venerdì 11 novembre 2022

Israele, la prima traccia di scrittura cananea su...un pettine per pidocchi

Israele, pettine d'avorio del 1700 a.C. con una frase di
protezione dai pidocchi (Foto: Dafna Gazit)

Incisa su una parte di un pettine d'avorio di quasi 4000 anni fa c'è una frase, l'espressione di un desiderio: "Possa questa zanna togliere i pidocchi dai capelli e dalla barba".
Questa frase è nella lingua primitiva degli antichi cananei e rappresenta il primo esempio conosciuto di una frase completa scritta utilizzando un alfabeto fonetico, a detta dell'archeologo Yosef Garfinkel dell'Università Ebraica di Gerusalemme.
Il sistema di scrittura dei Cananei, vissuti in una regione chiamata Levante circa 2000 anni fa, servì in seguito come base principale per molti alfabeti moderni. Questo rende il pettine "l'oggetto più importante che abbia mai trovato in uno scavo", ha detto il Dottor Garfinkel. Pochi documenti scritti sono sopravvissuti della civiltà cananea.
Il pettine è stato portato alla luce nel 2016 tra le rovine dell'antica città di Lachis, nell'attuale Israele, un tempo facente parte dell'importante regno di Giuda. Negli anni successivi, quando il pettine venne inviato in laboratorio per cercare tracce di pidocchi, qualcuno notò dei deboli simboli incisi su un lato. Uno sguardo più attento ha rivelato che i simboli componevano, in realtà, una frase. Sul pettine sono state trovate tracce di una ninfa di pidocchio grande mezzo millimetro.
Il pettine misura 3,5 centimetri di lunghezza per 2,5 di altezza. L'iscrizione è composta da 17 lettere, alcune delle quali grandi appena un millimetro, che formano 7 parole e getta un pò di luce sui popoli antichi: il problema dei pidocchi. Un problema che era molto comune, evidentemente anche tra la gente abbiente. Per quanto riguarda le sue condizioni, il pettine è usurato ed ha perso i denti, ma i monconi rimasti mostrano che un tempo da un lato aveva sei denti distanziati tra loro per rimuovere i grovigli di capelli, mentre dall'altro erano presenti 14 denti per rimuovere i pidocchi e le uova.
La scoperta potrebbe offrire uno sguardo sulla vita di uno dei ricchi abitanti di Lachis. Il fatto che la frase si riferisca anche ad una barba, suggerisce che il pettine sia appartenuto ad un uomo dell'élite locale, poiché l'avorio era un bene costoso che doveva essere importato dall'Egitto. Inoltre l'iscrizione, con le sue particolari caratteristiche, alcune delle quali uniche, colmano lacune nella conoscenza della cultura dell'Età del Bronzo.

Fonti:
sciencenews.org
onanotiziarioamianto.it
lastampa.it

giovedì 10 novembre 2022

Marocco, emergono i resti di una torre militare romana

Marocco, sito di El Mellali con i resti della torre
(Foto: Karol Bartczak)

Un team di archeologi polacco-marocchini ha scoperto una torre di osservazione militare romana a Volubilis, in Marocco. Torri simili sono state scoperte, in precedenza, negli scavi condotti in Scozia, Germania e Romania, ma mai in Marocco.
Nel V secolo d.C., il Marocco faceva parte dell'Impero Romano, ma poiché era geograficamente isolato, da un punto di vista scientifico si sa poco di questa regione.
Gli scavi hanno evidenziato fondazioni e frammenti di murature conservate fino ad un'altezza di circa 80 centimetri. Si sono conservati un frammento di scala interna ed uno di acciottolato che circonda la torre verso sud. Il muro perimetrale esterno non è sopravvissuto. Sono stati rinvenuti anche frammenti di giavellotti, chiodi dei sandali dei legionari romani e frammenti di ornamenti tipici delle cinture militari.
Si sapeva che esisteva un sistema difensivo della provincia romana corrispondente all'attuale Marocco, tra il I e il III secolo d.C. Gli archeologi, ora, cercano di restringere la cronologia per spiegare se si trattava di un unico sistema o di sistemi diversi edificati in momenti diversi. I ricercatori pensano che questo sistema difensivo fosse attivo durante il regno di Antonino Pio.

Fonte:
scienceinpoland.pap.pl

mercoledì 9 novembre 2022

Marina di Camerota, trovati i resti di un antichissimo elefante

Marina di Camerota, il luogo del ritrovamento
(Foto: UniBo)

Presso la Grotta del Poggio, ad est di Marina di Camerota, in località Lentiscelle, la campagna di scavi condotta dalle Università di Siena, Dipartimento di Scienze fisiche, della Terra e dell'Ambiente - UR Preistoria e Antropologia, e di Bologna, Dipartimento dei Beni Culturali, in collaborazione con la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le provincie di Salerno e Avellino e il comune di Camerota, ha portato alla luce resti di un pachiderma di 140000 anni fa.
Le prime indagini alla Grotta del Poggio avvennero nel 1954 da parte del Professor Pietro Parenzan, fondatore della Stazione di Biologia Marina del Salento a Porto Cesareo (LE). Successivamente, negli anni '60, vennero condotte indagini sistematiche dal Professor Arturo Palma di Cesnola, emerito dell'Università di Siena, che individuò 14 strati compresi tra i 190000 ed i 130000 anni fa. In origine, il complesso del Poggio era costituito dalla Grotta, utilizzata come galleria di drenaggio per il Riparo, e dal Riparo stesso, una grotta più grande della prima. A causa di un crollo, il complesso ha la struttura attuale. Gli scavi condotti cinquant'anni fa portarono alla luce, negli strati più antichi, due resti umani, un molare e un osso di caviglia, e resti di elefante e rinoceronte, mentre nei livelli più recenti punte, lame e raschiatoi in pietra.
Gli scavi della campagna appena conclusa hanno indagato i livelli stratigrafici più alti. Sono emersi resti di osso di arto appartenente al Palaeoloxodon antiquus, l'elefante dalle zanne diritte vissuto nel Pleistocene Medio e Superiore, ovvero tra 550000 e 70000 anni fa circa, tre volte più grande rispetto alle odierne specie africane e indiane e con un cervello molto più piccolo. Si tratta della stessa specie rinvenuta nelle missioni precedenti. Caratteristico è il fatto che i resti dell'osso del Palaeoloxodon antiquus mostrano chiare tracce di percussione, segno della macellazione da parte dell'uomo.

Fonte:
mediterraneoantico.it

Taposiris Magna, scoperta la tomba di Cleopatra?

Erma di Cleopatra VII
(Foto: wikipedia)

La tomba di Cleopatra, ultima regina d'Egitto, potrebbe essere stata trovata. Una missione archeologica internazionale ha, infatti, scoperto un tunnel scavato nella roccia sotto l'antico tempio egiziano di Taposiris Magna, che potrebbe condurre alla tomba perduta di Cleopatra, regina d'Egitto dal 51 al 30 a.C.
A scoprire il tunnel segreto sotto il tempio di Taposiris Magna è stata l'archeologa Kathleen Martinez, dell'Università di Santo Domingo, da tempo impegnata nelle ricerche su Cleopatra. Il Ministero del Turismo e delle Antichità egiziano ha poi annunciato il ritrovamento, descrivendo il tunnel come "un prodigio della tecnica ingegneristica antica", simile al tunnel di Eupalinos sull'isola greca di Samo.
La galleria è lunga 1.300 metri ed è situata a 13 metri di profondità. Al suo interno finora sono state trovate mummie con lingue d'oro in stile greco-romano, sepolte di fronte al tempio, due statue di alabastro di epoca tolemaica (una sembra essere una sfinge) e vasi e recipienti in ceramica.
Parte del tunnel è sott'acqua, forse a causa di antichi terremoti che colpirono la regione tra il 320 ed il 1303 d.C. Questi disastri naturali potrebbero aver portato al declino di Taposiris Magna. I ritrovamenti comunque sembrano confermare la tesi dell'archeologa Martinez, secondo cui l'area era una tomba reale.
Il tempio di Taposiris Magna, dedicato ad Osiride, il dio dei morti, si trova alla periferia di Alessandria. Secondo l'archeologa Martinez, che da venti anni conduce ricerche su Cleopatra, qui potrebbe essere sepolta l'ultima regina d'Egitto. Ottenere il permesso per fare delle indagini, però, non è stato facile. I lavori sono in corso dal 2004, ma il nuovo ritrovamento è la prova più convincente che Martinez è sulla strada giusta.
Durante le precedenti stagioni di scavo, la missione è stata in grado di trovare molti importanti reperti, tra i quali monete recanti le immagini e i nomi della regina Cleopatra e di Alessandro Magno, ed una serie di statue, alcune raffiguranti la dea Iside, oltre a varie iscrizioni e busti. La missione ha messo in luce anche una rete di cunicoli che si estende dal Lago Mareotis al Mediterraneo.

Fonte:
ilmessaggero.it
archaeonewsnet.com


San Casciano dei Bagni, eccezionale scoperta di 24 statue in bronzo

San Casciano dei Bagni, una delle statue tornate alla luce
(Foto: Ansa/Jacopo Tabolli)

Si tratta della "scoperta più importante dai Bronzi di Riace e certamente uno dei ritrovamenti di bronzi più significativi mai fatti nella storia del Mediterraneo antico". Sono le parole del direttore dei musei del MiC Massimo Osanna a commento dell'incredibile ritrovamento a San Casciano dei Bagni, in provincia di Siena, vicino alla sorgente termale del Bagno grande.
Una scoperta a dir poco eccezionale: 24 statue di bronzo di raffinatissima fattura, conservate per 2300 anni dal fango e dall'acqua bollente termale in vasche sacre.
Le statue sono riemerse dagli scavi del comune toscano, integre, in perfetto stato di conservazione. Cinque sono quasi alte un metro. Tra le più sorprendenti quella di un giovane efebo, una statua di Igea, dea della salute, con un serpente arrotolato sul braccio. E poi Apollo, altra divinità collegata alla medicina, altre divinità, matrone, fanciulli, imperatori.
San Casciano dei Bagni, la statuetta di un orante
(Foto: Ansa/Jacopo Tabolli)
"Una scoperta che riscriverà la storia e sulla quale sono già al lavoro oltre 60 esperti di tutto il mondo", ha detto all'Ansa l'archeologo Jacopo Tabolli, giovane docente dell'Università per Stranieri di Siena, che dal 2019 guida il progetto. Secondo Tabolli si tratta indubbiamente di un tesoro assolutamente unico, accompagnato da un'incredibile quantità di iscrizioni in etrusco e in latino. E ancora: 5.000 monete in oro, argento e bronzo ed una serie di altrettanto interessanti offerte vegetali.
Le opere in bronzo sono state realizzate con tutta probabilità da artigiani locali, secondo gli studiosi si possono datare tra il II secolo a.C. ed il I secolo d.C., in un'epoca di grandi conflitti tra Roma e le città etrusche, ma anche di lotte all'interno del tessuto sociale dell'Urbe. Facevano parte di un santuario, con piscine ribollenti, terrazze digradanti, fontane, altari. Le statue dovevano essere posizionate sul bordo esterno della grande vasca sacra e ancorate sugli eleganti blocchi in travertino. A più riprese, sicuramente nel corso del I secolo d.C., le statue furono staccate dal bordo della vasca e depositate sul fondo. "Un santuario che esisteva almeno dal III secolo a.C. e rimase attivo fino al V secolo d.C., quando in epoca cristiana venne chiuso ma non distrutto, le vasche sigillate con pesanti colonne di pietra, le divinità affidate con rispetto all'acqua", racconta ancora Tabolli.
Nelle iscrizioni si leggono nomi di ricche famiglie etrusche del territorio umbro e toscano interno, dai Velimna di Perugia ai Marcni dell'agro senese. Accanto a onomastica e forme dedicatorie in etrusche si trovano anche iscrizioni in latino che menzionano le aquae calidae, le fonti calde del Bagno grande, dove sono stati trovati i bronzi.
Uno dei dati più interessanti è la compresenza di oggetti etruschi ed oggetti latini. "Anche in epoche storiche in cui fuori infuriano i più tremendi conflitti, all'interno di queste vasche e su questi altari i due mondi, quello etrusco e quello latino, sembrano convivere senza problemi", spiega Tabolli. "Qui passa il tempo, cambia la lingua, cambiano persino i nomi delle divinità, ma il tipo di culto e l'intervento terapeutico rimangono gli stessi".
Tra gli oggetti rinvenuti ci sono anche statue che rappresentano organi o parti del corpo umano per le quali si domandava l'intervento divino.
I bronzi e le altre scoperte resteranno a San Casciano dei Bagni, dove sorgerà un nuovo museo all'interno di un palazzo cinquecentesco appena acquistato dalla Direzione generale musei del ministero della Cultura. Museo a cui si aggiungerà un parco archeologico che coinvolgerà l'intera area degli scavi e le antiche piscine termali.

Fonti:
skytg24.it
wired.it
finestresullarte.info


lunedì 7 novembre 2022

Il premio 2022 per la "città perduta" di Amenhotep III

Le rovine della città perduta (Foto: ANSA)

L'edizione 2022 dell'International Archaeological Discovery Award "Khaled al-Asaad", il premio intitolato all'archeologo del sito di Palmira che ha pagato con la vita la difesa del patrimonio culturale, è andata alla scoperta della città d'oro fondata da Amenhotep III (1390-1353 a.C.), ritrovata in buono stato di conservazione dall'equipe di Zahi Hawass, già Ministro delle Antichità e Direttore della Missione Archeologica al lavoro nel tempio funerario di Tutankhamon.
Il sito è stato rinvenuto nelle vicinanze del palazzo del faraone Amenhotep III, dalla parte opposta del fiume Nilo rispetto alla città e capitale di Tebe, oggi Luxor. Le iscrizioni in geroglifico indicano che la città perduta, di cui alcuni muri a zig zag erano stati scoperti negli anni '30 dai francesi Robichon e Varille a 100 metri di distanza, si chiamava Tjehen-Aten, o Aton, "abbagliante", e che venne fondata dal nonno di Tutankhamon, Amenhotep III.
Il team di Hawass ha concentrato gli scavi precisamente sull'area racchiusa tra il tempio di Ramses III a Medinet Habu e il tempio di Amenhotep III a Malqata. Il primo obiettivo degli archeologi era quello di datare l'insediamento studiando le iscrizioni geroglifiche su alcuni coperchi di argilla di vasi di vino. Secondo alcune fonti, la città era dotata di tre palazzi reali, oltre che di un grande centro amministrativo e industriale.
Gli ambienti custodiscono oggetti in uso nella vita di tutti i giorni: scarabei, anelli preziosi, vasi in ceramica colorata, mattoni di fango con i sigilli a cartiglio di Amenhotep III e iscrizioni geroglifiche su tappi di argilla dei vasi di vino, che hanno contribuito a datare l'insediamento. E' stata ritrovata anche una panetteria, zona per cucinare e preparare il cibo, con stoviglie di stoccaggio e forni.
La seconda area, ancora in gran parte sepolta, rappresenta il quartiere residenziale ed amministrativo, circondato da mura a zig zag, mentre la terza era attrezzata per i laboratori: qui si trovano, infatti, numerosi stampi da fonderia per l'elaborazione di amuleti e delicati elementi decorativi e la zona di produzione dei mattoni di fango utilizzati per costruire templi e annessi.
Sorprendenti le sepolture ritrovate all'interno di una delle stanze: una mucca o un toro e una persona con le braccia distese lungo i fianchi e i resti di una corda avvolta intorno alle ginocchia. A nord del sito, anche un grande cimitero con un gruppo di tombe scavate nella roccia di varie dimensioni.
La terza area scavata è una zona industriale, costituita da un'area di produzione di mattoni di fango che servivano per costruire templi (i mattoni sono contrassegnati da timbri contenenti un cartiglio con il nome di re Amenhotep III). Vi sono stati trovati anche stampi da fonderia per realizzare amuleti ed elementi decorativi delicati.

Fonti:
siviaggia.it
storicang.it

Inghilterra, scoperto un complesso di ville romane nel Kent

Inghilterra, scavo del complesso delle ville
romane nel Kent (Foto: Società
archeologica del Kent)

Gli archeologi hanno identificato un complesso di ville romane utilizzando le immagini di Google Earth. Sono emersi anche i resti di un balneum e un sistema di riscaldamento centralizza. L'importante scoperta è stata fatta nel Kent.
Le fondamenta murarie della villa principale hanno restituito un pilastro appartenente all'ipocaustum, utilizzato per far circolare il calore attraverso le pareti ed i pavimenti del balneum adiacente.
Malgrado ci siano molte antiche ville sparse nel Kent, il fatto che sia stato intercettato un sistema di ipocausto è molto raro. Probabilmente gli abitanti del luogo erano agricoltori di alto rango, in quanto l'ipocausto è solitamente utilizzato nelle ville di personaggi abbienti.
Gli archeologi pensano che la villa risalga al III o IV secolo d.C. e credono che gli agricoltori romano-britannici che vivevano qui non sarebbero stati i primi residenti nella zona. Il sito vicino Coldrum Long Barrow risale al 3900 a.C., ad indicare che la terra era probabilmente coltivata per migliaia di anni prima della costruzione della villa.

Iraq, tornano alla luce splendide incisioni rupestri

Iran, le incisioni rupestri scoperte.
(Foto: Getty Images)

Nel nord dell'Iraq gli archeologi hanno fatto una scoperta straordinaria: bellissime incisioni rupestri di circa 2700 anni fa. Le incisioni sono venute alla luce a Mosul, grazie al lavoro di un team iracheno-americano che stava lavorando alla ricostruzione dell'antica Porta Mashki, distrutta nel 2016 dai militari dell'ISIS.
Gli otto rilievi marmorei mostrano scene di guerra accompagnate da viti e palme. Risalgono al re assiro Sennacherib, che governò l'antica città di Ninive dal 705 al 681 a.C., noto per le sue campagne militari contro Babilonia. Si pensa che questi rilievi adornassero, un tempo, il palazzo di Sennacherib e siano state spostate, in seguito alla Porta Mashki, una delle porte più grandi di Ninive.

Fonte:
bbc.com


venerdì 4 novembre 2022

Trovato uno studio sulle stelle di Ipparco sotto un testo mediovale

Il manoscritto che nasconde il testo originale greco
(Foto: Museum of the Bible/Early Manuscripts Electronic
Library/Lazarus Project/University of Rochester)

Gli studiosi potrebbero aver scoperto un frammento della mappa stellare completa più antica del mondo.
Si pensa che il segmento della mappa, che è stato trovato sotto il testo di un foglio di pergamena medioevale, sia una copia del catalogo delle stelle, un'opera perduta da tempo realizzata dall'astronomo greco Ipparco, che fece il primo tentativo noto di tracciare una mappa celeste. Il frammento era nascosto sotto nove fogli del Codex Climaci Rescriptus conservato nel monastero di Santa Caterina, nella penisola egiziana del Sinai.
Il codice è un palinsesto, il che significa che gli scritti originali sono stati raschiati dalla pergamena per far posto ad una raccolta di testi aramaici cristiani palestinesi, che raccontano storie dell'Antico e del Nuovo Testamento. L'analisi con particolari tecniche ha rivelato, con grande sorpresa degli esperti, numeri che indicano, in gradi, la lunghezza e la larghezza della costellazione della Corona Boreale e le coordinate delle stesse situate ai suoi angoli più remoti.
Queste indicazioni, estremamente precise, consentono di stimare la data in cui furono scritte al 129 a.C., quando Ipparco era un astronomo veterano che aveva passato la gran parte della sua vita a studiare le stelle. Storicamente indicato come "il padre dell'astronomia scientifica", Ipparco (190 a.C. - 120 a.C. circa) trascorse gran parte dei suoi ultimi anni ad osservare le stelle dall'isola di Rodi. Non rimane molta documentazione sulla sua vita, ma i testi storici gli attribuiscono una serie di impressionanti progressi scientifici, quali l'accurata descrizione dei movimenti del sole e della luna, una scala di luminosità per misurare le stelle e, forse, l'invenzione dell'astrolabio, un dispositivo portatile a forma di disco in grado di calcolare le posizioni precise dei corpi celesti.
Nel 134 a.C. Ipparco vide qualcosa di sorprendente nel cielo notturno: in un pezzo di spazio precedentemente vuoto, era comparsa una nuova stella. Si chiese se questo fosse un evento frequente, se anche le stelle, pensate sempre come fisse, si muovano. Ipparco catalogò circa 850 stelle nel cielo notturno, annotando le loro posizioni e luminosità. Confrontando la sua mappa stellare completa con misurazioni più frammentarie di singole stelle prese da astronomi del passato, Ipparco si rese conto che le stelle lontane sembravano spostarsi di 2 gradi dalle loro posizioni originali.

Fonte:
livescience.com

Russia meridionale, la sacerdotessa e il guerriero

Fanagoria, gioielli e cintura dalla sepoltura di una 
sacerdotessa (Foto: Igor Dikin)

Circa 1900 anni fa una donna morì a Fanagoria e venne sepolta in questa città, fondata secoli prima sulla costa della penisola di Taman, nella Russia meridionale. La sua tomba era in compagnia di altre, nell'antica necropoli e gli studiosi ritengono che la donna fosse una sacerdotessa del culto di Afrodite.
Un'altra scoperta interessante, nello stesso sito, è quella della tomba di un guerriero con la sua spada, realizzata, in epoca altomedioevale, in Iran.
La tomba della sacerdotessa è stata rinvenuta dagli archeologi Nikolay Sudarev e Mikhail Treister, durante la stagione estiva di scavo di quest'anno.
Tra gli ornamenti ritrovati nella sepoltura figurano un medaglione d'argento che mostrava la dea e dieci dei dodici segni dello zodiaco (mancano l'Aquario e la Bilancia). Questo genere di medaglioni erano comuni nel territorio già 2300 anni fa, ha affermato Maria Chashuk, ricercatrice associata della spedizione archeologica di Fanagoria. Il medaglione più grande (circa 7 centimetri di diametro per 15 millimetri di spessore) non è stato rotto.
Questi medaglioni erano utilizzati sia come spille che come accessori per copricapi. Il medaglione è stato rinvenuto nella parte inferiore del torace della donna. Sul rovescio vi è una sorta di "tutore" attraverso il quale poteva essere fatta passare una catena o una corda. Le immagini dei segni zodiacali attorno ad Afrodite indicato che si tratta di Afrodite Urania. Questo epiteto si riferisce all'aspetto divino della dea in contrapposizione al suo aspetto terreno, Afrodite Pandemos.
La defunta indossava anche orecchini d'argento con pendenti a forma di colombe ed anelli con immagini mal conservate, forse una cornucopia con Eros alato. E' stata rinvenuta anche una brocca di argilla rossa con manico attorcigliato, forbici di ferro con manico di bronzo, uno specchio in bronzo, un filo di 157 perline e tre monete di bronzo.
Il fatto che i membri dell'antico pantheon greco fossero adorati nel Taman del I secolo d.C. non è sorprendente: il cristianesimo avrebbe raggiunto la regione solo nel Medioevo, intorno al IX e X secolo, prima il popolo seguiva credi pagani di origine slava.
Gli archeologi hanno anche trovato due perline a forma di scarabeo in maiolica egizia, recanti, in basso l'immagine di un gatto seduto l'una e l'immagine di un copra l'altra. I simboli sugli scarabei si riferiscono alle divinità egizie analoghe ad Afrodite Urania: Wadjet (la dea cobra) e Hator.
La scoperta di una spada sassanide in una sepoltura a Fanagoria di circa 1500 anni fa, secondo gli archeologi, fa ritenere che l'arma faccia parte di un gruppo di spade iraniane a testimonianza dell'influenza politica e militare dell'impero Sasanide nella regione del Caucaso e lungo la penisola di Taman. Probabilmente la spada rinvenuta a Fanagoria era un regalo diplomatico.
La tomba del guerriero conteneva oggetti di importazioni quali brocche di vetro, utensili in legno e metallo, scatole di legno con stoffe mal conservate. La tomba si distingue per la sua monumentalità e per la notevole profondità (si trova a circa 7 metri dalla superficie).

Fonte:
haaretz.com

Repubblica Ceca, trovata una cintura risalente all'Età del Bronzo

Repubblica Ceca, la cintura d'oro dell'Età del Bronzo
(Foto: english.radio.cz)

Un contadino della regione di Opava, nel nordest della Repubblica Ceca, mentre lavorava in un campo ha portato alla luce una cintura d'oro risalente all'Età del Bronzo.
Il rinvenimento è avvenuto alla fine di settembre. La prima ipotesi è stata che la sottile lamina di metallo dorato, lunga circa 50 centimetri, fosse una tiara. Ora, però, dopo ulteriori analisi, gli esperti ritengono che si tratti effettivamente di una cintura.
Le cinture dell'epoca erano in pelle e questa era legata alla parte anteriore. E' stata trovata accartocciata, probabilmente a causa dell'attività agricola. La lamina è composta prevalentemente di oro ed argento, con tracce di rame e ferro. Probabilmente apparteneva a qualcuno che rivestiva una posizione elevata nella società.

Fonte:
english.radio.cz

Aspendos, la città di Asclepio. Trovata una scultura del dio e di suo figlio Telesforo

Aspendos, volto della statua di Asclepio (Foto: Ministero turco della Cultura e del Turismo) Una nuova scoperta archeologica ad Aspendos , i...