giovedì 8 agosto 2013

La signora di San José de Bruno

La maschera di rame trovata accanto alla defunta a San José de Moro
(Foto: Luis Jaime Castillo Butters)
Circa 1200 anni fa, una donna della tribù Moche fu sepolta con una grandiosa cerimonia. Gli archeologi, ora, ne hanno scoperta la tomba ed hanno trovato le prove dello status sociale eccezionale della defunta e del potere che, in vita, aveva esercitato. La scoperta è stata effettuata nel sito di San José de Moro, nel nord del Perù.
Questa donna visse nel 750 d.C., era molto venerata e venne sepolta a circa sei metri di profondità. Le pareti di terra della sepoltura erano dipinte di rosso e le nicchie che vi erano state scavate ospitavano offerte in vasi di ceramica. Con la defunta sono state sepolte due donne, probabilmente si tratta di due sacrifici umani, e ben cinque fanciulli.
Lo scheletro della donna riposava su una piattaforma bassa ed era ornato con una collana di perline di pietre locali. Accanto al corpo era stato deposto un alto calice d'argento che, nell'arte Moche, accompagna le scene di sacrifici umani e il consumo di sangue. Questi oggetti sono stati ritrovati, prima, solo nelle sepolture di potenti sacerdotesse-guerriere.
La sepoltura femminile di San José de Moro
(Foto: Luis Jaime Castillo Butters)
Anche l'elaborata decorazione del sarcofago costituisce un indizio dello status sociale della donna sepolta. Il sarcofago è stato fatto in legno o canna che, con il tempo, si è deteriorato. Placche di rame disegnavano, un tempo, i motivi tipici della cultura Moche. Accanto alla testa della defunta è stata deposta una maschera funeraria in rame ed ai suoi piedi due sandali in rame.
Gli scavi a San José de Moro sono iniziati nel 1991. Le prove che, in questi anni, sono state raccolte hanno convinto gli archeologi che il sito è stato un importante centro cerimoniale, meta di pellegrinaggi, tra il 600 e l'850 d.C. e che le sacerdotesse-regine hanno giocato un ruolo importantissimo nella politica e della religione di questa cultura. Non era infrequente, tra i Moche, che una donna rivestisse un'alta carica religiosa. Una mummia femminile ricoperta di tatuaggi è stata scoperta nel sito di El Brujo nel 2005, sepolta con i tradizionali simboli del potere: enormi mazze da guerra cerimoniali e anelli nasali.

mercoledì 7 agosto 2013

Ritrovata una tomba sarmata in Russia

La sepoltura della donna sarmata (Foto: State Teachers
Training University of Bashkortostan)
Gli archeologi russi hanno ritrovato la camera di sepoltura intatta di una donna nobile appartenente ad una potente tribù che vagava nelle steppe euroasiatiche circa 2500 anni fa, nel sud della Russia.
I Sarmati, questa era la tribù alla quale apparteneva la donna, era un gruppo di lingua persiana che controllava quello che attualmente è parte del sud della Russia, l'Ucraina e l'Asia centrale dal 500 a.C. fino al 400 d.C.. I Sarmati sono stati spesso citati dagli antichi storici greci ed hanno lasciato tombe di lusso con manufatti in oro e bronzo di squisita fattura.
La sepoltura sarmata ritrovata nei pressi del villaggio di Filippovka, nella regione di Orenburg non è stata depredata. All'interno gli archeologi hanno ritrovato un grandissimo bollitore in bronzo, gioielli, uno specchio d'argento e quello che sembra essere un contenitore per cosmetici. La sepoltura si trovava a circa 4 metri dalla superficie del terreno. Lo scheletro della defunta era ancora coperto di gioielli e decorazioni e lo specchio in argento, che ha un manico in oro, era nella sua mano sinistra.

Ritrovato un Ospedale crociato a Gerusalemme

Le strutture dell'Ospedale crociato di Gerusalemme
Durante degli scavi archeologici nella città vecchia di Gerusalemme, gli archeologi israeliani hanno scoperto una struttura di grandi dimensioni, con archi e gallerie, appartenente ad un ospedale dell'epoca delle Crociate (1099-1291).
Il direttore dello scavo per conto dell'Israel Antiquities Authority, Renee Forestany, ritiene che questo ospedale crociato era in grado di ospitare fino a duemila degenti. L'edificio è attualmente proprietà del Waq, l'autorità per i beni islamici inalienabili, e si trova nel quartiere cristiano dell'antica cittadella di Gerusalemme, nella zona conosciuta come Muristan. Qui, fino a qualche anno fa, si svolgeva un mercato di frutta e verdura.
Scavi israeliani nell'Ospedale crociato
La struttura ritrovata sarebbe solo una piccola parte di un ospedale che, secondo le stime, copriva una superficie di circa un ettaro e mezzo. Vi compaiono numerosi pilastri ed archi di più di sei metri di altezza. Sembrerebbe che a gestire il nosocomio fosse l'Ordine di San Giovanni dell'Ospedale di Gerusalemme, i cui membri avevano solennemente giurato di prendersi cura e assistere i pellegrini che si recavano in Terra Santa. Essi accoglievano, nell'ospedale, malati, donne e bambini anche di altre confessioni religiose. Gli orfani, in particolare, erano seguiti con attenzione e, una volta cresciuti, entravano a far parte dell'ordine. Per le cure ai degenti, l'Ordine si serviva anche di medici arabi musulmani, le cui competenze erano già note.
L'ospedale crollò in seguito ad un terremoto nel 1457 e le sue rovine rimasero sepolte fino al periodo ottomano. Nel Medioevo parte della struttura fu adibita a stalla (sono state ritrovate numerose ossa di cavalli e cammelli).

lunedì 5 agosto 2013

Eccezionale scoperta a L'Aquila

Gli archeologi hanno ritrovato, nell'area della città romana di Amiternum, nei pressi de L'Aquila, i resti di un'antica piscina. La scoperta nel corso di un intervento di archeologia preventiva che consentirà una migliore fruibilità del parco archeologico cittadino.
Sono stati rinvenuti i resti monumentali di una natatio, una grande vasca rettangolare di 12 per 30 metri, costruita secondo i criteri architettonici di Vitruvio, con un'accuratezza che rimanda all'età augustea. La presenza di questa piscina indica, senza ombra di dubbio, l'espansione e la monumentalizzazione della città in età augustea.
Gli archeologi, ora, dovranno accertare se si tratta di una piscina inserita in un ambiente ad utilizzo pubblico oppure si tratta dell'elemento di una residenza privata.

I Micenei - parte seconda

Guerriero miceneo, particolare da un vaso
rinvenuto a Micene (XII secolo a.C.)
Nel periodo miceneo antico (1650-1300 a.C.), l'esercito era dotato di lunghe lance dette enkhos e di spade. L'abbigliamento del guerriero consisteva unicamente in un gonnellino in stoffa oppure in un perizoma. I guerrieri si muovevano a piedi nudi e per pararsi dai colpi avversari ricorrevano ad un grande scudo (sakos) che copriva il corpo dal collo agli stinchi e di un elmo.
Proprio lo scudo era l'elemento caratteristico del soldato di fanteria pesante. E' stato appurato che questo elemento essenziale del soldato miceneo era fatto in vimini, fissati a un telaio di legno e ricoperto da uno o più strati di pelle bovina. Gli scudi erano solitamente portati a tracolla per mezzo di una cinghia, il telamon, che passava diagonalmente sulla spalla sinistra. Lo scudo era un'ottima difesa contro i colpi di spada o di giavellotto, le frecce e i tiri di frombola, ma non consentiva molta libertà nei movimenti. Per tutto il periodo antico lo scudo del soldato miceneo fu caratterizzato dalla presenza di un umbone centrale con carattere offensivo, e dalla superficie ricurva.
Una delle armi utilizzate dal soldato miceneo era la lancia, un'asta di legno di circa 3,5 metri di lunghezza, con una punta di bronzo. Esempi di questo tipo di lancia sono stati trovati a Sesklo, Leukas, Asine e Micene. La lama era prevalentemente stretta e foliata, con una robusta costolatura mediana. La punta veniva fissata all'asta con una fascia di metallo e con alcuni chiodi conficcati nell'immanicatura. Pare che questo modello di lancia fosse di origine cretese. Diverse lance lunghe e pesanti furono trovate interrate nelle tombe a fossa di Micene.
Spada micenea rinvenuta nella tomba di un principe
miceneo ad Atene
L'elmo era un altro complemento dell'armatura micenea. Solitamente era composto, almeno nel primo periodo, di zanne di cinghiale che servivano a garantire alla testa, non protetta dallo scudo, sufficienti garanzie di protezione. Le zanne di cinghiale erano tagliate con precisione per tutta la loro lunghezza e formavano placche oblunghe e forate agli angoli. La cresta dell'elmo era sormontata da un piuma o terminava con un pomello e alcuni elmi avevano un paracollo e un paraguance. Questo tipo di elmo è stato descritto anche da Omero, anche se non era più utilizzato ai suoi tempi, ed anch'esso aveva le sue origini a Creta. Una testa d'ascia bipenne in bronzo, proveniente da Cnosso, reca incisa, su entrambi i lati, la figura di un elmo di zanne di cinghiale. L'ascia è stata datata ad un periodo compreso tra il 1700 e il 1450 a.C. circa. Ne fu rinvenuto un esemplare a Micene che risalirebbe al 1550 a.C. Altri tipi di elmi erano: quello conico in lamina di bronzo, rinvenuto nella sepoltura di un guerriero a Cnosso. Questo tipo di elmo presenta dei forellini che servivano per fissare un rivestimento interno in feltro o pelle. Parti di elmi analoghi sono state rinvenute a Rodi e Cipro; quello presente su un vaso creto-miceneo proveniente da Isopata, presso Cnosso. L'elmo, in questo caso, presenta sei bande concentriche, forse strisce di cuoio o imbottiture spesse cucite insieme ad intervalli.
La spada, pakana, è stata ritrovata in diversi esemplari nelle tombe a fossa che custodivano i resti di guerrieri micenei. Nel corso degli anni la spada subì notevoli influssi dal contatto con le popolazioni del Medio Oriente.
Elmo miceneo con zanne di cinghiale
Nel 1300 a.C. furono introdotti diversi cambiamenti nelle armi dell'esercito miceneo. Le lance si accorciarono fino ad una lunghezza di 150-180 centimetri, consentendo al combattente di brandirle con una mano sola. Furono introdotti due tipi di scudo totalmente nuovi: lo scudo rotondo (aspis) e lo scudo a mezzaluna capovolta (pelta). Questi scudi erano fatti di vimini e pelle e venivano retti con il braccio sinistro, come è raffigurato negli affreschi di Micene, Tirinto e Pilo. Questi scudi, più piccoli dei loro "antenati", richiedevano la protezione del corpo del soldato con un'armatura. I guerrieri cominciano ad utilizzare gonnellini di pelle che arrivano a metà coscia, rinforzati da dischetti di bronzo e i corsaletti in cuoio, anch'esso rinforzato con placche rotonde di rame o di bronzo.
Il periodo tardo vede comparire gli schinieri di metallo in dotazione alla fanteria (1200 a.C. circa). Gli schinieri in bronzo, con la loro estrema sottigliezza (2 millimetri appena di spessore) non consentivano una efficace protezione. Furono prodotti altri tipi di elmi, che andarono ad aggiungersi a quello composto da zanne di cinghiale, come l'elmo cornuto e l'elmo a punte di riccio, dei quali, però, non è sopravvissuto alcun esemplare. Probabilmente erano fatti di cuoio duro. L'elmo cornuto, noto esclusivamente dalle raffigurazioni, presentava due protuberanze sul davanti e sul retro per proteggere la fronte, la nuca e le tempie.

I Micenei - parte prima

Esempio di tavolette scritte in Lineare B da Pilo
La storia della civiltà micenea è dominata dall'influsso della cultura minoica, che si sviluppò a Creta sin dal 3000 a.C.. Tanto l'influsso minoico è presente nell'arte micenea primitiva che alcuni studiosi ritengono che la parte meridionale della Grecia fosse una colonia cretese. Anche l'arte della guerra micenea subì l'influsso della cultura minoica.
Le prime armi, le prime corazze dei Micenei avevano avuto origine proprio dalla Creta minoica. I Minoici non erano Greci e la loro scrittura, il lineare A, non è stato ancora decifrato. I Micenei, al contrario, erano Greci e la loro scrittura, il lineare B, è stato decodificato. Questa scrittura è giunta fino ai nostri giorni su tavolette d'argilla ritrovate tra le rovine dei palazzi micenei, in particolare tra le rovine di Pilo e della Cnosso micenea. Si tratta di registrazioni di transazioni economiche della società che ruotava intorno al palazzo.
Attorno al 1400 a.C., Cnosso, centro minoico di Creta, venne distrutto da un terremoto. Profittando di questa calamità naturale, i Micenei della Grecia continentale si impadronirono dell'isola, ricostruirono Cnosso dandogli l'aspetto di un palazzo miceneo e fecero di Creta parte del loro regno. La civiltà micenea divenne, dunque, la potenza dominante del mar Egeo.
Micene, particolare della Porta dei Leoni
I Micenei ne approfittarono per estendere in tutto il Mediterraneo i loro commerci e per entrare in stretto contatto con le civiltà più vicine, in modo particolare con gli Ittiti, i Siriani e gli Egizi. Con questi ultimi i Micenei scambiarono anche mercenari da impiegare nei rispettivi eserciti.
Quello che si conosce dell'esercito miceneo è stato ricostruito grazie all'archeologia, attraverso reperti pittorici, lapidi funerarie, oggetti preziosi, fonti testuali e ritrovamenti di armi ed equipaggiamenti bellici.
Le prime armi in uso agli abitanti della Grecia continentale erano fionde, archi, asce da battaglia, mazze in pietra, i cui esempi più antichi risalgono al 2150 a.C. circa. Fionde ed archi ebbero fortuna anche presso i Micenei, ma gli eserciti vennero organizzati solamente durante l'Età del Bronzo (2150-1550 a.C.). In questo periodo cessarono di essere utilizzate le asce da battaglia e le mazze e le armi in pietra furono sostituite da spade e lance.
Le prime notizie di un esercito miceneo organizzato risalgono al XVI secolo a.C. ed anche in questo caso è notevole l'influenza minoica. Il primo esercito, tra il 1600 e il 1300 a.C., era composto da lancieri pesanti supportati da soldati armati di spada, dalla fanteria leggera e dai carri da guerra pesanti. Si trattava di un esercito impiegato solitamente nelle battaglie convenzionali, contro nemici organizzati allo stesso modo.
Nel XIII secolo a.C., il sistema militare miceneo subì un radicale cambiamento, soprattutto per quel che riguarda l'equipaggiamento e la tattica. Di questo cambiamento sono state trovate le tracce nei manufatti provenienti dal palazzo di Pilo. Pilo si trovava nella regione della Messenia, sulla costa occidentale del Peloponneso. Durante gli scavi del palazzo, tra il 1939 e il 1966, venne ritrovata una grande quantità di tavolette in Lineare B ed affreschi di carattere militare. Questi ultimi raffiguravano un esercito armato alla leggera, estremamente mobile, incentrato sul combattimento sparso.
Questo decisivo cambiamento è stato interpretato, dagli studiosi, con un aumento delle incursioni da parte dei predoni stranieri sulle coste micenee, in seguito allo spostamento di grandi masse di persone a seguito di guerre e catastrofi naturali. Proprio nel XIII secolo a.C. molti centri micenei, tra i quali la stessa Micene, eressero poderosi bastioni in pietra a difesa delle loro cittadelle. Intorno al 1200 a.C. Pilo venne distrutta e quasi tutti gli altri centri micenei vennero devastati. Gli studiosi discutono ancora sulle ragioni di questa catastrofe, attribuita ora a cause naturali, ora ad un evento bellico di grande portata. Alcune città furono ricostruite e rioccupate, ma la civiltà micenea quale si conosceva fino a quel momento scomparve per sempre. Fu un periodo oscuro per la Grecia, dalla quale il Paese emerse solo nel periodo conosciuto come classico.

domenica 4 agosto 2013

La famiglia bizantina di Komana

Le sepolture bizantine di Komana (Foto: DHA)
I ricercatori che lavorano presso l'antica città greca di Komana, nella provincia di Tokat, in Turchia hanno scoperto tre tombe risalenti all'XI secolo.
Le tombe appartengono, con tutta probabilità, ad un gruppo familiare, dal momento che contengono i resti di un uomo, una donna e un bambino. Sono stati trovati degli orecchini in corrispondenza della sepoltura femminile.
Komana era conosciuta come una città-tempio e questo ha incuriosito molto gli archeologi e li ha spinti a fare ricerche più approfondite dalle quali sono emerse moltissime ceramiche dell'epoca bizantina.

I ricordi micenei di Bodrum

Scavi delle tombe micenee di Bodrum, in Turchia
(Foto: Hurriyet)
Durante gli scavi del Museo di Archeologia Subacquea di Bodrum, sono state rinvenute sepolture antiche di 3500 anni, di epoca micenea.
I reperti, secondo una dichiarazione del Ministero dal Ministero della Cultura e del Turismo, sono molto importanti per il mondo scientifico.
Tra i reperti finora ritrovati vi sono contenitori per l'acqua, tazze a tre manici, una caraffa, un rasoio, ossa di animali, del vetro e perline di varie dimensioni.

Ritrovata la tomba di un guerriero decapitato in Messico

La sepoltura ritrovata in Messico dagli archeologi dell'Inah
Ai piedi della collina di El Tlatoani, ad ovest di Tlayacapan, in Messico, gli archeologi dell'Istituto Nazionale di Antropologia e Storia (Inah) hanno scoperto la sepoltura di un uomo decapitato (la testa è stata ritrovata poco distante) e le tracce di un forno per la produzione della ceramica risalente al periodo pre-ispanico. Entrambi i ritrovamenti sono stati datati al Tardo Periodo Classico (350-600 d.C.).
L'archeologo Raul Francisco Gonzalez Quesada ha dichiarato che la sepoltura del guerriero è stata ritrovata durante lo scavo della parte inferiore di quello che un tempo era uno spazio urbano. La tomba conteneva i resti di un individuo accompagnato da un corredo molto prezioso, costituito da paraorecchie, una collana di perline, una serie di manufatti e del vasellame. Tra i resti ossei sono stati riconosciuti gli arti inferiori e le vertebre cervicali con tracce di tagli, ad indicare una decapitazione.
Gli esperti ritengono che il corpo possa essere quello di un guerriero, dal momento che il cranio presenza una perforazione provocata, forse, dalla punta di una freccia. L'uomo sopravvisse alla ferita, che presenta segni di chiusura.

L'Alaska prima degli Europei

Il villaggio scavato in Alska (Foto: Daysha Eaton,
KSKA - Anchorage)
Archeologi della Brown University hanno scoperto un antico villaggio nel nordovest dell'Alaska, che risalirebbe a prima dei contatti con gli Europei. Il villaggio è uno dei più grandi siti archeologici scoperti nella regione artica e si trova a poca distanza dal fiume Kobuk.
Le abitazioni del villaggio hanno una sola stanza, per la maggior parte interrata, ed avevano le pareti di travi di abete rosso. Si trattava, forse, del centro principale di una comunità di circa 200 persone. La datazione al carbonio ha dato un arco temporale compreso tra la fine del 1700 e l'inizio del 1800, poco prima del contatto ufficiale con i primi esploratori occidentali. Sono emersi, dagli scavi, tracce di metallo e perline di vetro.
I ricercatori hanno anche ritrovato dei resti umani, in un'abitazione. Si tratta di un maschio adulto con una gamba rotta e un bambino.

La vita segreta di piazzale Ostiense

Le scarpe dei primi decenni del '900 riemerse durante
i saggi di scavo a piazzale Ostiense (Foto: Il Messaggero)
Roma, piazzale Ostiense, non lontano dalla struttura della Piramide Cestia, sono emerse, recentemente, decine e decine di scarpe di cuoio, scarpe di uomini, di donne, di bambini. Il deposito di scarpe risale alla prima metà del '900 ed è riemerso tra le macerie che riempivano gli ambienti di quella che gli archeologi hanno individuato essere la cripta della chiesa di San Salvatore de Porta, sulla via Ostiense, meta dei pellegrini del IV secolo d.C., distrutta nel 1849.
A permettere questa serie di scoperte nelle scoperte è stato un cantiere dell'Italgas per la sostituzione di tubature logore a piazzale Ostiense. Le scarpe sono tutte in cuoio, persino i tacchi delle calzature da donna sono dello stesso materiale e fanno pensare a manufatti dei primi decenni del secolo scorso.
Dopo le prime indagini, però, a calamitare l'attenzione degli studiosi sono stati i resti di quella che è stata riconosciuta come la via tecta di San Paolo, citata più volte dalle fonti e mai, finora, identificata con certezza. Si tratta della Porticus della via Ostiense, risalente al IV-V secolo d.C., utilizzata dai fedeli che si recavano in pellegrinaggio alla basilica di San Paolo. La Porticus era un porticato monumentale con un solenne colonnato, descritto dallo storico Procopio di Cesarea (VI secolo d.C.) come lungo ben 3 chilometri, dalla porta delle Mura Aureliane fino al "tempio dell'apostolo Paolo".
Il cantiere archeologico sulla via Ostiense
(Foto: Il Messaggero)
Dal saggio effettuato a piazzale Ostiense è emerso un grande pilastro di mattoni impostato su un imponente blocco di travertino. Accanto, una serie di strutture fanno pensare ad ambienti sotterranei della cripta della chiesa di S. Salvatore de Porta, a navata unica absidata e rivolta verso la via Ostiense.
Nel 1866 l'archeologo De Rossi poteva ancora vedere e documentare i resti diruti della chiesa, demolita in seguito alle guerre del 1849. Nella vigna accanto alla chiesa era stata trovata un'iscrizione appartenente alla chiesa, che ne riportava il nome e il riferimento all'altare superiore, il che faceva intuire che doveva esservi anche una cripta.
Ma il saggio di scavo lungo la via Ostiense ha fatto riemergere anche murature in laterizio pertinenti alle botteghe che si trovavano lungo la Porticus e che dovevano servire ai bisogni dei pellegrini che visitavano il "tempio dell'Apostolo Paolo".
Oltre a queste importantissime scoperte, sempre a piazzale Ostiense è emersa una macina pompeiana di oltre un metro di altezza, con la tipica forma a clessidra. Ora l'area di scavo è stata triplicata e gli archeologi si sono posti l'obiettivo di far luce su un sito che ha avuto un'importanza notevole nella storia di Roma. Lo scavo è condotto dalla Dottoressa Francesca Mattei Pavoni.
Il ritrovamento della macina pompeiana fa pensare ad un'attività produttiva forse a larga scala o forse solamente di uso domestico, una bottega o un magazzino connesso alla Porticus di San Paolo. La macina fu utilizzata dal IV secolo a.C. al Medioevo e gli archeologi non escludono che potesse essere collocata negli ambienti della chiesa di San Salvatore de Porta. I documenti relativi a questa chiesa parlano di una cappella con una stanza per sagrestia e sopra una camera da letto. Qui la tradizione vuole che da una scala sarebbe scesa la nobile Plautilla per portare a San Paolo il suo velo, con il quale l'apostolo si sarebbe dovuto bendare durante la decapitazione.

Aspendos, la città di Asclepio. Trovata una scultura del dio e di suo figlio Telesforo

Aspendos, volto della statua di Asclepio (Foto: Ministero turco della Cultura e del Turismo) Una nuova scoperta archeologica ad Aspendos , i...