venerdì 16 novembre 2012

Fine di un impero

Lo scheletro di uno dei bambini di San Miguelito
Sono state trovate, nella località archeologica di San Miguelito, vicino Cancun, in Messico, le prove delle difficoltà di vita della popolazione Maya durante la conquista spagnola. Qui sono state scavate delle sepolture risalenti al 1200-1550 d.C.
Gli studiosi dell'Istituto Nazionale di Antropologia e Storia (INAH) pensano che 30 delle sepolture esistenti appartengano a bambini di età compresa tra i 3 ed i 6 anni, molti dei quali hanno patito la fame e sono morti in conseguenza delle patologie provocate da quest'ultima.
Alcuni dei piccoli defunti sono accompagnati da umili offerte, che parlano anch'esse di una società impoverita. Una delle sepolture conteneva una statuetta a forma di colibrì. San Miguelito è una località posta in posizione strategica all'ingresso della Laguna di Nichupte. Fu un importante centro commerciale tra il 1200 e il 1350 d.C.. La popolazione sfruttava le risorse marine ed il luogo è stato a lungo prospero.
Le cose cambiarono radicalmente con l'arrivo degli Spagnoli nella penisola dello Yucatan. Questi impiegarono venti anni per conquistare il territorio e, una volta fatto, si installarono nella parte occidentale, interrompendo tutte le rotte commerciali che attraversavano il mondo Maya.
Oltre alle sepolture infantili, gli archeologi hanno riportato alla luce 17 tombe di individui adulti, gli scheletri di alcuni dei quali sono talmente frammentati da essere a stento identificabili. Le ceneri di due dei defunti sono state poste in urne di ceramica, mentre i resti degli altri erano accompagnati da un corredo semplice e povero.

martedì 13 novembre 2012

Un tempio di confine ritrovato in Israele

Livello pavimentale del tempio
di Beth-Shemesh
In una città di confine israeliana, gli archeologi hanno scoperto un tempio dell'XI secolo a.C. che, dicono, contiene la prova dei conflitti tra gli Israeliti, i Cananei e i Filistei.
Gli archeologi hanno trovato, sparsi su quello che sembra essere il pavimento del complesso templare di Tel Beth-Shemesh, frammenti di calici e coppe dipinte che non sembrano essere state quelle utilizzate quotidianamente sulle mense. Hanno ritrovato, anche, ossa di animali che circondano una pietra piatta posta all'interno del tempio. Si pensa che l'edificio servisse realmente come luogo di culto.
Il tempio, comunque, non rimase a lungo consacrato, gli archeologi hanno ritrovato le tracce della sua distruzione. Il fatto che ci siano delle ossa animali al suo interno è una prova della deliberata profanazione del luogo da parte dei Filistei, vicini turbolenti di Israeliti e Cananei. Inoltre Beth-Shemesh è una cittadina che si trovava esattamente al confine delle terre abitate dai tre popoli, che se la contendevano con alterne fortune.
Sono stati ritrovati, inoltre, diversi forni di argilla dalla forma rotonda, detti tabuns, scavati nello strato di suolo che ha ricoperto, nel tempo, le rovine del tempio. I laovori sono stati diretti dall'archeologo Zvi Lederman, dell'Università di Tel Aviv. I forni possono essere stati utilizzati per cuocere cibi durante le feste ed anche per onorare la memoria del vecchio tempio.

lunedì 12 novembre 2012

Ritrovato un mosaico romano in Turchia

Il mosaico ritrovato a Tarso
Un mosaico del II-III secolo d.C., con una figura umana, è stato ritrovato durante la costruzione di un locale bazar nella provincia di Mersin, nel distretto di Tarso, in Turchia.
Il governatore di Tarso, Orhan Sefik Guldibi ha confermato l'importanza della scoperta, aggiungendo che si tratta di uno dei più importanti reperti archeologici della regione.
Accanto al luogo dove è stato rinvenuto il mosaico vi era anche una struttura piuttosto grande, probabilmente una cisterna romana. Questa cisterna, forse, prelude al ritrovamento di quanto rimane di un palazzo o di una villa privata.
Il mosaico è completato da una scritta in greco che sarà presto oggetto di interpretazione.

Antichissimo villaggio greco in Tessaglia

Lo scavo di un edificio circolare a Koutroulou Magoula
Qualche giorno fa è stato completato il terzo campo di archeologia nonché il progetto Archeologico Etnografico di Koutroulou Magoula, in Grecia, che ha permesso il ritrovamento di un sito preistorico molto importante e ben conservato.
La località di Koutroulou Magoula si trova vicino ai villaggi di Vardali e Neo Monastiri, in Fthiotida ed è uno dei più grandi siti archeologici greci, con una superficie di circa 4 ettari. Il luogo fu occupato durante il Neolitico Medio (5800-5300 a.C.) da una piccola comunità di poche centinaia di persone. Costoro hanno edificato elaborati edifici abitativi in pietra e mattoni di fango, con un base pavimentale lastricata in pietra. Alcune pareti di queste case si sono conservate fino ad un metro di altezza.
Statuetta in ceramica ritrovata nel sito
Gli scavi nel sito sono iniziati nel 2001 sotto la direzione della dottoressa Nina Kyparissi e sono attualmente co-diretti dal professor Yannis Hamilaki. Tra i reperti recuperanti durante gli scavi vi sono numerose statuette d'argilla - più di trecento. La prospezione geofisica e topografica del luogo ha rivelato che gli antichi abitanti di Koutroulou Magoula hanno apportato delle modifiche all'ambiente circostante costruendo almeno tre terrazzamenti sulla collina dove sorgeva, un tempo, il villaggio. L'insediamento era circondato da fossati curvilinei.
Finora non sono state raccolte prove dell'esistenza di un'autorità centrale, ma soltanto dell'esistenza di una comunità capace di pensare e realizzare progetti comuni. Alla fine dell'Età del Bronzo, in questa località venne edificata una tomba a tholos sulla vicina collina, mentre, durante il Medioevo (XII-XIII secolo), una giovane donna venne sepolta tra le case di età neolitica.
Koutroulou Magoula è un sito collinare a sudovest delle alture della pianura della Tessaglia.

Il Vangelo della moglie di Gesù è un falso?

Ancora nuove sul Vangelo della moglie di Gesù. Fin da subito c'è stato chi ha messo in dubbio l'autenticità del frammento di papiro. Uno studioso dei Vangeli, Andrew Bernhard, formatosi ad Oxford, sostiene che questo Vangelo non solo sarebbe un falso, ma sarebbe stato anche fabbricato.
Bernhard sostiene che questo Vangelo, o presunto tale, sia una grossolana combinazione di alcune frasi prese dal Vangelo di Tommaso, il Vangelo apocrifo copto ritrovato nel 1945 tra i papiri di Nag Hammadi, in Egitto. Lo studioso afferma di aver individuato una serie di coincidenze tipografiche "strane" con la traduzione interlineare copto-inglese di quel testo.
In sostanza Andrew Bernhard sostiene che le parole del supposto Vangelo sono quasi tutte tratte dal Vangelo di Tommaso. Ogni linea del testo del "Vangelo della moglie di Gesù" è composta da parole copte uguali a quelle che si trovano nella traduzione copto-inglese del Vangelo di Tommaso e addirittura, sostiene Bernhard, il testo incriminato riporterebbe lo stesso errore tipografico che si trova nel volume che contiene la traduzione del Vangelo di Tommaso.

domenica 11 novembre 2012

Pesca fruttuosa nel mare di Sicilia

Antefissa con testa di Gorgone ritrovata
nelle acque di Gela
Nelle acque antistanti Gela, in provincia di Caltanissetta, sono stati recuperati dei reperti di notevole valore scientifico, tra questi tre coppe biansate del V secolo a.C. e frammenti di anfore del medesimo periodo e di periodo più recente.
I reperti sono stati recuperati, in seguito ad una segnalazione, dai tecnici della Soprintendenza del Mare Stefano Zangara, Roberto Garufi e Alessandro Urbano, coordinati dal Soprintendente Sebastiano Tusa. Oltre alle coppe è stata anche recuperata un'antefissa in terracotta, elemento di copertura dei tetti posto sulla testata delle travi. La parte anteriore dell'antefissa reca un'immagine in bassorilievo della Gorgone, realizzata secondo i canoni dell'arte arcaica, con la bocca semiaperta e la lingua di fuori. La Gorgone era considerata un'immagine apotropaica, atta a scongiurare il malocchio e le forze negative. L'antefissa è stata datata al VI secolo a.C. ed è l'oggetto più antico ritrovato finora nelle acque siciliane.
Un'ordinanza della Capitaneria di Porto ha interdetto all'immersione la zona dove sono stati recuperati i reperti, in previsione di nuovi sondaggi tesi al recupero di altri materiali e reperti archeologici

Ancora sigilli egizi (e non solo) a Gerusalemme

Lo scarabeo ritrovato negli scavi della zona di Ophel
Un altro scarabeo egizio è stato ritrovato a Gerusalemme. Si tratta di una sorta di sigillo datato al X secolo a.C. ed è stato rinvenuto negli scavi effettuati nella zona di Ophel, a sud del Monte del Tempio ebraico (l'islamico Haram Ash-Sharif).
Gli archeologi israeliani stanno lavorando sotto la direzione del dottor Eilat Mazar, dell'Università Ebraica, in collaborazione con un gruppo di archeologi e studenti dell'Armstrong College americano. Lo scarabeo ritrovato è in ematite verde, grande quanto una moneta ed è stato utilizzato, in passato, per imprimere nell'argilla fresca un sigillo per documenti. Un lato del sigillo riporta l'effige del famoso scarabeo stercorario, oggetto di adorazione nell'Antico Egitto; l'altro lato presenta una figura di ariete, simbolo di Ra.
La domanda che si stanno ponendo, ora, gli archeologi è quanto il culto egizio di Ra possa aver avuto diffusione ed influenza nella Gerusalemme del X secolo a.C., quando governava re Salomone. Infatti il reperto è stato ritrovato all'interno della città antica. Si sa che Salomone sposò una principessa egiziana, forse fu lei a portare a Gerusalemme usanze e culti della sua terra.
Nella stessa zona dove è stato rinvenuto lo scarabeo, sono emersi i resti di numerosi bagni rituali, la cui palnimetria è ancora intatta. La presenza di gradini in discesa, le dimensioni ragguardevoli, l'architettura e la loro prossimità al Monte del Tempio fanno pensare al tipico mikveh, una vasca per bagno ad immersione utilizzata dai pellegrini ebrei per bagni rituali prima della partecipazione alle attività del Tempio. Uno di questi bagni, molto grande, fu costruito in modo tale che i pellegrini dovessero risalire a piano terra prima di entrare nel bagno.

Un mammut...parigino

Il mammut ritrovato a Changis-sur-Marne, vicino Parigi
Uno scheletro di mammut quasi completo è stato ritrovato a Changis-sur-Marne, nei pressi di Parigi. E' una scoperta eccezionale per la Francia, in quanto nell'arco di 150 anni sono stati ritrovati solamente tre esemplari di questo tipo. Il primo è conosciuto con il nome di mammut di Choulans e fu ritrovato nel 1859.
Lo scheletro ritrovato recentemente appartiene, probabilmente, ad un genere di mammut chiamato Mammuthus Primigenius, dalle lunghe zanne e fornito di una sorta di vello lanoso. Questo genere di animali poteva raggiungere i 2,8-3,4 metri di altezza ed erano coperti di una folta pelliccia e protetti da uno strato di grasso. Il loro habitat era la steppa, dove vi era erba sufficiente al loro nutrimento.
Il mammut ritrovato vicino Parigi è vissuto dai 200.000 ai 50.000 anni fa. Lo scavo e lo studio di quanto ritrovato, permetterà agli scienziati di specificare meglio l'età dell'animale e le circostanze della sua morte. Saranno effettuati anche degli studi sulle ossa per rintracciare l'esistenza di eventuali tagli dovuti all'intervento di cacciatori.
Esseri umani e mammut sono stati ritrovati negli stessi contesti in due siti risalenti al Medio Paleolitico: a Lehringen Grobern e in Germania. In uno scavo nel dipartimento della Seine-Maritime sono stati recentemente scoperti, tutti insieme, uri, cavalli, orsi, leoni e pantere i cui scheletri hanno restituito una datazione a 200.000 anni fa.
Il mammut ritrovato vicino Parigi è stato ritrovato durante gli scavi preventivi di un sito gallo-romano a 50 chilometri dal capoluogo francese.

sabato 10 novembre 2012

Thmuis, la città perduta

Testina di Tolomeo V (foto di R. Littman e J. Silverstein)
Archeologi e studenti di archeologia dell'Università delle Hawaii stanno scavando un sito nella regione del Delta del Nilo, in Egitto, dove, nella desolazione del deserto vi sono le rovine di un'importante città portuale che fiorì tra il II e il I secolo a.C., nei pressi dell'attuale città di el-Mansoura. Si tratta dei resti della città di Thmuis, importante porto e capitale dei Tolomei.
Gli studenti e gli archeologi, diretti dal professor Robert J. Littman, hanno riportato alla luce evidenze architettoniche e manufatti in diverse zone della città, particolarmente in una zona chiamata Foro Orientale, sull'acropoli di Thmuis. Qui, forse a fine 2012, dovrebbe essere riportato alla luce un tempio tolemaico.
Thmuis è una delle poche località del Delta del Nilo dove sono stati ritrovati dei papiri. Gli importantissimi reperti sono venuti alla luce alla fine del XIX secolo, quando Edouard Naville ha ritrovato quella che ha definito come la "biblioteca" di una casa romana. Purtroppo Neville non indicò dove aveva ritrovato questi papiri, che erano andati in gran parte bruciati al pari di quelli di Pompei. Nel sito sono stati ritrovati dei magnifici pavimenti a mosaico e delle statue di marmo e bronzo del periodo ellenistico e romano, ora esposti al Museo Egizio del Cairo e al Museo di Alessandria, che testimoniano della ricchezza e dell'importanza della città.
Cratere riassemblato (foto di R. Littman e J. Silverstein)
Il nome Thmuis (in egiziano TamAwy, "nuova terra") è un riferimento che si trova in Erodoto il quale, dopo aver visitato l'Egitto, a metà del V secolo a.C., enumerò una serie di nomoi ed alcune città, tra cui Mendes (una grande città che precedette Thmuis e che sorgeva non lontano da questa) e la stessa Thmuis. Gli scavi archeologici effettuati a Mendes suggeriscono che tra il IV e il III secolo a.C. vi fu una considerevole diminuzione della popolazione che andò di pari passo con l'aumento di importanza di Thmuis, fiorita durante il periodo tolemaico, che divenne ben presto capitale del nomo di Mendesian.
Thmuis sorgeva poco distante da Tell el-Rub'a, dove si trovano le rovine della più antica Mendes, che aveva dominato il Delta per la maggior parte della storia egiziana, dalla fine del IV millennio a.C. fino al IV secolo a.C.. Pare che nel V secolo a.C. venne deviato il corso del Nilo e per questo Mendes perse progressivamente importanza economica e venne abbandonata a favore di Thmuis, che era lambita dal nuovo corso del Nilo.
Thmuis fu menzionata anche da Giuseppe Flavio durante il periodo delle guerre giudaiche (66-70 d.C.), quando narra che il futuro imperatore Tito, partito da Alessandria con il suo esercito, sbarcò a Thmuis per iniziare una marcia via terra verso Gerusalemme.
Durante il III e IV secolo d.C. Thmuis divenne sede vescovile e fu patria di San Serapione. Nel VI secolo d.C. fu inclusa tra le diocesi della prima Eparchia di Augustamnica. Poiché era una città estremamente importante, nel mondo cristiano, ci sono pervenuti i nomi di alcuni suoi vescovi, tra cui Phileas, martirizzato ad Alessandria d'Egitto nel 305 d.C., e Anba Menna, che venne martirizzato nel 744 d.C.
Strutture ellenistiche (foto di R. Littman e J. Silverstein)
Thmuis esisteva ancora quando gli arabi invasero l'Egitto nel 641 d.C.. Fu probabilmente abbandonata nel X secolo, dopo una rivolta locale.
La spedizione archeologica dell'Università delle Hawaii è iniziata nel 2007. Ora la squadra sta lavorando in collaborazione con il Consiglio Supremo delle Antichità, per porre in salvo quel che rimane dell'antico porto di Thmuis, che dovrebbe essere occupato da costruzioni moderne.
Gli archeologi hanno appurato che un evento traumatico, verificatosi nei primi anni del II secolo a.C., rase quasi al suolo la città che fu, in seguito, ricostruita. Alcuni ritrovamenti, come un piccolo tesoro in monete, seppellito al di sotto di un pavimento, e della ceramica, fanno credere che l'evento si sia verificato durante il regno di Tolomeo V e che doveva riguardare una estesa ribellione di cui si fa cenno sia nella stele di Rosetta sia in altri documenti. A tal proposito sono stati ritrovati anche degli scheletri con evidenti tracce di traumi inferti da armi. E' emersa anche una statua, frantumata, di Arsinoe II nelle vesti della dea Iside. Questi reperti sono tornati alla luce nella zona nord, in un contesto successivamente livellato e riempito.
Frammenti di colonne di un tempio
tolemaico
(foto di R. Littman e J. Silverstein)
Nella parte centrale del Foro Orientale gli scavi recenti stanno esplorando un vasto complesso edificato in mattoni crudi, probabilmente una serie di edifici pubblici. E' stata ritrovata, anche, una mole impressionante di manufatti, tra i quali una serie di figurine di origine sub-sahariana, ceramiche in miniatura, ciondoli votivi in piombo, una statua del dio Bes in ceramica. Questi materiali erano sepolti vicino ad un grande piedistallo in granito rosso che, probabilmente, supportava una statua. I manufatti più recenti sono stati datati all'epoca romana.
In una zona non lontana dal perimetro cittadino è stata ritrovata una pietra con una scritta scarsamente leggibile nella quale si è letto il cartiglio con il nome di Tolomeo II o III. Questa pietra potrebbe essere parte di un tempio eretto da Tolomeo II per sua moglie Arsinoe.

Scoperta un'altra mummia in Perù

I resti della mummia Chancay
Gli archeologi peruviani hanno annunciato la scoperta dei resti mummificati di una donna di 500 anni fa, appartenente alla cultura precolombiana Chancay (1100-1450 d.C.).
L'età della donna non è stata ancora determinata. La mummia era avvolta in bende ed è stata scoperta nel sito di Pisquillo-Las Shicras, nella provincia costiera di Huaral, 90 chilometri a nord di Lima. L'archeologo Walter Tosso, capo della missione archeologica che opera sul sito, ha affermato che sicuramente la donna era uno dei membri dell'élite locale.
Gli archeologi, ora, continueranno a lavorare su questa mummia e sui resti di altre simili, avvolte anch'esse da bende meno preziose. Si spera di comprendere meglio i riti funerari della civiltà Chancay.

Ritorno a Karkemish

Veduta dei resti di Karkemish, al confine turco-siriano
Pochi luoghi al mondo intrecciano la storia di antichi e moderni conflitti come la città di Karkemish, dove si svolse una battaglia citata nella Bibbia. La città si trova al confine tra la Turchia e la Siria, dove oggi infuria la guerra civile.
Militari turchi sorvegliano, oggi, quella che fu l'acropoli di una città di 5000 anni fa. Recentemente, inoltre, le rovine sono state "bonificate" dalle mine. Un team italo-turco sta ora conducendo sul luogo un'estesa campagna di scavi, ad un secolo e più di distanza da quelli condotti dal British Museum e dei quali si interessò anche il leggendario Lawrence d'Arabia. Gli archeologi sperano di aprire ai turisti il sito, che si trova lungo il corso dell'Eufrate, entro il 2014.
Karkemish si trovò, in passato, sotto l'influenza ittita e di altri governanti e re. Le ricerche archeologiche sono state spesso interrotte dai conflitti moderni e dalle ostilità tra nazioni confinanti, che hanno portato, oltretutto, all'erezione di frontiere ed alla militarizzazione dell'area.
Direttore del progetto Karkemish è Niccolò Marchetti, professore di archeologia e Storia dell'Arte del Vicino Oriente Antico presso l'Università di Bologna. Con la missione dell'Università di Bologna collaborano gli archeologi e gli studenti delle Università di Gaziantep e Istanbul. I lavori presso l'antica città sono ripresi nel 2011, a distanza di 90 anni dall'occupazione del sito da parte delle truppe turche. Circa 90 ettari della superficie di Karkemish si trovano in territorio siriano e sono, pertanto, off-limits. La maggior parte del materiale scoperto è in territorio turco.
Un corredo funerario di pesi in pietra, fibule in bronzo, orecchini d'oro
ed elementi in ceramica provenienti dalla necropoli di Karkemish
Nel 1911, anno in cui si è cominciato ad esplorare Karkemish, la città faceva parte dell'oramai indebolito impero Ottomano. L'archeologo britannico Woolley e il suo assistente Lawrence trovarono lastre di basalto e di calcare scolpite con figure di soldati, carri, animali e re che oggi sono esposte nel Museo delle Civiltà Anatoliche di Ankara. Durante la spedizione britannica tornarono alla luce palazzi e templi.
Nel libro di Geremia, la Bibbia fa riferimento a Karkemish in merito ad una battaglia in cui i Babilonesi, guidati da Nabucodonosor II, sconfissero gli Assiri ed i loro alleati Egizi. I Babilonesi, in seguito, saccheggiarono la città in altre occasioni.
Karkemish è menzionata anche in alcune tavolette degli archivi di Ebla (III millennio a.C.). Dalle tavolette di Mari e di Alalakh (odierna Tell Atchana, presso Antakya o Antiochia, 1800 a.C.) sappiamo che la città era governata, all'epoca, da un re di nome Aplahanda e che era un importante centro per il commercio del legname. Il momento di massimo splendore della città fu durante i due secoli finali dell'impero ittita, nel Bronzo Tardo. Purtroppo non restano tracce di questo periodo. Le evidenze giunte fino ai giorni nostri risalgono all'Età del Ferro, quando Karkemish era un importantissimo stato neo ittita.
Veduta di Karkemish
Nel 1600 a.C. la città venne conquistata dai Mitanni e nel 1350 a.C. da Shuppiluliuma, che vi insediò, come viceré, uno dei suoi figli. La conquista di Sargon II, nel 717 a.C., segnò la fine dell'indipendenza della città stato. Questo sovrapporsi di dominazioni storiche ha indotto gli archeologi a soprannominare Karkemish la "Pompei d'Oriente".
Il team italo-turco ha aperto ben cinque cantieri, lo scorso anno, nell'area dove sorgeva l'antica città, scoprendo, negli scavi del 1911, vecchi strumenti archeologici, i frammenti di una statua e un mosaico romano. Sono stati, poi, ritrovati un sigillo cilindrico in bronzo, inciso con geroglifici, che apparteneva ad un funzionario ed una statuetta bronzea in cui è raffigurata una divinità con una tiara adorna di due corna. Il dio indossa un gonnellino e brandisce un pugnale d'argento nella mano sinistra. La statuetta è stata ritrovata nelle vicinanze dell'area del Tempio del dio della Tempesta, dove sono emersi anche i frammenti di altre sculture e iscrizioni ittite geroglifiche. Gli scavi dello scorso anno hanno, inoltre, restituito i resti di enormi edifici scolpiti, un'intera necropoli all'interno delle mura cittadine, con tombe dai ricchi corredi. A tre metri di profondità si sono ritrovati livelli con cenere, resti bruciati e travi carbonizzate, che sono la testimonianza della conquista e del saccheggio delle truppe di Sargon.
Casa utilizzata da Woolley e Lawrence durante
gli scavi del 1911
Una tra le scoperte più importanti effettuate nella passata campagna di scavi è una grande stele basaltica intatta. La stele è coperta, alla sommità, di simboli astrali e sulle facciate da diverse linee di un'iscrizione reale ittitta geroglifica. Quest'ultima è stata decifrata da David Hawkins, della British Accademy. La stele è dedicata da Suhis, "signore del paese di Karkemish", ad Ura Tarhunza, "gran re del paese di Karkemish", figlio di Sapazitis. E' la testimonianza di un insolito dualismo istituzionale nella regalità della città ed anche della fondazione, ad opera di Suhis I, di una nuova dinastia reale agli inizi del X secolo a.C..
Nel contempo i botanici hanno identificato piante rare, nel sito, ed una specie di pioppo che si riteneva estinta.
Hasan Peker, filologo dell'Università di Istanbul, spera di trovare, durante gli scavi, gli archivi reali della città, archivi che potrebbero risalire al culmine della civiltà ittita, 3000 anni fa. Al momento si pensa di scendere al di sotto del lastricato delle vie romane, sulle quali è ancora possibile transitare, e di arrivare alle fondazioni degli edifici che vi si affacciavano.

Tunisia, Numluli: una città dalle molte vite

Tunisia, gli scavi di Numluli (Foto: Unione Sarda) Nel governatorato tunisino di Béja , gli archeologi stanno riportando alla luce una città...