mercoledì 15 maggio 2019

Egitto, scoperta fortezza egiziana nel Sinai

Alcuni oggetti rinvenuti nel castello militare posto nel nord del Sinai, in Egitto
(Foto: Ministero delle Antichità egiziano)
Una missione archeologica egiziana ha scoperto i resti di una fortezza militare dell'epoca del faraone Psammetico (664-610 a.C.) nella provincia del Sinai settentrionale. "La fortezza è stata costruita in mattoni di fango ed è appartenuta alla XXVI Dinastia, si tratta del più antico del genere", ha affermato Mostafa Waziri, segretario generale del Consiglio Supremo delle Antichità.
Il muro meridionale della fortezza, lungo 85 metri, è stato costruito al di sopra di un'altra fortezza incompiuta. L'edificio presentava 16 torri. Durante gli scavi sono state portate alla luce alcune stanze per i soldati che lo abitavano e che dovevano proteggere l'edificio. Quest'ultimo costituiva il baluardo a protezione del confine orientale dell'Egitto ed ha subito molti gravi attacchi che hanno distrutto la maggior parte degli edifici che lo componevano.

Fonte:
xinhuanet.com

Roma, scoperta nella Domus Aurea

Roma, decorazione con centauro della stanza
della Sfinge (Foto: Ansa.it)
Una splendida stanza decorata è stata scoperta nella Domus Aurea dell'imperatore Nerone ed è stata riportata alla luce dopo duemila anni. La sala è decorata con pantere, centauri ed una deliziosa sfinge. Gli archeologi si sono imbattuti in questa importantissima scoperta durante i lavori di restauro che hanno interessato una parte di volta di un ambiente vicino. "E' il frutto della nostra strategia che si concentra sulla conservazione e sulla ricerca scientifica", ha detto Alfonsina Russo, responsabile del parco archeologico del Colosseo nel quale è inserita la Domus Aurea.
La scoperta è avvenuta negli ultimi mesi del 2018 ed è stata fatta anche grazie ad una piattaforma eretta per il restauro della volta della stanza n. 72 del complesso tentacolare composto da ben 150 stranze finora individuate, facenti parte dello splendido edificio costruito da Nerone nel 64 d.C., dopo il grande incendio che devastò Roma. "Ci siamo imbattuti in una grande apertura posizionata nell'angolo nord della copertura della stanza", ha dichiarato Alessandro D'Alessio, responsabile del complesso.
Le lampade a disposizione dei restauratori hanno fatto il resto, illuminando magicamente la scena. E' apparsa, infatti, l'intera volta a botte, completamente affrescata, di una stanza adiacente a quella dove stavano lavorando i restauratori. La volta è stata posta in sicurezza con un intervento che si è concluso quest'anno.
Roma, decorazione della stanza della Sfinge
(Foto: Ansa.it)
La stanza a cui appartiene la fastosa volta è rettangolare, coperta di ricche decorazioni ma, purtroppo, è ancora coperta dai quintali di terra che gli architetti di Traiano vi hanno gettata nell'operazione di damnatio memoriae che colpì l'imperatore Nerone e sulla quale vennero, in seguito, edificate le terme di Traiano. Molto probabilmente la stanza dovrà essere conservata in queste condizione a causa dei timori sulla stabilità del complesso.
Tra le decorazioni, su fondo bianco poiché la stanza non era molto ben illuminata, si trovano eleganti piccole figure divise in quadri bordati di rosso e giallo dorato. In una scena compare il dio Pan, in un'altra un uomo armato di faretra e scudo che sta combattendo contro una pantera ed in un'altra una piccola sfinge che si erge su un piedistallo. Compaiono anche creature acquatiche stilizzate, sia reali che immaginarie, con elementi architettonici dell'epoca, ghirlande vegetali e rami d'alberi con delicate foglie verdi, gialle, rosse, festoni di frutta e di fiori ed uccelli. E' una decorazione che è possibile trovare anche nelle altre stanze della Domus Aurea, compreso il criptoportico n. 92. Proprio queste somiglianze hanno indotto i ricercatori ad attribuire gli affreschi ad una bottega operante tra il 65 ed il 68 d.C.

Fonte:
Ansa.it

lunedì 13 maggio 2019

Giza, scoperta una nuova necropoli

Giza, l'interno di una delle sepolture nel cimitero appena scoperto
(Foto: Ahmed Romeih)
Il ministro delle antichità egiziane Khaled el-Enany ha annunciato la scoperta di un cimitero dell'Antico Regno, nel quale vennero sepolti coloro che lavorarono alla costruzione delle piramidi, nella piana di Giza.
Il cimitero contiene la più antica sepoltura familiare scavata nel calcare e risalente alla V Dinastia (2500 a.C. circa) che conserva affreschi ed iscrizioni. La sepoltura appartiene a due persone, Behnui-Ka, che ha sette titoli, tra i quali figurano quello di sacerdote, di giudice e di ufficiale giudiziario anziano del tribunale. Il secondo proprietario della sepoltura, un certo Nwi Who, aveva cinque titoli tra i quali quello di sorvegliante dei nuovi insediamenti.
Tra i reperti più significativi scoperti nella sepoltura vi è una statua calcarea di raffinata fattura, appartenente ad uno dei proprietari della tomba. Ashraf Mohi, direttore generale della piana di Giza, ha affermato che il cimitero è stato riutilizzato estesamente durante l'VIII secolo a.C. In loco sono stati scoperti bare del periodo tardo in legno verniciato e decorati con coperchi antropomorfi. Alcune di queste tombe hanno iscrizioni geroglifiche. Sono state trovate anche molte maschere funerarie in legno ed argilla, alcune delle quali recanti tracce di colore.

Fonte:
english.ahram.org.eg

mercoledì 1 maggio 2019

Istanbul, i segreti di Hagia Sophia

Istanbul, i resti del grande battistero (Foto: Jan Kostnec, Oxbow Books)
Gli archeologi hanno scoperto, ad Istanbul, quello che potrebbe essere il grande battistero perduto della più grande cattedrale del mondo antico, Hagia Sophia. Gli imperatori bizantini avrebbero battezzato in questo battistero i loro figli più di 1400 anni fa.
Tra il 2004 ed il 2018 i ricercatori hanno scoperto edifici precedentemente sconosciuti che appartenevano, con probabilità, al Palazzo Patriarcale di Hagia Sophia ed hanno anche identificato il luogo dove veniva incoronato l'imperatore bizantino. La cattedrale ha una lunga storia. Nel 532 d.C. una serie di scontri culminò nell'incendio di una chiesa dedicata a Hagia Sophia. Giustiniano, che regnò dal 527 al 565 d.C., ordinò allora la costruzione, al posto della piccola chiesa, di una cattedrale enorme, anch'essa dedicata ad Hagia Sophia. La cattedrale venne completata nel 537 d.C. ed ha una cupola che si eleva per 55 metri. Nel 1453 Costantinopoli (nome dell'attuale Istanbul) venne conquistata dagli Ottomani che trasformarono Hagia Sophia in una moschea. Oggi l'antica cattedrale è un museo.
Istanbul, i resti del luogo dove c'era la rota regis in porfido rosso di
Hagia Sophia (Foto: Jan Kostnec, Oxbow Books)
Gli archeologi hanno individuato delle strutture in marmo bianco pertinenti un cortile che circondava la cattedrale del VI secolo d.C. ed hanno identificato quella che un tempo era un'antica biblioteca situata sotto una struttura conosciuta come "sala grande". I ricercatori hanno stimato che, per le sue dimensioni, la biblioteca doveva contenere migliaia di pergamene.
Molte di queste scoperte sono state effettuate dopo i restauri della Cattedrale. Sono stati rimosse anche alcune tracce di intonaco recente che occultavano mosaici, affreschi, sculture, piastrelle e graffiti. E' stata individuata una struttura nota come vestibolo nordovest, parte della cattedrale del VI secolo d.C. costruita da Giustiniano I.
Nel cosiddetto vestibolo di nordest gli archeologi hanno identificato l'impronta di un disco di porfido rosso, la rota regis, sul quale veniva incoronato l'imperatore. Sono stati trovati anche i resti di lastre di marmo bianco, che suggeriscono che l'esterno della cattedrale di Hagia Sophia potesse essere ricoperta da più lastre di questo materiale di quel che si è sempre pensato, dando all'edificio un aspetto diverso rispetto a quel che si credeva, fatto in mattoni e intonaco dipinto negli ultimi secoli. La luce doveva riflettersi sui marmi e sui muri e rendeva la cattedrale visibile e splendente anche a distanza.

Fonte:
livescience.com

domenica 28 aprile 2019

Perù, scoperta una necropoli preincaica

Perù, gli archeologi al lavoro nella necropoli di Pachacamac
(Foto: Université Libre de Bruxelles)
Nei pressi del sito di Pachacamac, sulla costa pacifica del Perù, è stato scoperto un cimitero di più di mille anni fa, in cui i defunti sono stati deposti in posizione fetale, avvolti in diversi strati di materiali diversi quali vegetali, reti e tessuti.
Si tratta di sepolture di gruppo, come ha affermato il Professor Peter Eeckhout, dell'Université Libre de Bruxelles, direttore del progetto di scavo. I defunti sono stati inumati in pozzi profondi, scavati nella sabbia, e sono stati accompagnati da ceramiche ed altre offerte. I pozzi, poi, sono stati coperti di legno e di tetti in paglia.
I resti cultuali sono stati esaminati dagli archeologi, mentre le mummie sono state studiate dagli antropologi fisici guidati dal Dottor Lawrence Owens. Le prime analisi hanno fatto emergere le condizioni di vita piuttosto dure di questi individui che presentano varie fratture alle spalle e alle anche e presentano una concentrazione di casi di tubercolosi, sifilide ed altre malattie che hanno fortemente inciso sulle loro vite. La maggior parte di loro sono guariti e sono sopravvissuti a lungo alle malattie, il che induce a pensare che siano stati ben curati.
Le mummie sono state trovate in un luogo intatto, conservatosi malgrado la successiva costruzione di un grande edificio sovrastante il cimitero e risalente all'epoca dell'arrivo degli Incas, nel tardo XV secolo. Una delle cose curiose, notate nelle sepolture, è stata l'assenza di teschi che potrebbe essere collegabile alle credenze religiose degli Incas. "Le relazioni con gli antenati erano fondamentali per gli antichi andini", ha affermato il Professor Eeckhout. "Perché gli Incas abbiano deciso di asportare parti di questi individui che non appartenevano ai loro antenati è ancora un mistero".

Fonte:
heritagedaily.com

Pakistan, trovato un laboratorio metallurgico indo-greco

Pakistan, una delle zone del laboratorio metallurgico
(Foto:gulfnews.com)
Gli archeologi Pakistani dell'Università di Peshawar, hanno annunciato di aver scoperto i resti di un officina per la lavorazione del metallo risalente al periodo indo-greco, intorno al II secolo a.C. La scoperta è stata effettuata presso la zona di Hayatabad di Peshawar. Sono state trovate monete risalenti al periodo indo-greco, quasi duemila anni fa.
Quanto è stato trovato prova l'esistenza di un centro per la lavorazione dei metalli. Tra i resti rinvenuti vi sono una miscellanea di ferro, stampi, cazzuole, coltelli e punte. Qui si produssero, probabilmente, anche frecce, archi, pugnali, spade. Il laboratorio era diviso in blocchi e sono tuttora visibili i resti di forni, di macine in pietra e di altre vestigia dell'epoca.

Fonte:
gulfnews.com

Grecia, conclusione degli scavi a Dascalio

Isola di Dascalio, particolare degli scavi condotti sull'isola
(Foto: greece.greekreporter.com)
Il Ministero greco della Cultura ha annunciato la conclusione di uno scavo sulle isole greche di Keros e Dascalio, nelle Cicladi, durato quattro anni. Gli scavi hanno interessato una zona chiamata Kavos e l'isolotto di Dascalio, collegato, anticamente con Keros.
I risultati principali comprendono il ritrovamento di un complesso sistema di tubi utilizzati per liberare l'insediamento dall'acqua di mare, ma sono stati anche trovati molti edifici ed altre strutture che risalgono alla prima Età del Bronzo, tra il 2750 ed il 2550 a.C. Questi ritrovamenti dimostrano che l'insediamento aveva un'organizzazione multilivello molto complessa, che gli ha permesso di sopravvivere in un ambiente ostile. Secondo una dichiarazione rilasciata da un portavoce dell'Università di Cambridge nel 2018, la zona era sede di "monumenti preistorici insolitamente sofisticati".
Gli archeologi hanno scoperto che gli edifici di Dascalio erano costruiti in marmo di Naxos, il che dimostra che vi operarono architetti ben addestrati e che vi era, alla base una progettazione ben articolata. I ricercatori erano completamente all'oscuro del fatto che, sull'isolotto di Dascalio, esistessero edifici tanto monumentali.

Fonte:
greece.greekreporter.com

giovedì 25 aprile 2019

El Fayoum, una mummia particolare...

Oasi di El Fayoum, la curiosa sepoltura trovata dagli archeologi russi
(Foto: Rostec International Communications)
La missione archeologica russa che sta operando sugli scavi della necropoli del complesso archeologico di Deir el-Banat, nell'oasi di El Fayoum, nell'Egitto centrale, ha fatto un ritrovamento unico nel suo genere. Si tratta di una sepoltura risalente al IV-V secolo d.C., che può fornire notizie relativamente ai rituali egizi di sepoltura, dall'antichità fino ad epoca tardo-romana. Direttore scientifico dello scavo è la Dottoressa Galina Belova.
E' stato trovato un corpo sepolto nel terreno e avvolto in fasce utilizzate per la sepoltura in modo che la testa fosse tenuta ben emergente - circa mezzo metro - rispetto al corpo. Questo curioso modo di sepoltura è stato ottenuto grazie all'ausilio di fusti di palma. Si tratta, secondo la Dottoressa Belova, di un'incredibile fusione di tradizioni funerarie degli antichi egizi e quelle di epoca romana, unitamente ad influenze di origine persiana.
Gli archeologi al lavoro sulla mummia trovata ad El Fayoum
(Foto: Rostec International Communications)
Il corpo del defunto è stato avvolto con molta cura con un telo, ad imitazione delle bende utilizzate dagli antichi egizi per fissare il cartonnage sulle mummie. Testa e corpo erano ricoperte da uno spesso strato di grano, caratteristica che rimanda all'Antico Egitto, dove il grano era associato alla vita eterna, alla rinascita e al dio Osiride. Il defunto è stato deposto su una sorta di materasso con un cuscino, caratteristica che rimanda ai riti funebri degli antichi Romani. Inoltre i tessuti utilizzati fanno chiaramente pensare all'influenza persiana.
La Dottoressa Belova ha dichiarato che non si è ancora in grado di stabilire se la persona sepolta in questo modo singolare appartenesse ad una élite oppure fosse di condizione sociale modesta. "Sia il cuscino che il materasso sono stai decorati con ricchi ricami, ma molte parti sono andate perdute", ha aggiunto. La sepoltura è apparsa molto ben conservata.

Fonte:
archaeologynewsnetwork.blogspot.com
Sputnik News

I Celti Cenomani di Verona

Verona, scavi al Seminario Vescovile (Foto: Veja.it)
L'analisi di resti umani da una necropoli celtica pre-romana in Italia, mostrano lievi differenze nel trattamento funerario tra gli individui, differenze che potrebbero essere legate allo status sociale dei defunti ma che non sono indicative delle loro condizioni di vita.
Non si hanno molte notizie sull'organizzazione sociale dei Galli Cenomani, una popolazione celtica che iniziò a popolare l'Italia nel IV secolo a.C., dal momento che ci sono scarse fonti scritte ed altrettanto scarse prove archeologiche. In un passaggio preliminare volto a colmare questa lacuna, gli archeologi, guidati dall'antropologa Zita Laffranchi, in forza all'Università di Granada, in Spagna, hanno analizzato dei resti provenienti dagli scavi del Seminario Vescovile di Verona, nei pressi del quale vi era un luogo di sepoltura dei Galli Cenomani utilizzato tra il III e il I secolo a.C.
La necropoli del Seminario Vescovile presenta alcune varietà negli approcci funerari. Alcuni individui sono stati seppelliti a faccia in su, altri, invece, con il volto verso la terra o coricati su un fianco. Alcuni, poi, nella sepoltura sono accompagnati da animali mentre altri hanno, intorno a sé diverse quantità e tipologie di oggetti. Concentrandosi sui 125 individui sepolti nella necropoli, i ricercatori hanno studiato i collegamenti tra il rituale di sepoltura, l'età, il sesso e la dieta. E' il primo studio del genere condotto sulla popolazione dei Galli Cenomani.
Verona, gli scavi del Seminario Vescovile visti dall'alto
(Foto: Veja.it)
Le analisi sulle ossa hanno rivelato diversi livelli di isotopi di carbonio e azoto tra i sessi, il che indica che uomini e donne sepolti nella necropoli del Seminario Vescovile avevano una dieta differente. Le analisi sui denti suggeriscono che la popolazione aveva un alto tasso di usura dello smalto dentale, come altri gruppi umani dell'Italia pre-romana e celtica, dal momento che lo stress fisiologico era già molto elevato durante l'infanzia.
I ricercatori sono stati sorpresi di non trovare nessuna differenza tra i sessi nel trattamento funerario. La presenza di numerosi oggetti nelle sepolture era collegata quasi sicuramente all'età del defunto, ma non sono stati trovati nessi tra l'età e le modalità di sepoltura. Questi risultati suggeriscono una lievissima differenziazione sociale che ha influenzato in qualche modo il trattamento funerario. In linea di massima gli individui di questa comunità hanno condiviso le stesse condizioni di vita.
I ricercatori hanno concluso che gli individui analizzati appartenevano, probabilmente, ad un gruppo omogeneo e potenzialmente di status sociale piuttosto basso all'interno della popolazione di appartenenza. La necropoli è tornata alla luce nel 2004 a Veronetta.

Fonte:
heritagedaily.com

Un'iscrizione svela il destino incompiuto di Carchemish

Carchemish, resti dell'antica città (Foto: gazianteptur.com)
Sargon II, sovrano della Mesopotamia, aveva pensato di fare di Charchemish la capitale occidentale dell'Assiria. In un articolo pubblicato sul Journal of Near Eastern Studies, Gianni Marchesi, ricercatore dell'Università di Bologna, ha tradotto un'iscrizione recentemente scoperta presso le rovine di Charchemish.
L'iscrizione risale al 713 a.C. circa e riporta i dettagli della conquista, dell'occupazione e della riorganizzazione voluta da Sargon per la città di Carchemish. Secondo l'iscrizione la città venne letteralmente ricostruita con rituali e cerimoniali solitamente riservati alle dimore reali delle capitali dell'epoca. Il testo allude alla volontà di Sargon di fare di Carchemish la capitale occidentale dell'Assiria.
Carchemish, parte delle rovine della città (Foto: orientlab.net)
L'iscrizione è stata rinvenuta, nel 2015, su frammenti provenienti da tre cilindri di argilla differenti durante la missione archeologica italo-turca a Carchemish, condotta dall'archeologo Nicolò Marchetti. L'antica città, ora in rovina, si trova sul fiume Eufrate, al confine tra la Siria e la Turchia.
Gianni Marchesi ha analizzato e tradotto le righe, trentotto in totale, dei frammenti di cilindri in argilla, scritte in accadico, utilizzando come riferimento la letteratura accademica ed altri reperti assiri inscritti, al fine di riempire i vuoti del testo. Nessuna riga del testo è completamente integra.
"Anche così, possiamo cogliere molto del testo originale, che si rivela molto istruttivo", ha scritto Marchesi. "Infatti, a differenza di altri cilindri di Sargon, che contengono iscrizioni di riepilogo relativamente standardizzate o resoconti annalistici degli eventi del regno, il cilindro di Carchemish ci fornisce un'iscrizione del tutto nuova, dove si tratta esclusivamente delle città appena conquistate sull'Eufrate in uno stile letterario altamente elaborato".
Nell'iscrizione Sargon racconta il tradimento del re ittita di Carchemish, Pirisi. Sargon invade, allora, Carchemish, deporta Pirisi ed i suoi sostenitori, distrugge il palazzo reale, si appropria del tesoro del re e incorpora nelle sue milizie i soldati del regno. Dopo aver precedentemente bloccato la fornitura di acqua a Carchemish, Sargon riattiva il sistema di irrigazione e fa piantare frutteti e giardini botanici: "Ho fatto il profumo della città più dolce di quello di una foresta di cedri", dichiara.
Inoltre, durante la cerimonia di inaugurazione, Sargon riceve doni dalle province assire ed i relativi sacrifici alle divinità. "Ho invitato nel mio palazzo i miei governanti di Karhuha e Kubaba. (Essi) hanno offerto forti montoni di stalla, oche, anatre e uccelli che volano in cielo". Marchesi è stato colpito dall'attenzione che Sargon ha dedicato a Carchemish, in particolare dalla elaborata cerimonia di inaugurazione e dalla costruzione degli orti botanici, entrambi segni chiari non di una tipica capitale di provincia ma di un palazzo reale.
"Per la sua posizione strategica e per il suo glorioso passato Carchemish aveva pieno diritto di diventare una sorta di capitale occidentale dell'impero assiro, un luogo perfetto in cui ammirare la grandezza dell'Assiria e dal quale controllare la parte occidentale e nordoccidentale dell'Impero", scrive Marchesi. Tuttavia questa visione di Carchemish fu di breve durata: la città non è più menzionata dai successori di Sargon. "La morte imprevedibile ed improvvisa di Sargon sul campo di battaglia di Tabal ha probabilmente arrestato il processo di crescita ed il destino glorioso di Carchemish che non attirò più l'interesse dei re assiri suoi successori", conclude Marchesi.

Fonte:
heritagedaily.com

Aswan, scoperta una sepoltura rupestre greco-romana

Aswan, parte di un sarcofago trovato nella tomba rupestre
(Foto: english.ahram.org.eg)
Una missione italo-egiziana che sta operando presso l'area del Mausoleo dell'Aga Khan ad Aswan, ha scoperto una tomba rupestre risalente al periodo greco-romano. All'interno sono stati rinvenuti resti di una bara in legno verniciato e frammenti di un'altra bara ornata con un testo geroglifico che riporta anche il nome del defunto, identificato come Tjt, e un'invocazione agli dèi della prima cataratta: Khnum, Satet e Anuket nonché ad Hapy, dio del Nilo.
Ayman Ashmawy, responsabile del Dipartimento del Ministero delle Antichità dell'Antico Egitto, ha dichiarato che la tomba è formata da una scala in parte fiancheggiata da blocchi calcarei scolpiti. Questa scala porta alle camere funerarie. L'ingresso è stato sigillato da un muro di pietra trovato là dove era stato edificato, al di sopra della scalinata.
Aswan le mummie di madre
e figlio
(Foto: englis.ahram.org.eg)
La responsabile della missione italo-egiziana, Patrizia Piacentini, dell'Università degli Studi di Milano, ha detto che sono state rinvenute molte anfore e vasi per le offerte, nonché una struttura funeraria contenente quattro mummie e vasi con del cibo. Sono state rinvenute anche due mummie ancora coperte con il cartonnage verniciato, si pensa che si tratti di una madre e di un figlio.
Nell'ambiente principale sono state stipate, all'interno di una nicchia, circa 30 mummie, comprese quelle di alcuni bambini. Contro la parete nord della stanza è stata trovata una sorta di barella intatta fatta di legno di palma e strisce di lino, utilizzata dalle persone che hanno curato la deposizione delle mummie nella tomba. All'ingresso vi erano recipienti contenenti bitume per la mummificazione ed una lampada.
Sui lati dell'entrata c'erano frammenti di maschere funerarie in cartonnage colorato e dorato e una statuetta ben conservata raffigurante il Ba in forma di uccello, vale a dire l'anima del defunto, con ancora, visibili, tutti i particolari. La missione italo-egiziana ha mappato circa 300 tombe risalenti al VI secolo d.C., situate nella zona circostante il Mausoleo dell'Aga Khan, sulla riva occidentale del Nilo.
Il team dell'Università di Milano era stato chiamato in Egitto nel luglio 2018 proprio per la mappatura delle sepolture rupestri attorno al Mausoleo, ma già al primo giorno di missione è stata individuata la scala d'ingresso di una nuova tomba, risultata, poi, depredata già in età antica. La struttura era stata realizzata per Tjt ("capo carovaniere") in epoca tarda ma era stata successivamente riutilizzata fino al periodo greco-romano.
Questa scoperta è importantissima al fine degli studi funerari dell'Antico Egitto. Si conoscevano tombe del 3000 e del 2000 a.C. Il periodo greco-romano era l'anello mancante.

Fonti:
english.ahram.org.eg
djedmedu.wordpress.com

Spagna, scoperto un interessantissimo carro votivo in bronzo

Spagna, il carro votivo in bronzo (Foto: CSCIC Comunicaciòn) Nel sito archeologico di Casas del Turunelo , nella provincia di Badjoz , in Sp...