venerdì 31 gennaio 2020

Spagna, il primo monastero bizantino

Spagna, i resti del monastero bizantino di Elda ad Alicante
(Foto: Museo Archeologico di Elda)
Gli archeologi dell'Università di Alicante, in Spagna, hanno recentemente identificato il primo monastero bizantino mai finora trovato nella penisola iberica.
Nel VI secolo d.C. l'imperatore Giustiniano costrinse le persone a depositare una cifra in denaro nelle principali chiese di ogni città, In questo modo i mercanti potevano dimostrare che la monetazione che usavano nelle transazioni economiche corrispondeva al denaro ufficiale che l'imperatore aveva coniato. Le chiese lavoravano come garanti nei confronti degli acquirenti dei metalli preziosi, affinché non fossero ingannati e per accertarsi che le monete in uso avessero il valore effettivo. Se le operazioni erano fraudolente, il gettito fiscale era inferiore.
Spagna monete bizantine trovate nel
monastero di Elda (Foto: Museo
Archeologico di Elda)
Il monastero appena scoperto, chiamato El Monastil, funzionò proprio come un quartier generale amministrativo e fiscale bizantino. Dapprincipio si era pensato che su questa collina alla periferia della cittadina di Elda  si trovasse un sito romano o visigoto, in seguito si scoprì che si trattava di una basilica bizantina, la prima costruita in Spagna, che era anche un importante centro per l'amministrazione fiscale dell'epoca.
Gli ultimi scavi, diretti da Antonio Manuel Poveda, hanno permesso il ritrovamento di una grande base di colonna ottagonale, tipica dell'architettura bizantina ed unica nel suo genere, al momento, in tutta la penisola. Una pisside, una scatola cilindrica in avorio, decorata con una scena delle fatiche di Ercole, è stata ritrovata nel sito.
La chiesa ed il suo convento occupavano un'area di circa 84 metri quadrati in questo centro religioso in collina. Sono stati trovati e identificati vari oggetti metallici dei rituali liturgici di epoca bizantina, tra i quali un piccolo coltello, utilizzato nella preparazione del pane sacro prima della Comunione ed un cucchiaio, ancora oggi utilizzato nel rito della Comunione ortodossa. Sono stati documentati anche materiali ceramici nordafricani, orientali e locali risalenti alla seconda metà del VI secolo.
Nel 1991, in questa stessa zona, sono state rinvenute dieci sepolture contenenti 16 corpi. Quattro degli individui indossavano anelli incisi con la lettera greca "sigma" ed uno di loro aveva anche una croce greca.

Fonte:
archaeologynewsnetwork.blogspot.com

Irlanda, i segreti della mummia...

Belfast, la mummia di Tabuki (Foto: manchester.ac.uk)
L'antica e famosa mummia egizia in mostra all'Ulster Museum, Tabuki, perì di morte violenta. La donna, infatti, venne accoltellata, come hanno rivelato gli esperti dei Musei Nazionali, dell'Università di Manchester, della Queen's University di Belfast e del Kingsbridge Prive Hospital.
Gli esperti, nel 185mo anniversario dello srotolamento della mummia, nel 1835, hanno scoperto che il Dna di Tabuki è più simile agli individui europei piuttosto che alle moderne popolazioni egiziane. Tabuki ha un dente in più - 33 invece di 32 - presente solo nello 0,02% della popolazione. Il cuore di Tabuki, dapprincipio dato per disperso, è stato identificato intatto. La scansione mostra che venne pugnalata nella parte superiore della schiena, vicino alla spalla sinistra. Questo colpo è stata la causa della sua morte.
Gli esperti ritengono che l'oggetto misterioso nella cavità del corpo della mummia, precedentemente ritenuto essere il suo cuore, era, in realtà, del materiale utilizzato per nascondere la ferita da coltello. Tabuki è vissuta più di 2600 anni fa e morì intorno ai vent'anni. Probabilmente si trattava di una donna sposata. La mummia venne acquistata a Tebe da Thomas Greg e portata a Belfast nel 1834.

Foto:
manchester.ac.uk

Gran Bretagna, scavi nell'abbazia di Bath

Gran Bretagna, scavi nell'abbazia di Bath
(Foto: Wessex Archaeology)
Gli archeologi inglesi hanno confermato, grazie alla datazione di due edifici in pietra appena scoperti nell'abbazia di Bath, la scoperta delle prime strutture anglosassoni all'interno della città di Bath.
I ricercatori del Wessex hanno utilizzato tecniche scientifiche per datare i resti di due edifici in pietra, scoperti durante i lavori di ristrutturazione dell'abbazia di Bath, Le due strutture si trovano sotto il livello stradale, a sud dell'attuale chiesa. Si tratta di strutture absidiali che giacciono al di sotto dell'area dei chiostri della cattedrale del XII secolo.
Uno degli intonaci dell'abside meridionale conteneva frammenti di carbone datati, rispettivamente, al 780-970 d.C. e al 670-770 d.C. In un contesto post-romano, il luogo più probabile per trovare questo tipo di struttura si trova all'estremità orientale di un edificio ecclesiastico, una chiesa o una cappella. Gli scavi hanno rivelato che queste strutture sono circondate da sepolture tardosassoni ed i ricercatori sono convinti di aver trovato parte del perduto monastero anglosassone di Bath. Una prima ipotesi vuole che queste strutture siano state edificate da re Offa di Mercia, che acquistò il monastero nel 781 d.C.

Fonte:
batheco.co.uk

sabato 25 gennaio 2020

Roma, il cranio di Plinio il Vecchio?

Roma, il probabile cranio di Plinio il Vecchio
(Foto: adnkronos.com)
Quando c'è in ballo l'archeo-medicina la cautela è d'obbligo. Ma è sempre più verosimile che il cranio conservato presso l'Accademia di Arte Sanitaria di Roma - fino ad oggi considerato dalla tradizione appartenente a Plinio il Vecchio - sia davvero un resto del grande naturalista e ammiraglio romano. A rivelare nuovi e preziosi indizi sul teschio è il Progetto Plinio, coordinato da Andrea Cionci e forte delle indagini condotte da studiosi delle Università di Roma (La Sapienza), Firenze, Macerata e dell'Igag-Cnr. I risultati sono stati illustrati a Roma, nella seconda parte del convegno dedicato all'apertura del centesimo Anno Accademico dell'Accademia di Storia dell'Arte Sanitaria (Complesso monumentale dell'Ospedale S. Spirito in Sassia).
Dopo due anni di ricerca - e l'analisi di cranio, mandibola, denti e Dna - è dunque sempre più verosimile che il cranio sia l'unica reliquia esistente di Plinio il Vecchio, un intellettuale che ci ha lasciato ben 37 libri completi di storia naturale e che, al tempo stesso, fu un eroico ammiraglio. Come ha tramandato in due lettere suo nipote, Plinio il Giovane, nel 79 d.C. Plinio sacrificò la propria vita sulla spiaggia di Stabia per salvare i civili investiti dall'eruzione del Vesuvio che seppellì Pompei ed Ercolano. L'ammiraglio divenne così l'artefice della prima operazione di protezione civile (documentata) della storia umana.
L'input iniziale dello studio è partito da Flavio Russo che, nella pubblicazione dello Stato Maggiore della Difesa "79 d.C., Rotta su Pompei", aveva preso in esame una serie di importanti indizi sul cranio. L'idea di far eseguire una batteria di analisi sul reperto è stata rilanciata dallo storico dell'arte e giornalista Andrea Cionci che, grazie a sponsor privati e alla onlus Theriaca costituita dall'Accademia, ha potuto coordinare una serie di rilievi ed esami sul reperto.
Ebbene, gli esami sui denti della mandibola inferiore avevano inizialmente fornito un'età della morte sconfortante: 37 anni, mentre Plinio si è spento a 56 anni. Ma poi si è scoperto che la mandibola non apparteneva al cranio: l'esame del Dna ha dimostrato che si tratta di due individui diversi. La mandibola potrebbe appartenere (ancora una volta il condizionale è d'obbligo) ad uno schiavo numida di Plinio. Oltre a questo, gli studiosi hanno messo in fila una serie di coincidenze derivanti dalla posizione del corpo "dormiente" e soprattutto dal ricco corredo aureo ritrovato, ascrivibile ad un altissimo ammiraglio romano.
"Le probabilità che la calotta cranica sia di Plinio aumentano, dunque, ma una sola cosa è assolutamente certa - spiega Cionci, promotore e coordinatore del Progetto Plinio - fino allo stato attuale degli studi nessun indizio è emerso per negare che questa calotta cranica appartenga veramente al grande personaggio". Insomma, gli elementi raccolti fino ad ora vanno tutti nella stessa direzione. Ma il lavoro non è ancora terminato. "Sperando che l'Accademia possa essere sovvenzionata, o dallo Stato o da altri privati - conclude Cionci - proseguiremo nelle ricerche".

Fonte:
adnkronos.com

Gran Bretagna, la sepoltura del prete...

Gran Bretagna, la sepoltura del sacerdote rinvenuta nella Cattedrale
di Lincoln (Foto: thelincolnite.co.uk)
Una rara sepoltura di un sacerdote vissuto nel medioevo è una delle 50 sepolture rinvenute dagli archeologi nella Cattedrale di Lincoln. Si tratta di uno scheletro completo, sepolto con molta cura con un calice in peltro, utilizzato per la comunione ed i simboli della sua attività di sacerdote. Esempi simili sono stati datati al XII e XIII secolo.
Le sepolture sono state trovate durante gli scavi della Allen Archaeology Ltd con sede a Lincoln come parte del progetto Lincoln Cathedral Connected, finanziato dalla National Lottery. Gli scavi dovevano consentire lavori di drenaggio e paesaggi intorno alla cattedrale.
L'area tra il fronte occidentale della Cattedrale e il vicino Arco dello Scacchiere è nota per essere stata utilizzata come luogo di sepoltura per la cattedrale e la chiesa di Santa Maria Maddalena nel Bailgate. Parte dell'area del Dean's Green è stata utilizzata anche come luogo di sepoltura della cattedrale, così come i numerosi spazi verdi che la circondano.
Gran Bretagna, frammenti di intonaco romano scoperti nella Cattedrale
di Lincoln (Foto: thelincolnite.co.uk)
Oltre agli scheletri scavati durante il progetto, diversi altri manufatti storici attualmente in fase di studio e datazione. Alcuni saranno esposti come parte del nuovo centro visitatori della Cattedrale di Lincoln, che sarà inaugurato nell'estate 2020. Altri reperti provenienti dagli scavi includono la mano di una statua ed una moneta raffigurante il volto di Edoardo il Confessore, l'ultimo re della casa di Wessex, che governò dal 1042 al 1066. La moneta è stata coniata tra il 1053 e il 1056, quindi pre-data l'edificio dell'attuale Cattedrale.
Sono stati poi scoperti resti di edifici romani di pregio nell'area del nuovo centro visitatori. Tra i reperti degni di nota e risalenti al periodo romano vi sono resti di intonaco dipinto, un bruciatore di inceso quasi integro, un contenitore per profumi ed un cucchiaio. Parte dell'intonaco rinvenuto mostra un disegno intricato di fiori e foglie mentre un'altra parte presenta delle bande colorate. Presto sarà possibile ricostruire parte del motivo parietale di quella che, molto probabilmente, era una domus romana.

Fonte:
thelincolnite.co.uk

giovedì 23 gennaio 2020

Ercolano, il cervello del custode del Collegio degli Augustali

Ercolano, i resti del custode del Collegio degli Augustali
(Foto: ilmessaggero.it)
Ercolano, trovato il cervello di una vittima dell'eruzione del 79 d.C. La scoperta è opera di un team di antropologi e ricercatori guidati da Pier Paolo Petrone, antropologo forense e direttore del Laboratorio di Osteobiologia Umana e Antropologia Forense, Dipartimento di Scienze Biomediche Avanzate presso l'Università di Napoli Federico II, che da anni studia gli effetti delle eruzioni del Vesuvio sul territorio campano e le popolazioni che lo hanno abitato nel passato.
Il materiale cerebrale appartiene ad uno scheletro che si trova ancora oggi in uno degli ambienti di servizio del Collegio degli Augustali. Allo studio ha preso parte anche il Direttore del Parco Francesco Sirano, insieme a ricercatori della Federico II, del Ceinge e dell'Università di Cambridge.
L'eruzione che nel 79 d.C. colpì Ercolano con cenere bollente e Pompei uccidendo all'istante tutti i suoi abitanti, in poche ore seppellì l'intera area vesuviana fino a 20 chilometri di distanza dal vulcano. Negli anni '60, durante gli scavi condotti dall'allora Soprintendente Amedeo Maiuri, nella cenere vulcanica furono rinvenuti un letto ligneo e i resti carbonizzati di un uomo, che gli archeologi ritengono fosse il custode del Collegio consacrato al culto di Augusto.
Nell'ambito di una decennale collaborazione scientifica con Francesco Sirano, recenti indagini sul campo, condotte da Pier Paolo Petrone, hanno portato alla scoperta nel cranio della vittima di materiale vetroso, nel quale sono state identificate diverse proteine ed acidi grassi presenti nei tessuti cerebrali e nei capelli umani. L'ipotesi degli studiosi è che l'elevato calore sia stato letteralmente in grado di bruciare il grasso e i tessuti corporei della vittima, causando la vetrificazione del cervello. La conservazione di tessuto cerebrale è un evento estremamente raro in archeologia, ma è la prima volta in assoluto che vengono scoperti resti umani di cervello vetrificati per effetto del calore prodotto da un'eruzione.
Le fragili scaglie rimaste dal cranio esploso sono resti incoerenti di quello che due millenni fa era un essere umano pensante. Forse sognava, nel suo letto, quando il cataclisma lo ha avvolto. Ma il processo fisico di vetrificazione è un indizio che ha registrato in qualche modo ciò che è avvenuto in quei momenti. Le prove di questa dinamica sono state trovate anche nel legno carbonizzato dello stesso Collegio: "Questo suggerisce che l'estremo calore radiante sia stato in grado di incendiare il grasso corporeo e vaporizzare i tessuti molli", affermano gli studiosi dell'Università di Napoli Federico II.

Fonti:
ilmattino.it
ilmessaggero.it

Armenia, tracce dell'acquedotto romano

Armenia, monastero armeno di Khor Virap nella pianura di Ararat
(Foto: asbarez.com)
In Armenia gli archeologi hanno scoperto un antico sistema di approvvigionamento idrico. Secondo il direttore dell'Istituto di Archeologia ed Etnografia dell'Accademia Nazionale delle Scienze dell'Armenia, Pavel Avetisyan, le fondamenta dell'acquedotto, che si trova non lontano dall'antico monastero di Khor Virap, risalirebbe a quasi duemila anni fa.
Il ritrovamento è opera di un team armeno-tedesco. La datazione dell'acquedotto è stata individuata ad un periodo compreso tra il 114 ed il 117 d.C. e probabilmente la struttura attingeva acqua dal fiume Garni.
Oltre l'acquedotto gli archeologi devono studiare un'altra importante scoperta: le fondamenta di un palazzo, rilevate dall'esplorazione geomagnetica nei pressi della moderna Artashat. Queste fondamenta si trovano in un settore privato, per cui i ricercatori dovranno accordarsi con gli attuali proprietari.
La città di Artashat ha una storia lunga e molto ricca. Le colline di Artashat furono scelte dal fondatore della dinastia Artashissian, Artashes I, come il luogo della nuova capitale armena. La città venne edificata tra il 189 ed il 188 a.C. e fu situata sulla penisola formata dalla confluenza dei fiumi Arax e Mezamor. Gli scavi hanno permesso di individuare importanti resti dell'Età del Bronzo.
Secondo Plutarco e Strabone, la scelta del luogo e la pianta della città furono frutto del genio del generale punico Annibale che, sconfitto da Antioco il Grande nella battaglia di Magnesia (190 a.C.), riparò alla corte del giovane Artashes.
Artashat fu capitale dell'Armenia per 600 anni, oltre ad essere sede del tribunale e delle dinastie Artashessian e Arshakuni. Nel 58 d.C. la città venne occupata dalle legioni siriane al comando del generale romano Gnaeus Domitius Corbulo. Venne data alle fiamme nel 59 d.C. e nel 63 d.C. le truppe di Armeni e di Parti sconfissero i Romani. Nel 114 d.C. Traiano invase l'Armenia ed occupò Artashat. La città venne distrutta dalle truppe romane di Statius Priscus nel 163 d.C.
Artashat rimase il centro principale, politico e culturale, del regno di Armenio fino al re Khosrov III (330-338 d.C.). Nel 368 d.C. il re persiano Shapur II attaccò l'Armenia e distrusse le mura e le strutture in pietra del castello di Artashat.

Fonti:
asbarez.com
armenianheritage.org

domenica 19 gennaio 2020

Paestum, il mistero del quarto tempio...

Paestum, uno degli elementi di un possibile quarto tempio
(Foto: museopaestum.beniculturali.it)
Per lunghi anni una fitta vegetazione ha nascosto un importante tassello del passato di Poseidonia/Paestum: nessuno immaginava l'esistenza di un quarto tempio dorico così ben conservato dentro le mura della città.
La fortuita scoperta è avvenuta durante i lavori straordinari di pulizia dell'antica cinta muraria: addossati ai grandi blocchi, gli aratri dei contadini avevano accumulato una notevole mole di detriti da cui sono emersi parti di colonne, capitelli, cornicioni, metope e triglifi. Si tratta di elementi architettonici che raccontano molto più di quello che sembra: sono parte di un edificio di culto ubicato al di fuori del quartiere dei santuari urbani, presso la porzione occidentale delle mura urbane.
Paestum, elementi del quarto tempio
(Foto: museopaestum.beniculturali.it)
Il ritrovamento ha messo in discussione quanto finora conosciuto della storia di Poseidonia; tante sono le domande che gli archeologi si pongono: come era fatto il tempio, a quale divinità era dedicato, quali riti venivano compiuti e chi lo frequentava; e inoltre, c'era solo un tempio o altri edifici occupavano questa parte della città? Al momento non è possibile rispondere a questi quesiti, solo con uno scavo archeologico si potrà ampliare il quadro delle conoscenze di questa struttura.
Nel frattempo si sta procedendo al restauro dei capitelli, delle cornici e dei triglifi. Parte degli elementi architettonici resta ancora interrato ma gli archeologi sono sicuri che si tratti di un gioiello dell'architettura dorica del primo periodo classico di Paestum.
L'indagine archeologica nell'area dell'antica città prima lucana, poi greca e quindi romana, ha portato alla identificazione dei resti di un edificio oggi identificato come "Casa dei Sacerdoti", a fianco del Tempio di Nettuno (V secolo a.C.). Questa denominazione è tipica degli edifici dei quali non si conosce ancora la funzione e la destinazione d'uso. Al momento non si conosce la divinità alla quale era dedicato il complesso architettonico. Tuttavia è stato datato ad un periodo compreso tra il IV ed il III secolo a.C., tra la fase lucana e quella romana. L'edificio ha pianta irregolare e pavimenti fatti di grandi basoli e questo porta a pensare che la cosiddetta "Casa dei Sacerdoti" sia stata eretta in un periodo in cui a Paestum c'erano ancora i Greci, ma a comandare erano i Lucani e poi i Romani.
Durante la ristrutturazione del II secolo a.C., come evidenziato dagli scavi, all'interno dell'edificio fu chiuso un pozzo con resti di animali, forse sacrificali, e il pavimento in basoli fu ricoperti in diversi punti dal cocciopesto.


Fonte:
museopaestum.beniculturali.it

sabato 18 gennaio 2020

Gerusalemme, la via dei pellegrini e il mercato dell'agronomo

Israele, la mensa ponderaria scoperta nei pressi della Via dei Pellegrini
(Foto: Ari Levy, Israel Antiquities Authority)
Una rara mensa ponderaria del periodo del Secondo Tempio è stata recentemente scoperta a Gerusalemme; questo ritrovamento permetterebbe agli archeologi di identificare il luogo dove si svolgeva un mercato 2000 anni fa. Probabilmente questa mensa ponderaria apparteneva al direttore del mercato o agoranomo, che era responsabile dei pesi e delle misure di quanto era scambiato nel mercato antico.
Il luogo dove è stato rinvenuto il reperto è ancora in fase di scavo. Con la mensa sono tornati alla luce anche pesi in pietra di diverse misure. Tutto questo ha portato gli archeologi a ritenere che qui vi fosse stata, un tempo, il luogo dove si svolgevano gli scambi commerciali. Un mercato ben pavimentato, insomma.
Il sito di indagine si trova attualmente a cinque metri di profondità, sotto un quartiere arabo di Gerusalemme est. Questo lastricato era chiamato il "Sentiero dei pellegrini" o "via del pellegrinaggio". La lunghezza totale del percorso è di circa 600 metri per una larghezza di otto. Entrambi i lati erano fiancheggiati da negozi probabilmente a due piani.
Israele, la Via dei Pellegrini, scavata al di sotto della Città di David, sito
archeologico di Gerusalemme (Foto: Luke Tress/Times of Israel)
La strada e il mercato vennero costruiti dai Romani nel 20 d.C. e completati sotto Ponzio Pilato nel 30 d.C. circa. Uno studio recente di 100 monete trovate al di sotto della pavimentazione del sito sembrerebbe confermare questa datazione. Quando Gerusalemme venne completamente distrutta dai Romani nel 70 d.C., questo luogo venne completamente ricoperto. In questi ultimi dieci anni gli archeologi hanno dovuto scavare tra i detriti e la sporcizia che occultava completamente la strada romana. Qui sono tornati alla luce manufatti di incalcolabile valore archeologico come la mensa ponderaria ed i pesi.
Solo altre due mense sono state scoperte in Israele: una negli anni '70 del secolo scorso nel quartiere ebraico della Città Vecchia di Gerusalemme e la seconda a Shuafa, nella parte settentrionale della città, nel 2007. Mense ponderarie simili si trovano in tutto il mondo romano e dovunque si utilizzava lo stesso sistema per misurare i liquidi (olio d'oliva o vino).
Un peso (shekel) del periodo del Primo Tempio
(Foto: Yael Yolovich, Israel Atinquities Authority)
Il ruolo dell'agoranomo o responsabile del mercato, è ben documentato nell'antichità e viene attestato in Israele durante il periodo ellenistico. L'agoranomo è menzionato anche nella Bibbia, nel Libro dei Maccabei, nella narrazione di una controversia tra Onias, il sommo sacerdote, e Simeone per quel che riguarda l'ufficio dell'agoranomia che causò una guerra civile nel II secolo a.C.. Anche Giuseppe Flavio fa riferimento all'ufficio dell'agoranomo nella piazza di Gerusalemme. Nel Talmud si afferma che prima della distruzione del Secondo Tempio, nel 70 d.C., il direttore del mercato sarebbe stato responsabile solo dei pesi e delle misure.
Le decine di pesi scoperti nella piazza di Gerusalemme e nei suoi dintorni sono stati ricavati da pietre piatte di diverso peso e dimensioni. Circa il 90 per cento di queste pietre proviene dagli scavi del sito del Secondo Tempio di Gerusalemme e sono pesi unici, nel senso che hanno valenza solo per la città di Gerusalemme.
Il percorso sotterraneo della Città di David è ancora in fase di scavo e potrà essere completamente aperto al pubblico tra qualche anno.

Fonte:
Time of Israel

Perù, le tombe dei misteriosi Moche

Perù, lo scavo delle tre sepolture Moche di un guerriero, una donna ed un
bambino con il ricco corredo funebre (Foto: World Archaeology)
Scavi della fine del 2018 ad Huaca El Pueblo, in Perù, al di sotto di una piramide di mattoni di fango eretta dalla civiltà Moche, hanno rivelato tre notevoli sepolture risalenti al IV secolo d.C.. Oltre ad offrire uno sguardo struggente sulla vita di questi individui, sui riti che li hanno consegnati alla terra, queste sepolture offrono ulteriori indizi per aiutare a risolvere il mistero della cultura Moche.
Le camere funerarie contenevano le tombe di tre membri dell'élite Moche, accompagnati da numerose offerte consistenti in ceramiche ed ornamenti in rame, indicanti l'alto status sociale degli individui che giacevano nelle sepolture. La cultura Moche è stata sempre piuttosto in ombra, nella storia dell'archeologia peruviana, oscurata dallo studio e dai ritrovamenti appartenenti alla cultura Inca che, secondo i cronisti spagnoli, avevano fondato il primo stato organizzato nella regione.
Ma questa ipotesi è del tutto infondata, dal momento che non possediamo fonti e tradizioni scritte per la cultura Moche e, quindi, non è possibile stabilire con certezza chi, tra Inca e Moche, furono i primi a dar vita ad una sorta di stato unitario.
Perù, maschera funeraria del guerriero Moche trovato nella sepoltura
trisoma (Foto: World Archaeology
La cultura Moche si sviluppò lungo la costa settentrionale del Pacifico, dove il deserto è interrotto da fiumi alimentati da ghiacciai che scorrono dalle Ande. I Moche realizzarono canali di irrigazione nelle valli e molti ricercatori ora sostengono che la parte meridionale del Perù sia stata unificata e controllata dai Moche ben prima che dagli Inca. I Moche amavano i paramenti preziosi, tant'è che vantano sontuosi accessori in oro, argento e rame.
Gli scavi del 1987 presso la piramide di Huaca Rajada, nei pressi dell'odierno villaggio peruviano di Sipàn, hanno permesso di ritrovare splendide e indisturbate sepolture della élite Moche. Tra le scoperte straordinarie del sito vi è quella della sepoltura di un uomo di età compresa tra i 35 ed i 45 anni, accompagnato da un vasto assortimento di vasellame e da quella che sembrava essere una guardia del corpo, i cui piedi erano stati rimossi presumibilmente per assicurarsi che rimanesse al suo posto per tutta l'eternità. Il defunto aveva una maschera facciale in oro, copricapi, collane ed orecchini e divenne noto come il Signore di Sipàn.
Perù, maschera funeraria del bambino Moche, troppo grande per il
piccolo defunto (Foto: World Archaeology)
Circa venti anni più tardi venne scoperta un'altra notevole sepoltura a Huaca El Pueblo, un sito che presenta costruzioni piramidali erose dal tempo vicino alla città di Scupe, nella valle di Lambayeque, a circa 750 chilometri da Lima e a 12 chilometri da Sipàn. Nonostante la distanza è stato subito evidente ai ricercatori che c'erano delle forti similitudini tra la tomba appena scoperta e la sepoltura del Signore di Sipàn. L'individuo sepolto a Scupe era un maschio di circa 30 anni, con due maschere funerarie ed un abito ricoperto di rame e di oro. L'uomo venne ribattezzato come il Signore di Scupe.
Ma Huaca El Pueblo aveva ancora altri segreti da scoprire. Nel dicembre 2018 sono state trovate altre camere a pochi metri dalla tomba del Signore di Scupe. Le sepolture risalgono al 300-400 d.C. ed appartengono ad un uomo, probabilmente un capo militare, ad un bambino e ad una donna. Le tombe contenevano strati di offerte funerarie come maschere di rame, gioielli, corone e centinaia di vasi finemente lavorati. Le maschere trovate sul volto del bambino, dell'apparente età di 2-6 anni, non corrispondono, in termini di dimensioni, al defunto ma sono maschere per una persona adulta.

Fonte:
World Archaeology

Messico, il testimone muto della Noche Triste

Messico, il lingotto d'oro fuso dai conquistatori spagnoli per
trafugarlo più facilmente da Città del Messico
(Foto: INAH)
Una recente analisi scientifica su un grande lingotto d'oro rinvenuto decenni fa nel centro di Città del Messico, ha rivelato che questo era parte del saccheggio perpetrato dai conquistatori spagnoli che stavano fuggendo dalla capitale azteca, incalzati dalle truppe native.
L'Istituto Nazionale di Antropologia e Storia (INAH) del Messico ha pubblicato i risultati di nuove analisi del lingotto in questi giorni. Il reperto faceva parte del bottino delle truppe di Hernan Cortes in fuga da Città del Messico il 30 giugno 1520. Il giorno prima era stato assassinato l'imperatore azteco Moctezuma e questo aveva portato allo scoppio di una rivolta contro le truppe spagnole, costrette a fuggire per salvarsi la vita. L'anno seguente Cortes sarebbe tornato ed avrebbe assediato la città, già indebolita dal taglio delle vie di rifornimento e dalle malattie portate dagli invasori spagnoli.
Il lingotto è stato scoperto nel 1981 o a 5 metri di profondità nel centro di Città del Messico, l'antica Tenochtitlan. Pesa circa 2 chilogrammi, è lungo 26,2 centimetri, largo 5,4 e spesso 1,4. Un'analisi chimica ai raggi X è stata in grado di datarlo al 1519-1520, epoca che coincide con il saccheggio e la fusione degli oggetti d'oro razziati dagli spagnoli nella capitale azteca. I resoconti storici descrivono Cortes e le sue truppe pesantemente gravati dal prezioso bottino che speravano di portare con sé durante quella che oggi è conosciuta come la Noche Triste, la notte triste.
Questo lingotto rappresenta una testimonianza unica, secondo l'archeologo Lopez Lujan, che conduce gli scavi nelle vicinanze del luogo dove, un tempo, sorgeva il santuario più sacro degli Aztechi. Finora gli studiosi degli ultimi periodi della civiltà azteca erano in possesso solo di documenti sui quali fare affidamento per la conoscenza di quanto era accaduto. Adesso, invece, questo lingotto rappresenta un muto testimone di quell'epoca oscura.

Fonte:
Archaeology News Network

Spagna, scoperto un interessantissimo carro votivo in bronzo

Spagna, il carro votivo in bronzo (Foto: CSCIC Comunicaciòn) Nel sito archeologico di Casas del Turunelo , nella provincia di Badjoz , in Sp...