venerdì 24 agosto 2012

Dov'è sepolto Riccardo III d'Inghilterra?

Riccardo III
Riccardo III, re d'Inghilterra, immortalato in un dramma di William Shakespeare, morì nel 1485 ma, nel tempo, si è persa notizia del luogo in cui fu sepolto. Ora l'Università di Leicester, il Leicester City Council e la Richard III Society hanno unito le loro forze per cercare la tomba del sovrano inglese.
Riccardo III governò l'Inghilterra dal 1483 al 1485 e morì durante la battaglia di Bosworth Field, uno dei tanti scontri che costellarono la Guerra delle Rose tra la casata di Lancaster e quella di York. Riccardo fu l'ultimo re inglese a morire in battaglia. Fu una figura carismatica che allora come ora attrae l'interesse di molti, malgrado la diffamazione subita nel corso degli anni.
Dopo la morte, il re fu portato a Leicester, dove venne seppellito nella chiesa del convento francescano noto come Greyfriars, la cui dislocazione si è perduta nel corso dei secoli. Ora gli archeologi e gli storici stanno cercando proprio il luogo dove, un tempo, sorgeva l'antico convento, ultimo soggiorno in terra di Riccardo III. Si pensa che il convento sorgesse dove attualmente è un parcheggio cittadino ed alcuni uffici comunali.

La difesa di Roma: le mura

Mura Aureliane nei pressi dell'Appia
La leggenda conosciuta di Roma, vuole che Remo fu ucciso quando scavalcò, in maniera arrogante, il muro che il fratello Romolo aveva cominciato a costruire sul Palatino. Le prime mura di Roma, però, risalgono al periodo etrusco.
La tradizione ci narra che gli ultimi re dell'Urbe furono di origine etrusca. Il secondo di costoro, Servio Tullio (579-534 a.C.) costruì, a detta degli antichi storici, un'enorme cinta muraria che abbracciava l'area della città. Tito Livio afferma che questo grandioso progetto era stato già previsto da Tarquinio Prisco, suocero di Servio Tullio. Alla fine del I secolo a.C., le mura costruite da Servio Tullio risultano già in disuso, al punto che venivano identificate con l'unica struttura difensiva della città menzionata dalla tradizione storica.
Le prime strutture difensive di Roma, però, risalenti al 540 a.C., non circondavano interamente la città di Roma ma proteggevano solo le sue aree più vulnerabili. L'enorme agger (terrapieno) associabile ad una vera e propria difesa dell'intera città, è da far risalire ad un periodo intorno al 480 a.C.
Mura Serviane di IV secolo a.C. a
S. Anselmo all'Aventino
Nel 390 a.C., sulle rive del fiume Allia, affluente del Tevere che scorre a 18 chilometri da Roma, i Galli Senoni di Brenno sconfissero i Romani e devastarono il territorio circostante. Le cosiddette Mura Serviane furono costruite immediatamente dopo questo episodio, probabilmente erette tra il 378 e il 350 a.C., in piena età repubblicana. Queste mura sono visibili, oggi, a tratti nei pressi della Stazione Termini.
Le Mura Serviane si dipanavano su una lunghezza di 11 chilometri e proteggevano 426 ettari di territorio. Il fossato che le accompagnava era largo 29,6 metri, con una profondità di 9. Le mura erano alte circa 10 metri ed erano costituite da diversi tipi di pietre da costruzione tagliate in blocchi: il tufo grigio o cappellaccio, il tufo giallo, il tufo di Grotta Oscura (di migliore qualità), il tufo proveniente dalle cave di Veio. I blocchi erano posti alternativamente di punta e di taglio. Non erano previste torri sporgenti dalle mura e le porte erano delle semplici aperture. Questo standard fu utilizzato, in tutta Italia, fino al I secolo d.C.
Le mura, però, dovettero subire cambiamenti in funzione di nuove e pressanti minacce dall'esterno. Appiano narra che i consoli in carica nell'87 a.C., minacciati dall'esercito di Mario, cercarono di rinforzare le difese di Roma scavando altri fossati, restaurando le mura e creando alloggiamenti per l'artiglieria. Le Mura Serviane, però, erano destinate ad una lenta ma inarrestabile decadenza. L'imperatore Aureliano non si dette cura di ripararle e già all'epoca di Augusto il loro tracciato non era più ben identificabile.
Porta Esquilina o Arco di Gallieno
Lucio Domizio Aureliano era di origini provinciali. Era nato in Illiria forse nel 214 o nel 215 d.C., da una famiglia contadina, anche se correva voce che la madre fosse stata una sacerdotessa del Sol Invictus. Aureliano fu un soldato esemplare e questo gli consentì di avanzare nella carriera militare che ebbe il suo culmine sotto l'imperatore Gallieno (253-268 d.C.). Fu promosso comandante in capo della cavalleria e si distinse nella guerra contro i Goti. Alla morte di Claudio, Aureliano fu proclamato imperatore dall'esercito danubiano nell'ottobre del 270 d.C.. Una delle sue prime preoccupazioni, visto il periodo incerto che attraversava l'impero, fu quella di dotare Roma delle mura che ancor oggi portano il suo nome. Le Mura Aureliane sono in opera cementizia rivestita di mattoni, il che conferiva alle mura una solidità maggiore ed una minore esposizione ai crolli.
Le Mura Aureliane erano lunghe 19 chilometri e racchiudevano 2500 ettari di territorio. A sud un saliente incorporava nelle mura un tratto della via Appia, in modo da proteggere l'acquedotto dell'Aqua Antoniniana. Verso ovest, al di là del Tevere, parte della XIV Regio (più o meno l'attuale Trastevere) fu inclusa nel saliente che si arrampicava fin sul Gianicolo. I mulini per il grano si trovavano proprio sulle pendici di quest'ultimo ed erano alimentati dagli acquedotti Aqua Traiana e Aqua Alsietina. Acquedotti e mulini rivestivano una notevole importanza per l'alimentazione della città e la loro dislocazione condizionò inevitabilmente Aureliano al momento della costruzione della cinta muraria.
Porta Celimontana con, a destra, l'Arco di Dolabella e Silano
Due terzi della riva orientale del Tevere risultavano protetti dalle Mura Aureliane. Il tracciato, in questo modo, includeva tutti i ponti urbani (tranne, forse, Ponte Elio e il Ponte Neroniano). Alla fine del III secolo d.C., le mura di Roma avevano sicuramente un aspetto più imponente che in passato ed erano sicuramente più spesse e più alte. A questo si aggiunse un'importante innovazione: solide torri sporgenti collocate ad una distanza di 30 metri lungo la cortina. Le porte furono meglio difese, facendole affiancare da imponenti torri.
Porta Appia o di San Sebastiano
La parete propriamente detta delle Mura Aureliane era costituita da un nucleo omogeneo di pezzi irregolari di tufo e travertino, tenuti insieme da caementa di calce e pozzolana che, indurita, era solida e compatta. I materiali di costruzione erano completamente nuovi, non derivando, come per il passato, dalla demolizione di edifici più antichi o di pietre tombali. L'opus caementicium era ampiamente diffuso nel III secolo d.C.. Nelle Mura Aureliane, questo nucleo compatto venne rivestito di mattoni o tegole legati con malta.
Le Mura Aureliane vennero realizzate in piccoli segmenti lunghi da 4,5 a 6 metri ed alti da 1,3 a 1,8. L'assenza di fori è indice del fatto che i costruttori lavorarono stando direttamente sulle mura o su un'impalcatura a se stante. Erano mura resistenti, in grado di affrontare intemperie e terremoti. Le differenze riscontrabili da parate a parte del "cantiere" costruttivo, sono principalmente dovute al grado di maestria delle diverse manodopere impiegate. Lo storico bizantino Giovanni Malalas afferma che l'imperatore affidò la costruzione delle sue mura alle corporazioni urbane di operai (collegia), sotto la supervisione di un comitato ristretto di militari.
Porta Latina vista dall'interno delle mura
La costruzione del progetto imperiale di Aureliano a difesa di Roma si prolungò per tutto il regno di questo imperatore. Alla sua morte (autunno del 275 d.C.) i lavori non erano stati ancora completati. Fu Probo a completare l'opera del suo predecessore. In tutto, tra l'ideazione e il completamento, ci vollero sei anni per vedere in opera le Mura Aureliane.
Aureliano incorporò nella sua cinta muraria diverse strutture ed edifici preesistenti, come le mura di contenimento degli Horti Aciliorum e degli Horti Sallustiani a nord; le cortine e le torri dei Castra Praetoria, in seguito sopraelevate; un breve tratto dell'acquedotto Aqua Claudia-Anio Vetus su entrambi i lati di Porta Prenestina-Labicana; l'anfiteatro Castrense degli inizi del III secolo d.C. con le arcate meridionali murate. All'interno del circuito murario vennero inseriti anche alcuni edifici funerari, come la sepoltura di Marco Virgilio Eurisace e la Piramide di Gio Cestio.
Porta Asinara a S. Giovanni
Il perimetro delle Mura Aureliane ospitava ben 381 torri, poste ad una distanza regolare di 30 metri l'una dall'altra. Si tratta di torri quadrangolari, di 7,6 metri di larghezza e 4,5 di altezza sopra al camminamento. In nessun punto delle mura si poteva accedere direttamente alla camera di manovra di una torre o al camminamento di ronda. Per arrivarci si dovevano percorrere alcuni gradini nei pressi del fornice d'ingresso, gli stessi gradini che conducevano ai torrioni che fiancheggiavano la porta.
In origine le Mura Aureliane avevano 18 porte, 9 delle quali sono visibili tuttora. In realtà gli accessi veri e propri erano 29, contando le numerose posterule. Le porte possono riferirsi a quattro tipi architettonici: Tipo I - Porta Flaminia, Porta Appia, Porta Ostiense Est, Porta Portuense, provviste in origine di due archi di ingresso con rivestimento in travertino, fiancheggiati da due torri semicilindriche; Tipo II - Porta Salaria, Porta Nomentana, Porta Tiburtina, Porta Latina, provviste di un solo arco e fiancheggiate anch'esse da torri semicilindriche ma sprovviste di rivestimento in travertino; la Porta Prenestino-Labicana incorporò gli archi monumentali che Claudio fece costruire per scavalcare la via Prenestina e Labicana. Tra i due archi si trovava il monumento funebre di Marco Virgilio Eurisace, pistor et redemptor (fornaio e appaltatore); Tipo III - Porta Pinciana, Porta Chiusa, Porta Asinara, Porta Metronia, Porta Ardeatina e Porta Settimiana, avevano un modesto ingresso a un solo fornice ed erano porte adibite al traffico locale, prive di torrioni e poco più che posterule; Tipo IV - Porta Ostiense Ovest e una serie di porte piccole e posterule adibite a necessità private.

mercoledì 22 agosto 2012

Una nave bizantina nell'Atlantide Russa

L'imbarcazione bizantina nelle profondità delle acque
di Taman Bay, in Russia
Un'antica nave mercantile è stata scoperta nella Taman Bay, presso la località russa di Sochi, sul Mar Nero. Circa 13 secoli fa, l'imbarcazione aveva lasciato il porto di Bisanzio per poi affondare al largo di Phanagoria, la più grande colonia greca della penisola di Taman, nonché il più grande centro economico e culturale del Mediterraneo.
Gli archeologi russi stanno cercando di fare luce sulle cause del naufragio dell'imbarcazione. Non è ancora chiaro come mai ci fosse una sola ancora a bordo e che fine abbia fatto il carico. Non si sa quale fosse il nome della nave.
Phanagoria era, nel V secolo d.C., un centro importantissimo dell'impero bizantino e tale rimase per molti secoli. In seguito divenne il capoluogo della Bulgaria e, di conseguenza, una delle più grandi città dell'impero Kazaro. Attualmente un terzo dell'antica città si trova sotto le acque del mare, il che ha fatto chiamare questo luogo l'Atlantide russa. Vladimir Kuznetsov, capo della spedizione archeologica, sostiene che bisogna continuare ad indagare sotto la superficie marina per cercare i reperti dell'antica imbarcazione naufragata.
La città di Phanagoria ha iniziato ad essere esplorata nel XVIII secolo, quando era parte integrante dell'allora Impero Russo. La fase più produttiva è, tuttavia, iniziata alcuni anni fa.

Antiche forcine per capelli in Turchia

Antiche forcine per capelli
Gli archeologi che conducono gli scavi nella provincia nord-occidentale turca di Canakkale Ayvacik, hanno scoperto degli aghi crinali di più di duemila anni fa, che costituiscono la prova di come gli antichi ci tenessero a presentarsi bene in pubblico. Il professor Nurettin Arslan, dell'Università di Canakkale, ha ipotizzato che, nel luogo del ritrovamento degli aghi crinali potesse esserci una vera e propria fabbrica degli stessi.
Aghi crinali e forcelle sono stati trovati in diverse parti della città, la maggior parte si trovava sul luogo dell'antica agorà, dove si sta ancora scavando. Dai disegni che sono stati riprodotti sui reperti, il professor Arslan ha dedotto che essi risalgono al II secolo a.C.. Aghi crinali e forcelle sono stati ricavati dalle ossa di animali diversi, le stesse ossa che servivano a confezionare collane e cucchiaini, anch'essi frequentemente ritrovati negli scavi. Le forcine erano i particolari che distinguevano le donne ridotte in schiavitù da quelle libere nell'antica civiltà greca. Gli abiti, per entrambi i gruppi femminili, erano sostanzialmente identici, ma dagli antichi testi si sa con certezza che le donne libere si distinguevano per avere i capelli lunghi.

Mummie al microscopio

La dottoressa Karin Sowada spiega la sua
ricerca dinnanzi ad un sarcofago
Scienziati nucleari australiani stanno collaborando con un team internazionale di archeologi e storici per venire a capo del mistero che avvolge una collezione di mummie egiziane, di cui non si conosce né sesso né età.
La dottoressa Karin Sowada, socio onorario del Dipartimento Macquarie di Storia Antica dell'Università di Sidney, ha iniziato questa affascinante indagine qualche anno fa, quando era Assistente Curatore al Nicholson Museum presso l'Università di Sidney, che ospita le mummie. Le sue indagini hanno prodotto alcuni risultati interessanti. Innanzitutto si è accertato che la mummia chiamata NM R28.2, deposta nella bara di un uomo di nome Padiashaikhet (725-700 a.C.), era in realtà di epoca romana e più recente di circa 800 anni (68-129 d.C.). La datazione al carbonio di una testa mummificata facente parte della collezione del museo, ha dato come risultato il periodo Tolemaico (204-49 a.C.). Il risultato più sorprendente è stato quello offerto da una TAC alla quale è stata sottoposta la mummia NM R27.3, che ha rivelato che si trattava di un uomo sepolto nella bara di una donna.
Nel XIX secolo era frequente, per i viaggiatori occidentali che si recavano in Egitto, tornare a casa con casse contenenti mummie ed altri manufatti come souvenir, acquistate da rivenditori locali che, per aumentare il profitto, erano soliti frantumare gli oggetti in più parti per venderli separatamente. Nel corso dei decenni, molte di queste antichità sono state trasferite dalle collezioni private nei musei ed è proprio con questi provvidenziali trasferimenti che si stanno compiendo più approfondite indagini sugli oggetti, indagini che si stanno rivelando molto sorprendenti.
Gli oggetti e le mummie vengono sottoposti ad un'accurata analisi che comprende l'esame dello stile del sarcofago, delle tecniche e dei metodi di imbalsamazione, l'estrazione del DNA, la TAC e la datazione al carbonio.

Sepolture paleocristiane in Islanda

Il cimitero di Hofsstadir, in Islanda
Nel corso dello scavo di un antico luogo di sepoltura nella zona di Myvatn, nel nord-est dell'Islanda, sono state ritrovate due tombe di bambini. Gli archeologi ritengono che si tratti di bambini non battezzati, sepolti fuori dai cimiteri cristiani.
Le ricerche archeologiche ad Hofsstadir, nella zona di Myvatn, stanno andando avanti da 14 anni. Il sito sembra risalire alla seconda metà del X secolo. Finora sono stati riportati alla luce 177 scheletri umani e due chiese. Quest'estate gli archeologi hanno concentrato le ricerche attorno al muro del cimitero e nell'area immediatamente esterna ad esso. Il progetto è tutt'altro che terminato, ma mancano i fondi per raccogliere tutte le ossa e reperire ulteriori notizie sulle cerimonie funebri e le chiese del medioevo esistenti nella località in questione.

Cause della caduta dell'impero Maya

Belize occidentale, sito cerimoniale di El Castillo
Xunantunich
Le città stato dell'impero Maya sorsero e si svilupparono soprattutto nel sud del Messico e nella parte settentrionale dell'America centrale. Improvvisamente, però, queste città-stato decaddero e la stessa civiltà Maya si disintegrò.
Due nuovi studi stanno facendo luce sulle ragioni del crollo della cultura Maya, individuando nei Maya stessi la causa del collasso dell'impero che avevano costruito. Sicuramente la siccità ha giocato un ruolo fondamentale nel tramonto di questa civiltà, ma i Maya hanno contribuito non poco disboscando selvaggiamente la giungla per far posto a città e coltivazioni. La legna, inoltre, era loro necessaria per cuocere grandi quantità di calce per ricavarne intonaco. Sever Thomas, archeologo dell'Università di Huntsville, in Alabama, ha stimato che ci sono voluti circa 20 alberi per la produzione di un solo metro quadrato di paesaggio urbano.
Sito fortificato di Becan, abbandonato e
mai più ripopolato
Il dottor Benjamin Cook, studioso di mutamenti climatici alla Columbia University Lamont-Doherty Earth Observatory ha dichiarato: "Non si tratta di spiegare l'intero fenomeno della siccità con la deforestazione, ma sicuramente quest'ultima è una causa essenziale nell'inaridimento progressivo del suolo e del clima". Gli studiosi, Cook in testa, hanno analizzato l'incidenza delle coltivazioni di mais nell'alterazione del clima ed hanno scoperto che, nel momento di massima deforestazione durante il periodo Maya, il passaggio dalla giungla alle coltivazioni di mais ha inciso per il 60 per cento sulla deforestazione.
Anche la riconfigurazione del paesaggio ha svolto la sua parte nel processo di progressivo inaridimento del suolo. Un indice dello stress a cui è stato sottoposto l'ambiente si trova nell'albero della sapodilla, utilizzato per ricavarne tavole da costruzione, il quale non risulta più adoperato nelle costruzioni di Tikal e Calakmul già dal 741 d.C.. Inoltre nella penisola dello Yucatan gli scienziati hanno registrato un calo di precipitazioni di ben il 15 per cento del totale.
Un'altra veduta del sito di Becan
Nel contempo anche la vecchia struttura politica ed economica dei Maya, dominata da sovrani semidivini, è venuta a decadere. Contadini ed artigiani sembrano aver abbandonato le loro case e le loro città in cerca di migliori opportunità economiche. Oggi molte delle antiche città Maya sono ricoperte dalla giungla, soprattutto nello Yucatan. Le immagini satellitari, però, mostrano che la deforestazione si sta verificando in altre regioni Maya, un tempo occupate.
L'impero Maya contava più di 19 milioni di persone sparse sul suo territorio tra il 250 e il 900 d.C.. Gli antenati dei Maya vivono ancora oggi in alcune parti del Messico, del Guatemala, del Belize di El Salvador e dell'Honduras.

martedì 21 agosto 2012

Il generoso mare di Calabria...

La testa del leone ritrovato
nelle acque di Reggio Calabria
Nel mare della Calabria, al largo di Capo Zeffirio, è stata scoperta una scultura di bronzo dorato che raffigura un leone. Scoperta anche un'armatura in bronzo e rame, incastrata tra gli scogli in profondità. Sia il leone che l'armatura distavano poche decine di chilometri dal punto in cui, 40 anni fa, sono stati ritrovati i Bronzi di Riace.
A ritrovare i preziosi reperti è stato un appassionato di immersioni, Leo Morabito. Ora i carabinieri del nucleo Patrimonio Artistico stanno indagando sulle modalità del ritrovamento. Pare che si siano palesate alcune irregolarità. Il ritrovamento pare essere avvenuto il 16 agosto, ma le autorità non sono state avvertite, come sarebbe stato d'obbligo, entro le 48 ore successive.
Sul sito del ritrovamento ci sarebbero un'altra statua ed un'intera nave. Il leone è alto circa 50 centimetri per un peso di 15 chilogrammi. Nella zona in cui giaceva vi sono anche resti di vasi di colore nero e la statua incagliata negli scogli. Si è fatta l'ipotesi che gli oggetti appartengano al carico di una nave affondata proprio davanti alle coste della Calabria.

lunedì 20 agosto 2012

Si scopre il medioevo di Perperikon

Perperikon
Sono state scavate due tombe precedentemente chiuse nell'antico sito bulgaro di Perperikon. Le due tombe sono costituite da grandi blocchi di pietra e potrebbero fornire importanti informazioni sulla storia di Perperikon nel medioevo.
Gli archeologi sperano, quest'anno, di trovare anche la residenza episcopale del XIII e XIV secolo. Finora sono state scoperte più di cento tombe risalenti a questo periodo e altre 15 sono ancora da esplorare. Una parte di quelli che sono considerati i tesori dei vescovi sono stati già trovati, si tratta di 11 monete d'oro e sei d'argento. Queste monete facevano parte di un tesoro predato venti anni fa dai tombaroli, che includeva, in origine, circa 50 monete d'oro.

Una sepoltura "aquatica" in Perù

Gli scavi nella tomba "acquatica" peruviana
Gli archeologi hanno scoperto una tomba "acquatica" nel nord del Perù che appartiene, a prima vista, ad una figura nobile molto importante nella cultura Lambayeque, sepolta qui nel XII o XIII secolo. La sepoltura è stata scoperta in un sito archeologico distante 8 chilometri dalla città di Chiclayo, sulla costa settentrionale del Perù.
Gli archeologi non hanno ancora determinato il sesso del defunto, che è stato seppellito con decine di offerte a significare l'alto grado sociale che ricopriva nella cultura Lambayeque. Tra le offerte figura un pettorale ornato d'oro, argento e rame. Il defunto è stato ritrovato sepolto al di sotto della sepoltura dell'unica defunta di sesso femminile appartenente a quest'antica civiltà che sia stata onorata con un rito particolare ed elaborato.
Sembra che la tomba sia stata volutamente scavata sotto una falda freatica. Del resto l'acqua era estremamente importante per i Lambayeque.

Un altro tesoretto romano in Inghilterra

Lo scavo nel villaggio di Ewell
Centinaia di monete romane sono state ritrovate in uno scavo archeologico nel villaggio di Ewell, in Inghilterra. In tre settimane di scavo sono state riportate alla luce tutta una serie di testimonianze storiche, tra cui ceramiche dell'Età del Ferro, scaglie di selce preistoriche e più di 100 monete di un periodo compreso tra il I e il IV secolo d.C.
Il sito in cui sono stati ritrovati i reperti è destinato a diventare un prolungamento del cimitero della chiesa che si trova al centro del paese ed il progetto di recupero era l'ultima occasione utile per svelare e registrare eventuali reperti romani che erano seppelliti nel sito.
Nikki Cowlard, direttore dello scavo, ha rivelato di aver trovato segni di un'aratura profonda, forse effettuata con uno dei primi trattori a motore del 1850, che aveva danneggiato gran parte dei resti di origine romana. Le monete non sono state rivelate dal metal detector, ma da uno scavo profondo, avvenuto nelle immediate adiacenze di una strada romana che corre tra Londra e Chichester.
Le monete saranno presto pulite ed esaminate per identificarle e datarle. Le informazioni così raccolte saranno utilizzate per creare un catalogo.

Aspendos, la città di Asclepio. Trovata una scultura del dio e di suo figlio Telesforo

Aspendos, volto della statua di Asclepio (Foto: Ministero turco della Cultura e del Turismo) Una nuova scoperta archeologica ad Aspendos , i...