sabato 13 luglio 2013

Imbracatura medioevale ritrovata in Irlanda

Imbracatura di cavallo ritrovata in Irlanda
Durante gli scavi al castello di Cork, in Irlanda, è stata riportata alla luce un'imbracatura di cavallo risalente al XIII-XIV secolo.
L'imbracatura abbracciava il petto dell'animale e veniva assicurata alla sella. E' coperta di scudi di rame dorato e presenta simboli araldici. Forse apparteneva ad un cavaliere medioevale ed l'unico esempio integro del genere mai trovato in Gran Bretagna o in Irlanda.
Gli scavi sono stati effettuati tra il 2011 e il 2012 nell'ambito di un progetto che, inizialmente, era nato per eliminare una curva sulla strada principale Malva-Doneraile. Tra i reperti ritrovati durante lo scavo, i più importanti sono emersi da un pozzo medioevale. Si tratta di dadi per il gioco in osso, una scarpa da donna e, appunto, l'imbracatura per il cavallo, conosciuta come peytrel. I simboli araldici riemersi dalla pulitura dell'importante reperto mostrano un leone rampante sulle zampe posteriori.
Durante gli scavi sono emersi anche i resti di un villaggio preistorico

giovedì 11 luglio 2013

L'Appia che non ti aspetti...

Il tratto della via Appia appena scoperto
(Foto: La Repubblica)
(Fonte: La Repubblica) - Ha 2300 anni, ma non li dimostra. E' l'inedito tratto di Appia Antica scoperto per caso, nei giorni scorsi, durante un cantiere dell'Acea per il passaggio di cavi elettrici, sotto la sorveglianza della Soprintendenza speciale ai Beni Archeologici di Roma.
Sedici metri di strada romana in perfetto stato di conservazione e con evidenti segni di passaggio dei carri, tornati alla luce al terzo miglio della Regina Viarum, in prossimità del Circo di Massenzio. I basoli sono stati ritrovati a quote variabili tra i 70 e i 140 centimetri di profondità, lungo un pendio sotto l'attuale livello dell'asfalto.
"In un periodo che non possiamo datare esattamente, probabilmente tra gli anni '50 e '60 del secolo scorso, furono ricoperti da una spessa massicciata. - Spiega l'archeologa Livia Giammichele della Soprintendenza. - Si tratta di una scoperta emozionante e importantissima perché di questo tratto non avevamo notizia. Ma soprattutto perché ci permette di ricostruire le quote esatte di una strada che non smette mai di sorprenderci".
"Che l'Appia antica si trovasse a una quota più bassa rispetto all'attuale tracciato lo avevano già rilevato altri rinvenimenti al secondo miglio e, del resto, lo suggerisce il rapporto con il Circo di Massenzio e con il Mausoleo di Romolo. - Spiega Rita Paris, responsabile dell'area per la Soprintendenza archeologica di Roma. - A questo punto dovremo eseguire misurazioni precise perché ci troviamo nella zona ce segue la colata lavica e che termina in corrispondenza del mausoleo di Cecilia Metella".
La scoperta, sottolinea Paris, "aggiungerà elementi di conoscenza sul basolato dell'Appia, che non smette di sorprendere gli osservatori di ogni tempo, fin da quando Procopio di Cesarea, raccontando la guerra gotica del 535 d.C., ne descrisse l'eccezionale condizione di manutenzione ed esercizio dopo più di 800 anni dalla sua inaugurazione".
Dopo essere stato studiato e protetto, il nuovo tratto emerso sotto l'attuale sede stradale sarà probabilmente interrato.

Un pozzo romano in Inghilterra

Gli archeologi dell'Università di York, in Inghilterra, affermano di aver scoperto un pozzo romano ben conservato nei pressi di Heslington. Il pozzo pare essere stato in uso per diverso tempo a partire dal tardo IV secolo d.C. fino agli inizi del V secolo d.C.
Già dall'Età del Bronzo il luogo era frequentato per attingere acqua alle numerose sorgenti presenti. Il pozzo romano, però, a differenza di quelli che lo hanno preceduto, è stato accuratamente progettato in muratura di buona qualità. Le pietre, calcare, provengono con tutta probabilità dalla vicina fonte di Malton, a 30 chilometri a nordest del sito.
Il pozzo conteneva più di 1.000 pezzi di ceramica romano-britannica, tra cui due vasetti quasi completi e un certo numero di ossa di pecore, bovini, cavalli, cervi e persino un cane. Un'alta percentuale di ossa reca segni di macellazione. Una parte del materiale presente mostra segni di essere stato deposto come offerta votiva.

martedì 9 luglio 2013

Egiziani di Canaan

Base della statua di una sfinge ritrovata a Tel Hazor
Gli archeologi israeliani hanno trovato le tracce, in Israele, di un antico leader egiziano. In un sito del Tel Hazor National Park, a nord del Mare di Galilea, gli archeologi dell'Università Ebraica di Gerusalemme hanno portato alla luce parte di una sfinge appartenente ad uno degli antichi costruttori di piramidi.
Gli scavi a Tel Hazor sono condotti dal professor Ammon Ben-Tor, dal professor Yadin Yigael e dal dottor Sharon Zuckerman. La sfinge è stata portata qui dall'Egitto e reca un'iscrizione geroglifica tra le zampe che menziona Menkaura (Micerino), faraone che regnò in Egitto nel III millennio a.C., uno dei costruttori delle famose piramidi di Giza.
La scoperta di Tel Hazor giunge inaspettata. Con il nome del faraone, la sfinge reca la descrizione "Amato dalla manifestazione divina...che gli ha dato vita eterna". Il testo sembra alludere al fatto che la sfinge era originaria, probabilmente, dell'antica città di Heliopolis, a nord del moderno Cairo. Gli archeologi ritengono altamente improbabile che la sfinge sia stata portata in Israele all'epoca di Micerino, poiché non vi è alcuna traccia di qualsiasi rapporto tra Egitto ed Israele nel III millennio a.C.. Forse la statua è stata portata in Israele nel II millennio a.C., quando in Egitto governavano gli Hyksos, originari di Canaan.
Hazor è il più grande sito biblico d'Israele e copre una superficie di circa 200 ettari. La popolazione del luogo, nel II millennio a.C., è stata stimata a circa 20.000 abitanti, il che la rende la città più grande ed importante della regione, unitamente al fatto che si trovava sulla strada che collegava l'Egitto a Babilonia. La sua conquista da parte degli Israeliti aprì la strada per la conquista e l'insediamento di questi ultimi in Canaan. La città fu ricostruita e fortificata da re Salomone e rimase attiva fino alla sua distruzione, operata dagli Assiri nel 732 a.C.
Documenti scoperti sia ad Hazor che in Egitto ed in Iraq attestano che la città cananea mantenne rapporti culturali e commerciali sia con l'Egitto che con Babilonia. 

lunedì 8 luglio 2013

Ebrei d'Egitto...

Elefantina, in Egitto
Nel 1911 furono pubblicati dei papiri in cui si narravano le vicende personali degli appartenenti ad una colonia militare ebraica in Egitto nel V secolo a.C.. I documenti contenevano anche la notizia della presenza di un tempio di questa comunità, ma non chiarivano dove esso si trovasse. Soprattutto gli studiosi non riuscivano a comprendere se si trattava di una leggenda o della realtà. La ricerca si è interrotta con l'inizio della prima guerra mondiale ed è ripresa nel 1918, ma senza successo.
Secondo quanto è scritto nei rotoli di papiro, i coloni ebrei vivevano in pace con i vicini egiziani ed avevano mantenuto le leggi ebraiche. L'Egitto, all'epoca, era sotto il dominio del re persiano Cambise, che l'aveva conquistato nel 525 a.C.. Alcuni dei membri della comunità ebraica avevano anche preso in moglie delle donne egiziane e la loro vita scorreva sostanzialmente tranquilla. Si pensa che la comunità vivesse non lontano dall'isola di Elefantina, se non proprio sull'isola, ai confini dell'Egitto dell'epoca. Questo presidio militare aveva il compito di contenere le infiltrazioni in Egitto provenienti da sud.
Gli ebrei, secondo i papiri del 1911, avevano costruito le loro dimore accanto al loro tempio ma non c'è nessuna traccia di questa comunità negli scritti dello storico ebreo Giuseppe Flavio, né nel Talmud o nei documenti ufficiali ebraici.
Secondo i papiri, il tempio ebraico rimase in piedi fino al 400 a.C., quando i persiani furono cacciati dall'Egitto. Il tempio era stato distrutto solo una volta dai sacerdoti di Knum, che avevano un tempio poco distante, ma fu ricostruito qualche anno dopo, su ordine del governatore persiano.
Le spedizioni per ritrovare il tempio degli ebrei sono state numerose. Durante questi scavi e ricerche è stato individuato un cosiddetto villaggio aramaico, una serie di case di mattoni in fango che si disponevano attorno ad una zona occupata da un piccolo edificio pavimentato in piastrelle. Era questo il tempio ebraico di cui parlavano i papiri.
Il tempio era una costruzione piuttosto piccola, di cui è rimasta intatta solamente la metà. Aveva, però, un bel pavimento in piastrelle disposte su due strati, ad indicare che era stato distrutto una volta e poi ricostruito. Gli archeologi pensano che il tempio apparteneva ad una colonia ebraica che fungeva da presidio per difendere l'ingresso meridionale del ricco Egitto. Gli Ebrei erano sostanzialmente dei mercenari al servizio dei conquistatori persiani.

Il Medioevo in Sudan, Dongola

Gli affreschi ritrovati a Dongola, in Sudan
(Foto: W. Godlewski)
Una parte ben conservata di una fortificazione medioevale e tracce di dipinti all'interno di una chiesa di IX secolo sono stati scoperti nella vecchia Dongola, in Sudan, da archeologi polacchi.
La cittadella di Dongola si trova su una roccia elevata sulla riva del Nilo. Un tempo era circondata da fortificazioni di V e VI secolo d.C., nelle quali si imbatterono alcuni archeologi. Ma mai, prima d'ora, gli studiosi avevano ritrovato frammenti così ben conservati. Quest'anno gli scavi hanno permesso di scoprire una torre conservata per un'altezza di 8 metri. Le torri di Dongola erano strutture imponenti erette utilizzando mattoni essiccati al sole frammisti a pietre. Sono state edificate a distanze regolari di 32-35 metri l'una dall'altra. La torre appena scoperta è stata datata alla fine del VI e gli inizi del VI secolo d.C., il rivestimento esterno in mattoni è stato aggiunto nel XV-XVI secolo. La torre è stata ben presto occultata dalla sabbia del deserto e alcune dei suoi mattoni sono stati utilizzati per costruire pareti di abitazioni.
La torre di Dongola (Foto: W. Godlewski)
Un altro risultato eccezionale ottenuto dalla missione polacca è costituito dai dipinti della chiesa adiacente al palazzo di re Joannes, del VI secolo d.C.. La chiesa era una grande basilica con pareti e pilastri circolari e conservati per un'altezza di oltre 4 metri. L'intonaco dove sono stati dipinti gli affreschi è gravemente danneggiato ed ha necessitato, durante lo scavo, di cure continue. I dipinti raffigurano Cristo, Maria, santi, angeli ed arcangeli e sono accompagnate da iscrizioni in greco ed in nubiano antico, queste ultime, probabilmente, aggiunte in un momento successivo.
Gli archeologi ritengono che la chiesa sia stata costruita nel IX secolo, quando la città era nel suo momento di massima fioritura. Dongola era la capitale della Makuria cristiana e tale rimase fino al XIV secolo. Il regno si estendeva dalla zona settentrionale del Sudan meridionale di oggi fino in Egitto. Gli scavi sono stati avviati dal Professor Kazimierz Michalowski, fondatore della scuola polacca di archeologia mediterranea.

I Maya di El Salvador

Gli oggetti ritrovati nella regione di Nuevo Lourde, El Salvador
Antichi siti maya sono stati recentemente rintracciati a El Salvador grazie al ritrovamento di sei vasi completi del periodo Tardo Classico e resti umani, ritrovati accanto ad una serie di offerte rituali risalenti ad almeno 1200 anni fa.
I ritrovamenti sono particolarmente importanti perché tracciano i confini di un villaggio. A fare la scoperta alcuni operai che lavoravano in un cantiere edilizio e che stavano scavando un fosso per deporvi le tubazioni dell'acqua. Gli uomini si sono imbattuti in pezzi di ceramica rotti e schegge di ossidiana. Sono stati chiamati subito gli archeologi.
I ricercatori hanno anche ritrovato tracce di un campo di canna da zucchero di circa 500 metri quadrati. La zona era stata coperta da uno strato di cenere vulcanica proveniente dall'eruzione del vulcano El Boqeron o del vulcano Quezaltepeque. Sotto il primo strato di cenere, gli archeologi anno ritrovato un altro strato di cenere appartenente ad un altro vulcano.
I resti umani, di cui si deve ancora stabilire il sesso, fanno pensare che i coloni maya avevano deciso di risiedere stabilmente nella regione di Nuevo Lourdes, che è vicino a due fiumi: il Sucio e il Lempa. La fine della comunità è stata quasi certamente determinata dalle eruzioni vulcaniche.
E' stato stabilito che i ritrovamenti, compresi i resti scheletrici, risalgono ad un periodo compreso tra il 400 e il 536 d.C.. Alcuni oggetti, però, sono stati datati al 600-900 d.C.. Anche se è un piccolo Paese, El Salvador ospita ben 670 siti archeologici registrati, molti dei quali appartenenti alla civiltà Maya.

Una statua romana mutila ritrovata in Turchia

La statua ritrovata a Kaynarca Uzunalan
(Foto: AA/Hurriyet)
Il Museo di Sakarya, in Turchia, ha promosso una campagna di scavi nel villaggio del distretto di Kaynarca Uzunalan che ha prodotto, tra i suoi primi frutti, il ritrovamento di una scultura piuttosto danneggiata di epoca romana.
Gli archeologi ritengono che la statua non sia sola e che nella zona potrebbero esserci altri reperti.
La statua ritraeva, probabilmente, un aristocratico romano. E' stata consegnata al Museo di Sakarya, dove i primi esami hanno confermato che risale a 2000 anni fa e che è di epoca romana.

domenica 7 luglio 2013

La nuova fioritura di Gabii

Resti del Santuario di Giunone Gabina
Da anni l'ispettore Stefano Musco della Soprintendenza di Roma, diretta da Maria Rosaria Barbera, coordina un gruppo di missioni di ricerca e di scavo che operano in vari luoghi nell'antica città di Gabii, una città morta posta sulla via Prenestina, a pochi chilometri da Roma. L'intento è quello di mettere in luce e valorizzare questo sito immerso nella campagna romana.
Tre anni fa la scoperta, fatta dallo stesso Dottor Musco e dal Dottor Marco Fabbri dell'Università di Tor Vergata, della probabile residenza regale del figlio di Tarquinio il Superbo. Ora il Professor Nicola Terrenato, dell'Università del Michigan, che guida un'eccezionale squadra composta da archeologi e studenti della sua università e del Kelsey Museum, sta raccogliendo i frutti di un lavoro attento e meticoloso durato quattro anni. Si tratta di ritrovamenti che rivoluzioneranno idee acquisite sull'architettura e sulla storia del costume di Roma repubblicana.
Stanno emergendo, infatti, le fasi più antiche di una casa di IV secolo a.C. che mostra chiaramente una violazione di quelli che erano gli usi consolidati di Roma, di tutte le città latine e persino dell'Etruria. Una regola che entrò a far parte persino delle leggi delle Dodici Tavole, vale a dire quella della sepoltura dei defunti. Finora era convinzione che, dalla metà dell'VIII secolo a.C., i morti venissero seppelliti fuori dalle mura cittadine, tranne i neonati, deposti in prossimità delle case. Ora, nell'area circostante della casa in corso di scavo a Gabii, sono ritornare alla luce una serie di sepolture, una delle quali di V secolo a.C. che pone diversi quesiti da risolvere agli studiosi.
Un'altra sensazionale scoperta avvenuta proprio in questi giorni e sempre a Gabii, è quella di un'enorme domus della prima metà del II secolo a.C., una domus che occupava ben 1600 metri quadrati di superficie, posta al centro dell'impianto urbano, costruita con grandi blocchi regolari e preceduta da un portico monumentale aperto sulla strada. I pavimenti di questa grande domus presentano una decorazione a piccole tessere musive ed un imponente atrio lastricato.
Si sa che un Cornelius Cethegus, appartenente alla nobile famiglia dei Cornelii, politicamente attiva tra la fine del III e gli inizi del I secolo a.C., fece restaurare il Santuario di Giunone Gabina. La gens Cornelia, dunque, aveva un interesse particolare per questo culto e per la città di Gabii che si ricollega alle origini latine della famiglia alla quale, forse, appartenne anche la grande domus appena rivelata dagli scavi.

sabato 6 luglio 2013

Anelli da piede nell'antico Egitto

Anello in lega di rame ritrovato al piede di una mummia
egiziana (Foto: Amarna Project)
Gli archeologi dell'Amarna Project, che lavorano nella Necropoli sud della città egizia, hanno ritrovato degli oggetti molto particolari. Due individui mummificati mostrano, ciascuno, un anello da piede il lega di rame.
La vice direttrice della missione archeologica, Anna Stevens, è dell'opinione che questi anelli da piede abbiano avuto un valore sia medico che magico, più che ornamentale. Uno dei due corpi ritrovati, infatti, era quello di un uomo morto all'età di 35-40 anni e presenta diverse fratture sia alle costole che al radio sinistro, all'ulna destra, al femore destro e, in modo particolare, al piede destro dove è stato ritrovato l'anello (posto al secondo dito del piede). Il cerchio, pertanto, poteva essere anche un rimedio per la rottura delle ossa e per alleviare il dolore.
Questa scoperta è la prima del genere che utilizzi il rame. In precedenza era stato trovato un anello d'oro al piede della mummia di un sacerdote di nome Hornedjitef, ora conservato al British Museum.
Sia gli scheletri che gli anelli sono stati ritrovati in un cimitero a sud dell'antica capitale di Akhenaton, Akhetaton, ora nota come Amarna. L'atto di vincolare o accerchiare era un potente dispositivo magico nell'antico Egitto ed un anello di metallo posto attorno a qualcosa - in questo caso il dito di un piede - doveva avere una forte valenza magica.

La porta scea di Sovana

Sovana, la porta scea
Adriano Maggiari, professore ordinario di Etruscologia all'Università di Venezia, sta conducendo una campagna di scavi d'intesa con la Soprintendenza Toscana, sotto la direzione della dottoressa Mariangela Turchetti, nella zona limitrofa al duomo di Sovana, nel comune di Sorano.
Nei giorni scorsi i lavori hanno riportato alla luce strutture di grandissima importanza archeologica: si tratta di un'opera idrica di epoca etrusca estremamente imponente ed un bellissimo tratto di mura di III secolo a.C. che allude all'esistenza di una porta scea, vale a dire un'apertura obliqua con il muraglione destro costruito su un piano più alto rispetto a quello sinistro. Era un accorgimento di natura militare che aveva lo scopo di mettere in difficoltà il nemico, costretto a scoprire completamente il fianco destro del corpo.
"L'attuale scavo - ha dichiarato il professor Maggiani - è motivato da una ragione fondamentale: confermare le evidenze monumentali già identificate venti anni fa, ossia un probabile grande impianto idrico di carattere urbano. Invece il grande muraglione in opera quadrata, con l'andamento delle mura che sembra penetrare verso l'interno del pianoro, può far pensare all'esistenza di un ingresso alla città". Se questa ipotesi si rivelasse corretta, aggiunge il professor Maggiari "il muro è costruito secondo le regole della poliorcetica antica e quindi dovremmo individuare la cosiddetta porta scea che obbligava gli assalitori a tenere il fianco destro esposto. Questo muro urbico è databile al III secolo a.C. e la cronologia è confermata dal materiale ritrovato, tutto di questo periodo, salvo pochissimi frammenti riferibili a periodi più recenti".

Aspendos, la città di Asclepio. Trovata una scultura del dio e di suo figlio Telesforo

Aspendos, volto della statua di Asclepio (Foto: Ministero turco della Cultura e del Turismo) Una nuova scoperta archeologica ad Aspendos , i...