete elettrica nazionale, per la realizzazione della seconda tratta in cavo del collegamento S. Giuseppe - Porto Ferraio, approvati dalla Soprintendenza di Pisa e Livorno con prescrizione archeologiche, stono stati eseguiti ulteriori saggi archeologici nella zona delle Grotte richiesti a seguito dei rinvenimenti avvenuti durante gli scavi del febbraio scorso.
In tale occasione erano state rinvenute una serie di strutture murarie, perpendicolari all'asse stradale, in evidente collegamento con quelle della adiacente villa romana delle Grotte, anzi ad essa appartenenti in quanto l'attuale Strada Provinciale (SP26) sulla quale si affaccia il complesso delle Grotte, costruita in tempi recenti, appariva aver interrotto la continuità tra la villa romana e la sovrastante cisterna romana dalla quale proveniva l'acqua utilizzata per l'impianto termale e la piscina della villa stessa.
A seguito dei due interventi di archeologia preventiva, eseguiti a febbraio e novembre, è stata rinvenuta la conclusione verso sudest delle strutture della villa con i muri che curvano alla giunzione della strada con la collina e sono state rinvenute altre strutture impostate lungo il crinale, probabilmente in relazione con la cisterna superiore. Le strutture individuate in piano, in opera cementizia e in opera reticolata con pietre (cubilia) dello stesso tipo e colore (serpentino e calcare) delle strutture monumentali delle Grotte, una volta documentate, sono state ricoperte in quanto si trovano in aree di viabilità e parcheggio.

Fonte:
archeomedia.net

venerdì 18 novembre 2022

Antiche mummie egiziane e tatuaggi molto moderni...

Egitto, tatuaggio sull'osso iliaco sinistro di una donna
sepolta a Deir el-Medina (Foto: Università del Missouri)

Nuove evidenze archeologiche dimostrano che i tatuaggi, specie quelli nella parte bassa della schiena, non sono una moda moderna, ma che anche le donne egiziane vissute tremila anni fa usavano avere.
Nel sito di Deir el-Medina le ricercatrici Anne Austin e Marie-Lys Arnette hanno scoperto che i tatuaggi impressi sulla pelle e le statuette anch'esse tatuate rinvenute nel sito sono probabilmente collegati al dio egizio Bes, che proteggeva le donne e i bambini durante il parto.
Deir el-Medina si trova sulla sponda occidentale del Nilo, di fronte al sito archeologico di Luxor. A partire dal 1922, più o meno nello stesso periodo in cui venne scoperta la tomba di Tutankhamon, il sito venne scavato da archeologi francesi. Conosciuta nel periodo del Nuovo Regno come Set-Ma'at (luogo della verità), quella di Deir el-Medina era una comunità che abitava in un luogo ben pianificato, con strade disposte a griglia e alloggi per gli operai responsabili della costruzione delle sepolture degli alti dignitari egizi.
Caratteristica del sito è una Grande Fossa, una discarica in cui sono stati trovati ricevute e lettere su papiro che riguardano la paga degli operai che vivevano a Deir el-Medina con le loro famiglie. Questo ha permesso agli archeologi di comprendere meglio lo stile di vita della gente comune. Nulla, però, in questa Grande Fossa, menziona la pratica del tatuaggio.
La scoperta di almeno sei mummie di donne tatuate, pertanto, è stata sorprendente. Le prime prove provengono da due sepolture che la Dottoressa Austin ed il suo team hanno esaminato nel 2019. Un tomba conservava i resti - osso dell'anca sinistra - di una donna di mezza età. Sulla pelle conservata erano visibili motivi colorati in nero che creavano un'immagine simmetrica che doveva correre lungo la parte bassa della schiena della donna. A sinistra delle linee orizzontali del tatuaggio c'era una raffigurazione del dio Bes e di una ciotola, immagini legate alla purificazione rituale nelle settimane immediatamente successive al parto.
Il secondo tatuaggio è stato ritrovato sui resti di una donna di mezza età scoperta in una sepoltura accanto alla prima. La fotografia ad infrarossi ha rivelato un tatuaggio difficile a vedersi ad occhio nudo. Si tratta di un wdjat o Occhio di Horus, e di una possibile immagine del dio Bes che indossa una corona di piume. Entrambe le immagini suggeriscono che il tatuaggio fosse legato ad una funzione di protezione e guarigione. Vi era anche il motivo di una linea a zigzag, rappresentante probabilmente una palude, che antichi testi medici associavano alle acque rinfrescanti usate per alleviare il dolore delle mestruazioni o del parto.
A Deir el-Medina sono state trovate anche tre statuette di argilla raffiguranti corpi di donne che sono state esaminate approfonditamente a decenni dal loro ritrovamento. Le statuette mostravano anche loro tatuaggi sulla parte bassa della schiena e sulla parte superiore delle cosce e alcuni tatuaggi raffiguravano, ancora una volta, il dio Bes.
Secondo i ricercatori questi tatuaggi facevano visivamente riferimento a donne incinte, ostetriche e madri che partecipavano ai rituali post-partum. I tatuaggi erano una sorta di protezione per madre e bambino.

Fonte:
livescience.com

Egitto, scoperte nuove sepolture vicino alla tomba di Tutankhamon

Egitto, piramide della regina Neith scoperta di recente
(Foto: concessione di Zahi Hawass)

A pochi passi dalla tomba di Tutankhamon, gli archeologi hanno portato alla luce la piramide di una regina egizia finora sconosciuta, un nascondiglio di sarcofagi, mummie e diversi manufatti, oltre ad una serie di tunnel interconnessi.
Mummie e sarcofagi potrebbero appartenere, secondo i ricercatori, ad alcuni dei più stretti generali e consiglieri di Tutankhamon. Gli archeologi hanno concentrato la loro attenzione anche su una vicina piramide, appartenuta a Teti, il primo faraone della VI Dinastia.
Le sepolture a pozzo ritrovate sono 22, ad una profondità che va dai 9 ai 18 metri. Si tratta di sepolture del Nuovo Regno, in un contesto composto prevalentemente da sepolture dell'Antico Regno o del Periodo Tardo. All'interno di uno di questi pozzi è stato rinvenuto un sarcofago di calcare piuttosto grande, con 300 altre bare del Nuovo Regno, ciascuna delle quali ha un volto contraddistinto dalla precisa connotazione dei tratti somatici dai quali può essere distinta l'appartenenza ad uomo oppure ad una donna. I sarcofagi sono decorati con scene dal Libro dei Morti e recano anche il nome del defunto. Le mummie sono tutte in buone condizioni.
All'interno dei sarcofagi e dei pozzi sepolcrali sono stati trovati diversi manufatti, tra i quali il gioco del Senet, degli ushabti, statuette del dio Ptah-Sokar e persino un'ascia di metallo.
I ricercatori hanno rinvenuto anche una piramide commemorativa di una regina precedentemente sconosciuta, il cui nome, Neith, non è riportato in alcun documento storico.

Fonte:
livescience.com

Puglia, scavi e scoperte nella città di Manduria

(Foto: stilearte.it)

Resti di mura ciclopiche e uno scheletro - che sarà accuratamente studiato per stabilire l'epoca in cui visse questo individuo - sono venuti alla luce in questi giorni a Manduria, una cittadina di circa 30.000 abitanti della provincia di Taranto, in Puglia, nel Salento settentrionale.
Gli scavi hanno interessato l'area prossima a San Pietro Mandurino e sono stati condotti congiuntamente dalla Soprintendenza Nazionale per il patrimonio subacqueo e il Segretariato Regionale del MiC Puglia, con la collaborazione del Comune di Manduria.
Manduria, antica città messapica, fu cinta da fossati e possenti mura megalitiche tra il V ed il III secolo a.C. I resti articolati in triplice cerchia, sono ancora visibili insieme a quelli di una grande necropoli, con tombe a fossa spesso di vaste dimensioni, coperte di lastroni in pietra, i cui reperti si possono ammirare presso il Museo Archeologico "Manduria, Terra di Messapi", che documenta lo scavo delle oltre 1.200 tombe portate alla luce da Nevio Degrassi dal 1955 al 1960. 
Invano Manduria fu assediata da Taranto, con l'aiuto del re di Sparta Archidamo che, nel 338 a.C., vi perse la vita sotto le mura. Non senza avergli imposto una strenua resistenza, fu presa da Annibale nel 212 a.C., poi conquistata dal console Quinto Fabio Massimo nel 209 a.C. che fece ricco bottino e 3.000 prigionieri.
Distrutta nei secoli successivi dai Saraceni, Manduria venne rifondata nell'XI secolo con il nome di Casalnuovo, occupando solo in parte il territorio dell'antica città, espandendosi verso occidente e lasciando inedificata la zona orientale già destinata all'antica necropoli.
I Messapi erano una tribù iapigia - una popolazione originaria della costa orientale dell'Adriatico - che nell'antichità classica occupava i territorio corrispondente all'attuale Salento. Le altre due tribù Iapigie, i Peucezi e i Dauni, erano stanziate rispettivamente nel centro e nel nord della Puglia.

Fonte:
stilearte.it

giovedì 17 novembre 2022

Turchia, rinvenuto un sigillo-amuleto egizio

Turchia, il sigillo rinvenuto ad Amasra (Foto: AA)

Durante gli scavi archeologici nell'antica città di Amstris, nel distretto di Amasra nel Bartin, nel nord della Turchia, è stato scoperto un sigillo con funzione anche di amuleto che si pensa essere di origine egizia.
Nell'area, dove nel 2014 sono iniziati gli scavi per l'edilizia scolastica, nel 2017 sono stati rinvenuti alcuni resti ritenuti di epoca romana. Successivamente, i lavori di costruzione si sono interrotti e sono iniziati gli scavi archeologici nell'area.
Recentemente è stato rinvenuto un amuleto-sigillo di forma piramidale, alto 2 centimetri. L'amuleto presenta vari segni, come una mano destra che regge una spada, due ali e lettere.
La Professoressa associata Fatma Bagdath Cam, capo del Dipartimento di Archeologia della Facoltà di Lettere dell'Università Bartin, ha affermato che l'amuleto è il primo manufatto trovato in una struttura romana costruita in marmo, risalente al II secolo d.C. L'amuleto ha base quadrata e forma piramidale nella parte superiore e realizzato in ossidiana.
"Vediamo che c'è una figura raffigurante il dio Bes, che conosciamo dalla religione egizia, raffigura con linee incise alla base del manufatto. Nella parte superiore vediamo che sono presenti lettere e parole dell'antica religione egizia in lingua demotica. I caratteri delle lettere esprimono, probabilmente, il significato di protezione" Ha detto la Professoressa Cam. Potrebbe essere un oggetto indossato per proteggere il proprietario dal male o dalle malattie. E' l'unico esempio del suo genere trovato in Anatolia.
La costa di Amasra ospitò la colonia fenicia di Sesamus, nel XII secolo a.C. Il periodo di massimo splendore della colonia fu durante il dominio della principessa iraniana Amastris.

Fonte:
arkeonews.net

Spagna, la misteriosa Mano di Irulegi e l'antica lingua basca

Spagna, il reperto con l'iscrizione in lingua basca
(Foto: Sociedad de Ciencias Aranzadi)

Gli archeologi hanno scoperto quello che ritengono essere il più antico testo in lingua basca nel sito archeologico di Irulegi, vicino alla Valle di Aranguren, a circa 8 chilometri dall'attuale Pamplona, nella regione settentrionale della Navarra, in Spagna.
Gli archeologi hanno scavato il poggio, sul quale si ergono anche le mura di un castello medioevale ed hanno scoperto, ai piedi della fortificazione, i resti di un insediamento di duemila anni fa.
Sulla soglia di una delle case distrutte durante le guerre sertoriane, nel 2021 gli operai hanno trovato una lastra di bronzo lunga circa 14,5 centimetri e a forma di mano. Le analisi del laboratorio hanno rivelato che sulle dita di questa mano erano incise strane iscrizioni, sotto forma di 40 simboli distribuiti su quattro linee. Si è ipotizzato che il manufatto facesse parte di elmo. Consiste in un "foglio" di bronzo, tagliato a formare una mano destra a grandezza naturale, in una lega del 53,19% di stagno, 40,87% di rame e 2,16% di piombo, qualcosa in comune con le antiche leghe, secondo l'analisi degli esperti dell'Università Pubblica di Navarra.
Databile al primo quarto del I secolo a.C., la mano presenta un piccolo incavo per essere appesa alla porta d'ingresso di una casa come oggetto rituale di protezione. La prima delle parole identificate è "sorioneku", che si traduce, nella moderna lingua basca, con il termine "zorioneko", ossia "buona fortuna, buon auspicio". Il resto dell'iscrizione è ancora in fase di studio e decifrazione.
Dal momento che i nome delle divinità dei paleoispanici sono in gran parte sconosciuti, si pensa che alcune delle frasi incise sulla Mano di Irulegi possano riferirsi a divinità o luoghi baschi. Le frasi sono separate da punti o segni ma nessuna delle parole identificate sembra corrispondere a nomi baschi personali.
Javier Velaza, professore di Filologia latina all'Università di Barcellona e uno dei massimi esperti mondiali di iscrizioni preromane ha affermato: "La mano di Irulegi è senza dubbio il primo documento scritto in lingua basca e in una scrittura specificamente basca (un alfabeto che include lettere e sillabe), oltre ad essere il testo più lungo conosciuto fino ad oggi".
Il sito archeologico di Irulegi sorge su una montagna isolata tra i Pirenei e la Valle dell'Ebro. Tra il XV e l'XI secolo a.C., durante l'Età del Bronzo, fu costruito a scopo difensivo e per controllare il territorio circostante. Scomparve nel I secolo a.C.

Fonte:
arkeonews.net

Aspendos, la città di Asclepio. Trovata una scultura del dio e di suo figlio Telesforo

Aspendos, volto della statua di Asclepio (Foto: Ministero turco della Cultura e del Turismo) Una nuova scoperta archeologica ad Aspendos , i...